Operation Absolute Resolve: la cattura di un Presidente “scomodo”

Andrea Mucedola

5 Gennaio 2026
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OPERAZIONI MILITARI
parole chiave: Operazione Absolute Resolve
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Sono giunte molte richieste per conoscere dettagli sull’operazione  per arrestare il Presidente Nicolas Maduro, nota come “Operazione Absolute Resolve”. Un evento pianificato da tempo che ha visto sul campo le forze speciali americane che, protette da una imponente copertura aerea, in meno di un minuto hanno catturato il controverso dittatore venezuelano. Maduro era da tempo nel mirino degli Stati Uniti per le sue relazioni con gruppi terroristici, stabilmente integrati in Venezuela, e il traffico di petrolio con navi ombra (l’ultima la nave Bella 1 0)

Secondo fonti della Difesa, la pianificazione era in corso da mesi ed i team operativi, tra cui la Delta Force, si erano addestrati su una replica esatta del rifugio di Maduro in modo da poter effettuare la loro missione in tempo rapido. Un operazione condotta in sinergia con la CIA che da agosto aveva schierato una squadra sul campo per fornire informazioni sui movimenti giornalieri di Maduro. Secondo una fonte di Reuters, l’agenzia di intelligence aveva collocato anche una talpa nello staff di Maduro che avrebbe monitorato i suoi movimenti, ed era pronta a fornire l’esatta posizione del dittatore durante lo svolgimento dell’operazione. Nelle prime ore di sabato 3 gennaio è iniziata l’operazione e Trump, circondato dai suoi consiglieri più fidati a Mar-a-Lago presso Palm Beach, Florida, ha assistito in diretta streaming tutte le fasi della missione da lui approvata quattro giorni fa ma che era stata posticipata in attesa di condizioni meteorologiche migliori.

Nel mese precedente, il Pentagono aveva rinforzato la presenza aeronavale nei Caraibi, inviando una task force composta da portaerei ed undici navi da guerra tra cui la USS Iwo Jima (vedi foto USN), la USS New York e la USS Fort Lauderdale e la portaerei USS Gerald Ford per fornire il supporto aereo. In totale, più di 15.000 militari dislocati nella regione caraibica e funzionari statunitensi sul terreno in supporto alle operazioni antidroga. Considerando la delicatezza della missione sono stati impiegati oltre 150 velivoli, un forza area composta da caccia F-18, F-22 e F-35, aerei da guerra elettronica EA-18 Growler, aerei da comando e controllo E-2 Hawkeye e bombardieri B-1 in grado di trasportare 24 missili da crociera ciascuno, oltre ad elicotteri e droni.

Secondo Stephen Miller, collaboratore senior di Trump, il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Direttore della CIA John Ratcliffe hanno ha lavorato sulla questione per mesi. Nella tarda serata di venerdì 2 gennaio e fino alle prime ore di sabato (ora locale), Trump e i suoi consiglieri si sono riuniti mentre diversi aerei statunitensi decollavano e lanciavano attacchi contro obiettivi all’interno e nelle vicinanze di Caracas, compresi i sistemi di difesa aerea. Alle 4:21 di sabato mattina, il presidente Donald Trump ha inviato un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social comunicando che gli Stati Uniti avevano portato a termine una missione per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Questo dopo numerosi inviti a Maduro di dimettersi e consegnarsi. A tale richiesta Maduro aveva risposto dando del codardo a Trump, sentendosi forte del supporto dei suoi alleati.

Il generale USAF Dan Caine 1, Chairman del Joint Defence Staff, ha dichiarato ai giornalisti che l’operazione “Absolute Resolve” ha coinvolto oltre 150 aerei decollati da 20 basi nell’emisfero occidentale riforniti da aerei cisterna, e supportati da droni e velivoli specializzati in jamming elettronico.

