L’escalation navale tra l’Impero britannico e l’Impero tedesco – parte 2

Redazione OCEAN4FUTURE

11 Ottobre 2025
tempo di lettura: 8 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI – XIX SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Royal Navy, Marine tedesca

 

Dalla fine del XIX secolo era in atto una accesa corsa al riarmo navale tra l’Impero britannico e l’Impero tedesco. Il riarmo e lo sviluppo navale tedesco furono voluti fortemente dall’ammiraglio Alfred Peter Friedrich von Tirpitz, e sostenuto ovviamente dal kaiser Guglielmo II. Con l’ammiraglio von Tirpitz – ministro della Marina – vennero approvate ben cinque leggi navali, nel 1898, 1900, 1906 e 1912. L’ammiraglio tedesco (vedi foto), con queste leggi navali, si basava molto sulla cosiddetta “teoria del rischio” e dichiarava che l’obiettivo della Marina imperiale era unicamente “deterrente”.

In sostanza, “un qualsivoglia più forte avversario avrebbe dovuto riflettere a lungo prima di affrontare uno scontro con la flotta tedesca allora in costruzione, se non voleva correre il rischio di essere severamente menomato e di perdere così il suo vantaggio marittimo nei confronti della Potenza che lo seguiva in graduatoria, anche in caso di guerra vittoriosa contro la Germania”.

Inizialmente, i leader politici britannici non erano pienamente convinti che l’Impero tedesco (con il suo riarmo navale) fosse una grande minaccia strategica per la sicurezza della Gran Bretagna, e in generale del loro Impero. Tuttavia, l’Ammiragliato seguiva con particolare accortezza e preoccupazione le politiche navali di Berlino. A tale proposito, il primo lord dell’Ammiragliato William Waldegrave Palmer – nel 1902 – descrisse così la situazione al consiglio di gabinetto: “Sono convinto che la nuova grande marina tedesca venga costruita con il preciso scopo di scatenare una guerra contro di noi …

William Waldegrave Palmer,  2nd Earl of Selbourne – ritratto di Philip de Lazlo  William Palmer 2nd Earl of Selbourne…jpg – Wikimedia Commons

Tra le persone più influenti ad intuire la minaccia tedesca vi fu l’ammiraglio John Fisher, che nel 1904 – non a caso – fu nominato primo lord del mare. Come accennato in precedenza, con lui la Royal Navy subì delle importanti riforme: la struttura dei cantieri, la paga, la selezione e l’addestramento degli ufficiali, le condizioni di servizio, l’armamento delle navi e l’efficienza generale furono tutti quanti perfezionati sotto la spinta di Fisher. Sembrava che presso l’Ammiragliato fosse in atto una “specie di rivoluzione” e in effetti con John Fisher (vedi foto) era in corso una vera e propria riorganizzazione strategica della Royal Navy. Per il primo lord del mare efficienza, potenza di fuoco, economia e concentrazione della forza erano i criteri su cui calcolare l’idoneità di combattimento di una flotta.


La tradizione dell’artiglieria navale della Royal Navy puntava a premiare la celerità e la mole di fuoco. Quindi, poiché i limiti tecnologici non consentivano di costruire cannoni superiori al 152 mm con una celerità di tiro soddisfacente, le navi da battaglia di inizio XX secolo avevano molti pezzi di tale calibro e pochi di calibro più grande (come il 305 mm). Il pensiero alla base di questa disposizione dei calibri era – sostanzialmente – quella di colpire il nemico con un poderoso volume di colpi da 152, e di dare solo il colpo finale con i calibri maggiori, in molti casi non standardizzati (A. Flamigni, Evoluzione del potere marittimo nella storia). Questo fu il tipo di corazzate utilizzate durante la guerra tra l’Impero russo e l’Impero giapponese del 1904-1905, e soprattutto nella famosa battaglia di Tsushima, nella quale la Marina nipponica riportò una netta vittoria su quella di San Pietroburgo.

