La flotta italiana nella guerra di Libia – parte I

Andrea Mucedola

26 Luglio 2022
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Regno di Italia, Sublime Porta, Libia

 

Probabilmente, se si parla di guerra di Libia, buona parte dei lettori penserà subito ai drammatici eventi recenti che, per ironia della sorte, hanno capovolto le conclusioni della prima. Mi riferisco ovviamente a quel periodo, oltre cent’anni fa, quando l’Italietta, come veniva definita nel contesto europeo del tempo dalle potenze dell’epoca  che si contendevano i Paesi più deboli negli ultimi sprazzi coloniali, volle la sua parte di impero, unendo in un tutt’uno il desiderio del Governo e del popolo, di un posto al sole.

Era il 28 settembre del 1911 quando l’ambasciatore italiano a Istanbul consegnò agli Uffici competenti della Sublime Porta, un perentorio ultimatum, con richiesta di risposta entro 24 ore, intimando alle truppe ottomane di non opporsi all’ingresso dell’esercito italiano in terra libica, ostacolando gli interessi commerciali italiani in Tripolitania e Cirenaica, ovvero la fascia costiera dell’attuale Libia. In pratica, una formalità in quanto il capo del Governo, Giovanni Giolitti, aveva già comunicato, il 17 settembre, al re Vittorio Emanuele che la guerra per la Libia era solo questione di giorni.

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Fu così che il 5 ottobre del 1911, una squadra navale italiana attaccò il porto di Tripoli, occupando dopo un violento bombardamento la città. A li a poco la stessa sorte toccò a Tobruk. Fu l’inizio della guerra che terminerà ufficialmente con il Trattato di Losanna del 18 ottobre 1912.

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Al di là dei giudizi a posteriori, racconterò in questa breve serie di articoli questo conflitto basandomi su un certo numero di saggi da cui emerge il ruolo di primo piano che ebbe la Regia marina italiana nel conflitto, un ruolo prima diplomatico e poi di sostegno militare. Interessante sarà il racconto di Enrico Millo, artefice della violazione dello stretto dei Dardanelli che, oltre alla capacità professionale seppe unire buon senso in un’azione decisamente audace che ebbe un certo peso per la conclusione della guerra.

L’azione di Millo precedette un simile tentativo nello stretto dei Dardanelli fortemente voluto da Winston Churchill, allora First Lord of the Admiralty, che portò invece ad un disastro politico interno e ad un bagno di sangue inutile (con oltre 250.000 caduti tra le truppe del Commonwealth e circa 280.000 da parte turca). In breve, il 18 marzo 1915, diciotto navi da battaglia della Royal Navy e della marina francese tentarono senza successo di farsi strada attraverso il Mar di Marmara in una folle idea di forzarlo … l’esito fu però disastroso, ma questa è un’altra storia del mare di cui parleremo un’altra volta.

L’inizio del colonialismo italiano
Torniamo indietro di quattro anni, quanto Giolitti volle ed ottenne la sua guerra, un conflitto che gli avrebbe permesso di affermare una politica coloniale anche per il giovane Regno di Italia. Ma questa guerra per il possesso della Libia non poteva non essere condotta senza dover affrontare l’impero ottomano su più fronti e un ruolo principale lo aveva la Regia Marina che godeva di una flotta e di ufficiali di primo ordine, i cui nomi sono passati alla storia.

Il 19 ottobre 1911 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Alberto Pollio, inviò al capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Carlo Rocca Rey, una lettera di rilevante importanza che permette di ricostruire i prodromi del conflitto nell’Egeo e i primi interessi per l’occupazione delle isole Sporadi meridionali: 

[…] Io penso che possa essere utile per noi nella attuale guerra occupare qualche cosa dell’impero ottomano che lo porti ad accettare la pace. Purtroppo non abbiamo le mani libere e non possiamo per esempio agire sulle coste occidentali della penisola balcanica, né andare a Costantinopoli forzando i Dardanelli […]. Possiamo però […] impadronirci di qualche isola, almeno tenendola come pegno. Strategicamente, l’isola di Rodi sarebbe per noi un pegno prezioso, anche perché si potrebbe occupare evitando le insidie delle Cicladi e delle Sporadi[1]

A livello politico si riteneva che occupando l’isola di Rodi ed effettuando delle incursioni navali mirate nelle isole Sporadi, si sarebbe potuto indurre il sultano a firmare un trattato di pace avendo così via libera in Libia. Vedremo come la politica navale fu determinante nel successo del conflitto.

Fine I parte – continua

Andrea Mucedola
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Note 
[1] Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME), Studi per un’eventuale occupazione dell’isola di Rodi o altre isole turche

 

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I PARTE II.

PARTE III PARTE IV

PARTE V PARTE VI

 

Riferimenti

Battaglia Antonello, Il Dodecaneso italiano. Una storia da rivisitare, Eurostudium , 2010

Mariano Gabriele, La Marina nella Guerra Italo-Turca, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1998

Causa, La guerra italo‐turca e la conquista della Tripolitania e della Cirenaica, dallo sbarco di Tripoli alla pace di Losanna, Salani, Firenze, 1912

Manfroni, Guerra italo ‐ turca (1911‐1912). Cronistoria delle operazioni navali, II (Dal decreto di sovranità sulla Libia alla conclusione della pace), Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1926

Colliva, Nebbie e spie nei Dardanelli. Aspetti sconosciuti e dimenticati della guerra di Libia e dell’impresa di E. M. (1911-1912), in Bollettino d’archivio dell’Ufficio storico della Marina Militare, XX (2006)

 

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