Cavour, La Marmora e le cannoniere sul Garda: Il pensiero navale, la strategia e la sensibilità navale dei montanari sabaudi – parte I

Gian Carlo Poddighe

25 Febbraio 2025
tempo di lettura: 7 minuti

.
livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cavour
.

Nel corso di ricerche sulla formazione del pensiero navale in Italia è stato confermato come in Italia il primato e la coerenza del pensiero marittimo poi industriale ed infine navale, abbia un unico referente, Cavour, anche in questo “padre della Patria”. Nei vari tentativi fatti in Italia per promuovere la raccolta e la conservazione di tutti gli scritti del Conte di Cavour (tra cui la commissione presieduta dall’Onorevole Boselli – che fu istituita nei primi decenni del 900) non sono stati sufficientemente messi in risalto i documenti di più̀ spiccato interesse navale che il grande statista, anche nella figura di Ministro della Marina, ha steso personalmente, con toni di grande partecipazione personale. Da quel poco che oggi si può recuperare della sua specifica azione per l’indirizzo della nazione sulla base di una insolita coscienza e cultura marittima si potrebbero trarre non pochi insegnamenti sulla formazione del pensiero navale.
Le vicende relative alla flottiglia del Garda sono emblematiche (1), un episodio non correttamente ritenuto un episodio “minore” ma al contrario di alto valore simbolico dal punto di vista navale, possono esserne uno spunto, considerando anche il livello dei personaggi coinvolti.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è cavour.jpg

Già molti autori, a partire dal completo ed attendibile saggio di Marco Faraoni, a quello di Aldo Antonicelli sulle cannoniere  del Garda, per finire allo scrivente, hanno trattato il tema della flottiglia del Garda, e del Garda come fronte marittimo e navale, trattandone gli aspetti operativi ma forse trascurandone gli aspetti industriali e logistici. Si è già trattato il titanico impegno (per i mezzi dell’epoca) per la mobilitazione dei mezzi dalla Francia al fronte di guerra, per cui a continuazione si citano solo i punti salienti. Verso la fine della campagna del 1859 Napoleone III considerava il confine sul Garda uno dei fronti da rafforzare, e per questo fece trasportare a Desenzano cinque cannoniere “smontabili” già ordinate a Tolosa per servizio nella sua Marina (identificate come Numeri 6, 7, 8, 9, 10). Fatte arrivare a Genova e da lì via ferrovia (con le limitazioni dell’epoca) a Desenzano per il loro assemblaggio, avrebbero dovuto concorrere all’attacco e alla presa di Peschiera, secondo l’idea d’ impiego del Contrammiraglio francese Dupouy, al quale era sto conferito il comando delle cannoniere, costituite in flottiglia; il rango del Comandante denota l’importanza data al fronte ed all’impiego dei mezzi.

L’armistizio di Villafranca impedì che le cannoniere, già riallestite e varate dal lido di Desenzano ed armate da equipaggi francesi con bandiera francese, venissero impiegate contro le fortificazioni austriache, obbiettivo di grande motivazione per gli equipaggi. La presenza della Marina sul fronte terrestre della guerra non era un fatto isolato e limitato a Francia ed Italia, visto che anche la marina austriaca aveva destinato suoi contingenti per interventi fluviali a supporto dell’esercito, dando tra l’altro origine al curioso e gustoso episodio del “Buttafuoco” che decenni più tardi si intreccerà con la storia della Regia Marina. Con la fine della campagna era previsto che anche le cannoniere rientrassero in patria, al pari delle altre dotazioni del vittorioso esercito imperiale. D’altra parte considerate le difficoltà, i tempi ed i costi che si erano dovuti superare per trasferirle in Italia e quindi sul teatro della guerra (Costruzione a Tolosa, trasferimento fluviale, smontaggio ed imbarco su navi onerarie a Tolone dopo aver raggiunto anche per via marittima tale porto, trasporto marittimo e scarico nel porto di Genova, trasferimento su carri ferroviari e trasporto non solo sino alla stazione di Desenzano ma anche sino al cantiere allestito sul Lido della cittadina, rimontaggio, allestimento e conseguente varo nelle acque del Garda), l’operazione inversa apparve da subito sconsigliabile, lunga, dagli esiti incerti ed antieconomica.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è lago-di-Garda.jpg

