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La Flotta italiana nella guerra di Libia – parte IV

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Regno di Italia, Sublime Porta, Libia

 

L’impero ottomano stava vivendo un periodo di grandi cambiamenti, con la vittoria del comitato “Unione e Progresso”, il partito nazionalista nato dalla rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908 che aveva costretto il sultano Abdulhamid II a ripristinare la costituzione ottomana del 1876 e ad inaugurare una politica multipartitica all’interno dell’Impero.

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Abdul Hamid II può essere visto come l ‘”ultimo sussulto” dell’impero ottomano. Fu l’ultimo monarca turco a detenere il potere assoluto e il suo regno crollò a seguito della rivolta dei Giovani Turchi che lo deposero sostituendolo con il Sultan Mehmed V.

Dopo la prima azione nei Dardanelli, l’Italia decise un’ulteriore azione militare, per colpire i centri vitali turchi ed accelerare la fine della guerra.

La flotta italiana fu impiegata in tutto il Mediterraneo e nel Mar Rosso, dove aveva una base in Eritrea con quattro unità minori: l’incrociatore Aretusa, l’ariete torpediniere Puglia, la cannoniera Volturno e l’avviso Staffetta trasformato in nave idrografica; nel corso della guerra la piccola squadra venne ampliata dall’incrociatore Calabria, dall’ariete torpediniere Piemonte, dai cacciatorpediniere Artigliere, Garibaldino, Elba, Liguria, Governolo, Caprera, Granatiere e Bersagliere.

Tutte le unità erano sotto il comando del capitano di vascello Giovanni Cerrina Feroni, le cui prime azioni belliche causarono l’affondamento di due cannoniere e di undici sambuchi ottomani, probabilmente destinati a uno sbarco in Eritrea per aprire un fronte diversivo contro l’Italia. In quel periodo l’Italia forniva aiuti allo sceicco Asir Sa’id Idris, che combatteva gli Ottomani in Arabia, bombardando le fortificazioni e gli accampamenti turchi nella penisola e bloccandone i porti.

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Kunfida
L’episodio più rilevante fu uno scontro navale avvenuto il 7 gennaio in prossimità della costa dell’attuale Arabia Saudita fra le navi italiane Puglia, Piemonte, Calabria, Artigliere e Garibaldino e sette cannoniere turche (Autah, Ordon, Costamuni, Refakie, Moka, Bafra e Quenkeche) coadiuvate dal panfilo armato Shipka, che aveva servito sotto la Francia come Fauvette nei pressi di Kunfida; nel giro di tre ore le navi ottomane furono affondate o costrette all’incaglio e il panfilo fu catturato; in seguito ribattezzato Kunfida, in ricordo della vittoria riportata, fu poi incorporato nella Regia Marina.

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Una curiosità: una di quelle navi è ancora visibile
Il Regio ariete torpediniere Puglia, apparteneva alla classe Regioni ed era stata progettata per il servizio coloniale oltremare, uno dei tanti progetti creati dal Generale del Genio Navale della Regia Marina Edoardo Masdea, come gli incrociatori corazzati della classe Vettor Pisani e della classe Giuseppe Garibaldi e la prima corazzata monocalibro (o dreadnought) della Regia Marina, la Dante Alighieri.  La Regia Nave Puglia domina ora il colle mastio del del Vittoriale, protesa verso il mare adriatico, ricordando il martirio in mare di tanti uomini che diedero la vita per l’Italia.

Dopo questo episodio, la Regia Marina italiana continuò le sue azioni di controllo sul contrabbando marittimo e di appoggio dal mare ai ribelli arabi senza contrasto da parte della marina turca. Nonostante le vittorie in quel settore, le ipotesi di condurre un intervento deciso in mar Rosso oppure nell’Egeo non trovarono una decisione a causa della delicatezza della situazione internazionale, in particolare nella zona egea.

Tra il gennaio e l’aprile del 1912, Costantinopoli, per non perdere la sovranità sulla Tripolitania e sulla Cirenaica, intensificò la resistenza arabo‐turca in Libia ed ogni tentativo di mediazione internazionale si concluse nel fallimento. A Roma, fu quindi deciso di avviare una nuova operazione navale a ridosso delle coste turche, per costringere i Turchi alla resa e, di conseguenza, stroncare il contrabbando di armi che riforniva la resistenza ottomana nei territori nord‐africani.  

Fine IV parte – continua

Andrea Mucedola

 

Riferimenti

Antonello Battaglia, Il Dodecaneso italiano. Una storia da rivisitare, Eurostudium , 2010

Mariano Gabriele, La Marina nella Guerra Italo-Turca, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1998

Causa, La guerra italo‐turca e la conquista della Tripolitania e della Cirenaica, dallo sbarco di Tripoli alla pace di Losanna, Salani, Firenze, 1912

Manfroni, Guerra italo ‐ turca (1911‐1912). Cronistoria delle operazioni navali, II (Dal decreto di sovranità sulla Libia alla conclusione della pace), Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1926

Colliva, Nebbie e spie nei Dardanelli. Aspetti sconosciuti e dimenticati della guerra di Libia e dell’impresa di E. M. (1911-1912), in Bollettino d’archivio dell’Ufficio storico della Marina Militare, XX (2006)

 

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