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Ritrovamento in una tomba del secondo millennio di una nave reale egizia appartenente alla dodicesima dinastia

Reading Time: 5 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: II MILLENNIO A.C.
AREA: EGITTO
parole chiave: archeologia, Egitto

 

E’ apparso sull’International Journal of Nautical Archeology un rapporto dell’archeologo Josef Wegner, studioso dell’Università della Pennsylvania, sulla scoperta di una sepoltura in barca del secondo millennio avanti Cristo.

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Gli scavi nell’antica Abydos, in Egitto, nel corso del periodo 2014-2016 hanno rivelato dei resti di una barca risalente al regno di Senwosret III (1850 a.C.) all’interno di un edificio a volta, a pianta sotterranea, appositamente preparato per ospitarla.

ijna12203-fig-0001Elementi strutturali sopravvissuti dello scafo sembrano far ipotizzare che si tratti diella sepoltura di una barca fluviale reale di quasi venti metri di lunghezza, sepolta per intero e quindi successivamente smantellata per il riutilizzo del legno delle infrastruttture. La nave potrebbe appartenere ad un gruppo di barche funerarie reali associate alla vicina tomba di Senwosret III. Di grande interesse il ritrovamento sulle pareti interne dell’edificio di numerosi e dettagliati disegni di imbarcazioni fluviali che rappreentano varie tipologie. All’interno dell’eccezionale sepoltura è stato ritrovato anche un ricco deposito di vasi di ceramica associato alla sepoltura cerimoniale di questa barca reale. Gli archeologi hanno da tempo riconosciuto l’antica pratica egiziana di seppellire le barche in associazione con complessi funerari reali. Le sepolture di barche connesse con tombe reali faraoniche erano state precedentemente scoperte con il gruppo di navi sepolte adiacenti alla piramide di Khufu a Giza. Variazioni di questa pratica persistevano durante l’Età del Bronzo dell’Alto e Medio nella Valle del Nilo Egizio. L’imbarcazione manteneva un significato non solo per le funzioni quotidiane del re in vita, ma anche nelle cerimonie funerarie reali e aveva rilevanza simbolica per l’esistenza del mondo del re.

ijna12203-fig-0007La scoperta negli anni ’90, presso il sito di Abidos nel sud dell’Egitto, di un gruppo di barche funebri reali risalenti al periodo dinastico (c. 3000-2800 a.C.) ha dimostrato che questa pratica era in uso sin dall’inizio delle dinastie storiche dell’Egitto ed ha fornito informazioni sulla natura della tecnologia delle prime barche nella valle del Nilo. Le scoperte recenti hanno aggiunto ulteriori prove alla pratica delle sepolture in barca. Successivamente, le sepolture in barca si attestarono nel periodo dinastico attraverso il tardo Mondo medio (c.3000-1800 a.C.).

Tuttavia, le sepolture in barca rimangono relativamente scarse in questo lungo periodo di tempo. Sembra che ci sia stata una significativa variazione nella natura e nella portata delle sepolture in barca. La sostituzione simbolica di modelli di barche e di elementi architettonici a forma di barca, in luogo delle imbarcazioni reali, si era verificato già nei complessi delle piramidi reali del vecchio Regno. La sepoltura di imbarcazioni complete riemerse durante la dodicesima dinastia (c.1990-1800 a.C.), accanto alla ripresa della costruzione delle piramidi dei faraoni. Tuttavia, l’evidenza fino ad oggi sembra implicare una riduzione delle dimensioni degli scafi rispetto a quelli di dimensioni maggiori del Vecchio Regno. Dopo il Regno di Medio Oriente, l’uso di sepolture a pieno regime si estinse.

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La scoperta
Recentemente, tra il 2014 ed il 2016, sono stati individuati e scavati nel complesso mortuario del dodicesimo re Senwosret della III dinastia (c. 1878-1841 aC) a sud di Abydos i resti di una sepoltura reale. Sebbene si trovi ad Abydos, questo esempio risale alla dodicesima dinastia, ovvero in un periodo in cui si ipotizzava la fine della tradizione di questa tipologia di sepolture reali. L’edificio sotterraneo che conteneva questa tomba della dinastia dinastica conserva una notevole decorazione a parete con oltre 120 disegni in perfette condizioni di imbarcazioni fluviali dell’epoca.

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La maggior parte delle immagini raffigura uno scafo con prua e poppa sollevata.
In alcuni disegni la prua ha un elemento superiore angolato, talvolta reso in un modo che evochi una testa animale con due linee sporgenti che ricordano le orecchie. Mentre alcune delle barche sono mostrate senza albero, la grande maggioranza delle immagini descrive delle imbarcazioni a vela. Un elemento architettonico comune è la presenza di una cabina rettangolare o di una piattaforma coperta raffigurata al centro della barca. Molte delle barche possiedono anche un piccolo elemento rettangolare a scatola sul ponte, proprio dietro la prua.

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Inoltre tipicamente mostrato sulla poppa della maggior parte delle immagini dell’imbarcazione, è raffigurato l’albero verticale del timone, probabilmente una staffa con il timone rappresentato come una superficie allungata a forma di foglia.  Si potrebbe pensare come un unico timone che potrebbe riferirsi ad una disposizione più complessa di due timoni, uno su ogni lato della poppa,  supportati da aste su entrambi i lati dello scafo. Considerando lo stile di disegno egizio, bidimensionale,  è possibile che un paio di timoni potrebbero essere stati disegnati graficamente come uno solo.

josef-wegner-Karnak-temple-luxorPer maggiori approfondimenti su questa eccezionale scoperta, si consiglia di leggere la relazione preliminare  di Josef Wegner, che fornisce molti dettagli sulla scoperta, in originale in lingua inglese. Il programma di scavo dell’Università della Pennsylvania a South Abydos avviene con l’autorizzazione del Ministero egiziano per le antichità in collaborazione con il dottor Mamdouh el-Damaty, a Hany Abu el-Azm, a Gamal Abd el-Nasser, a Ashraf Okasha e al sig. Talat el-Madah. I finanziamenti per il lavoro nel periodo 2014-2016 provenivano dalla National Geographic Society (Comitato per la ricerca e l’esplorazione, conferenza EC0678-14), dal Penn Museum, dal Field Fund del direttore (Julian Siggers, direttore) e dal sostegno degli onorevoli Rick Rockwell e Elizabeth Jean Camminatore. Lo scavo della tomba è stato completato con l’assistenza degli archeologi Jennifer Houser Wegner, Kevin Cahail, Matthew Olson, Lisa Haney e Paul Verhelst.

 

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