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livello elementare.
ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: animali marini pericolosi, celenterati
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Abbiamo raccontato nel primo articolo i pericoli derivanti dal contatto accidentale con alcuni organismi marini. Oggi parliamo delle meduse, anche loro appartenenti ai Celenterati.
I Celenterati, chiamati anche Cnidari, a causa di particolari cellule urticanti, cnidocisti (o cnidoblasti), che si trovano sia nell’ectoderma sia nell’endoderma dell’animale. Questi animali, nel loro ciclo di vita, presentano un’alternanza di generazioni, con due forme distinte: il polipo e la medusa. Il polipo è la forma propria degli individui sessili, tipica degli Antozoi (come ad esempio i coralli e gli anemoni di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente) mentre la forma di medusa è propria di individui planctonici ovvero che vivono sempre liberi nell’acqua dopo la riproduzione sessuata di un polipo. Nel caso dei Cnidari il pericolo viene dalle loro vesciche (cnidocisti) che contengono un liquido urticante, provviste di un prolungamento sensitivo esterno (cnidociglio) che, quando stimolato, emette dall’interno della capsula un lunghissimo e sottilissimo filamento tubulare che inietta il liquido urticante nell’animale con cui viene a contatto. Ovviamente, e per nostra fortuna, l’impatto dell’avvelenamento dipende dall’organismo specifico e dalla reazione della sfortunata vittima. Per quanto sopra, esistono meduse non pericolose ma anche altre, che descriverò di seguito, il cui contatto può essere anche letale.

Chironex fleckeri, vespa di mare
Chironex fleckeri vespadimare.jpg Wikimedia Commons
Fra le meduse più pericolose in assoluto abbiamo le cubomeduse; di loro sono state identificate ben sedici specie alcune delle quali sono risultate letali anche per gli esseri umani. Tra di esse la Chironex fleckeri (vespa di mare) e Carukia barnesi il cui veleno può essere letale in alcuni casi in meno di 15-30 minuti. In particolare, la Carukia barnesi è in grado di penetrare il materiale di un costume da bagno provocando la sindrome di Irukandji. I sintomi si sviluppano entro 5-60 minuti con dolore addominale, vomito, sudorazione, espettorazione di muco e polso irregolare. Il recupero nei casi più lievi di solito avviene in uno o due giorni ma nel caso di punture multiple, può verificarsi un potenziale shock anafilattico. Oltre al dolore, la vittima può annegare dopo lo shock iniziale se non prontamente soccorsa. Altre sono tossiche ma di solito non mortali.

Carukia barnesi, è una cubo medusa della famiglia CarukiIdae, principalmente riconoscibile per l’assenza di facelle. La strisciata della C. barnesi può procurare la sindrome di Irukandji, una serie di dolorosi effetti che possono apparire ore dopo il contatto con la medusa.
Carukia barnesi 001A.jpg – Wikimedia Commons
I sintomi dell’avvelenamento da parte delle meduse cubo includono dolori lancinanti, lesioni cutanee con cicatrici permanenti e distress respiratorio (ARDS), una grave condizione medica caratterizzata da infiammazione dei polmoni e conseguente incapacità di assimilare l’ossigeno necessario all’interno organismo. Inoltre, il contatto può provocare un arresto cardiaco e la caduta in uno stato di assenza di coscienza causato dall’intossicazione e dai danni al sistema nervoso centrale (coma) con conseguente morte. Questo è causato dalla distruzione dei vasi sanguigni e dai gravi spasmi muscolari, che colpiscono anche il muscolo cardiaco, che non riesce a riempirsi di sangue prima del battito successivo causando insufficienza cardiaca. Gli effetti possono essere quindi letali in pochi minuti. Le meduse scatola possono nuotare a una velocità massima di circa quattro nodi e hanno occhi sofisticati con lenti, cornea, retina e iride. È possibile che inseguano attivamente la loro preda. Sebbene il loro corpo possa raggiungere trenta centimetri di diametro, i tentacoli possono essere lunghi fino a tre metri, allungando il raggio della loro pericolosità. Anche se disponibile un antidoto, la somministrazione potrebbe non essere sufficiente.