Arrivano le Dreadnought
Il grande cambiamento giunse con un articolo sul Jane’s Fighting Ships del 1903 intitolato An ideal Battleship for The British Navy, scritto dall’ufficiale del Genio navale italiano Vittorio Emilio Cuniberti (1854-1913).

Cuniberti (vedi foto a lato), in quell’articolo, suggeriva alla Royal Navy una futura nave da battaglia da 17.000 tonnellate, armata con un’artiglieria primaria di dodici cannoni da 305 mm, munita di una corazza da 30 cm e con una velocità di 24 nodi. La velocità calcolata era sufficiente a “battere” in velocità, ogni nave da battaglia esistente. Era l’idea della “corazzata monocalibro”, che avrebbe avuto un solo tipo d’artiglieria per gli scontri a lunga distanza e un armamento secondario dedicato al contrasto di torpediniere e sommergibili. Queste teorie rafforzarono le opinioni dell’ammiraglio Fisher primo lord del mare dal 1904. venne così creato il comitato tecnico per la realizzazione della nave di nuova concezione. La costruzione iniziò negli arsenali di Portsmouth fra l’ottobre del 1905 e il dicembre del 1906. La nave fu varata dal re Edoardo VII Il 10 febbraio del 1906, e venne battezzata .

La Dreadnought (vedi foto sottostante) fu la prima corazzata ad avere tutto l’armamento primario di un unico calibro. La soluzione adottata per questa nave da battaglia permetteva di disporre di ben 10 bocche da fuoco da 305 mm, a lunga gittata, che potevano essere impiegate a una tale distanza dall’avversario da non consentirgli di rispondere con le armi di medio calibro.

Inoltre, il peso della bordata principale diventava schiacciante: infatti generalmente nelle corazzate dell’epoca (come l’ammiraglia giapponese Mikasa, protagonista della battaglia di Tsushima) l’armamento principale consisteva in soli 4 cannoni da 305 millimetri.

L’entrata in servizio della Dreadnought costituì un punto di svolta nella costruzione delle grandi navi di linea, tanto che da allora tutte le marine principali posero in servizio unità simili, dette per l’appunto “Dreadnought” per distinguerle dalle precedenti, da quel momento definite “pre-Dreadnought”. La Dreadnought fu anche la prima corazzata con motore a turbina, che consentiva alla nave di raggiungere la velocità di 21 nodi, superiore a quella delle sue antagoniste (A. Santoni, Storia e politica navale dell’età contemporanea). In ogni caso, tanto furono celeri i progressi tecnologici e cantieristici che la HMS Dreadnought si affacciò alla Prima guerra mondiale già ampiamente surclassata dalle navi varate negli anni successivi.

Inoltre, lo stesso comitato tecnico che ideò la HMS Dreadnought studiò anche un nuovo disegno di incrociatore corazzato, che si rivelò così innovativo rispetto alle realizzazioni precedenti, da venir presto classificato come “incrociatore da battaglia”. In seguito, anche in tutte le altre marine da guerra si arrivò alla realizzazione di navi analoghe. L’incrociatore HMS Invincible (varato nel 1907) faceva parte di una classe di tre unità, i cui punti di forza stavano nella buona manovrabilità, tenuta al mare, nella grande celerità e nell’armamento principale monocalibro di pari livello a quello di una corazzata. Ciononostante, avevano una protezione decisamente carente. L’apparato motore era costituito da 4 gruppi di turbine Parsons e 31 caldaie Yarrow.

I concorrenti tedeschi
È importante ricordare che tutte le Dreadnought e gli incrociatori da battaglia realizzati dai tedeschi, a partire dal 1907-1908, si rilevarono qualitativamente superiori alle contrapposte unità della Royal Navy, vantando in particolare una corazza di spessore maggiore e una protezione subacquea più all’avanguardia. Tutto questo fu dovuto “dal risparmio di quei pesi che sulle navi britanniche erano devoluti a vantaggio delle sistemazioni per le lunghissime navigazioni e di grossi apparati motori, senza tra l’altro che questi ultimi garantissero in combattimento quella superiore velocità così cara a Fisher”.

