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livello elementare.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERIALE
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Classiari, vita di bordo
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Prima di chiudere questa breve illustrazione del vestiario e dell’armamento individuale utilizzato dalla fanteria di marina dell’antica Roma, possiamo ottenere qualche interessante conferma dai dati che ci sono pervenuti direttamente da due specifici classiari, superando i 19 o 20 secoli che da essi ci separano.
Il primo è il classiario Claudio Terenziano, di cui abbiamo notizie dalla sua viva voce, o più precisamente da alcune delle lettere che scrisse nelle prime fasi del suo servizio a bordo della liburna Nilo della classis Augusta Alexandrina, poco dopo il suo arruolamento. Nell’imminenza della partenza della sua nave dalla base, nell’ambito di una spedizione navale urgente nelle acque della Siria (circa 115 d.C.), egli chiese a suo padre di inviargli il seguente materiale (che, evidentemente, dal comando della flotta Alessandrina non veniva fornito alle reclute): un gladio da battaglia (gladium pugnatorium), una lancia, una dolabra, un grappino (copla), due dei migliori giavellotti disponibili, un mantello “castalino” (byrrum castalinum), e una tunica con cintura, insieme alle brache.
Nella seconda lettera, inviata circa un mese dopo, egli riferì al padre di essere stato brevemente ammalato a bordo della liburna (quando la nave era fuori sede) e richiese il seguente ulteriore materiale: un paio di caligae, un paio di calzini di feltro (udones) e un’altra dolabra al posto della precedente che egli aveva barattato a bordo.

dolabra (specie di picozza) esposta al museo di Reims Dolabra 03289.jpg – Wikimedia Commons
Il secondo nostro testimone diretto non ha lasciato uno scritto, ma lo abbiamo conosciuto dai suoi resti carbonizzati rinvenuti sull’antica spiaggia di Ercolano, dopo aver scavato uno strato spesso circa venti metri di detriti vulcanici emessi dal Vesuvio nella notte fra il 24 e il 25 ottobre del 79 d.C.; si tratta di un classiario di Miseno, probabilmente un ufficiale partecipante all’operazione di soccorso condotta da Plinio il Vecchio – comandante in capo della flotta – per trarre in salvo con le sue quadriremi le popolazioni costiere mortalmente minacciate dall’eruzione 1. Egli era stato verosimilmente lasciato lì per garantire il servizio d’ordine fino al ritorno della propria quadrireme, recatasi a portare al sicuro il primo carico di sfollati. L’imprevedibile e repentino arrivo della prima nube ardente lo ha sorpreso e istantaneamente arso, così com’è contestualmente accaduto ai 311 Ercolanesi rimasti sotto le arcate affacciate sulla spiaggia, in attesa del proprio imbarco. I resti del nostro classiario, un uomo di 40-45 anni e di notevole statura per l’epoca (1,80 m), sono dunque stati trovati su quella spiaggia, in prossimità del relitto dell’imbarcazione lasciata lì insieme a lui. Ai fianchi del suo scheletro erano presenti il gladio e il pugnale – entrambi nel proprio fodero e attaccati a cinture di particolare pregio –, oltre al denaro che portava con sé (tre monete d’oro e una decina d’argento e di bronzo, fuoriuscite da un borsello che non si è conservato), mentre alle sue spalle, contenuti in una sacca di pelle pressoché totalmente distrutta dall’alta temperatura, vi erano vari strumenti di lavoro: una dolabra, due scalpelli e un punteruolo.

Queste due suggestive testimonianze, oltre a confermare l’uso, da parte dei classiari, dei capi d’abbigliamento già noti (tunica con cintura, mantello e anche brache a partire dal II secolo), nonché delle principali armi individuali (gladio, pugnale, lancia e giavellotti), pone sotto una nuova luce la dolabra, che parrebbe essere stata in dotazione non solo ai tecnici, addetti alle costruzioni navali, ma anche agli operativi: se ne doveva dunque prevedere un impiego piuttosto frequente e diffuso.
Domenico Carro
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in anteprima, gladio ritrovato ad Ercolano @photo credit Luciano Pedicini – parco Archeologico di Ercolano – da Pinterest – Skeleton found in Herculaneum was a Roman officer trying to help others during Mt. Vesuvius eruption
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1 Vedi anche:
Pompei ed Ercolano anno 79 d.C.: un’intrepida operazione navale della flotta romana – parte I • OCEAN4FUTURE e parti successive, Domenico Carro
Plinio il Vecchio: morte e “resurrezione” di un ammiraglio – parte I • OCEAN4FUTURE, Guglielmo Evangelista
Il corpo ritrovato a Stabia apparteneva a Plinio il Vecchio? Un cold case di quasi duemila anni – parte II • OCEAN4FUTURE , Guglielmo Evangelista
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