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ARGOMENTO: MITI
PERIODO: 6 gennaio
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Epifania, Befana
In Italia abbiamo una tradizione che è tipicamente italiana: la Befana. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’Epifania) si racconta di una vecchina che, a cavallo di una ormai logora scopa, raggiunge le case dei bambini per riempire di dolciumi le loro calze appese al camino; al mattino i bimbi che si sono comportati bene durante l’anno troveranno caramelle e dolciumi, quelli cattivi (ma possono essere cattivi i bambini?) carbone o duro formaggio.
La Befana: storia e origini di una vecchietta che ci tocca il cuore
L’origine del termine “Befana” è legato alla parola “Epifania” ovvero manifestazione; il termine greco originale ἐπιφάνεια (epifáneia) si contaminò nel tempo fino a portare al termine bifanìa e befanìa. La sua origine, come quella dell’albero di Natale, sarebbe connessa ad antichi riti propiziatori di passaggio pagani del X-VI secolo a.C, legati al raccolto dell’anno appena trascorso e quello nuovo in arrivo.
Gli antichi Romani ereditarono questa tradizione celtica inserendola nel proprio calendario, dopo il periodo solstizio solare di inverno (21 dicembre), dedicato al Sol Invictus, il giorno in cui le giornate riprendevano ad allungarsi. Nel periodo di gennaio era usanza nel nord Italia festeggiare l’avvicinarsi della Primavera a titolo propiziatorio, con la speranza di raccolti abbondanti dopo le fredde giornate invernali. In quel periodo venivano accesi fantocci di sterpaglie e si raccontavano ai bambini storie di figure femminili che volavano nottetempo sopra i campi portando cibo e ricchezze. Tra queste la dea Diana, associata alla Luna ed alla caccia, e le divinità Sàtia (dea della sazietà) e Abùndia (dea dell’abbondanza). Tradizioni popolari radicate nelle culture pagane che perdurarono fino al IV secolo d.C. quando i Cristiani, e in particolare, la Chiesa condannò questi riti e tradizioni e trasformò la divinità volante in una donna anziana, armata di scopa, quasi a voler scopare via le ceneri dell’anno passato. Di fatto, il Cattolicesimo continuò a tollerare la figura della “Befana”, conferendogli un significato tra il bene ed il male, ponendo la ricorrenza il 6 gennaio, esattamente 12 giorni dopo il Natale.
Curiosamente il fatto del carbone per i bambini cattivi fu un ‘invenzione posteriore in quanto, in precedenza, il carbone era tutt’altro che un dono negativo, ricordando il rinnovamento della stagione e dell’anno appena iniziato.
Per quanto riguarda la calza, nella civiltà contadina aveva due funzioni tutt’altro che trascurabili; l’inverno era un periodo di grande sacrificio, in cui si doveva combattere il freddo e la fame per potere rinascere come la natura in primavera. La calza, più che un contenitore, rappresentava un dono di lusso per i poveri, un indumento caldo che poi veniva arricchito dai dolciumi ed i frutti riposti al suo interno.

Sull’uso della calza, esiste anche una leggenda. Uno dei sette re di Roma, Numa Pompilio, secondo re di Roma, appartenente alla Gens Pompilia, durante il solstizio d’inverno, aveva l’abitudine di appendere in una grotta una calza, per ricevere doni e ricchezze da una ninfa. Sembra che il longevo re di Roma (regnò ben 43 anni), fosse nato nello stesso giorno in cui Romolo aveva fondato Roma (21 aprile). Rimasto vedovo sembra si accompagnasse nei boschi latini con la ninfa Egeria, che poi si innamorò di lui e lo sposò.

Profondamente religioso, Numa Pompilio è ricordato per aver istituito molte feste, regolamentando la vita politica e religiosa di Roma. A lui viene ascritta anche una riforma del calendario, basato sui cicli lunari, che passò da 10 a 12 mesi (per un totale di 355 giorni) con l’aggiunta dei mesi di gennaio, dedicato a Giano, e febbraio posti però alla fine dell’anno, dopo dicembre. L’anno solare iniziava infatti allora nel mese di marzo con l’arrivo della Primavera. In realtà il calcolo non era poi così preciso per cui, ad anni alterni, veniva aggiunto all’ultimo mese il mercedonio (da mercè, aggiustamento, probabilmente legato ad una forma di pagamento di fine anno), composto da 27 giorni, togliendo a febbraio 4 o 5 giorni in maniera molto discrezionale (aggiustamento) da parte dei sacerdoti.

L’Epifania cristiana
Se l’Epifania è ricordata nei Vangeli dall’arrivo dei tre Magi dall’Oriente, la leggenda della vecchietta si ritrova in una leggenda cristiana del XII secolo. I Re Magi, seguendo la stella verso Betlemme trovare e omaggiare Gesù Bambino, si persero e nel tentativo di ritrovare la strada chiesero aiuto e indicazioni a una vecchia signora che gli indicò la strada. I tre re la invitarono a seguirli ma lei si rifiutò. Subito dopo se ne pentì e, per cercare di porre rimedio, preparò una gran quantità di dolci e cercò, invano, di raggiungerli per adorare il bambino. Da allora la leggenda vuole che la Befana si fermi nelle case dei bambini la notte dell’Epifania, portando dolci a tutti nella speranza di ritrovare Gesù.
Una delle befanate recita: “La Befana vien di notte Con le scarpe tutte rotte con le toppe alla sottana Viva, viva la Befana!”
La Befana viene festeggiata in tante regioni italiane con la befanata, Canzone della befana, intonata la sera del 5 gennaio da fanciulli e adulti che, accompagnati da strumenti musicali, vanno di porta in porta per avere regali. La tradizione è molto viva in Toscana, soprattutto nella zona del Monte Amiata, in Lucchesia e nella Montagna Pistoiese, ma anche nel Viterbese, a Latera, dove il Befano, la Befana ed il conte di Buon’Umor, una sorta di banditore, passano per le case del villaggio recitando questa questua “La Befana ed il suo gentil consorte con il conte di Buon’Umor chiedono di essere ospitati nella vostra gentile dimora e di essere trattati con amore come con amore chiedono …“. La famiglia così “visitata” pone nella cesta dei questuanti beni alimentari o anche denaro.
Buona Befana a tutti … e ricordate che i bambini non sono mai cattivi … sono solo lo specchio della nostra anima.
Andrea Mucedola
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