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La Flotta italiana nella guerra di Libia – parte VI

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Regno di Italia, Sublime Porta, Libia

 

L’azione di Millo
Il capitano di vascello Enrico Millo venne convocato segretamente a Roma per discutere e pianificare la nuova violazione dello Stretto con l’ordine di non attaccare i posti di guardia turchi, per evitare di essere scoperti.

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capitano di vascello Enrico Millo – Ufficio Storico marina militare

Dopodiché, una volta entrati in ricognizione, senza essere individuati all’interno dello Stretto, gli incursori avrebbero aperto il fuoco sulla flotta nemica. A fronte delle difficoltà oggettive di forzare uno stretto protetto da forti muniti di moderni cannoni tedeschi Krupp e campi minati, Millo decise di impiegare poche e selezionate unità: Spica, Perseo, Astore, Climene, Centauro, comandate rispettivamente dai tenenti di vascello Bucci, Sirianni, Di Somma, Fenzi e Moreno. Millo imbarcò sulla Spica, a bordo della quale si trovava anche il solito informatore della Khediviale. I cacciatorpediniere furono mandati in avamposto per intercettare e distruggere eventuali siluranti turchi di pattuglia, ed il 17 luglio il resto della flotta si appostò a ridosso di Strati, in prossimità dei Dardanelli, pronta all’azione. La RN Vettor Pisani e i cacciatorpediniere Borea e Nembo sarebbero rimasti all’esterno dello Stretto per eseguire eventuali azioni diversive, mentre Millo con le sue navi avrebbe tentato di penetrare all’interno. 

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l’avvicinamento delle torpediniere ai Dardanelli – Ufficio Storico marina militare

Stando alla ricostruzione contenuta nel rapporto del capitano Millo:

 “Il tempo era buono e calmo il mare; una leggera foschia all’orizzonte induceva a ritenere che dalle lontane isole di Lemnos, Imbros, Tenedos non ci avrebbero scorti sicché con rotte appropriate navigammo per essere alle 22,30 al punto stabilito. Avvicinandoci ai Dardanelli, si scoprirono i proiettori delle difesa esterna in azione, sia a Capo Elles (due) che a Kum Kalé (uno, ma all’uscita erano due), i quali ci permisero di ben identificare l’apertura dello stretto dove contavo di entrare, come avvenne, dopo la mezzanotte. Lasciata alle 23,30 la Pisani, dal punto anzidetto ho colla squadriglia d’alto mare diretto per imboccare i Dardanelli a dodici miglia di velocità; e per passare possibilmente inosservato, ho ordinato la linea in fila (Spica, Perseo, Astore, Climene, Centauro) constatata poco dopo la corrente contraria di due miglia, aumentai la velocità a 15. Il proiettore di Kum Kalé teneva il fascio fisso, che attraversammo senza essere scoperti; quelli di Elles esploravano invece e ne avevamo oltrepassato il traverso quando quello più interno si fissò sull’Astore, seguendolo per qualche minuto. […] Fu allora, alle 0,40 circa, che Capo Elles con un colpo di cannone ed un razzo diede l’allarme, che fu ripetuto lungo lo stretto da segnali luminosi. All’allarme seguirono vari colpi di cannone, i cui proiettili caddero nelle acque della squadriglia.

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Poiché allora la difesa parve fiacca, decisi di continuare la ricognizione ed avanzare nello stretto per poi decidere il da farsi, a seconda delle circostanze, ed aumentata la velocità a 20 miglia, mi diressi verso la costa europea per evitare la zona d’acqua bombardata. Erano nel contempo entrati in azione numerosi proiettori […]. Il proiettore di Smandare mi permise di constatare che la squadriglia navigava in ordinata linea di fila, a distanza serrata, e che malgrado il fuoco nemico, che successivamente investiva le siluranti, i comandanti conducevano bravamente le loro unità in precisa formazione. Proseguendo, fummo oggetto a tiri da parte della moschetteria e di altre batterie […]. La Spica arrivava, così, a grande velocità, alla punta di Kilid Bar, accostando rapidamente dai due lati per non permettere al nemico un tiro efficace, quando […] rallentò rapidamente e si fermò in pochi metri; le eliche si fermarono di colpo. Il comandante della Spica subito manovrò molto arditamente per liberarsi, riuscendovi dopo appena due o tre minuti. […]. Considerato il modo brusco col quale si fermò la Spica e l’arresto delle due eliche, sono indotto a credere che abbia investito dei cavi d’acciaio od altro materiale da ostruzione, dal quale con insperata fortuna riuscì subito a liberarsi. […] La batteria di Kilid Bar a tiro rapido aveva intanto aperto il fuoco sistematico simultaneo per zone a salve con alzi crescenti, inteso a colpire qualunque galleggiante fosse passato presso la punta […]. In simili condizioni, raggiunto lo scopo della ricognizione ordinatami, con nessuna probabilità di arrivare a silurare il nemico, con la certezza che le torpediniere al mio comando sarebbero state successivamente investite e distrutte dai proiettili nemici sparati a brevissima distanza e non avrebbe potuto proseguire verso le navi; poiché la squadriglia era ancora intatta e le navi nemiche due miglia più a nord, […] ho allora giudicato inutile il sacrificio di uomini e di torpediniere […] e credetti mio dovere di arrestare la ricognizione e retrocedere.  La squadriglia entrò tutta così nella zona minata, prendendo la via del ritorno sotto il fuoco di tutte le batterie e della flotta ed illuminata dai numerosi proiettori; ed è alla valentia ed arditezza dei comandanti che io devo se non avvennero investimenti tra le varie unità in così difficili frangenti […].

