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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: linea di costa, ambienti, estuari
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Esistono linee di confine geografiche in cui si generano profonde interazioni tra le componenti marine e quelle fluviali, aree importanti in cui si determinano particolari processi di rimescolamento, stratificazione e circolazione dei flussi di acque di diversa salinità con conseguenti fenomeni di deposizione dei sedimenti che si spingono anche nei fondali marini.

ambiente costiero foce del Po di Gnocca – autore Carlo Pelagalli https://commons.wikimedia.org/…Po.di.Gnocca.-..jpg
In genere quando la quantità dei sedimenti fluviali risulti maggiore di quella che il mare può apportare, la foce si protende dando origine ad un delta (come nel caso del Nilo o del Po). In caso contrario, quando il mare è preponderante e l’azione distributrice del mare è superiore a quella del fiume, in presenza di fondali molto pendenti e di una significativa marea si viene a formare un’estuario, come nel caso del fiume Magra, in rovincia di La Spezia.
In generale un estuario può essere diviso in tre regioni:
1. una zona fluviale di marea, dove la salinità è minore, soggetta all’innalzamento e all’abbassamento del livello del mare;
2. una zona di mescolamento (l’estuario propriamente detto), caratterizzata dalla miscelazione delle masse d’acqua e dall’esistenza di forti gradienti di grandezze fisiche, chimiche e biotiche che vanno dalla zona fluviale di marea verso l’esterna;
3. una zona torbida, tra la zona di mescolamento e il mare aperto.
In particolare i meccanismi di circolazione e mescolamento delle acque possono assumere differenti configurazioni legate alle diverse densità dell’acqua e della velocità delel particelle che fluiscono verso il mare tra due situazioni limite. L’acqua dolce, avendo una densità minore, galleggia su quella salata marina creando una stratificazione spesso ben visibile. Quando questi due parametri tendono ad uniformarsi si ottiene un completo mescolamento delle masse d’acqua.

La foce del fiume Klamath sull’Oceano Pacifico nella contea di Del Norte, California, USA – Fonte: U.S. Army Corps of Engineers Digital Visual Library https://commons.wikimedia.org/./.Klamath_River_mouth_aerial_view.jpg
Quando il sedimento fluviale giunge al mare, inizia a depositarsi sui fondali dando la precedenza alle granulometrie maggiori (ghiaie e sabbie) mentre le più fini (argille) possono restare in sospensione ed essere ritrovati ben oltre la foce. I depositi che si formano, oltre che dalle dimensioni e quantità dei sedimenti, dipendono dall’interazione tra il gioco delle forze che agiscono sulle masse d’acqua, ovvero l’inerzia del flusso fluviale, la frizione tra l’acqua ed il fondale marino e le differenze di densità di cui avevo già parlato. La combinazione di tutti questi fattori vien modulata dalle condizioni del mare che, in certi casi può risalire il fiume per molti chilometri, sconvolgendo gli equilibri. Nel caso in cui le portate solide dei fiumi siano molto ridotte e, dunque prevalga l’azione del mare, la foce viene parzialmente o completamente ostruita dai sedimenti accumulati dal moto ondoso e viene riaperta solo durante gli eventi di piena. Non ultimo, nelle foci non è raro riscontrare la presenza di barre e banchi sabbiosi che, nel tempo, possono emergere dal mare e formare isole o catene di isole.

