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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA MARINA
PERIODO: III SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: relitto
A volte i relitti parlano e ci raccontano storie lontane di mare, di guerra e di morte. Quasi 1.500 anni fa, una nave mercantile bizantina si ritrovò in mezzo ad una tempesta. Il vento e le onde lo spinsero verso la costa siciliana e la nave che trasportava un carico di pietre incominciò a rollare pericolosamente. Ormai senza possibilità di manovra l’equipaggio si sentì perduto. La speranza di poter raggiungere un porto sicuro svanì presto. Siracusa era a 25 miglia a nord, quando un’onda maggiore delle altre sollevò lo scafo della nave e lo spinse ormai senza speranza su una scogliera. Le 150 tonnellate di materiale litico fuoriuscirono e si sparsero sul fondo marino. La nave stava trasportando materiale edile già lavorato come colonne, capitelli, basi e persino un ambone decorato ed un pulpito. Destinati a qualche chiesa che li aveva commissionati non arrivarono mai a destinazione e lapidi incise e decorazioni divennero parte del fondale nascondendosi nel sedimento. Questo per almeno quattordici lunghi secoli.
Si racconta che nel 1959 un pescatore ne individuò alcune mentre era intento nella pesca delle seppie. Aveva ritrovato i resti di un relitto antico che divenne famoso come il relitto di Marzamemi.

Coprendo un’area un pò più piccola di un campo di calcio e situata a meno di un metro e mezzo di profondità dal villaggio di pescatori di Marzamemi, il sito fu facilmente studiato negli anni ’60 da Gerhard Kapitän, un archeologo e etnografo tedesco. Kapitän era convinto che il naufragio di Marzamemi avesse un ruolo importante in una massiccia campagna di costruzione voluta da Giustiniano I, il grande imperatore bizantino noto come “l’ultimo romano”. Basandosi su numerosi dettagli scavati sulle decorazioni dei marmi, Kapitän concluse che non solo la nave affondò durante il regno di Giustiniano, ma che probabilmente il suo carico consistente in elementi decorativi della navata di una chiesa vicino a Costantinopoli, era diretto verso occidente forse per arricchire una nuova chiesa.
Kapitän riteneva che quei marmi costituissero un insieme quasi completo di elementi per una basilica bizantina. Dalle prime stime, il carico naufragato nelle acque siciliane era di 290 tonnellate di marmo proveniente, soprattutto, dall’isola di Marmara, in Turchia.
In seguito, l’archeologo della Stanford University Justin Leidwanger e l’assessore regionale della Sicilia per il patrimonio culturale, Sebastiano Tusa, ritornarono sul luogo del naufragio di Marzamemi alla testa di un team di archeologi. Tra le tante domande: come arrivarono i carichi di marmo, chi era il mittente di quei beni costosi e dove erano diretti. Leidwanger ritiene che l’ipotesi che l’ipotesi di spedire materiali precostruiti per costruire delle chiese in Occidente sia in qualche modo limitativa.

Spedizioni di materiali per la costruzione a livello industriale iniziarono da subito, con l’avvento dell’impero romano e raggiunse il suo apice nel terzo secolo d.C. Con la caduta dell’impero Romano le province occidentali caddero in mano ai Vandali, ai Visigoti e agli Ostrogoti, e le reti commerciali crollarono. Quando Giustiniano I prese il potere nel 527, la situazione era drammatica. Solo Costantinopoli resisteva e Giustiniano intraprese una politica di riconquista dell’impero nei territori che erano caduti in mano ai Barbari. I Bizantini, dopo aver ricatturato il Nord Africa, la penisola italica, parte della Spagna e le principali isole del Mediterraneo cercarono di ricostruire l’Impero. Giustiniano I decise di costruire nuove fortificazioni, chiese, castelli, terme, acquedotti, cisterne e monasteri. Un’opera importante che si svolse da Gerusalemme fino alla Spagna nel tentativo di riconsolidare l’impero sotto la croce del Cristianesimo.
Perché Marzamemi?
Marzamemi era posta lungo una rotta importante, a sud est della Sicilia, un incrocio delle rotte commerciali che attraversano il mar Mediterraneo, separando l’Europa e l’Africa. Da un lato la perigliosa rotta verso lo stretto di Messina battuta da forti venti e correnti, dall’altro una lunga costa senza riparo ai venti meridionali di Scirocco e Mezzogiorno, ovvero da Sud-Est e da Sud).
La nave mercantile bizantina era probabilmente in rotta verso Siracusa, per trovare riparo dal cattivo tempo nella sua baia protetta, ma non vi arrivò mai. Lo studio del relitto è relativamente semplice in quanto le profondità in gioco sono molto basse anche se il fondo limoso nasconde facilmente. I resti marmorei ritrovati da Kapitan hanno mostrato lastre di pregiato marmi, dal bianco-grigio dal Proconneso allo screziato verde dalle montagne del nord della Grecia, che indicano che questo carico era destinato ad una piccola ma ricca basilica urbana.
Secondo Leidwanger potrebbe esserci stato un secondo piccolo carico, forse di vino oppure olio, in anfore da trasporto, nonché vasi da dispensa, da cucina e da mensa provenienti dalla cambusa, insieme a concrezioni metalliche della nave stessa. L’attenzione ora non è più concentrata sui pezzi di marmo ma verso i piccoli artefatti nascosti nel sedimento, come frammenti di ceramiche, monete e di vetro ma anche i chiodi dello scafo ed frammenti della nave. Questi ritrovamenti sono particolarmente importanti per comprendere l’insieme del relitto. Un opera capillare che trova difficoltà nel fatto che il sito è stato ed è facilmente raggiungibile da terzi che, raccogliendo resti degli artefatti, possono compromette il quadro totale del relitto.

Un ambizioso progetto, dal titolo “Le rotte dei marmi”, sta cercando ora di fare chiarezza. Un programma di studio, iniziato dallo staff della Sovrintendenza del Mare della regione Sicilia, che da anni si dedica allo studio dei ritrovamenti lungo le coste di Sicilia e Calabria di navi romane che trasportavano i pregiati marmi dall’Oriente e dalla Grecia destinati ai grandiosi edifici pubblici e privati dell’epoca. Le ricerche hanno come obiettivo la documentazione dei carichi per mezzo di tecnologie fotogrammetriche sperimentali, grazie anche alla consulenza di Francesco Guerra, responsabile del laboratorio di fotogrammetria dell’Università IUAV di Venezia, in grado di restituire visualizzazioni 3D ad alta definizione e la campionatura sistematica dei blocchi litici per sottoporli al riconoscimento. Quest’ultima fase del progetto viene curata da Lorenzo Lazzarini, direttore del Laboratorio per l’Analisi dei Materiali Antichi dello IUAV.
La documentazione raccolta viene processata in ambiente 3D anche grazie alla collaborazione di Simone Parizzi, ingegnere navale, per proporre una ricostruzione delle dimensioni, della forma della nave e delle sue caratteristiche idrostatiche. L’esiguità delle testimonianze dei resti lignei degli scafi impiegati per il trasporto di questi carichi straordinari (che arrivano fino alle 350 tonnellate) impone, infatti, di procedere con proposte ricostruttive partendo dalla ricomposizione del carico. Nel caso del relitto delle colonne di Marzamemi (2014) i ricercatori dell’Università Cà Foscari e dello IUAV di Venezia esplorarono l’enorme carico, uno dei più grandi conosciuti del Mediterraneo antico. Con loro anche gli esperti della Soprintendenza del Mare guidata, all’epoca, dall’indimenticabile Sebastiano Tusa. I ricercatori hanno ritrovato quattordici blocchi di marmo tra i quali la più grande colonna ritrovata sott’acqua nel Mediterraneo (640 cm x 185 cm, 49 tonnellate). Il tonnellaggio totale del carico è stato stimato di 164 tonnellate con un volume totale di 61 metri cubi. Dalle analisi dei campioni, il marmo risulta essere anch’esso di tipo Proconneso, proveniente, quindi, dal Mar di Marmara.
La ricerca continua.
Si ringrazia al Soprintendenza del Mare per la consulenza e le informazioni sul relitto e la sua storia
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Fonti
Balletti, Caterina, Beltrame, Carlo, Elisa Costa, Paolo Vernier, Francesco Guerra, in c.s., 3D Reconstruction of marble cargos shipwreck based on underwater multi-image photogrammetry in Digital applications in archeology and cultural heritage.
Caterina Balletti; Carlo Beltrame; Elisa Costa; Francesco Guerra; Paolo Vernier, 2015, Underwater photogrammetry and 3D reconstruction of marble cargos shipwreck, The international archives of the photogrammetry, remote sensing and spatial information sciences, ISPRS, vol. XL, pp. 7-13, Convegno: Underwater 3D recording and modeling.
Elisa Costa; Carlo Beltrame; Francesco Guerra, 2015, Potentialities of 3D reconstruction in Maritime Archaeology , CAA, 21st Century Archaeology, methods and tools, Concepts. Proceedings of the 42nd annual conference on Computer applications and quantitative methods in archaeology, Oxford, Archeopress, pp. 549-556, Convegno: Computer Applications and Quantitative Methods in Archaeology (CAA), 2014.
Leidwanger, J. 2016. “I Relitti di Marzamemi.”
Mirabilia Maris: Tesori dai Mari di Sicilia, edited by F. Agneto, A. Fresina, F. Oliveri, F. Sgroi, and S. Tusa, 185-187. Palermo: Regione siciliana.


