Amerigo Vespucci e il primo viaggio sulle coste centro settentrionali dell’America – Parte II di Piero Carpani

Piero Carpani

25 Agosto 2026
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Amerigo Vespucci

Come preannunciato nella I parte, furono effettuate delle critiche di plagio, se non di falso, mettendo in discussione che il primo viaggio di Amerigo Vespucci fosse solo un’invenzione basandosi sull’analisi della lettera del Fiorentino. Per facilitare la vostra valutazione le riporterò sulla colonna di sinistra, fornendo i miei commenti su quella a sinistra:

Si scrive che il viaggio sia durato 18 mesi quando invece era durato poco più di 17 mesi. È corretto ma, se si contano i mesi, questi sono 18. Questa critica ricorda una osservazione concernente una copia della lettera a Soderini in cui la data d’arrivo stampata è ottobre 1499, non congruente con i diciotto mesi dalla partenza (maggio 1497) che sarebbero 30. Il considerare valido il 1499 e perciò bollare tutta la lettera di falsità, contrasta con la sequenza temporale degli avvenimenti descritti nella lettera ma è utilizzato per squalificare le copie a stampa nel confronto con le copie manoscritte.
secondo la critica la direzione presa all’inizio della navigazione attraverso l’oceano è Ovest –Sud- Ovest che di logica condurrebbe più a Sud, ovvero sulle coste del Nicaragua. Non si considera che la rotta transatlantica non è mai una linea retta come si potrebbe tracciare su una carta di Mercatore ma, procedendo su una sfera, si dovrebbe considerare un arco di cerchio per circolo massimo (differenza tra rotta ortodromica o lossodromica). Inoltre, ricavare la zona d’arrivo di una flottiglia di quattro navi a vela, dopo una traversata di oltre un mese, basandosi sulla rotta assunta alla partenza è quanto meno irreale.
È descritto l’incontro con i nativi e il loro iniziale nascondersi dietro un monte interpretando tale vocabolo vocabolo come se si fossero rifugiati dietro un bosco Più realisticamente potrebbe essere una duna o un tombolo.
la descrizione dell’incontro con i nativi e i baratti intercorsi vengono visti come topos letterari. Confrontandoli con gli scritti di Colombo e di altri autori, che hanno fatto racconti similari le Lettere di Vespucci sono viste come opere letteraria e non come esposizione dell’accaduto. In altre parole si accusa Vespucci di plagio Vicende simili sono state narrate da moltissimi esploratori e, con lo stesso criterio, dovremmo pensare che anche Buganville, Cook, Bligh e tanti altri abbiano copiato fra di loro.
La linea costiera dalla zona d’atterraggio volge a Maestrale e la navigazione procede in quella direzione, questo non è possibile per le coste del Venezuela e dunque la narrazione è inattendibile. Questo capita se, con pregiudizio, s’insiste a presumere l’arrivo in Venezuela e non dove indicato nella lettera a 16° Nord dov’è perfettamente attinente alla costa caraibica dell’Honduras.
Percorrono 100 leghe = 320 miglia =590 Km e trovano popoli che parlano diverse lingue può sembrare strano ma basta pensare ai differenti dialetti parlati in Italia perché tanto strano non sia.
Costeggiano per molti giorni ed effettuano molti scali: trovano un villaggio su palafitte fondato sull’acqua come a Venezia e, richiamandosi al Venezuela, si pensa all’America del Sud in realtà  tutta la costa dello Yucatan è cosparsa di palafitte.
Percorrono altre 80 leghe e visitano altre popolazioni. Battezzano gli indigeni e riportano il nome del posto: Lariab denominazione presto espunta nelle trascrizioni e sostituita con Paria o Parias, identico a quello dato alla penisola protesa verso l’isola di Trinidad davanti al Venezuela. s’insiste a voler far adattare la lettera ai propri pregiudizi e,  non trovando corrispondenza, si incolpa la lettera di Vespucci
I nativi usano abbellirsi infilando sassi, ossa e anelli nelle guance, nelle labbra e nelle orecchie. La moda del piercing è riferita dai critici ai soli Tupi-Guarani del Brasile come se solo loro la praticassero
Falso, questa pratica era diffusa in tutto il mondo. Nel disegno a lato da un vaso Maya – si possono notare le pietre azzurre sulla guancia e al lato delle labbra e l’orecchino circolare 

Dettaglio del planisfero del Waldseemüller dove sono evidenziati i nomi Parias nello Yucatan e Arien a Trinidad

La descrizione dell’ospitalità e delle cerimonie funebri è sempre motivo di confronto con gli scritti di Colombo dimenticando che condizioni ambientali similari possono indurre gli abitanti di luoghi lontani geograficamente ad adottare simili, se non le stesse, usanze.
Nel racconto è riportato che le zone descritte si trovano al di sotto o sul tropico del Cancro, 23° Nord sulle coste del Messico questa indicazione è ignorata da chi vuole credere che la vicenda si svolga in Venezuela.
 Continuano a navigare e ad approdare e infine si fermano, per 37 giorni, a riparare e calafatare le navi in un porto dichiarato come uno dei più belli del mondo; qui costruiscono un fortino per alloggiarvi mentre eseguono le manutenzioni. Siamo nel giugno 1498. Nel frammento Ridolfi si ricorda che la posizione più a Nord raggiunta da Vespucci è di 33°Nord il che corrisponde a Cape Island in Carolina del Sud, appena più a Nord di Charleston.
Da lì partono per delle isole distanti 100 leghe = 320 miglia le Bahamas sono a distanza maggiore ma la spinta della corrente del golfo può aver fatto sottostimare la distanza.
Si parla di un’isola chiamata Iti e subito è interpretata come Haiti e la direzione presa per raggiungerla viene criticata come sbagliata l nome potrebbe significare un qualunque attributo di un’isola: grande, montagnosa, piatta, colorata o semplicemente isola. Navigando in Corsica e in Sardegna di scogli o isole Rosse se ne trovano un bel numero.
Nei due scontri con i nativi sbarcano dapprima in 42 e nello scontro finale tutti e 57 … è settembre inoltrato, partono per la Spagna dove approdano il 15 ottobre 1498

Come leggete le critiche sono attaccabili e non tengono conto di similitudini esistenti fra popoli seppur differenti fra di loro. Ma c’è ancora molto da dire, restate con noi.

Fine II parte – continua
Piero Carpani
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