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livello elementare
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ARGOMENTO: CLIMATOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Meteorologia, cambiamenti climatici
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Nell’ultimo mese stanno ripetendosi, anche alle medie latitudini mediterranee, dei fenomeni estremi con locali abbassamenti delle temperature, tipicamente invernali, ai quali non eravamo più abituati. Eppure i dati forniti dalle reti meteorologiche mostrano che in molte località il mese di gennaio 2026 è stato uno dei mesi più caldi mai registrati da quando l’Uomo ha iniziato a monitorare sistematicamente il clima.
In realtà, se nel Mediterraneo stiamo subendo ondate di maltempo importanti, nel nord Europa e dall’altra parte dell’Oceano – nell’America del Nord – le temperature sono crollate paralizzando le città sotto metri di neve. Un mondo che sembra avere regole climatiche diverse ed una situazione che si presta a commenti errati da parte di fantasiosi reporter dei social media. Mi riferisco a quelli che continuano a parlare di “bombe d’acqua” e di mare “forza sette”, spesso mescolando clima e meteo in un calderone con pochi contenuti. Voglio ricordare che il tempo meteorologico è una definizione temporanea della situazione meteo locale e non può essere assimilato al clima che mostra invece l’andamento delle condizioni meteo sul pianeta nel tempo, inteso come modalità di successione degli eventi.

Se le previsioni meteo hanno una certa validità nelle prossime 72 ore, fare previsioni di lungo termine ha poco significato. In realtà esistono fattori che, a saperli interpretare, possono fornire degli indizi a più lungo termine. Ad esempio, l’analisi delle variazioni dei vortici polari, delle circolazioni marine e delle correnti a getto possono aiutare a fare delle previsioni a più ampio respiro, sebbene sempre con un certo grado di incertezza.

le continue variazioni del vortice polare – Fonte NOAA Satellites Help Visualize the Polar Vortex (NESDIS 2021-01-22 pvlogo-1).gif – Wikimedia Commons
In questo ultimo periodo il Nord Italia ha subito l’influenza del Vortice Polare, con nebbie gelate e inversioni termiche persistenti mentre il Sud tutto sommato non poteva lamentarsi.
A questo punto sorge la domanda spontanea: cosa sta succedendo?
L’eccezionale innalzamento delle temperature medie era stato previsto dai modelli matematici che a loro volta avevano previsto l’arrivo del Niño, un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio, causando perturbazioni e siccità a seconda delle circostanze. Di fatto la frequenza di episodi di freddo glaciale in alcune regioni della Terra, hanno fatto ipotizzare le premesse dell’arrivo di una piccola Era Glaciale. Ci dobbiamo preoccupare?

Cronologia storia dell’alternanza di Ere Glaciali e Interglaciali (e degli ultimi Periodi Glaciali e Interglaciali) – autore Chicco2 Storia Ere Glaciali ed Ere Integlaciali.jpg – Wikimedia Commons
Per capire meglio, bisogna aprire una parentesi. Le Ere Glaciali 2 sono periodi molto lunghi intervallati da periodi più caldi durante i quali possono verificarsi delle Ere glaciali minori (Piccole Ere glaciali – PEG) di relativa breve durata (secoli), ricorrenti nella storia umana che comportano un relativo raffreddamento del pianeta. L’ultima PEG avvenne tra il XIV Secolo e la metà del XIX Secolo, un susseguirsi di inverni rigidissimi ed estati piovose che afflissero l’agricoltura europea creando i presupposti di fenomeni sociali importanti. In quel periodo le fonti riportano che i grandi fiumi del nord, come il Tamigi, gelarono ed i ghiacciai delle Alpi avanzarono fino a inglobare interi villaggi montani. Ancora una volta le cause furono probabilmente un insieme di circostanze legate ad una combinazione di bassa attività solare ed un’intensa attività vulcanica che crearono un aumento del pulviscolo nell’atmosfera che filtrò l’irradiazione solare. Nonostante i dati dei carotaggi del ghiaccio e dendrologici abbiano rivelato che la temperatura media si abbassò di circa 1°C, questa apparentemente minima diminuzione termica fu sufficiente a provocare carestie e mutamenti sociali profondi.
Detto questo, esiste un’ipotesi per cui ci stiamo avvicinando ad una Piccola Era Glaciale, legata al rallentamento della circolazione termoalina dell’Oceano Atlantico, ovvero quella interessata dalla Corrente del Golfo e poi dalla Corrente Nord Atlantica (AMOC), un “nastro trasportatore” in grado di condurre un grande volume di acqua dal Golfo del Messico al Labrador, fin oltre le isole Svalbard, per poi scendere verso Sud.
Cosa sta succedendo?
In realtà è un semplice problema di fisica e di chimica. E’ tutta questione di differenze di temperature e salinità1 delle masse d’acqua in gioco. La corrente del Golfo, guidata in gran parte dalla forza superficiale esercitata dal vento, muove l’acqua calda proveniente dalle calde acque caraibiche del Golfo del Messico verso Nord dove, grazie all’altissima capacità termica dell’acqua 5 si genera uno scambio di calore fra i due per cui le acque più calde mantengono più a lungo il calore per poi restituirlo gradualmente. Questo comporta che l’escursione termica delle terre bagnate dal mare risulterà poco elevata, grazie alle masse d’acqua calde che attenuano gli sbalzi di temperatura.