Gli aspetti biologici
Man mano che il gradiente di salinità aumenta, dalle acque dolci del fiume a quelle prettamente saline del mare aperto, si nota una variazione delle comunità biotiche presenti. Gli organismi che vivono negli estuari devono adattarsi a questi ambienti dinamici, dove si verificano variazioni nella chimica dell’acqua, inclusa la salinità, e cambiamenti fisici, in certi casi importanti, dovuti al ciclo delle maree. Alcuni animali, detti eurialini, non hanno avere alcuna difficoltà a spostarsi per tutta l’estensione dell’estuario senza avere problemi derivanti dalle diverse salinità; fra di loro alcune specie di granchi, lo storione e il cefalo.
Nonostante queste variazioni importanti, gli estuari sono ecosistemi molto produttivi grazie alla possibilità di ricevere nutrienti da entrambi i corpi idrici. Questa ricchezza biologica ha favorito lo sviluppo di civiltà che hanno potuto godere non solo dell’accesso ad aree biologicamente ricche, ma anche di fonti di acqua dolce e strutture geologiche spesso favorevoli per costruire porti protetti.
Vediamo ora più da vicino questi ecosistemi straordinari
Gli estuari offrono rifugio a diverse comunità vegetali e animali; la combinazione unica di acqua salata e dolce, detta di acqua salmastra, crea una varietà di habitat che vanno dalle barriere coralline che possono penetrare all’interno degli estuari, a vere e proprie foreste di alghe. La formazione di paludi costiere dove prosperano mangrovie attirano diverse forme animali sia acquatici che anfibi e terrestri. In estrema sintesi, tanti luoghi in cui vivere, con tante nicchie da riempire, che fanno degli estuari gli ecosistemi tra i più produttivi al mondo. La loro importanza è tale che potrebbero essere assimilati a delle “nursery del mare” perché numerose specie animali marini dipendono dagli estuari per la loro nidificazione e riproduzione. La maggior parte dei pesci e dei molluschi completa almeno una parte del proprio ciclo vitale proprio negli estuari. Oltre ad essere un’importante fonte di cibo per gli esseri umani, gli estuari nel tempo sono diventati un luogo di sviluppo urbano preferenziale; di fatto la maggior parte delle città più grandi del mondo si trova sugli estuari. Questo però ha i suoi lati negativi; se da un lato filtrano sedimenti e inquinanti raccolti dai fiumi e dai torrenti prima che sfocino in mare, fornendo acque più pulite per gli esseri umani e la vita marina, d’altro lato lo sviluppo economico costiero, la pesca eccessiva, le modifiche alle conformazioni alle linee di costa, la costruzione di dighe e ostruzioni, nonchè l’inquinamento urbano (soprattutto legato alle microplastiche) comportano un vulnus all’ambiente originale.

estuario del Rio della Plata. L’acqua del fiume è marrone a causa dei sedimenti trasportati dai fiumi Paranà e Uruguay. Il colore diventa blu avvicinandosi all’Oceano Atlantico meridionale. Questa linea di demarcazione indica il passaggio da acqua dolce ad acqua salata e dipende dai venti e dalle correnti – autore Laboratorio di Scienze della Terra e Analisi delle Immagini, NASA JSC
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rio_de_la_Plata_BA_2.JPG
Questo comporta che quasi tutti gli estuari sono in qualche modo pesantemente influenzati dalle attività antropiche, che probabilmente diventeranno sempre più invasive con l’aumento demografico del pianeta. Da qui la necessità di agire sulle maggiori fonti di impatto che insistono sui sistemi estuarini:
• limitare l’urbanizzazione ed industrializzazione, adottando nel contempo sistemi di controllo degli scarichi idrici e mantenendo gli argini dei fiumi e dei torrenti liberi da detriti e inquinanti antropici (ad esempio le macroplastiche);
• ridurre il flusso dei materiali inquinanti, in particolare correlati all’arricchimento di nutrienti e materia organica (che causano fenomeni di eutrofizzazione) e dei contaminanti chimici (spesso derivanti da agricoltura ed acquacoltura);
• ridurre le opere di deforestazione, costruzione, dragaggi non controllati e bonifiche non sostenibili;
• pesca eccessiva di pesci e molluschi importanti dal punto di vista commerciale, che causa la depauperazione delle risorse biologiche favorendo altre specie – spesso non interessanti dal punto di vista economico – che possono però agire sugli ecosistemi modificandoli;
• estrazione non controllata di acque dolci che possono modificare gli equilibri;
• introduzione di specie aliene, che spesso surclassano ed eliminano le forme indigene.
In sintesi, garantire la salute degli estuari è fondamentale per la sopravvivenza delle comunità vegetali e animali che li abitano e degli esseri umani che dipendono economicamente da essi. Modifiche sostanziali a queste aree geografiche possono provocare effetti a cascata che influiscono sui delicati equilibri dell’ambiente in cui tutti viviamo.
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Riferimenti
https://www.igmi.org/italia-atlante-dei-tipi-geografici/…/pdf/16.pdf
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