Varo delle cannoniere a Desenzano (Stampa dell’epoca) dall’articolo di Aldo Antonicelli
La Marina sul lago di Garda – parte I • OCEAN4FUTURE

Con un’abile mossa Napoleone III, con decreto del 1^ agosto, donava pertanto le unità a Vittorio Emanuele I, dono di portata imperiale che dal punto di vista emblematico ha scarsi riscontri nella storia.
In virtù di questo decreto il contrammiraglio Dupouy, assistito dal capitano di fregata Vèdel e dal sotto-commissario di Marina Sagnier, effettuò il 16 agosto, sempre a Desenzano, la consegna della flottiglia delle cinque cannoniere al contrammiraglio sardo D’Auvare, a sua volta assistito dal capitano di fregata Provana, dal sotto-commissario di Marina Randaccio (che più tardi assunse l’incarico di Direttore Generale della Marina Mercantile, nonché deputato al Parlamento, noto come importante storico della Marina Italiana). Il passaggio di consegne avvenne secondo il più rigido protocollo navale, degno di ben altre squadre, e le cronache dell’ epoca parlano di un forte coinvolgimento emotivo degli ufficiali e degli equipaggi francesi che, come tutti i marinai, erano profondamente legati alle loro navi, con le quali si erano profondamente legati nel corso di una, per l’ epoca, fantastica avventura che li aveva portati per terra e per mare, dal cuore della Francia al Mediterraneo ed ancora per terra, con le navi al seguito come se fossero salmerie al seguito dei fanti, navi che per i ripetuti interventi di costruzione, montaggio smontaggio, di fatto una ricostruzione veramente si può dire conoscessero in ogni chiodo.

Su ciascuna delle navi era stato innalzato il gran pavese con la bandiera di gala, che venne salutata con 21 colpi di cannone e con il grido: “Viva l’Imperatore!!”. Il cambio di bandiera non poteva essere da meno, ed al momento in cui a riva fu innalzato in sostituzione il tricolore italiano, i nuovi equipaggi lo salutarono a loro volta con gli stessi onori, 21 colpi di cannone e col grido: “Viva il Re.” A sottolineare la solennità della cerimonia, e l’importanza della stessa, per rendere più solenne l’atto era stata schierata sulla riva una intera divisione di fanteria piemontese con una batteria d’artiglieria da campagna che presentavano le armi. Cerimonie di rigido protocollo militare, ma anche di coinvolgimento sentimentale; il cambio di bandiera, ci nazionalità, di una nave da guerra – e di questo si trattava – non può avvenire senza un forte coinvolgimento emotivo degli equipaggi. La nave è viva, non è un “oggetto”, una “cosa”, è un tutt’uno con suoi uomini, vive e palpita con loro, e quando la si lascia, voi per cambio di destinazione, vuoi per disarmo vuoi per un cambio radicale come in quel caso, il passaggio è un abbandono sempre un po’ straziante. Un mese dopo questo avvenimento, Lamarmora — successore di Cavour al governo dopo Villafranca — costituiva con decreto reale la Regia Flottiglia interna del Lago di Garda, comando organico della Marina composto dalle cinque cannoniere ex francesi e «da quelle altre navi che in progresso di tempo vi saranno aggiunte» Si arriva così alla fine del 1859, in un contesto politico nel quale Cavour, abbandonato il Governo dopo l’armistizio, si era ritirato a Leini pur rimanendo estremamente influente, padre spirituale riconosciuto del movimento unitario nazionale. Abbandono momentaneo, e quando all’inizio del 1860 riappare sulla scena politica formando un nuovo Gabinetto chiama a farne parte, quale ministro della Guerra e Marina, il generale Manfredo Fanti.

