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Una ragione di più contro lo shark finning: il consumo delle carni di squalo può causare un pericolo per la salute umana

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: PESCA
parole chiave: carne di squalo

 

In un recente studio dell’Università di Miami (UM) viene rivelata la scoperta nelle pinne e nei muscoli di dieci specie di squali di alte concentrazioni di tossine legate a malattie neuro degenerative. Il problema è sensibile in quanto il consumo di carni di questi animali è ancora molto elevato in molte zone del mondo. Molti europei non sono a conoscenza che pesci come la verdesca, lo smeriglio, lo spinarolo, il palombo, il gattuccio ed il mako sono squali e li consumano. E purtroppo sembra che queste carni piacciano molto anche in Italia in quanto siamo il quarto maggior importatore di prodotti di squalo al mondo dopo la Spagna, la Corea ed Hong Kong, ponendoci tra i maggiori consumatori europei.

verdesca-tonno

Anche l’andamento delle catture di altri tonnidi (Thunnus maccoyii, Thunnini, Makaira indica, eccetera) è in declino (vedi grafico), così l’industria della pesca, dalla fine degli anni Novanta – il periodo del declino di tutte le specie di predatori marini classici (dal tonno al pesce spada, al marlin) –, si è buttata alla pesca di un altro predatore: la verdesca (questa volta appartenente alla famiglia degli squali). Come si può vedere le catture di verdesca sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni, raggiungendo le 65.138 tonnellate nel 2010. dal link 

Secondo la Shark Alliance, nel 2006, l’Italia ha importato più di 13 mila tonnellate di prodotti di squalo (80% congelato) di diverse specie ma anche spinaroli e gattucci freschi refrigerati da più di 35 Paesi, per lo più dalla Spagna (45% di tutte le catture dell’Ue) ma anche dal Vietnam, Francia e Regno Unito. A fianco della pesca tradizionale ci sono però pescatori che praticano il finning, cioè il taglio delle pinne dall’animale vivo, seguito dall’abbandono dello squalo agonizzante. Si tratta di una modalità crudele, vietata ma molto in auge in Asia per via delle caratteristiche nutritive “particolari ” attribuite dalla tradizione culinaria orientale alle pinne di squalo. Per porre fine a una situazione che sta mettendo in serio pericolo il 42% delle oltre 40 specie del Mar Mediterrano (fonte l’International Union for the Conservation of the Nature), Shark Alliance ha lanciato la quinta settimana europea dello squalo, dal 15 al 23 ottobre 2016 per una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Al di là dell’aspetto ecologico esiste anche un allarme sanitario
Dallo studio della Miami University si evince che una limitazione del consumo di carne di squali può avere benefici per la salute per i consumatori. I ricercatori della UM Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Science e UM Miller School of Medicine hanno rilevato importanti concentrazioni di mercurio e β-N-metilammino-L-alanina (BMAA) e di tossine nelle pinne e dei muscoli di tutte le specie di squali presenti nell’ oceano Atlantico e Pacifico, a livelli che possono costituire una minaccia per la salute umana. In particolare, hanno trovato BMAA (β-Methylamino-L-alanine), prodotto dai cyanobacteria negli ambienti  marini, delle acque dolci e terrestri, in  grandi quantità nelle  pinne di squalo e negli integratori ricavati con la cartilagine di squalo, mentre il metilmercurio (neurotossico) è stato ritrovato per bioaccumulazione negli squali grazie alla loro relativamente lunga durata della vita.  

Come è noto  gli squali sono predatori che vivono nel livello più alto della catena alimentare quindi,  vivendo più a lungo, i loro tessuti tendono ad accumulare e concentrare le tossine, che non solo possono costituire una minaccia per la salute degli squali, ma anche per quella dei consumatori umani.

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dallo studio citato, pubblicato il 16 agosto 2026 dalla rivista Toxins si possono vedere le concentrazioni di BMAA in dieci specie di squaliCyanobacterial Neurotoxin BMAA and Mercury in Sharks

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Credit: Photo – Neil Hammerschlag, Ph.D. Grafica – Università di Miami Miller School of Medicine

Recenti studi hanno collegato il BMAA a gravissime malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA),” ha detto Deborah Mash, professore di neurologia e autore dello studio. Mentre sia il mercurio e BMAA da soli rappresentino già un rischio per la salute, insieme possono anche avere un forte impatto tossico sinergico. Una minaccia quindi da non trascurare. “I nostri risultati suggeriscono che gli esseri umani che consumano carni di squali possono essere a rischio di sviluppo di malattie neurologiche.” ha detto Mash.

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Chi è il vero predatore?

L’aumento della domanda di carni e pinne di squalo, ampiamente consumati in Asia e nel mondo dalle comunità asiatiche, considerate una prelibatezza e fonte di medicina tradizionale cinese, non può quindi essere trascurato, in considerazione delle importanti ricadute sanitarie. Ma non si tratta solo di carni congelate o fresche, vi è un aumento degli integratori alimentari contenenti cartilagine di squalo che vengono  consumati a livello globale. Le persone devono essere quindi consapevoli del rischio e limitarne il consumo. Limitare il consumo di parti di squalo potrebbe portare benefici per la salute dei consumatori e, ridurre il rischio di estinzione.

Per approfondire questo interessante studio, aprite questo link “Cyanobacterial Neurotoxin BMAA and Mercury in Sharks“. Lo studio  è stato pubblicato il 16 agosto nella rivista Toxins. Coautori dello studio sono stati : Neil Hammerschlag; David A. Davis, Kiyo Mondo, Matthew S. Seely, e Deborah C. Mash dal UM Miller School, Dipartimento di Neurologia di Medicina; Susan J. Murch e William Broc Glover presso la University of British Columbia; e Timothy Divoll e David C. Evers presso l’Istituto di ricerca sulla biodiversità nel Maine. La Fondazione W. Hoover Herbert ha fornito il finanziamento per questo studio. L’Università di Miami è uno dei più grandi istituti di ricerca privati ​​nel sud degli Stati Uniti. La missione dell’Università è quello di fornire un’istruzione di qualità, attraendo  e trattenendo al suo interno i migliori  studenti, sostenere la facoltà e la ricerca, e costruire un fondo per iniziative universitarie. Fondata nel 1940, la Scuola Rosenstiel di Scienze marine e atmosferiche è diventata una delle istituzioni maggiori di ricerca del mondo. Offrendo studi accademici interdisciplinari (vedi la brochure dell’istituto Rosenstiel School) è dedicata ad aiutare le comunità a comprendere meglio il pianeta, partecipando alla creazione di politiche ambientali, e contribuire al miglioramento della società e la qualità della vita.

Per ulteriori informazioni, visitare: www.rsmas.miami.edu  o, per  il programma di ricerca e conservazione degli squali di UM,  www.SharkTagging.com

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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