Sebbene le informazioni di dettaglio non siano state ancor rilasciate, da indiscrezioni di funzionari statunitensi alla Reuters, sembrerebbe che gli attacchi aerei abbiano colpito la base aerea di La Carlota, nei pressi di Caracas, notizia confermata da brevi filmati che mostrano un bombardamento selettivo seguito da esplosioni e fotografie che mostrano veicoli militari carbonizzati appartenenti ad un’unità antiaerea venezuelana. In pratica la componente di attacco ha annichilito le postazioni di difesa aerea venezuelane per garantire il passaggio sicuro degli elicotteri che trasportavano le forze speciali. Mentre gli attacchi aerei erano in corso, gli incursori statunitensi hanno raggiunto a bordo di elicotteri la residenza di Maduro all’interno della base di Fuerte Tiuna. Intorno all’una di notte i team sono arrivati al complesso residenziale di Maduro contrastati dal fuoco nemico ed uno degli elicotteri è stato colpito.

discesa di un team della Delta Force da elicottero MH-60 Black Hawk ad Abu Sayyaf, Syria – immagine di repertorio Delta Force inserted by a MH-60 Black Hawk.jpg – Wikimedia Commons

Una volta raggiunta la residenza di Maduro, le forze speciali, insieme ad agenti probabilmente della DEA, si sono introdotti nella residenza, iniziando la caccia a Maduro che, con la moglie, cercava di mettersi al sicuro all’intero di una stanza corazzata. Di fronte alle SOF, El Presidente e la first lady Cilia Flores si sono arresi non essendo riusciti a rifugiarsi nella cella di sicurezza. A questo punto le forze speciali hanno ripiegato portando con sé il Presidente, contrastati dal fuoco delle artiglierie antiaeree. L’operazione a terra è durata meno di un minuto. Alle 3:20 EST, gli elicotteri sorvolavano l’acqua, con Maduro e sua moglie a bordo, diretti verso la USS Ivo Jima.

Il generale Dan Caine ha confermato che diversi soldati sono rimasti feriti durante l’operazione, ma tutta la missione, compresi i trasferimenti, si è conclusa con pieno successo nel giro di circa due ore e mezza. Inutile dire che l’evento ha suscitato immediatamente delle reazioni internazionali; il presidente colombiano Gustavo Petro, il cui Paese è incluso nlla lista nera di Trump, ha condiviso, poco dopo l’attacco, un elenco dei siti colpiti: tra questi ci sono la sede del Parlamento a Caracas e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez. A Caracas sarebbe stato colpito anche il Fuerte Tiuna, il principale complesso militare del Paese, e la base aerea di La Carlota.

In sintesi, la dittatura di Maduro, durata quasi 13 anni, è finita; ammanettato, bendato e con indosso una tuta grigia, il Presidente si trova ora su una nave da guerra statunitense, diretto a New York City per affrontare le accuse di narcoterrorismo. Nel frattempo la Vice Presidente venezuelana Delcy Rodriguez sta cercando consensi, facendosi forza delle dichiarazioni di sdegno e di supporto dei Paesi “amici” tra cui Cuba, Iran, Russia e Cina ma … Tutto stranamente facile, potremmo dire da manuale … tanto da far pensare che la cattura di Maduro sia stata preventivamente concordata con gli altri attori di questo pasticciaccio caraibico. Intanto Trump sembra avere un disegno piuttosto chiaro e cosa accadrà in seguito lo scopriremo presto. 
Andrea Mucedola
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immagine in anteprima generata con l’AI da @Guido Alberto Rossi
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La petroliera Bella 1, legata al commercio illegale di petrolio iraniano, aveva chiesto la protezione di Mosca mentre fuggiva dalla Guardia Costiera statunitense nell’Atlantico. Per sfuggire ai controlli statunitensi aveva dipinto la bandiera russa a poppa per complicare il suo sequestro ai sensi del diritto marittimo internazionale. La Bella 1 è di proprietà della società turca Louis Marine Shipholding Enterprises ed è armata con un equipaggio composto principalmente da marinai russi, indiano e ucraini. Dai suoi registri di spedizione sembrerebbe che dopo aver caricato greggio iraniano sull’isola di Kharg a settembre, abbia spento il transponder vicino allo Stretto di Hormuz e sia rimasta inosservata per circa due mesi. 

1 Il generale USAF Dan Caine è l’Uomo di fiducia di Trump che lo ha richiamato in servizio assegnandogli la Chairmanship del Joint Defence Staff. Caine, in possesso di una lunga esperienza operativa nell’Aeronautica militare statunitense, aveva condotto l’operazione “Martello di Mezzanotte” contro i siti nucleari iraniani, impiegando sette bombardieri B-2.

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