L’ importanza nel dicastero del Comando della Flottiglia è dimostrata dal fatto che tra i primi atti del Ministro questi decise di dare un ulteriore segnale, assegnando alle cannoniere nomi al posto dei numeri che sino all’ora le distinguevano, assumendo così anche formalmente un rango di unità combattenti, anche se non proprio “di linea”. I nomi furono prescelti, date le dimensioni delle navi e le caratteristiche del loro potenziale impiego, fra quelli dei numerosi e brillanti fatti d’armi di fiancheggiamento alle grandi battaglie avvenuti nell’appena conclusa guerra combattuta nel 1859 contro l’Austria (2). Dalle più significative di queste azioni belliche Manfredo Fanti trasse i nomi per le cinque cannoniere, che il Decreto Reale del 2 Febbraio 1860 stabiliva in: Frassineto, Sesia, Torrione, Castenedolo, Pozzolengo. Sul Garda “binazionale”, la presenza di queste cannoniere aveva un effetto di grande richiamo sulle popolazioni, anche di quelle ancora soggette all’Austria. Un fenomeno tanto rilevante che nella primavera del 1860 il Comandante la Flottiglia, il Capitano di Fregata cavalier Montezemolo, chiedeva al Comandante Generale della Marina in Genova l’autorizzazione d’arruolare nel Corpo Reale Equipaggi i “giovani laghisti” che frequentemente si presentavano per essere incorporati negli equipaggi delle cannoniere. Era certamente un’Italia in fermento, in cui si sovrapponevano moti ed eventi, basta sottolineare la spedizione dei Mille con le sue conseguenze politico-militari, effetti positivi, unificanti sul fronte interne ma anche effetti negativi negli atteggiamenti dei Paesi europei mentre l’Austria rafforzava la presenza militare nel Quadrilatero. In queste circostanze anche per l’Italia era necessario un rafforzamento tanto reale quanto dimostrativo delle frontiere, tenendo conto dell’instabilità generale e dalle pessime delimitazioni del trattato di Zurigo con il quale si erano concluse le ostilità.
Fine I Parte – continua
Gian Carlo Poddighe
.

in anteprima, due cannoniere in acqua ad allestimento pressoché completo e con l’armamento installato. La ruota del timone appare collocata più a poppavia di quanto risulta dal progetto. Foto di Léon Méhédin, Campagne d’Italie en 1859. dal saggio (LE CANNONIERE DI NAPOLEONE III SUL LAGO DI GARDA NELLA CAMPAGNA DEL 1859.pdf di Aldo Antonicelli

Note

(1) È lo stesso titolo del saggio a cui fanno riferimento queste note

(2) Episodi in base ai quali Manfredo Fanti attribuì i nomi alle prime cinque cannoniere (non si sono rintracciati sinora i dati per le successive due):
 il tentativo da parte degli austriaci a passare il Po a Frassineto il 3 e 4 maggio, tentativo contrastato ed impedito dalle truppe del generale Cialdini;

 il doppio movimento operato dal generale Cialdini il 20 Maggio per proteggere la costruzione d’un ponte sul Sesia e impadronirsi del capo sinistro del ponte di Vercelli, rotto dagli austriaci, in cui due colonne guadarono il fiume, sostenendo un vivace combattimento e sorprendendo in tal modo il nemico al Torrione , preso con prigionieri e salmerie;

 l’attacco contro agli austriaci a Rezzato e a Treponti il 15 Giugno dei Cacciatori delle Alpi guidati da Medici, i quali osarono, sebbene in piccolo numero, inseguire il nemico fino a Castenedolo,

 il brillante esito della ricognizione operata verso Pozzolengo il 22 Giugno da una compagnia di bersaglieri e da un plotone di cavalleria Monferrato, con l’imboscata ad un reparto di 350 cavalieri con due pezzi d’artiglieria, parte catturati ed il resto in fuga.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.
PARTE I PARTE II
.
.

(Visited 142 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua