.
livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA
PERIODO: ANTICO
AREA: LIGURIA
parole chiave: statue steli, Liguri, epoca romana
.
“Chi è in tæra predica, chi è in ma navega“ ovvero “Sulla terra si predica, sulle acque del mare si naviga” …. così recita un vecchio proverbio ligure che descrive un popolo inquieto, irriducibile, fiero, chiuso tra le sue montagne ma legato intimamente al mare che ricorre sempre nei suo detti popolari. Ma da dove venivano il Liguri? Cerchiamo oggi di raccontare la loro storia.
Secondo Strabone, citando Esiodo, i Liguri furono tra i più antichi abitanti dell’Occidente. Ma quali sono le loro testimonianze? Le prime presenze antropomorfe nel territorio spezzino risalgono al Paleolitico Medio (80.000 anni fa), dimostrate da numerosi ritrovamenti nella Val di Vara e, in modo particolare, nelle località di Maissana, Carro e Suvero.

il Menhir di Tramonti o pietra del diavolo, una struttura megalitica che sorge in prossimità della frazione di Tramonti, sulla catena montuosa che cinge a ponente il golfo della Spezia, risalente al Neolitico, costruito per motivi rituali da popolazioni proto-liguri
Menhir Tramonti W.jpg – Wikimedia Commons
Per gli appassionati di trekking, lungo i sentieri intorno a La Spezia, sono ancora presenti dei Menhir (monte Caprione e Tramonti) che confermano la frequentazione di antichi popoli sul Monte Caprione, la catena montuosa che cinge a levante il golfo della Spezia, con la presenza di cinque luoghi sacri megalitici (Canna Granda, San Lorenzo, Branzi, Cattafossi, Combara), allineati fra loro che ricordano la forma a W della costellazione di Cassiopea. Nello spezzino sono stati ritrovati anche misteriosi manufatti in arenaria grigia che, come le più note statue stele della Lunigiana – risalenti dalla fine del neolitico all’età del ferro ovvero tra il IV millennio e il VII-VI secolo a.C. – fanno ipotizzare che esistevano contatti umani con le vicine popolazioni corse e sarde lungo le rotte marittime per scambiarsi metalli, ossidiana ed oggetti lavorati.
Un popolo di guerrieri
L’area dello spezzino era abitata dai Liguri, un insieme di popoli di origine molto antica la cui provenienza originale non è stata ancora appurata. Dalle fonti storiche sembrerebbe che occupassero un vasto territorio, ben oltre l’attuale Liguria, originati dalla miscelazione di diverse popolazioni pre-europee, celtiche ma anche locali che di fatto condividevano il territorio compreso tra i fiumi Po, Var (Varo, un fiume francese che sfocia ad ovest di Nizza) e Magra. Sebbene inizialmente fossero dediti all’allevamento e all’agricoltura, in seguito i Liguri si concentrarono sul mare al punto che la parola “Liguri” veniva assimilata a “gente di mare”. Secondo Strabone, nella Geographia, Capo III, “la Ligustica, la quale è situata proprio dentro ai monti Apennini fra quella Celtica …, e la Tirrenia.Ma questo paese non ha bisogno di veruna descrizione, se non forse per dire che gli abitanti vivono dispersi in borgate, arando e scavando un aspro terreno, o piuttosto (come dice Posidonio) tagliando macigni“.
Erano popoli chiusi, poco accoglienti, spesso in guerra fra loro per contendersi un non facile territorio. Diodoro Siculo li descrisse come nemici assai temibili che, pur non essendo particolarmente imponenti dal punto di vista fisico, erano animati da forza e tenacia che li rendeva ancora più terribili dei Galli. Sembrerebbe che i guerrieri liguri fossero ambiti come mercenari e potenze mediterranee, come i Cartaginesi, che li reclutavano per le loro spedizioni. Sotto un certo aspetto avevano molte delle caratteristiche dei popoli del mare che scorrazzavano nel Mediterraneo: dai Sardi ai Libici fino agli Achei.

Tipo B, stele di Taponecco (Licciana) – Precedenti all’arrivo dei Romani in Lunigiana, le Statue Stele ci forniscono importanti informazioni sulla cultura e la religiosità dell’età del rame, del bronzo e del ferro; sebbene semplici nella loro fattura, queste stele mostrano armi, ornamenti, ed iscrizioni misteriose che ci raccontano un mondo complesso, ricco di contatti con civiltà diverse che sono ancora in gran parte da scoprire. Sulla base della loro forma, le statue stele sono classificate in tre gruppi: il Gruppo A, le statue più antiche che si distinguono per la testa a forma di semicerchio attaccata al corpo, ed in cui le braccia e le mani sono rappresentate in forma molto elementare, sul blocco centrale che forma il corpo, mentre il volto viene scavato a forma di U, lasciando gli occhi in rilievo, il Gruppo B, che allo stato attuale delle conoscenze è il più folto e famoso in cui la testa è a forma di mezza luna, divisa dal resto del corpo con un collo spesso robusto, e il Gruppo C, quello delle statue più recenti e realistiche.
Tipo B, stele di Taponecco (Licciana) 01.JPG – Wikimedia Commons
Nel III secolo a.C., i Romani, dopo aver sconfitto gli Etruschi ed integrato i loro territori, arrivando al fiume Magra, si trovarono davanti un territorio ostile, con valli e boschi impervi abitati da tribù bellicose che vivevano arroccate sulle alture1. In realtà, i Romani non avevano nessun interesse per quelle terre, che poco offrivano da un punto di vista economico, ma si trovavano nel passaggio obbligato verso i ricchi territori della Gallia e della penisola iberica (in buona parte occupata dai loro maggiori avversari, i Cartaginesi).
I Romani cercarono inizialmente un approccio amichevole anche perché la fama combattiva di quei popoli e le difficoltà del territorio facevano presagire la difficoltà di poterli sconfiggere in campo aperto. Nonostante i tentativi diplomatici solo i Liguri Genuati (della zona dell’odierna Genova) si accordarono con i Romani mentre gli altri ricercarono un’alleanza, tra l’altro poco credibile, con i Galli Boi per opporsi al passaggio delle legioni romane. Nel 238 a.C. iniziarono i primi scontri terrestri; come previsto, l’avanzata romana fu rallentata dai continui attacchi di guerriglia che costrinsero spesso le legioni a ritirarsi per sfuggire agli agguati. Solo la flotta romana, comandata dal console Quinto Fabio Massimo, riuscì nel suo intento, attaccando la flotta ligure (234-233 a.C.), composta da buoni marinai ma non certo in grado di competere in efficienza bellica con quella romana. Questa vittoria strategica permise ai Romani il controllo della rotta costiera verso la Gallia, che era di fatto l’interesse maggiore per Roma, non certo interessata ad occupare le insidiose colline circostanti.
Un popolo di irriducibili
Probabilmente la situazione sarebbe restata in stallo se non fosse avvenuto che, durante le guerre puniche, i Liguri decisero di schierarsi, da una parte e dell’altra dei due contendenti. Una scelta poco oculata perché, in entrambi gli schieramenti, nei grandi scontri campali subirono gravi sconfitte. Alla fine i Romani presero il controllo del territorio e fu creata la IX Regio dell’Impero romano (poi chiamata Regione Liguria); un vasto territorio che si estendeva dalle Alpi Marittime e Cozie, al Po, al Trebbia ed al Magra che segnava il confine orientale.

