.
ARGOMENTO: STORIA ROMANA
PERIODO: II-II secolo a.C
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: Annibale Barca, Scipione
Divenuta la maggiore potenza navale del bacino occidentale del Mediterraneo, Roma ebbe occasione di esercitare autorevolmente il dominio del mare nella successiva durissima prova che dovette affrontare per superare il revanscismo punico. Annibale Barca, avendo giurato al padre guerra ad oltranza contro i Romani, mosse dalla Spagna con un esercito lungamente preparato e, dopo aver superato i Pirenei e le Alpi, piombò in Italia, infliggendo alle legioni romane una serie di ben quattro sconfitte (218-216 a.C.), una più spaventosa dell’altra:Ticino, Trebbia, Trasimeno, Canne. Sembrò che Roma fosse ormai rimasta priva di eserciti per difendere le proprie mura, e ci si domandò come mai Annibale, che pur si avvicinò ad esse, non avesse approfittato della situazione disperata in cui versava l’odiato nemico e non gli avesse inflitto il colpo di grazia mettendo l’Urbe a ferro e fuoco. Annibale un indeciso? un debole? un buonista? un crapulone che si lascia attrarre e rammollire dagli “ozi di Capua”? Evidentemente no. Se non tentò nemmeno di espugnare Roma è perché non lo poté fare. I Romani non glie lo consentirono.

L’esercito di Annibale attraversa il Rodano – autore Henri Motte Hannibal traverse le Rhône Henri Motte 1878.jpg – Wikimedia Commons
Ma ricominciamo dall’inizio, per capire quale fu la strategia di Roma. La partenza di Annibale dalla Spagna era ampiamente nota ai Romani, che intendevano intercettarlo al momento del suo attraversamento del Rodano. A tal fine, uno di due consoli in carica in quell’anno (218 a.C.), Publio Scipione, padre del futuro Africano, si era recato con la sua flotta alle foci di quel fiume, ove aveva appreso che Annibale si era diretto molto più a nord. Allora, per intercettarlo dopo l’attraversamento delle Alpi, egli si diresse con poche navi verso Genova e Pisa (per marciare con le legioni verso Annibale), mentre la maggior parte della flotta, al comando di suo fratello Gneo, proseguì verso la Spagna per impegnare Asdrubale, fratello di Annibale. Nel frattempo, l’altro console con una flotta ancor più grande si era diretto verso le acque sicule; dopo aver preso possesso dell’isola di Malta, per meglio controllare le acque del canale di Sicilia, navigò verso nord, risalì l’Adriatico e sbarcò a Rimini per marciare anche lui contro Annibale. L’attenzione dei Romani, come si vede, non era concentrata sulle mosse di Annibale, ma era rivolta anche al controllo delle acque al largo di Cartagine, per inibire qualsiasi azione diretta contro l’Italia, ed allo scacchiere spagnolo, laddove vi era la riserva strategica delle forze puniche.