Procedendo verso nord, questa massa d’acqua tropicale si mescola con le acque fredde del Labrador e da via alla Corrente Nord Atlantica (AMOC) a sud-est dell’isola di Terranova. Di fatto, le acque si «scontrano» con altre che viaggiano a velocità inferiori e saranno quindi spostate verso est, disegnando la traiettoria della AMOC, una forte corrente oceanica, in grado di ricevere l’acqua della Corrente del Golfo (con una portata di 30 milioni di metri cubi al secondo attraverso gli stretti della Florida) aumentandola a 150 al passaggio a sud di Terranova.
Nel suo viaggio l’acqua calda tropicale trasportata dalla Corrente del Golfo 3 subisce quindi un raffreddamento per azione del vento, con conseguente aumento della salinità e quindi della sua densità. Raffreddandosi ulteriormente alle alte latitudini, il sale marino – escluso dal ghiaccio – va ad aumentare ulteriormente la densità dell’acqua che diventa così densa da sprofondare al di sotto delle acque meno salate. La corrente discendente va quindi a formare l’acqua profonda del Nord Atlantico, una massa d’acqua che ritorna verso sud lungo il fondo oceanico, lasciando un “vuoto” che a sua volta attira altra acqua calda dalle basse latitudini. Di conseguenza, il passaggio della AMOC durante l’inverno rende normalmente più miti le zone atlantiche settentrionale, ovvero prevalentemente libere da ghiaccio e neve durante l’inverno, nonostante si trovino in ambiente artico e subartico.

Lo scioglimento dei ghiacci sta modificando questi equilibri ed un enorme massa di acqua dolce sta immettendosi nell’Oceano Atlantico settentrionale. Essendo l’acqua dolce meno densa di quella salata va a modificare la salinità complessiva e la massa d’acqua non affonda e resta superficiale. In pratica il flusso di corrente rallenta e le regioni dell’Europa settentrionale non possono godere a pieno degli effetti del riscaldamento. Questo comporterà inverni più rigidi ed estati più torride, comportando che grandi città come Parigi o Londra potrebbero subire un clima gelido come il Labrador canadese. In pratica, a seguito del rallentamento del flusso della corrente del Golfo 4 dovuto all’afflusso di troppa acqua dolce (scioglimento dei ghiacci) le acque salate tropicali non riescono a diventare abbastanza dense da affondare e tutto si rallenta. Ciò comporta che i venti dominanti portano aria fredda verso l’Europa creando condizioni di estremo freddo che possono durare per decenni, o almeno fino a quando le acque delle basse latitudini non diventino abbastanza saline da far ripartire il nastro trasportatore.
In sintesi, l’attuale rallentamento della circolazione atlantica favorirà la ricorrenza di fenomeni estremi, con ondate di freddo polare e tempeste catastrofiche nei mesi invernali ed estati sempre più calde. Al di là delle percezioni personali, la vera vittima di questa evoluzione climatica potrebbe essere l’agricoltura con gelate tardive a maggio e bufere di neve già da ottobre. Va compreso che l’andamento meteorologico del nostro Pianeta è legato alla sequenzialità delle variazioni degli equilibri climatici per cui se l’irradiazione solare aumenta (ad esempio per un massimo solare), avremo un aumento della temperatura atmosferica che provocherà lo scioglimento dei ghiacci perenni che, a loro volta, immetteranno acqua dolce in mare, variando la densità dell’acqua e, di conseguenza, modificheranno il moto del nastro trasportatore che attraverso gli oceani ci assicura condizioni di abitabilità in molti mesi all’anno.

