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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Parata di Mosca, Putin, rapporti Russia e resto del mondo
La parata della vittoria 2026 a Mosca può essere letta come il simbolo di una vulnerabilità crescente del Cremlino e del suo sistema di potere. Quella che il 9 maggio 2026 ha avuto luogo sulla Piazza Rossa, sotto gli occhi di un Putin che appariva più dimesso rispetto all’immagine marziale di leader volitivo cui ci ha abituati, è stata – secondo chi scrive – la “giornata della vittoria” di Zelensky. Intendiamoci, sul campo le cose non vanno benissimo per Kiev, che ha perso vari territori e ha grossi problemi di alimentazione del proprio sforzo bellico. Tra l’altro, recentemente alcuni dei numerosi problemi delle forze armate ucraine sono stati pubblicamente evidenziati in un convegno internazionale dallo stesso Zaluznyj (il carismatico comandante in capo delle F.A. ucraine sino a febbraio 2024 e poi sostituito da Zelensky, forse per avere un interlocutore militare più accomodante o forse per allontanare un quotato concorrente alla presidenza o probabilmente per entrambe queste ragioni).
Peraltro, sappiamo anche che gli esiti delle guerre non dipendono solo dagli scontri sul campo di battaglia. Molto dipende da come l’andamento degli scontri sul campo viene percepito ed elaborato dalle pubbliche opinioni. Ricordiamo ad esempio l’offensiva del Tet1, che venne decisamente vinta sul campo, a livello tattico, dagli americani, ma che a livello strategico e politico rappresentò invece la base della vittoria di nordvietnamiti e vietcong2.
In quest’ottica, quanto è avvenuto il 9 maggio a Mosca potrebbe rappresentare un segnale forte a favore di Kiev. Innanzitutto, Putin ha dovuto subire l’umiliazione di chiedere a Kiev un cessate il fuoco di tre giorni per poter svolgere in sicurezza la cerimonia a Mosca. A voler essere cattivi, si potrebbe dire che, di fatto, la sfilata ha avuto luogo in sicurezza grazie alla benevolenza di Zelensky (che si è anche divertito emanando un decreto al riguardo). Una umiliazione che difficilmente i nazionalisti russi saranno disposti a perdonare a Putin. Soprattutto, ciò lede pesantemente un sistema di potere che si regge sull’esaltazione del leader forte, immagine che Putin nell’ultimo quarto di secolo era stato sempre attento a trasmettere.
Inoltre, in questo caso, c’è stata anche l’implicita ammissione dell’incapacità della Russia di garantire la sicurezza della capitale persino per un arco ristretto di poche ore. Non si sarebbe trattato di garantire la sicurezza da attacchi aerei dell’intera nazione, ma della sola zona circostante la Piazza Rossa. Non sarebbe stata necessaria una protezione 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, ma sarebbe bastato concentrare per una giornata le capacità di difesa da attacchi di missili e di droni della capitale. Potenzialità tecniche che certamente le F.A. russe possiedono.

Si tratta allora di sfiducia dello Zar nelle capacità delle sue gerarchie militari? Si tratta di una leadership nel panico?
A quanto riferito da Trump, sempre estremamente discreto quando gli si chiede un favore, sarebbe stata necessaria addirittura la mediazione del Tycoon per garantire che Zelensky si attenesse al cessate il fuoco! Ulteriore sensazione di estrema vulnerabilità della cerimonia militare a possibili attacchi ucraini veniva data dal fatto che non hanno partecipato mezzi da combattimento, che è stato bloccato internet in tutta la capitale per la durata della cerimonia e che i giornalisti occidentali sono stati quasi tutti allontanati dalla Piazza Rossa. Anche il discorso brevissimo (circa 8 minuti) di un presidente che in genere non è parco di parole non ha certamente trasmesso l’impressione che la situazione fosse saldamente nelle sue mani.
Infine, sostenere, come ha fatto Putin, che la Russia non stia combattendo solo contro l’Ucraina bensì contro l’intera NATO non può non essere interpretato come un goffo tentativo di giustificare la mancanza di risultati militari concreti. Un ardimentoso tentativo di spacciare Golia per Davide che, se può risultare convincente nelle zone rurali, difficilmente potrà aver convinto le élite russe. Insomma, l’impressione che se ne potrebbe trarre è che la parata del giorno della vittoria di Putin (quella che storicamente è sempre stata la quintessenza della dimostrazione muscolare della potenza militare russa) abbia potuto aver luogo in sicurezza solo grazie alla benevolenza di Zelensky e di Trump. Una esplicita ammissione di debolezza che difficilmente i gerarchi russi saranno disposti a perdonare allo Zar. Ricordiamo anche che, sin dai tempi degli zar (quelli veri), i rivolgimenti di potere a Mosca avvenivano normalmente in seguito ad umiliazioni della nazione in confronti internazionali3.

