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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: SICUREZZA MARITTIMA
parole chiave: USS Halibut, spionaggio sottomarino
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Durante la Guerra Fredda il sottomarino nucleare statunitense USS Halibut fu modificato per compiti di “ingegneria subacquea“, ovvero per attività intelligence. Tutto ebbe inizio nel 1965, a soli cinque anni dalla sua entrata in servizio, quando fu deciso di convertirlo in un sottomarino da impiegarsi in attività di spionaggio COMINT (Communications intelligence) 0, un’attività all’epoca ancora sperimentale che nel tempo consentì di raccogliere informazioni strategiche e operative vitali in diversi contesti.

disegno dell’USS Halibut
Per dare un’idea di cosa stiamo parlando, oggigiorno il volume di dati che viaggiano in una rete globale di cavi in fibra ottica sul fondale marino è valutato di circa 337.000 Petabyte (PB) al giorno. Un numero enorme se si pensa che all’epoca il primo cavo sottomarino transatlantico, TAT-1, posato nel 1955, poteva assicurare solo 36 telefonate alla volta. Durante la guerra fredda, i servizi di intelligence statunitensi compresero il valore strategico delle intercettazioni delle comunicazioni e, a partire dagli anni ’70, la sorveglianza delle reti subacquee sovietiche divenne un’attività prioritaria. Nacquero programmi congiunti, della USN, CIA e NSA, che intrapresero le prime missioni segrete per registrare le comunicazioni via cavo sottomarino fra le basi navali sovietiche di Petropavlovsk e Vladivostok, nel mare di Okhotsk, Oceano Pacifico. Operazioni altamente segrete che coinvolsero diversi battelli statunitensi, appositamente modificati per poter operare in attività estremamente complesse e delicate.

Venni a conoscenza dei dettagli di questa operazione anni fa, durante un convegno di lavoro a Norfolk quando fu presentata una tra le più famose, “Ivy Bells”, condotta dal sottomarino USS Halibut nel mare di Okhotsk. Un’area del Pacifico tra le più sorvegliate dalla marina sovietica, protetta da sonar passivi posti sul fondo marino per intercettare ogni movimento nel volume d’acqua e in superficie. Come riuscirono ad infiltrarsi non fu spiegato ma, di fatto, il sottomarino nucleare riuscì più volte a penetrare all’interno dello sbarramento sovietico, riuscendo a posizionare la sua strumentazione di ascolto grazie all’impiego di sommozzatori della marina.
In pratica, il sottomarino, dopo essersi infiltrato in immersione, raggiungeva il cavo di comunicazione sovietico, adagiato sul fondo, e con l’aiuto di un team di sommozzatori, veniva installato il dispositivo spia. I sommozzatori, che dovevano operare ad alte profondità, fuoriuscivano da un container pressurizzato, montato sopra la sala siluri poppiera del sottomarino, progettato per assomigliare ad un Deep Submergence Rescue Vehicle (DSRV) ovvero ad uno di quei sottomarini di piccole dimensioni normalmente utilizzati per il recupero degli equipaggi dei sottomarini in difficoltà.

Schema poppiero dell’USS Halibut, notare il falso DSRV impiegato per alloggiare i sommozzatori – Fonte HI Sutton Halibut.
Per evitare problemi di decompressione, i sommozzatori erano alloggiati sin dall’inizio e per tutta la missione all’interno del contenitore in modo da saturarsi alla pressione della profondità marine raggiunte dal battello. In pratica, come i sommozzatori dell’offshore che operano in saturazione fuoriuscendo per lavoro dalle campane, gli operatori potevano permanere per lunghi periodi senza essere costretti a continue decompressioni.
Apro una breve parentesi: questa tecnica di immersione, detta di saturazione prolungata, fu frutto del programma “Man-in-the-sea” ideato dal capitano di fregata USN George Bond, ed inteso a realizzare strutture artificiali sommerse, veri e propri habitat subacquei chiamati SEALAB.

un operatore fuoriesce dal portellone inferiore del SEALAB per effettuare la propria attività – US NAVY
In breve, i sommozzatori uscivano dalla stessa attraverso un portello e operavano all’esterno per collocare i dispositivi spia; il vantaggio era che, operando in saturazione, al termine del lavoro, potevano rientrare nel loro habitat evitando di dover eseguire continue procedure di decompressione (riducendo così i rischi di malattie da decompressione). Per consentire ai sommozzatori di operare all’esterno per effettuare le proprie attività, fu realizzato un nuovo autorespiratore a circuito chiuso dalla Westinghouse, l’Mk-11 “Abalone”, che fu inizialmente testato dal NEDU (Navy Experimental Diving Unit), Panama City, Florida. Questo rebreather consentiva ai sommozzatori di operare a profondità maggiori rispetto ai normali autorespiratori ad aria (SCUBA) impiegando diverse miscele. I sommozzatori, al posto delle normali maschere, impiegavano un casco realizzato dalla Kirby-Norman, modello MH-11 3 .