Disposizione delle truppe cartaginesi e delle legioni romane nella battaglia del lago Trasimeno in accordo con quanto teorizzato dagli storici Fuchs, Pareti e De Sanctis. Il sito della battaglia venne da loro, indipendentemente l’uno dall’altro, identificato ad inizio XX° secolo nella valle che corre lungo la sponda settentrionale del Trasimeno, circondata da alte colline che partono dal Monte Gualandro (Ovest) a Montigeto (Est). Nella mappa viene evidenziata la via di fuga dei 6.000 Romani secondo Pareti (verso le colline) e secondo Fuchs/De Sanctis (verso Passignano), unica divergenza di opinione sostanziale tra i tre. Battaglia del Trasimeno – Teoria Fuchs-Pareti-De Sanctis.jpg – Wikimedia Commons
Dopo la sconfitta di Trasimeno, mentre già si temeva per la sopravvivenza di Roma, l’unico console superstite venne inviato per mare con una grande flotta per controllare le acque al largo della Corsica, della Sardegna e delle acque africane: dopo essere passato dalle isole di Menige (Gerba) e Cercina (Kerkennah), il console prese possesso dell’isola di Pantelleria, per migliorare ancora il controllo del canale di Sicilia. Dopo l’ancor più tragica disfatta di Canne, si disse che la salvezza dei Romani fu dovuta alla saggezza di Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore in virtù della sua cosiddetta “tattica temporeggiatrice” [29]. In realtà quella non fu una tattica, ma una vera e propria strategia, e l’epiteto che allude ad un presunto temporeggiamento è un po’ troppo generico e rischia di essere fuorviante. In effetti, il semplice prendere tempo, che somiglia molto ad un rinvio di decisioni, non ha mai risolto alcun problema. Per comprendere bene in cosa poté allora consistere questa strategia occorre trarre una logica dalla complessa serie di azioni compiute dai Romani nella vasta scacchiera in cui si giocò l’intero conflitto: dall’Italia alla Spagna, alla penisola balcanica ed all’Africa, nonché su tutte le acque del Mediterraneo occidentale e dell’Egeo, oltre alle acque oceaniche fino a Cadice. Per meglio visualizzare tale complessità, ci si può riferire al riepilogo grafico delle operazioni navali compiute dai Romani durante questa guerra.
Le principali operazioni marittime svolte dai Romani
Nel corso del conflitto, la grande strategia romana ebbe modo di esprimersi con provvedimenti talmente oculati da dimostrare quanto ampia fosse, da Roma, la visione delle esigenze prioritarie e quanto lungimirante e sicura fosse la maestria del Senato nel gestire tutte le risorse disponibili. Risulta anche evidente che i Romani confidassero soprattutto nella valenza del potere marittimo per ottenere un complesso di risultati, la cui efficacia strategica non avrebbe potuto manifestarsi in tempi brevi, ma che dovevano concorrere in modo determinante al conseguimento della vittoria finale. In particolare, mentre Annibale era tenuto costantemente sotto controllo dal coraggioso e tenace Marco Claudio Marcello, gli venne fermamente precluso l’accesso al mare, frustrando tutti i reiterati tentativi ch’egli effettuò verso i porti della Campania ed infine contro Taranto. Solo in questa città egli riuscì ad entrare, grazie ad un tradimento, ma non poté conquistarne né la rocca, né il porto, e finì per essere costretto a fuggire prima di aver potuto ricevere aiuti dalla madrepatria. Nel contempo i Romani continuarono a controllare le acque africane per impedire ogni attività navale di rilievo, e ad operare in varie aree decentrate: in Spagna, per inibire le potenzialità di quel serbatoio logistico a favore di Annibale; in Sicilia, per sottrarre Siracusa dalla pericolosa influenza punica; ed in Grecia, per privare il Cartaginese della possibilità di ricevere il consistente aiuto promessogli da Filippo V, re di Macedonia. Avendo in tal modo irretito [30] Annibale, i Romani lo costrinsero infine a combattere in Africa (204 a.C.), a rassegnarsi alle condizioni della pace, che includevano la distruzione della flotta punica ed il divieto di ricostruirla.

Denario con l’effige di Marco Claudio Marcello (I sec. a.C.) in un conio celebrativo curato da un discendente di Marcello, per ricordare la conquista della Sicilia (a questo allude il triscele a sinistra), avvenuta nel 212-210 a.C. Denarius Publius Cornelius Lentulus Marcellinus 3 Obverse.png – Wikimedia Commons
È noto che il vero epilogo del confronto fra Roma e Cartagine avvenne mezzo secolo dopo, con la terza guerra punica, motivata dal tentativo cartaginese di ricostruire la propria flotta e da altre violazioni del trattato di pace. I Romani allora sbarcarono nuovamente in Africa, per imporre ai Cartaginesi di abbandonare la loro città e di trasferirsi nell’entroterra, ad una distanza non inferiore a 15 km dal mare. Poiché i Cartaginesi rifiutarono di accettare di abbandonare il mare, la città venne assediata. Dopo un’ultima uscita in mare della flotta punica, sconfitta da Romani nelle acque di Cartagine (147 a.C.), la popolazione fu costretta alla resa e la città venne distrutta.
Domenico Carro
Note
[29] A proposito di Quinto Fabio Massimo, Cicerone fa dire a Catone: “Splendidamente dice di lui il mio amico Ennio: «Un uomo solo, temporeggiando, rialzò le nostre sorti. Non anteponeva le chiacchiere alla salvezza della Patria. Perciò la gloria di quel grande risplende sempre di più.»” (Cic., Senect., IV, 10)
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.
.
.