Chironex yamaguchii (giapponese: ハブクラゲ, Habu-kurage) è una specie di cubo medusa diffusa nel Mar delle Filippine. La specie è molto tossica e può essere mortale nell’Uomo
Chironex yamaguchii – Wikipedia
In uno studio sulle vittime dal 1836 al 1960, il tasso di mortalità era stato stimato di circa il 9% ma i valori stanno aumentando. Per chi volesse approfondire, in un altro studio, The global spread of jellyfish hazards mirrors the pace of human imprint in the marine environment – ScienceDirect, pubblicato su Science Direct nel 2023, sono mostrati alcuni dati importanti per la valutazione del rischio da parte di questi animali, suddivisi per tipologie e aree geografiche.

Rappresentazione schematica della procedura di data mining utilizzata nello studio The global spread of jellyfish hazards mirrors the pace of human imprint in the marine environment – ScienceDirect
Un pericolo che ha anche ricadute sociali. L’aumento delle popolazioni e la loro distribuzione in altri bacini marittimi influisce su aspetti economici (pesca, turismo, attività inn mare) essendo legato al riscaldamento degli oceani e andandosi a sommare ai rischi conseguenti ai cambiamenti climatici.

L’aumento delle popolazioni pericolose va ben oltre il pericolo per l’individuo. Secondo lo studio citato, la mancata integrazione dei pericoli delle meduse nelle indagini oceaniche potrebbe produrre un quadro fuorviante della salute degli oceani e compromettere il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite relativi alla salute degli oceani – da studio citato
Non ultima va menzionata la Caravella Portoghese (Physalia physalis), presente anche nel Mar Mediterraneo, in realtà una colonia di individui più piccoli che formano un’unica unità. La sezione superiore, riempita di gas (tossico che può causare lesioni agli occhi), funge da vela sulla superficie del mare, trasportandola alla deriva. I tentacoli, che possono raggiungere venti metri o più, sono dotati di nematocisti. Il veleno è neurotossico e causa la paralisi della vittima, e potrebbe essere fatale anche per l’Uomo. I sintomi dell’avvelenamento includono un intenso dolore locale che si estende poi al sistema linfatico e coinvolge articolazioni e muscoli.

la caravella portoghese un pericolo anche nel Mar Mediterraneo e lungo le nostre coste, quando spiaggiata.
Portuguese Man-O-War (Physalia physalis).jpg – Wikimedia Commons
In questo caso, il pronto soccorso, indossando guanti protettivi, include il risciacquo della pelle con acqua di mare (NON usare acqua dolce o ghiaccio) e l’applicazione di aceto oppure alcol isopropilico dal 40 al 70%. Se non disponibile, può essere utilizzata una soluzione di ammoniaca al 25%. E’ quindi consigliato rimuovere i tentacoli usando guanti e pinze (anche una carta di credito può essere un buon strumento di raschiatura) ed applicare crema da barba, radendo la zona nel caso vi siano ancora tentacoli residui. Va poi applicata una lozione all’idrocortisone (dallo 0,5% all’1,0%) due volte al giorno, interrompendo solo se si sviluppa un’infezione. Se gli occhi sono coinvolti, sciacquare con acqua dolce irrorando con almeno 1 o 2 litri. Il più rapido controllo medico è comunque prioritario.

Avviso di pericolo a causa della presenza di meduse in Australia nei mesi estivi
Marinesting1.jpg – Wikimedia Commons
In estrema sintesi, questi animali sono un pericolo reale che ha portato le Autorità locali della regione indo-pacifica, dall’Australia alle Isole Salomone, Filippine, Singapore, Nuova Guinea e Borneo ad assumere contromisure che comprendono reti anti meduse per proteggere le spiagge e, in alcuni casi, il divieto totale della balneazione. Ancora una volta la migliore prevenzione è evitare di immergersi in aree dove la presenza di queste meduse è più probabile ed usare sempre adeguate protezioni per il corpo con mute adeguate. Va compreso che l’habitat più comune di questi animali sono le acque costiere fangose, come nelle aree vicine agli estuari, dove gli adulti depongono le uova a fine estate e muoiono. Le larve si depositano sulle superfici dure, sviluppandosi prima in polipi che si trasformeranno nella fase planctonica in meduse. La massima concentrazione di adulti è in Australia alla fine dell’estate australe (da marzo ai primi di aprile).
Giorgio Caramanna
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