Questa attività altamente segreta, perpetuata anche da altri sottomarini, andò avanti per molti anni, fornendo grandi quantità di dati; un operazione perfetta che fu però rivelata dal tradimento di Ronald Pelton, un impiegato della NSA, che decise di passare l’informazione al KGB. La reazione sovietica fu immediata ed i satelliti alleati scoprirono un’anomala concentrazione di navi militari nel mare di Okhotsk, proprio nelle prossimità del punto in cui era stato collocato il dispositivo spia di intercettazione. La USN inviò immediatamente un sottomarino, l’USS Parche, per tentare di recuperare la “cimice subacquea” ma non fu più ritrovata.

il presunto dispositivo spia dopo il recupero fu esposto nel Museo della Grande Guerra Patriottica di Mosca
Secondo il Washington Post (1986), il tradimento di Pelton fu reso noto da un corrispondente della NBC, James Polk, durante il programma “Nightly News”; Polk rivelò che un certo Ronald W. Pelton, ex dipendente della NSA, era comparso in tribunale con l’accusa di spionaggio per aver rivelato l’esistenza di un’operazione di spionaggio in acque sovietiche denominata “Ivy Bells“.
Come era stata scoperta la talpa?
Nel luglio del 1985 un colonnello del KGB, Vitalij Yurčenko, che era stato il contatto principale di Pelton a Washington, disertò negli Stati Uniti e, in cambio, di protezione fornì agli americani le informazioni per arrestare Pelton. Un personaggio ambiguo, ex ufficiale dell’USAF passato poi al NSA, che parlava russo; trovandosi in forti difficoltà finanziarie aveva allacciato rapporti con l’ambasciata russa dalla quale aveva ricevuto circa 35.000 dollari in cambio di informazioni. La notizia fece parecchio scalpore mediatico in quanto la notiziaa del tradimento di Polk aveva di fatto arrivare ai media uno dei maggiori segreti della NSA, un’operazione top secret di intercettazione subacquea all’interno delle acque sovietiche.

Nel giro di poche ore, il direttore della Central Intelligence Agency, William J. Casey, annunciò che le affermazioni di Polk, “se vere”, avevano violato una legge del 1950 “contro la pubblicazione di qualsiasi informazione classificata riguardante le attività di intelligence delle comunicazioni degli Stati Uniti“. In realtà, nonostante le dichiarazioni da parte dei vertici dell’Intelligence, non vi fu nessuna azione penale verso le agenzie di informazione pubbliche. Cosa ancora più incomprensibile considerando che, secondo un report della CIA, ora declassificato, la NBC avesse anche rivelato che le operazioni di spionaggio dei sottomarini in acque sovietiche si ripetevano da molti anni.
Nel gennaio 1974, il Washington Post pubblicò in prima pagina che “gli Stati Uniti mantengono una flotta di sottomarini per le intercettazioni elettroniche che operano vicino alla costa sovietica per monitorare l’attività dei sottomarini russi e le comunicazioni militari segrete“. L’articolo, che li descriveva come “U2 sottomarini”, affermava che i sottomarini erano equipaggiati per raccogliere comunicazioni elettroniche e che questo tipo di attività era ben noto ai sovietici. Inoltre, rivelò, citando fonti di intelligence, una collisione, avvenuta l’11 febbraio 1992 al largo dell’isola di Kildin, tra il sottomarino nucleare della Marina statunitense USS Baton Rouge e il sottomarino nucleare della Marina russa B-276 Kostroma, nei pressi della base navale russa di Severomorsk. L’incidente era avvenuto mentre l’unità statunitense era impegnata in una missione segreta, apparentemente volta a intercettare le comunicazioni militari russe.

i danni al battello russo B-276 Kostroma – fonte marina sovietica
Un incidente curioso
Sebbene la maggior parte delle fonti affermi che il sottomarino americano stesse seguendo la sua controparte russa, alcuni autori ritengono che l’incidente fu invece casuale in quanto i due battelli non si erano stranamente localizzati prima dell’urto. Cosa che appare quanto meno inverosimile in quanto i sonar passivi di bordo avrebbero dovuto sentire il rumore delle eliche. Di fatto il B 276 Kostroma urtò il USS Baton Rouge mentre cercava di emergere e, nella collisione, entrambi i sottomarini subirono ingenti danni, riuscendo comunque a rientrare nei rispettivi porti. In particolare, come risulta da una fotografia rilasciata dalla marina sovietica, il Kostroma subì danni alla torre di comando, mentre per l’USS Baton Rouge venne riportato che aveva subito solo danni minori ed una cassa di zavorra rotta. Sebbene i dati dell’inchiesta non furono rilasciati, il sottomarino americano, dopo poco tempo, fu mandato in disarmo, facendo presupporre che i danni allo scafo non fossero così trascurabili. Fortunatamente, nessuno rimase ferito nell’incidente.