Le speranze russe deluse
Non si può non ricordare come nel febbraio 2022 vi fossero molte indicazioni che lo Zar intendesse sfruttare proprio il giorno della vittoria di quattro anni fa per annunciare la sconfitta definitiva dell’Ucraina. Quell’annuncio non ci fu il 9 maggio del 2022 e neanche in quelli del 2023, del 2024, del 2025 o del 2026. L’aspettativa comunicata ai russi era di una “operazione militare speciale” che nel giro di poco più di due mesi avrebbe portato alla capitolazione degli ucraini. Così non è stato e dopo più di quattro anni di conflitto tale capitolazione non pare essere all’orizzonte. È innegabile che gli ucraini abbiano subito gravi perdite umane (ma anche i russi le hanno subite), gravissimi danni infrastrutturali (certo molto più gravi di quelli subiti dai russi) e perdite territoriali che non recupereranno mai. Certamente, peraltro anche limitandosi al solo aspetto territoriale, dopo più di quattro anni neanche l’intero territorio del Donbass è stato “liberato” dalle forze di Mosca. Occorre anche rilevare che il territorio dove avvengono gli scontri non è morfologicamente favorevole alla difesa, si tratta di un terreno che invece avvantaggerebbe chi è in attacco. L’unico vero importante ostacolo naturale è rappresentato dal fiume Dnepr (o Dnipro), per il resto si tratta terreni privi di rilievi significativi a cui aggrappare la difesa. Ovvero, terreni morfologicamente tali da poter rendere possibili celeri puntate offensive corazzate, che in questi quattro anni non si sono però viste. Peculiare, anche che non si abbia notizia di guerriglia anti-ucraina da parte delle popolazioni russofone che “attenderebbero i liberatori russi”. Ancor più significativo è che i pur rilevanti avanzamenti territoriali russi non abbiano consentito in quattro anni a Mosca di conseguire risultati di valenza strategica4. Non sono riusciti a giungere a collegarsi con la Transnistria, non sono riusciti a prendere il controllo del porto di Odessa (privando Kiev di accesso al mare), né hanno conquistato Kharkiv (città che per importanza e per storia avrebbe potuto essere una degna capitale della parte di Ucraina sotto controllo russo).
Fine I parte – continua
Antonio Li Gobbi
Pubblicato originariamente su DIFESAONLINE 9 maggio: giornata della vittoria o dell’umiliazione per Putin? – Difesa Online
in anteprima un’immagine di repertorio della parata. Sullo sfondo поьеда! 2019 ovvero Vittoria 2019 – parata del Giorno della Vittoria di Mosca (2019) 43.jpg – Wikimedia Commons
Note
1 scontro combattuto da gennaio a settembre 1968, dove nonostante l’offensiva nordvietnamita fosse stata efficacemente respinta da USA e sudvietnamiti, portò alla decisione del presidente Johnson di arrestare l’escalation USA, dando praticamente la vittoria strategica ai nordvietnamiti, di rinunciare a ricandidarsi alle elezioni presidenziali e a ritirarsi dalla vita politica.
2 In merito a come la sconfitta tattica venne però trasformata in successo politico e strategico interessante anche leggere l’intervista, a conflitto ancora in corso, di febbraio 1969 di Oriana Fallaci al Generale Giap (“Interviste con la Storia”)
3 Solo per citare alcuni esempi recenti: rivoluzione russa del 1905 (dopo la sconfitta nella guerra russo-giapponese), rivoluzione russa del 1917 (anche in seguito al deludente andamento per la Russia della I Guerra Mondiale), glasnost, dissoluzione del Patto di Varsavia e dissoluzione dell’URSS (anche in seguito alla sconfitta tecnologica subita dagli USA nella corsa agli armamenti degli anni’80 del secolo scorso)
4 Per quanto certi calcoli non abbiano in realtà alcun significato dal punto di vista militare, in quanto il ritmo di avanzamento passato non può mai essere preso come metro di paragone per ipotizzare il futuro andamento delle operazioni, per i media può essere comunque interessante notare come la rivista Forbes abbia calcolato che, continuando ad avanzare con il ritmo attuale, alle forze russe occorrerebbero altri 230 anni per occupare l’intera Ucraina.
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PARTE I PARTE II
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