Surkov: la rivalsa contro la “pace oscena” attraverso la Novorossiya – parte III di Nicola Cristadoro

Nicola Cristadoro

15 Ottobre 2025
tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Saggio, Russia, Ucraina

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I concetti cari a Putin vengono ripresi l’anno successivo da Vladislav Surkov, imprenditore e uomo politico (ricordiamo che è stato, tra l’altro, consigliere politico di Putin dal 2013 al 2020). Secondo Surkov, il compito di evitare il totale sfacelo della nazione russa è stato demandato a Vladimir Putin, un leader nazionale nel senso che incarna la Nazione stessa e, in virtù di tale carattere, è investito del mandato divino di salvare il popolo russo nei tempi difficili che sta vivendo16.

Vladislav Surkov, imprenditore e uomo politico, fautore della tesi che la Russia non può mantenere i confini del 1918
https://it.wikipedia.org/wiki/Vladislav_Surkov

In un suo articolo egli evoca il trattato di Brest-Litovsk del 1918 17, definendolo “pace oscena” (mir pokhabny). Una pace oscena, umiliante – dice Surkov – e la sua tesi è che i confini attuali della Russia assomiglino troppo a quella linea di umiliazione del 1918.

La conclusione che trae è molto assertiva: è impensabile per la Russia rimanere nei confini del mondo osceno. È quasi un annuncio di future azioni geopolitiche per il superamento di quei confini:
Si scopre che dopo molti anni, la Russia è stata nuovamente respinta entro i confini del “mondo osceno”. Senza perdere una guerra. Senza essere contagiata da una rivoluzione. Una perestrojka ridicola, una torbida glasnost sono state sufficienti a far crollare l’impero sovietico in un mosaico. Ciò significa che una vulnerabilità fatale è stata introdotta nel sistema. … È impensabile per la Russia rimanere entro i confini di un mondo osceno. Siamo per la pace. Certo. Ma non per quella oscena. Per quella giusta.18

Con Surkov si prosegue nel solco dell’idea della Russia, o meglio, della Nuova Russia (Novorossiya), come entità statuale e territoriale da ripristinare ad ogni costo, secondo i canoni che caratterizzavano il Paese in epoca imperiale e delineando in tal modo una nuova realtà geopolitica che dovrebbe inglobare nel territorio russo tutta l’Ucraina meridionale e orientale. In un’intervista più recente emerge con vigore il pensiero dell’oscuro ex consigliere di Putin; alla domanda su quale risultato potrà essere considerato una vittoria per Mosca, la sua risposta è stata: “Lo schiacciamento militare o militare-diplomatico dell’Ucraina. La divisione di questo quasi-Stato artificiale nei suoi frammenti naturali. Ci potranno essere manovre, rallentamenti e pause lungo il percorso. Ma l’obiettivo sarà raggiunto.19


A sua volta, Surkov ha ribadito l’artificiosità dell’Ucraina come entità statuale: “L’Ucraina è un’entità politica artificiale in cui sono state costrette almeno tre regioni molto diverse tra loro: il Sud e l’Est, russi; il Centro, russo-non russo (sic); e l’Ovest, anti-russo. Non potevano andare d’accordo e non lo hanno mai fatto. La guerra in Ucraina separerà i russi dagli anti-russi o, parafrasando il Vangelo, le pecore e le capre. Gli anti-russi non cresceranno. Ma si limiterà al suo territorio storico e smetterà di diffondersi sul suolo russo. Forse un giorno l’Ucraina sarà un vero Stato, ma solo all’interno dei suoi confini naturali, e quindi molto più piccolo.20

I confini dello Stato russo, dunque, nella sua visione, si fondano sull’egemonia culturale che la Russia riveste in diverse aree del mondo:
Ho costruito un’ideologia ufficiale basata sul concetto di ‘Mondo Russo’, che esisteva già nei circoli filosofici. Il Mondo Russo non ha confini. Il Mondo Russo è ovunque ci sia un’influenza russa, in una forma o nell’altra: culturale, informativa, militare, economica, ideologica o umanitaria… In altre parole, è ovunque. L’entità della nostra influenza varia molto da regione a regione, ma non è mai nulla. Perciò ci espanderemo in tutte le direzioni, nella misura in cui Dio vorrà e nella misura in cui saremo forti. L’importante è non farsi prendere la mano e non farsi carico di una parte troppo grande.21

footage dall’operazione speciale di Praga

Il Cremlino ha ripetutamente utilizzato l’idea del Mondo Russo per giustificare gli interventi militari russi negli ex stati sovietici e per affermare che le aree dell’ex Unione Sovietica e dell’Impero russo sono storicamente territori russi. Le dichiarazioni di Surkov sulle rivendicazioni della Russia sull’Ucraina meridionale e orientale e sulla futura espansione del Russkiy Mir sono in netto contrasto con l’affermazione dell’inviato speciale statunitense in Medio Oriente Steve Witkoff, secondo cui la Russia non avrebbe ambizioni territoriali oltre la Crimea e le oblast’ di Luhansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson 22, mentre sono coerenti con quelle di Putin, che ha ripetutamente affermato che la Russia intende portare l’Ucraina sotto il controllo russo e stabilire la sovranità sui paesi vicini al fine di indebolire l’Occidente e rafforzare l’influenza globale della Russia.

La “sindrome del Dottor Stranamore” nel pensiero di Karaganov
Sembrerebbe proprio che l’ambizione del Cremlino sia quella di ridisegnare la mappa della Federazione Russa e la svolta più radicale arriva con il politologo Sergej Karaganov. Egli dipinge un Occidente in forte declino morale e strategico e il punto cruciale del suo pensiero è che l’indebolimento della deterrenza nucleare e l’eccesso di prudenza abbiano paradossalmente aperto la porta a guerre convenzionali su larga scala, come quella in Ucraina.

Si possono distinguere diversi livelli di retorica nucleare: di crisi, di contesto, di propaganda e dottrinale23. Le dichiarazioni “di crisi”, spesso rilasciate dallo stesso Putin, emergono tipicamente in momenti di incertezza o di battute d’arresto militari per la Russia. Queste mirano principalmente ad avvertire l’Occidente che il Cremlino non tollererà una sconfitta inequivocabile delle sue forze armate. Le dichiarazioni “di contesto” si manifestano nei proclami dei “falchi” politici russi, come Sergej Lavrov o Dmitrij Medvedev e i test missilistici sono prevalentemente rivolti ad impressionare il pubblico interno. Il loro scopo è normalizzare l’idea dell’uso di armi nucleari. Questi sforzi hanno avuto un impatto notevole: da aprile 2023 a novembre 2024, la quota di russi che giustificano l’uso di armi nucleari nella guerra in Ucraina è aumentata dal 29% al 40%. La retorica della “propaganda”, è strumentale a tale scopo. A differenza dell’era sovietica, quando la leadership descriveva la guerra nucleare come una minaccia occidentale, alimentando al contempo la paura delle sue conseguenze, la propaganda nucleare odierna mira a diminuire tale paura, normalizzando l’idea di un conflitto nucleare. La retorica “dottrinale”, infine, implica una discussione volta a reinterpretare la dottrina nucleare russa per rendere la minaccia nucleare un fattore permanente nella guerra convenzionale e nella deterrenza.

Nel giugno 2023, Sergei Karaganov ha pubblicato un articolo dai toni provocatori intitolato L’uso di armi nucleari può salvare l’umanità dalla catastrofe globale. Nell’articolo, sosteneva l’importanza di colpire gruppi di obiettivi in determinati paesi per “riportare alla ragione coloro che hanno perso la testa” e ripristinare “la paura dell’escalation nucleare”. La sua argomentazione era che un uso limitato del nucleare avrebbe potuto segnalare all’Occidente le serie intenzioni della Russia e stabilire un limite all’opposizione alle azioni della Russia nelle sue “zone di interesse vitale”. In questa prospettiva, un conflitto nucleare limitato è inquadrato come un mezzo per prevenire una catastrofe globale24. In un saggio successivo egli propone, innanzitutto, una revisione della dottrina nucleare russa in un’ottica di superamento della funzione di deterrenza che aveva caratterizzato l’opposizione alla NATO nel periodo della Guerra Fredda: “... sarebbe ragionevole, quando si fa riferimento alla deterrenza nucleare, abbandonare completamente il termine “sderzhivaniye” (letteralmente: contenere), che ha una connotazione passiva, e sostituirlo con “ustrasheniye” (letteralmente: risvegliare la paura) come equivalente russo appropriato. Dato il reale equilibrio di potere tra Russia e Occidente, è il “risveglio della paura nucleare” che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella nostra strategia per porre fine al conflitto in Ucraina a condizioni adatte alla Russia. La strategia russa di deterrenza rafforzata deve essere attiva e, se necessario, proattiva … I nostri partner, proprio come la maggior parte di noi fino a poco tempo fa, seguono ancora le idee provenienti dall’Occidente. Un dibattito approfondito sulle modalità per rafforzare la deterrenza nucleare sotto la guida intellettuale della Russia rafforzerà la sua posizione. Esprimendo le nostre opinioni, comprese quelle riguardanti l’uso di armi nucleari nella guerra in Ucraina, amplificheremo significativamente l’effetto della nostra politica di deterrenza (come “risveglio della paura”).25


Indica, poi, quali debbano essere gli obiettivi di questa forma di “deterrenza aumentata”, in quanto nemici della Federazione Russa o dei suoi alleati: “È necessario chiarire gli “obiettivi della deterrenza nucleare” per includere quanto segue: – Stati che conducono una guerra per procura o ibrida contro la Russia, indipendentemente dal fatto che dispongano o meno di armi nucleari; – Stati non nucleari che ospitano sistemi di difesa offensivi o missilistici, armi nucleari e (o) altre armi di distruzione di massa di potenziali avversari della Russia, che possono essere utilizzate contro la Federazione Russa e (o) i suoi alleati.26

L’attenzione verso i paesi simpatetici di Mosca, unitamente alla volontà di abbassare la soglia per l’uso del nucleare, di trattare la NATO come un blocco ostile, di giustificare attacchi preventivi e di colpire specificamente i paesi della NATO che aiutano Kiev sono ribaditi con forza:
L’aggiornamento della dottrina nucleare russa dovrebbe essere accompagnato da un lavoro attivo per chiarire le principali disposizioni dei documenti di pianificazione strategica rivisti e le ragioni della loro modifica ai partner e alleati della Russia, inclusi i paesi membri dell’Organizzazione per la Sicurezza Nazionale (CSTO), Cina, India, Iran, Corea del Nord, Pakistan ed eventualmente altri paesi. È inoltre necessario avviare discussioni di esperti con partner e alleati per ripensare e rivedere la teoria della deterrenza nucleare, che nella sua forma attuale è stata concepita sotto l’influenza prevalente della comunità di esperti occidentali per servire gli interessi dell’Occidente, ma è ora diventata obsoleta e sta perdendo la sua validità. Questi dialoghi dovrebbero anche essere utilizzati per preparare la leadership dei paesi amici a un possibile uso di armi nucleari da parte della Russia al fine di sconfiggere strategicamente l’Occidente nella guerra in Ucraina, nonché per ripristinare il ruolo prioritario della deterrenza nucleare nell’evitare qualsiasi guerra su larga scala, la cui probabilità aumenta man mano che il sistema internazionale attraversa una crisi acuta.27

E non solo il territorio russo deve essere considerato come suolo patrio da difendere, la deterrenza nucleare deve riguardare anche la fidata Bielorussia:
La deterrenza militare dell’avversario rimane estremamente importante. Il dispiegamento di armi nucleari russe in Bielorussia nel 2023 di fatto ha esteso la deterrenza nucleare russa alla Bielorussia. I paesi della NATO devono essere consapevoli che un attacco a uno dei due paesi dell’Unione sarà un attacco a entrambi, e che se l’avversario cerca di bloccare Kaliningrad, Mosca e Minsk adotteranno congiuntamente misure per ripristinare fisicamente il suo collegamento con la Russia e la Bielorussia.28
L’aspetto veramente sconcertante di questa linea di pensiero, abbastanza paranoica, è che si consideri la tutela dei confini nazionali più fattibile e meno onerosa con un utilizzo disinvolto dell’arma atomica, piuttosto che guardare al “contenimento geopolitico”, cioè ricorrere alla diplomazia e alla negoziazione: “Quindi la componente geopolitica della deterrenza strategica è progettata per rendere impossibile all’avversario utilizzare contraddizioni, crisi e conflitti lungo i confini della Russia per danneggiare i propri interessi. Il contenimento geopolitico è per molti versi più difficile della deterrenza militare, inclusa la deterrenza nucleare, poiché richiede una strategia unitaria che comprenda politica, economia, informazione, cultura, scienza, istruzione e politiche giovanili, nonché sforzi coordinati di numerose agenzie governative e istituzioni non statali.29

