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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Classiari
Nelle relazioni fra il mondo classiario e la società civile vi fu certamente un’elevata considerazione di quest’ultima nei confronti delle posizioni di vertice. Sappiamo ad esempio che i comandanti in capo delle flotte pretorie potevano essere chiamati ad esercitare funzioni di giudice in contese private; essi ebbero anche, perlomeno nel tardo impero, delle competenze civili nel sovrintendere all’amministrazione cittadina.
Ricostruzione della facciata del Sacello degli Augustali di Miseno, tempio dedicato ad Augusto e destinato al culto imperiale. Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia (foto D. Carro).
Abbiamo altresì visto che dal livello più alto degli ufficiali superiori classiari si poteva accedere al grado dei centurioni primipili, che erano, a loro volta, dei candidati ideali per l’incarico di praefectus classis, il comandante in capo della flotta. Ebbene questi centurioni primipili erano dei membri della società particolarmente rispettati: se per l’età avanzata essi stessi non potevano accedere al Senato, i propri figli potevano senz’altro ambire a quel salto di qualità. I centurioni avevano delle prospettive non altrettanto insigni, ma comunque decisamente importanti. Navarchi e trierarchi, che rivestivano quel grado, beneficiavano quindi anch’essi di un’elevata considerazione.
Prescindendo dai gradi militari raggiunti, nella società romana tutti i veterani godevano di un consistente e diffuso prestigio, formalmente convalidato a partire dal principato di Adriano, quando la popolazione venne suddivisa fra honestiores e humiliores: nella categoria dei primi – che beneficiavano di privilegi giuridici, quali l’immunità dalla tortura e da ogni pena infamante – rientravano le classi più elevate: i senatori, i cavalieri, i decurioni e i veterani con le proprie famiglie.
Nel loro nuovo status di veterani, i classiari riuscivano dunque ad acquisire, grazie alle competenze ed esperienze maturate in servizio, alla pienezza della cittadinanza romana e alla automatica loro inclusione nella privilegiata categoria degli honestiores, una sicura reputazione di rispettabilità e di affidabilità nell’ambito della comunità cittadina. In tale situazione, ad essi certamente favorevole, diversi veterani – perlopiù provenienti dai gradi superiori, quali i navarchi e i trierarchi, ma non solo – sono pervenuti ad ottenere delle posizioni di particolare prestigio nella élite cittadina, per sé stessi o per i propri figli. Ne conosciamo i seguenti esempi che, desunti dall’epigrafia, sono quasi tutti riferiti a veterani della flotta pretoria Misenense. Dalle epigrafi finora rinvenute, infatti, il solo veterano della flotta Ravennate di cui si conosca un incarico di prestigio assunto dopo il congedo è Gaio Mario Egletto: al termine di un’attività di servizio svolta probabilmente ad un livello di comando, egli rivestì la carica di presidente (patronus) della locale associazione di veterani detta sodalitas ex classe praetoria Ravennatium, tra la fine del II e l’inizio del III secolo.
Dalla colonia dei classiari Misenensi stabilita a Paestum merita segnalare il trierarco Marco Pomponio Libone, i cui due figli sono divenuti Duoviri della città (la massima carica politica), traguardo cui risulta pervenuto poi anche Lucio Valerio Lucano, probabilmente identificabile come ex classiario.

A Misenum abbiamo invece tre esempi di ammissione di veterani, o di loro figli, all’ordine dei Decurioni della città. La prima testimonianza viene da un’iscrizione sepolcrale inedita, purtroppo mutila di tutta la parte sinistra, dalla quale si deduce che il giovane Aulo Sulpiciano era stato ammesso nell’ordine dei Decurioni a soli 21 anni, in deroga all’età minima di 25 anni prevista dalla legge. È stato valutato che suo padre, omonimo, sia stato un veterano della flotta Misenense messosi in particolare luce per i propri meriti e per erogazioni liberali a favore della comunità, tanto da favorire indirettamente un brillante avvio della carriera politica del giovane.
Il secondo esempio è quello di un alto ufficiale, Gaio Giulio Alessandro, che, mentre il grosso delle due flotte pretorie effettuava una spedizione navale in Oriente (per una delle guerre Partiche condotte dai Severi), era stato investito del comando delle forze rimaste in entrambe le basi navali di Miseno e Ravenna (come praepositus reliquationibus), e aveva poi concluso la propria carriera come comandante (stolarchus) della flotta pretoria Misenense; il suo successo dopo il congedo è comprovato dalla statua che gli venne dedicata a Miseno nel 246, a cura di un veteranus Augustorum, in occasione del suo ingresso nell’ordine decurionale di Miseno.
Il terzo e ultimo esempio riguarda un personaggio dalle origini meno elevate, il veterano Gaio Giulio Marone, che venne anch’egli onorato con una statua nel foro di Miseno, sotto il principato di Marco Aurelio e Lucio Vero, a testimonianza della sua brillante carriera pubblica: congedatosi dalla flotta in cui era stato sottufficiale con mansioni da scriba, aveva utilizzato la propria liquidazione per avviare un’attività commerciale nel ramo ittico, aderendo nel contempo al collegium propolae piscium, che raccoglieva probabilmente pescatori e pescivendoli; la sua eccellente reputazione nella società civile gli aveva poi fruttato la nomina a curatore a vita (curator perpetuus) di quel sodalizio; data la grande visibilità acquisita, era stato cooptato nell’ordine dei Decurioni di Miseno, pervenendo infine ad essere eletto Duoviro, la più alta carica politica della città.
Un analogo onore è stato conferito nella città di Volturnum (od. Castel Volturno) al veterano Gaio Giulio Magno, ritiratosi in tale località al momento del congedo, dopo essere pervenuto in servizio al grado di navarchus princeps della flotta pretoria Misenense. Per i meriti acquisiti presso la società civile di Volturnum, egli venne cooptato nell’ordine dei Decurioni di tale città, come venne scritto sulla base della statua che gli venne dedicata in loco nel 198.
Domenico Carro
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