A questo vanno aggiunti altri fattori come il Niño e la Niña, le alternanze dei massimi solari, il vulcanismo e tutti i non meno trascurabili insulti antropici che favoriscono l’aumento delle temperature e interferiscono con i meccanismi di segregazione del CO2 da parte degli oceani. Le ipotesi sono molteplici e solo con un attento monitoraggio scientifico potremo rispondere intelligentemente alle sfide sicure.
Andrea Mucedola
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Note
1 Tra le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua di mare abbiamo la salinità, ovvero la quantità di sali disciolti nelle acque marine, provenienti dal costante apporto di sostanze saline da parte dei fiumi (per l’erosione delle rocce) e dei vulcani sottomarini. La salinità si esprime in grammi di sali disciolti in 1 kg di acqua ed ha un valore medio del 35 per mille, che può raggiungere nei mari tropicali il 46 per mille. La salinità è un fattore importante perchè insieme alla temperatura ed alla pressione, influisce su importanti caratteristiche fisiche delle acque come la densità e la capacità termica, svolgendo di fatto un ruolo fondamentale nella circolazione oceanica globale.
2 Le Ere Glaciali sono in genere legate ai cicli di Milankovitch, ovvero a quelle variazioni periodiche dell’orbita terrestre e dell’inclinazione dell’asse del pianeta che possono durare migliaia di anni. L’ultima Era Glaciale iniziò 40 milioni di anni fa, con la crescita della calotta glaciale sull’Antartico, ma si intensificò nel Pleistocene, circa 3 milioni di anni fa, con l’espansione della calotta glaciale nell’emisfero settentrionale. Da allora si sono susseguiti periodi di glaciazione della durata di 40.000 e 100.000 anni, durante i quali le calotte si estesero e ritirarono ciclicamente. L’ultimo periodo, la glaciazione Würm, terminò all’incirca tra il 16.000 e il 14.000 a.C.. Durante la glaciazione le temperature medie globali erano di circa 5°C o 6°C inferiori a quelle attuali, ed i mari si ritirarono creando grandissime pianure (oggi sommerse) mentre gran parte dell’Europa settentrionale e del Nord America erano sepolte sotto una coltre di ghiaccio spessa chilometri.
3 La Corrente del Golfo ha una larghezza media di 100 km e una profondità variabile tra 800 e 1200 m.
4 I seguenti due studi, pubblicati sulla rivista scientifica britannica Nature nell’aprile 2018, hanno dimostrato che la Corrente del Golfo è al suo livello più debole da almeno 1.600 anni.
David J. R. Thornalley et al., Anomalously weak Labrador Sea convection and Atlantic overturning during the past 150 years, in Nature, vol. 556, 11 aprile 2018, pp. 227-230, Bibcode:2018Natur.556..227T, DOI:10.1038/s41586-018-0007-4
L. Caesar, S. Rahmstorf, A. Robinson, G. Feulner & V. Saba, Observed fingerprint of a weakening Atlantic Ocean overturning circulation, vol. 556, 11 aprile 2018, pp. 191-196, Bibcode:2018Natur.556..191C, DOI:10.1038/s41586-018-0006-5
5 la capacità termica dell’acqua consente di cedere molto più lentamente la sua temperatura rispetto ad una terra emersa. Una funzione fondamentale per la nostra sopravvivenza.
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