Conclusioni
Se proviamo a tirare le fila di tutto questo percorso, sembra che le analisi di Putin e Surkov diano proprio voce a quell’impulso imperiale, a quella visione sulla centralità dell’Ucraina che Brzezinski temeva già 30 anni fa. Dando sostanza a quei timori, le tesi di Karaganov sono un’escalation estrema di quella logica, portando quelle paure che, magari, erano più astratte negli anni Novanta del secolo scorso, sul terreno concreto della minaccia nucleare diretta. Si parla di ridefinire le regole globali, di attacchi preventivi contro Paesi europei. A questo punto, la “partnership prematura” di cui parlava Brzezinski appare come una realtà consolidata e ineluttabile. Ora siamo in uno scenario di confronto aperto molto pericoloso, dove l’aspetto più inquietante è rappresentato dalla banalità con cui Karaganov prefigura l’escalation nucleare, cioè non come una follia, ma quasi come una risposta razionale alla debolezza occidentale percepita, un modo per ristabilire la paura e quindi, secondo la sua logica contorta, la stabilità. Fa riflettere questa idea di usare la minaccia estrema come strumento di stabilizzazione e solleva interrogativi enormi sulla deterrenza, sulla sicurezza europea, su tutto l’ordine mondiale.

Nicola Cristadoro
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immagini ministero difesa russo
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Note
17 Il trattato di Brest-Litovsk fu un trattato di pace stipulato tra la Russia bolscevica e gli Imperi centrali il 3 marzo 1918 nell’odierna Bielorussia, presso la città di Brest (al tempo conosciuta come “Brest-Litovsk”) che sancì l’uscita della Russia dal conflitto mondiale, riconoscendo l’indipendenza dell’Ucraina, della Finlandia, della Polonia, della Bielorussia e dei Paesi Baltici, con diverse cessioni territoriali all’impero Austro-Ungarico.
18 V. Surkov, Туманное будущее похабного мира (Il futuro nebbioso del mondo osceno), Aktualnye Kommentarii, 15/02/2022.
19 ESCLUSIVA. Vladislav Sourkov, il vero mago del Cremlino : “La Russia si espanderà in tutte le direzioni, fin dove Dio vorrà, L’Express, 19/03/2025. https://www.lexpress.fr/monde/europe/esclusiva-vladislav-sourkov-il-vero-mago-del-cremlino-la-russia-si-espandera-in-tutte-le-direzioni-OHF7LBDMJFAWZLWO3T3NPIBHMI/.
20 Ibid.
21 Ibid.
22 N. Yermak, D. Basmat, They are Russian-speaking, and there have been referendums,’ — Witkoff parrots Russian propaganda, legitimizing Putin’s claims in Ukraine, Kyiv Independent, 22/03/2025. https://kyivindependent.com/i-dont-regard-putin-as-a-bad-guy-witkoff-says-on-negotiations-with-russia/.
23 The doctrine of nuclear non-deterrence: how the Kremlin turned nuclear blackmail into a tool of conventional warfare, Re-Russia, 09/12/2024. https://re-russia.net/en/analytics/0218/.
24 Ibid.
25 D. Trenin, S. Avakyants, S. Karaganov, From Restraining To Deterring: Nuclear Weapons, Geopolitics, Coalition Strategy, Faculty of World Economy and International Affairs National Research University-Higher School of Economics – Institute of Military Economics and Strategy National Research University-Higher School of Economics, Moscow, 2024, pp. 59-60.
26 Ibid, pp. 67-68.
27 Ibid, p. 72.
28 Ibid, p. 80.
29 Ibid, pp. 88-89.

 

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