La Regio IX o Regione Liguria Augustea, racchiusa tra i fiumi Var (Varo) ad Ovest, il Po a Nord e il Magra ad Est … ed il mar Ligure a Sud
Regio IX Liguria.jpg – Wikimedia Commons
Ciononostante i popoli Liguri superstiti continuarono le loro operazioni di guerriglia, costringendo i Romani a continui interventi in tutta la regione; trincerati sugli Appennini, nel 193 a.C., le tribù liguri si federarono nuovamente e tentarono una controffensiva, spingendosi sempre più a sud fino alla riva destra del fiume Arno ed ottenendo, nel 186 a.C., una vittoria importante sul monte Caprione. Sembra che i Romani, imprudentemente spinti da Quinto Marcio ad avventurarsi in quei territori ostili, tra gole e boschi impenetrabili, vennero accerchiati e massacrati. Fu una battaglia sanguinosa dove i Romani persero circa 4.000 soldati, tre insegne d’aquila della seconda legione e undici vessilli degli alleati latini. Scrisse Tito Livio sulla sconfitta romana, “si stancarono prima gli Apui di inseguire, che i Romani di fuggire” Da quel giorno il luogo del disastro fu chiamato “Saltus Marcius” cioè dove Marcio aveva perso … la sua reputazione.

riproduzione dell’elmo dei Liguri Apuani ritrovato a Pulica, alle spalle del monte di Fosdinovo
Elmo guerriero pulica – Liguri – Wikipedia
In risposta a questa bruciante sconfitta, i Romani approntarono una grande armata di quasi 36.000 soldati, agli ordini dei proconsoli Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tamfilo che, prendendoli di sorpresa, inflisse, nel 180 a.C., una grandissima sconfitta ai Liguri (soprattutto agli irriducibili Apuani o Apui, una tribù che si era inizialmente stabilita aldilà del Magra presso l’attuale Carrara). Gli Apui, sentendosi forti della loro posizione geografica si trovarono invece accerchiati e si arresero ai Romani senza combattere. Consci della testardaggine di quel popolo, Roma ne deportò ben 40.000 nella regione del Sannio; fu uno dei pochi casi in cui i Romani deportarono popolazioni sconfitte senza combattere in un numero così elevato in un’altra regione geografica. Nel 177 a.C. dopo che gli ultimi gruppi di Liguri Apuani si arresero alle forze romane, ad opporsi a Roma restarono solo i Liguri Sengauni, che vivevano nel territorio del Monte Carpione nei pressi delle odierne località della Serra e Rocchetta, come risulta sulla tabula Peutingeriana, Pars IV – Segmentum IV. La loro resistenza fu piegata solo nel 155 a.C. dal console Marco Claudio Marcello (da cui il nome dell’odierno paese di Montemarcello).

estratto della tabula Peutingeriana, Pars IV – Segmentum IV
Tavola Peutingeriana Sengauni.jpg – Wikimedia Commons
La presenza romana sul territorio portò alla fondazione di numerose colonie come Lucca e Luni, originariamente concepite come accampamenti militari (castra) per il controllo del territorio e poi divenuti importanti e prosperi insediamenti commerciali. Quello maggiore, nel territorio spezzino, fu Luni che divenne presto il principale centro commerciale e culturale della regione, come testimoniano le numerose testimonianze archeologiche tra cui l’anfiteatro ed il foro. La presenza romana nel Golfo di La Spezia è descritta da numerosi autori latini tra cui Persio Flacco che, nella Satira VI, descriveva la bellezza del golfo spezzino, “A me tepe la Ligure Spiaggia, e sverna il mio mar, là dove sporgono Scogli immensi, e in gran seno il lido avvallasi. Uopo è veder di Luni il porto, amici“
… porto di Luni che il Monti identificava come porto Venere, e porto Lerice, in pratica inglobando tutto il Golfo della Spezia. Non ultimo vanno citati i resti di importanti ville patrizie tra cui quella di Bocca di Magra, di Marola (presso le vasche di San Vito) e del Varignano che andremo a conoscere meglio in un prossimo articolo per la sua importanza economica ma anche marittima.
Andrea Mucedola
.
in anteprima, statue stele conservate nel castello di Pontremoli
Statue stele – castello di Pontremoli.jpg – Wikimedia Commons
.
1 Rare sono le città dei Liguri. I più abitano casali sparsi sopra le cime dei monti e difesi da terrapieni che dominano le gole delle valli, i pascoli e l’alveo dei torrenti. I loro tuguri sono fatti di pietre sovrapposte senza malta, ma vi stanno di rado aborrendo l’uso dei letti quali fossero altrettanti sepolcri dei vivi.
Strabone, Geografia, IV volume.
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.


