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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COLLOQUI
parole chiave: Davos
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È a seconda dei momenti, degli avvenimenti, che si può godere della fortuna di essere presenti al loro evolversi. Fortuna, beninteso, intesa quale possibilità di assistere all’incedere della storia secondo paradigmi magari non ben compresi sul momento, ma di cui si percepisce comunque la portata. Davos ha offerto il proscenio ad un momento di rottura, ad uno scisma che ha sancito la fine della temporaneità del disordine politico ormai entrato in una dimensione strutturale. La geopolitica è diventata una variabile costante ed ineludibile, non è più un rischio più o meno calcolato.

Davos/Svizzera, Mark J. Carney, Governatore della Banca del Canada, durante la sessione “The Global Economic Outlook” all’Assemblea Annuale 2013 del World Economic Forum a Davos, Svizzera – copyright del World Economic Forum. swiss-image.ch/Foto Moritz Hager, 26 gennaio 2013 – Fonte The Global Economic Outlook: Mark J. Carney – Autore: World Economic Forum da Cologny, Svizzera Mark Carney World Economic Forum 2013 (3).jpg – Wikimedia Commons
È nelle fattezze del premier canadese che si innervano immagini e sensazioni del World Economic Forum; se Trump è il regista del caos, Carney lo è della stabilità, di una limpida razionalità stoica, sobria, controllata; la leadership di Carney è tutto questo e la grandezza di una cultura di cui condivide concettualità politiche che oltrepassano spazio e tempo in un divenire di pura attualità. Con Carney, Tucidide torna a parlare dopo 2500 anni, e lo fa con rara chiarezza affermando che i forti fanno ciò che possono e i deboli soffrono ciò che devono, con ciò dando sostanza ad una realpolitik per cui la giustizia è subordinata a forza ed interessi, non al diritto.
Secondo gli egemoni del momento, gli Ateniesi, la giustizia ha valore solo tra pari, ai deboli rimane solo il destino di soccombere, in accordo con una visione cinica, cruda, reale, che richiama la sua trappola, così come stigmatizzata da Graham Allison1. Non poteva esserci nessuna migliore sintesi dell’approccio realista alla politica estera: l’assedio ateniese di Melo rese chiaro un concetto antico quanto l’umanità, ovvero come la forza determini le relazioni internazionali più della diplomazia, più del diritto. Un esercizio di politica internazionale di incredibile attualità, animato dal desiderio di potere e dall’ambizione, un male che, secondo Tucidide, avrebbe continuato a ripetersi finché la natura umana sarebbe rimasta la stessa.

Testa di Tucidide, il fondatore della storia scientifica. Marmo di epoca romana, copia di un’opera greca del primo periodo ellenistico, intorno al 300 a.C. – Fonte: Museo Archeologico di Corfù – Autore Zde Thucydides, marble head, Roman copy, AM Corfu, Krfm23.jpg – Wikimedia Commons
Nel contesto di Davos, il discorso di Carney ha lasciato il segno sia per la constatazione del reinsediamento della politica di potenza, sia per una più profonda disillusione, visto come sia stato messo in discussione il principio della legittimità dell’ordine internazionale liberale post 1945. L’ordine basato sulle regole è ormai in crisi e sempre più se ne ravvisa sia l’origine storica che lo ha caratterizzato sia la sua connotazione egemonica; se è vero che la nostalgia non è una strategia e che quel mondo non tornerà, è altrettanto vero che è ormai finita un’illusione di regole e norme che si pensavano universali, non certo quale risultante di rapporti di forza e dove l’ordine liberale era deputato alla garanzia di stabilità secondo una chiara configurazione del potere internazionale.
Tucidide, guardando a Davos, ci avrebbe comprensivamente cinto le spalle facendoci notare come la sua suddivisione tra forti e deboli semplicemente trascende la comprensione del presente per interpretare il passato, dove l’ordine liberale non ha mai annullato alcuna logica di potere, l’ha istituzionalizzata rendendola accettabile.
Il pensiero di Carney è chiaro: la forza non è improvvisamente tornata, semplicemente ha operato sotto altre forme. L’ordine regolamentato ha funzionato solo perché basato su confacenti equilibri di potere, non perché equo; perso l’equilibrio, ecco che è venuto meno un sistema non più funzionale ad una più idonea attribuzione del potere. Un qualcosa di molto vicino all’idea del liberalismo realista di John H. Herz, per cui le istituzioni non eliminano l’anarchia ma la sovrintendono temporaneamente: le norme controllano il potere, ma non possono prescinderne, come non possono allontanarsi dalla convergenza tra stabilità e interessi. Carney realisticamente accetta il principio per cui l’ordine liberale non è mai stato del tutto neutrale.
Václav Havel, citato da Carney, non dà la voce non ad un ordine, ma alla necessità di agire in un mondo imperfetto dove le potenze medie trovino il sistema di cooperare malgrado parzialità e contingenze. Forse la profondità di Carney sta proprio nella sua geometria variabile che non promette giustizia universale ma responsabilità condivisa in un contesto privo di garanzie; con Carney il liberalismo viene visto come una politica consapevole dei propri limiti che accetta i legami con il potere tentando di limitarne la distruttività. Ecco che si giunge a guardare il mondo senza illusioni per restituire i valori alla politica più aspra. Non è più una transizione, ma una frattura.
Davos è stata la storia dei discorsi di Trump e di Carney, che hanno messo in luce il fatto il mondo va accettato così com’è e non come vorremmo che fosse. È la fine della finzione e l’inizio della realtà perché se non siamo a tavola, siamo nel menu. Non si tratta di abbandonare gli USA, ma di giungere ad un de-risking con diversificazione, sviluppo di capacità difensive e riforme grazie a cooperazioni bilaterali e trilaterali per ridurre la dipendenza da Washington che, pure, continua a considerare la propria leadership malgrado le dottrine isolazionistiche invocate.
Gino Lanzara
articolo pubblicato originariamente su DIFESAONLINE A Davos finisce la finzione: il mondo torna alla politica di potenza – Difesa Online
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1. Graham Tillett Allison Jr. è un politologo statunitense e professore di Governo presso la John F. Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, noto per i suoi contributi, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, all’analisi del processo decisionale, soprattutto in periodi di crisi. Il suo libro “Remaking Foreign Policy: The Organizational Connection”, scritto insieme a Peter L. Szanton, fu pubblicato nel 1976 e influenzò la politica estera dell’amministrazione Carter. Uno dei principali analisti della politica di sicurezza nazionale e di difesa degli Stati Uniti, con un interesse particolare per le armi nucleari e il terrorismo. L’ultimo libro della Dott. Allison, Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap? (2017) è ancora un bestseller nazionale e internazionale che si domanda quale sia la soglia oltre la quale un conflitto diventa inevitabile. Nello scenario politico-economico contemporaneo, Cina e Stati Uniti sembrano proiettati verso una guerra che nessuno dei due vuole. Il motivo è la trappola di Tucidide: quando una potenza emergente minaccia di spodestare quella dominante, secondo Allison, il risultato più plausibile è la guerra.
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in anteprima il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump pronuncia il suo discorso al Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, mercoledì 21 gennaio 2026, presso il Centro Congressi di Davos (Foto ufficiale della Casa Bianca di Daniel Torok) – Autore: The White House – Fonte https://www.flickr.com/photos/202101414@N05/55057070859/
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