Le avarie riportate dalle cinque torpediniere per il fuoco nemico sono di nessuna entità e si riassumono come segue:

Spica: alcuni colpi nel fumaiolo, uno da 70 millimetri, gli altri di minor calibro; i proiettili non hanno esploso.

Astore: due colpi di piccolo calibro nello scafo, uno da 57 millimetri circa, altri nelle sovrastrutture e nel materiale di coperta.

Perseo: una decina di colpi da 25 millimetri in coperta e nello scafo. Le altri siluranti nulla. Nessun ferito e nessun morto […].”

Un esito politicamente stravolgente
L’azione di Millo è il classico esempio che un’operazione militare, anche se non particolarmente offensiva nei risultati finali, possa avere ripercussioni politiche molto più incisive. Di fatto l’incursione italiana contribuì ad aggravare fortemente la situazione politica turca; il governo turco si dimise e venne formato un nuovo ministero più favorevole alla pace guidato da Meḥemed Kiāmi´l Pascià. Nel frattempo scoppiarono dei disordini nella penisola balcanica, dovuti alle insurrezioni locali contro l’Impero ottomano, e le potenze europee, sebbene sempre guidate dai rispettivi interessi personali, dovettero accettare la giustificazione italiana all’azione dimostrativa navale intesa ad ottenere la fine del conflitto.

In altre parole, i diplomatici italiani seppero far passare l’idea che era stata solo una semplice incursione non belligerante e dimostrativa, quando in realtà le navi italiane avevano raggiunto solo una parte del loro obiettivo iniziale (la ricognizione), perché la risposta del sistema difensivo turco si era rivelata tempestiva ed efficace e Millo aveva saggiamente interrotto la missione.

A Enrico Millo venne concessa la medaglia d’oro al valore militare, la promozione a contrammiraglio per merito di guerra e inoltre, per l’impegno dimostrato già in precedenza come capo di stato maggiore dell’Ispettorato siluranti, ottenne la commenda dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.

Le trattative di pace furono riprese a Caux il 13 agosto e furono spostate, il 4 settembre, a Ouchy, dove però si riproposero le difficoltà riscontrate precedentemente. Il 3 ottobre Giolitti dichiarò che, se la Turchia non avesse accettato la pace, l’Italia avrebbe bloccato il trasporto di truppe turche via mare.

Alla Turchia, sempre più preoccupata dalla situazione negli Stati balcanici, non rimase che accettare e il 15 ottobre vennero firmati i preliminari di pace. Ma, come i diplomatici turchi avevano immaginato, sarebbe stato solo l’inizio della fine dell’impero: tre giorni più tardi Regno di Serbia, Regno del Montenegro, Regno di Grecia e Regno di Bulgaria alleati tra loro attaccarono i possedimenti ottomani in Europa. Ciò convinse la delegazione della Sublime Porta a sottoscrivere il trattato il 18 ottobre. Terminava così la guerra italo-turca, più nota come la guerra di Libia dove la flotta della regia marina italiana ebbe un ruolo di primaria importanza, assolvendo compiti diplomatici e bellici sempre con giusta determinazione. 

Andrea Mucedola

 

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PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I PARTE II.

PARTE III PARTE IV

PARTE V PARTE VI

 

Riferimenti
Antonello Battaglia, Il Dodecaneso italiano. Una storia da rivisitare, Eurostudium , 2010

Mariano Gabriele, La Marina nella Guerra Italo-Turca, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1998

Causa, La guerra italo‐turca e la conquista della Tripolitania e della Cirenaica, dallo sbarco di Tripoli alla pace di Losanna, Salani, Firenze, 1912

Manfroni, Guerra italo ‐ turca (1911‐1912). Cronistoria delle operazioni navali, II (Dal decreto di sovranità sulla Libia alla conclusione della pace), Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1926

Colliva, Nebbie e spie nei Dardanelli. Aspetti sconosciuti e dimenticati della guerra di Libia e dell’impresa di E. M. (1911-1912), in Bollettino d’archivio dell’Ufficio storico della Marina Militare, XX (2006)

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