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Gli squali: questi sconosciuti

Reading Time: 5 minutes

 

livello elementare
.
ARGOMENTO: BIOLOGIA
PERIODO: na
AREA: OCEANI
parole chiave: squali, biologia, ecologia
.

Parliamo oggi di squali, animali splendidi che vivono in tutti i mari del mondo, risultato di un’evoluzione vincente.  Spesso additati come portatori di morte, la loro pericolosità è stata nel tempo rivalutata, al punto di scoprire che il vero pericolo per la loro (e non la nostra) sopravvivenza siamo noi.

Gli squali appartengono alla classe tassonomica dei Condroitti o pesci cartilaginei, che si distinguono dai pesci ossei (Teleostei) per la scarsa simmetria su un piano orizzontale e, in particolare, la bocca più in basso e la pinna asimmetrica. Essi possiedono uno scheletro interno cartilagineo, da cui il nome della classe, e non possiedono ossa dermiche.

Dal punto di vista evoluzionistico comparvero tra il Siluriano superiore ed il Devoniano superiore a seguito della scomparsa dei Placodermi, pesci di grandi che erano probabilmente dei grossi predatori simili ai moderni squali. Tra di essi il terribile Dunkleosteus, enormi predoni di mare aperto che raggiungevano la lunghezza di otto metri. Alcune forme giganti, come il Titanichthys e il Heterosteus, che potevano superare i sei metri di lunghezza, divennero planctovore.

Da un fossile risalente a 358 milioni di anni si è compreso che un specie di Placodermi erano dotati di un organo copulatore per cui questi animali, battezzati Microbrachius dicki, si accoppiavano attraverso la penetrazione. Forse i primi nell’evoluzione.

Dunkleosteus – da Wikipedia

Tassonomia
Dall’introduzione del sistema linneo per la classificazione degli organismi biologici, sono state formalmente descritte circa 1185 specie di squali.

Esistono due sottoclassi di Condroitti:  gli Elasmobranchi (squali, razze) e gli Holocephali (chimere). Senza spingerci troppo nella tassonomia, essi sono ulteriormente suddivisi in:

I Carcarinidi costituiscono circa il 56% di tutte le specie di squali e popolano le acque pelagiche al largo della piattaforma continentale, nonché fiumi e laghi costieri marini e interni d’acqua dolce. La famiglia contiene specie considerate pericolose per l’Uomo come il Carcharodon carcharias, noto come grande squalo bianco, lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier) e lo squalo toro (Carcharhinus leucas).  Esse sono considerate specie bersaglio per i programmi di controllo a lungo termine degli squali in Sud Africa, Hawaii e sulla costa orientale di Australia. 

squalo tigre Galeocerdo cuvier

Lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier) è il più grande dei carcarinidi, con una distribuzione cosmopolita nelle acque calde tropicali e pelagiche temperate. Nel Pacifico occidentale, gli spostamenti di questi squali sono di ampia portata, comprendendo la costa orientale dell’Australia e le isole del Pacifico meridionale. In tutta la regione pacifica, è esposto come tanti suoi simili, alla pesca commerciale e ricreativa, spesso svolta in maniera illegale. Una pesca mirata al shark finning, una pratica crudele che comporta il taglio della pinna per scopi commerciali ed il rilascio dello squalo in acqua ancora vivo ma incapace di poter sopravvivere causando allo squalo una morte atroce ed ingiustificata.

E’ il caso di dirlo, il vero predatore non è lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), noto per la sua fama sinistra di grande predatore, ma l’Uomo.

Biologia e riproduzione
La vita degli squali e delle razze è caratterizzata in genere da crescita lenta, maturità tardiva e bassa fecondità. Holden (1977) ha caratterizzato i tratti della storia della vita degli squali con la “teoria della selezione r-K” per confrontare il rapporto tra quantità e qualità della prole.

La maggior parte dei teleostei (pesci in contrapposizione ai Condroitti che presentano uno scheletro interamente cartilagineo) vengono definiti strateghi “r”, cioè hanno un ciclo di vita relativamente breve caratterizzato da una rapida crescita e dalla produzione di numerosi discendenti ma sono generalmente meno capaci di affrontare i cambiamenti ambientali. Viceversa, i “K” come gli squali, hanno maggiori dimensioni, un’aspettativa di vita più lunga e producono meno figli per cui sono più capaci di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

A differenza della fertilizzazione esterna di molte specie di teleostei, tutti gli elasmobranchi subiscono la fecondazione interna. Alcune famiglie di squali sono ovipari ovvero depongono le loro uova ma la maggior parte sono vivipari. Ad esempio tutti i carcarinidi sono vivipari e placentari ad eccezione di G. cuvier, che è l’unico carcarinide che utilizza la viviparità placentare, una modalità riproduttiva che consente ai piccoli di svilupparsi più a lungo prima di nascere, il che significa che hanno dimensioni più grandi alla nascita.

un altro grande carcarinide, lo squalo martello, great hammerhead, fotografato da Andre Fedak

È comune che i carcarinidi femmine maturino più tardi e abbiano dimensioni maggiori dei maschi. Si è notata una relazione diretta tra la dimensione della madre e le dimensioni e / o il numero dei giovani prodotti. Le specie di dimensioni minori generalmente si riproducono annualmente mentre la maggior parte biennalmente o ogni tre anni come lo squalo grigio (Carcharhinus obscurus) e lo squalo tigre (G. cuvier).

Carcharhinus obscurus fotografato in cattività a Seaworld

Alcuni carcarinidi, come il Toro, C. leucas, producono relativamente pochi piccoli ma di grandi dimensioni che possono mostrare una crescita lenta in quanto sono meno inclini alla predazione durante la loro fase di occupazione degli habitat giovanile, acqua dolce/estuario.

Squalo toro, Carcharhinus leucas. Una femmina fotografata da Andy Murch  a Playa del Carmen, Mexico.

Anche l’età e il tasso di crescita variano considerevolmente. La dimensione massima del corpo varia da circa 70 cm di lunghezza totale nel Rhizoprionodon taylori (squalo latte) agli oltre i cinque metri per lo squalo tigre. L’età massima dei carcarinidi varia da quattro anni nello squalo blacknose (Carcharhinus acronotus) fino a più di trentatré anni nel caso del C. obscurus (squalo bruno) che presenta una crescita lenta e raggiunge la maturità all’incirca a 20 anni. 

Ci sono ancora tante cose da raccontare su questi splendidi animali e ci torneremo presto: animali affascinanti che ci riservano ancora molte sorprese.

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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