La USS Baton Rouge in bacino di carenaggio, poco dopo il suo disarmo, 11 febbraio 1995 Fonte: http://www.navsource.org/archives/08/08689.htm Autore: foto della Marina degli Stati Uniti n. 270546 – Darryl Baker
Un pasticciaccio della guerra fredda
L’anno successivo, il New York Times pubblicò diversi articoli, firmati da Seymour Hersh, sulle operazioni HOLYSTONE1, che riferivano che i sottomarini americani “erano in grado di collegarsi ai cavi di comunicazione terrestri sovietici sparsi sul fondo dell’oceano e quindi di intercettare messaggi militari di alto livello e altre comunicazioni considerate troppo importanti per essere inviate via radio o altri mezzi meno sicuri“. L’allora Segretario alla Difesa James R. Schtesinger si infuriò, chiedendo che il giornalista fosse processato, ma anche l’idea di perseguire Hersh fu abbandonata (erano i tempi dello scandalo Watergate ed i servizi segreti probabilmente avevano altre cose da preoccuparsi). Di fatto nessuno fu mai perseguito.
Un ultima considerazione
La protezione delle comunicazioni sottomarine è ancora una realtà importante in un mondo dove i cavi sottomarini rappresentano, oggi più che mai, una spina dorsale invisibile delle comunicazioni globali, veicolando tra il 95 ed il il 99 % del traffico di comunicazione internazionale, che comprende dati civili, militari e finanziari 2 . Questo li rende infrastrutture altamente critiche, soggette a rischi crescenti che vanno ben oltre l’ascolto clandestino e possono includere sabotaggi, interferenze fisiche ed attacchi cibernetici (che possono avvenire senza interrompere le comunicazioni, grazie a sofisticate tecnologie in grado di copiare il traffico dati attraverso procedure di incapsulamento ottico – “sonde d’intercettazione”).

mappa globale dei cavi sottomarini in fibra ottica realizzata nel 2023 da Visual Capitalist, perfetta per avere un’idea immediata della portata e della diffusione delle reti sottomarine
Per ridurre il rischio sono perseguite strategie a diversi livelli che vanno dall’analisi continua della rete, in accordo con le best practice stabilite dall’’International Cable Protection Committee (ICPC), al monitoraggio dei fondali marini effettuato con mezzi di superficie e subacquei altamente sofisticati. In sintesi, proteggere il flusso dati sottomarini è ora più che mai una priorità geopolitica e strategica.
Essendo le reti sottomarine da controllare molto estese, a fronte della limitatezza dei mezzi disponibili, per un controllo efficace sono necessari mezzi sempre più sofisticati ed integrati in una collaborazione globale per assicurare una vigilanza continua del dominio subacqueo.
Andrea Mucedola
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in anteprima un’immagine del USS Halibut prima della trasformazione. Nella sua prima modifica del 1965 mostrava un propulsore montato esternamente (a prua della porta dell’hangar) e non possedeva il cilindro per la componente subacquea. Si ritiene che tale propulsore possa essere stato rimosso quando fu aggiunto il falso DSRV.
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Nota
0. COMINT, una branca della SIGINT (abbreviazione di Signals Intelligence) che si occupa dell’intercettazione e raccolta di dati trasmessi con i mezzi di comunicazione.
1. HOLYSTONE (e BARNACLE) era un nome in codice utilizzato per designare programmi intrapresi nell’ambito dello Special Naval Collection Program (SNCP) della Marina degli Stati Uniti, per attività di sorveglianza, intelligence e ricognizione utilizzando sottomarini in acque controllate da forze avversarie.
2. I cavi sottomarini portano ben il 95–99 % del traffico internet internazionale, inclusi email, streaming, telefonate, transazioni finanziarie mentre i satelliti rappresentano una quota marginale, meno del 5 %.
3. Il rebreather MH-11 era simile all’MH-10 con l’aggiunta di un erogatore a richiesta che veniva utilizzato come sistema di respirazione di riserva. La testa del subacqueo era mantenuta asciutta dal casco Kirby.
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