Wilhelm II, Alfred von Tirpitz, and Henning von Holtzendorff alla Kiel Week, 1910 Fonte: http://…/s1600/wilhelm-tirpitz1.jpg Wilhelm II, Alfred von Tirpitz and Henning von Holtzendorff at the Kiel Week, 1910.jpg – Wikimedia Commons

Quindi l’ammiraglio Tirpitz dimostrò di avere le idee più lucide del suo omologo britannico, ribadendo più volte che una nave da battaglia doveva essenzialmente rispondere a tre bisogni: “galleggiare, galleggiare e galleggiare”. Tuttavia, pareva – sulla carta – che il potere di attacco fosse nettamente a vantaggio delle Dreadnought e degli incrociatori da battaglia della Royal Navy. Infatti, sulle navi britanniche erano montati un analogo numero di cannoni ma di calibro maggiore rispetto a quelli tedeschi (305 mm contro 280 mm e 343 o 381 mm contro 305 mm). Le grandi navi da battaglia della Marina imperiale tedesca, però, rimediarono a questo deficit mostrando in combattimento una superiore velocità di tiro, un munizionamento migliore e apparati di puntamento (in particolare telemetri stereoscopici) decisamente più precisi. Alla fine, la Marina imperiale tedesca si ritrovò a primeggiare nel campo dell’artiglieria navale, settore che aveva caratterizzato il dominio della Royal Navy nei tempi delle navi a vela.

Dunque, l’apparente vantaggio iniziale della Royal Navy nei confronti della Marina imperiale tedesca durò assai poco e, a partire dal 1902, la concorrenza di Berlino fu il punto di riferimento della politica estera e militare della Gran Bretagna, una specie di magnete che attirava “le squadre navali sparse nel mondo verso il Mare del Nord, da dove erano partite secoli prima per dominare gli oceani del mondo”.
Questa corsa anglo-tedesca allo sviluppo e al potenziamento delle flotte da combattimento (denominata dallo storico Arthur Marder il “filo di Arianna” della politica navale britannica in quel periodo) era contraddistinta da una crescita di programmi costruttivi, di paure e di negoziati falliti, al punto che Parigi iniziò a temere di ritrovarsi coinvolta in una guerra europea per conto di Londra. Inoltre, l’incubo per la minaccia tedesca ebbe come conseguenza un altro capovolgimento della classica politica navale britannica, ovvero l’abbandono del Two Power Standard. Questa scelta fu presa (inizialmente in segreto) dall’Ammiragliato nel 1909, quando si rese conto che gareggiare nelle costruzioni di navi da battaglia con l’Impero tedesco (e con gli Stati Uniti d’America) era da un punto di vista economico-finanziario inconcepibile. Per giunta, non aveva senso sul piano della politica estera. L’Ammiragliato era oggettivamente in difficoltà; serviva un cambio di passo e nuove figure.
Francesco Sisto
.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
.
PARTE I
.
.

Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

Francesco Sisto
Genovese, è laureato in Scienze Storiche. Ha conseguito il master universitario di II livello in Intelligence and Security, il master universitario di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale e il master universitario di II livello in Studi internazionali strategico-militari presso il CASD. Collabora con Difesa Online e ha svolto attività di ricerca e analisi presso il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia. Ha ricoperto l’incarico di Political Advisor su nave Cavour della Marina Militare. Collabora con il Centro Studi Militari Aerospaziali.

Originariamente pubblicato su Centro Machiavelli  Le prime “transizioni energetiche”: la Royal Navy e il passaggio dalla vela al carbone e al petrolio / parte 2
.

(Visited 116 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua