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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: operazioni marittime
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Prendiamo ora in considerazione delle operazioni interforze, o più precisamente il concorso tattico navale ad operazioni terrestri. Ne vengono di seguito forniti quattro esempi relativi ai principati di Augusto, Otone, Domiziano e Traiano. Nei primi anni dell’impero, una vessillazione navale (forse della flotta Misenense) venne inviata nell’oceano Atlantico, probabilmente in vista della spedizione contro la Britannia che Augusto aveva fin da allora progettato, ma che poi dovette rinviare al sopravvenire di altre priorità. Quella forza navale si trovava dunque nel golfo di Biscaglia quando Marco Valerio Messalla Corvino era proconsole in Gallia e operava per sedare la rivolta scoppiata in Aquitania (28-27 a.C.). Conseguita la vittoria, cui dovrebbe aver contribuito la flotta, Messalla rientrò a Roma per celebrare il trionfo, mentre Augusto indisse il censimento di tutta la Gallia e poi varcò i Pirenei per porre fine alle ostilità suscitate dai Cantabri e dagli Asturi. Egli condusse personalmente quella prima campagna di guerra nella regione marittima a nord della Spagna (26-25 a.C.), impiegando a lungo l’esercito in operazioni rischiose e logoranti ma inconcludenti, data la strenua resistenza dei nemici, fino a quando non si crearono le condizioni per un efficace contributo navale. Egli ordinò allora alla flotta di salpare e dirigere attraverso l’oceano fino alla costa cantabrica. Lo sbarco dei classiari avvenne alle spalle dei nemici, cogliendoli di sorpresa, e si rivelò determinante ai fini del successo finale.

Aulo Vitellio entra in porto a Lione (Lyon), Francia, con le sue galee – Fonte Archivi municipali di Lyon – Autore Gustave Girrane (1865–1922) XXV.-Entrée-de-Vitellius-à-Lyon.jpg – Wikimedia Commons
Nel tormentato anno 69 d.C., quello delle guerre di successione dopo la morte di Nerone, i primi a fronteggiarsi militarmente furono Otone, che era subentrato a Galba, e Vitellio, autonomamente proclamato imperatore dalle legioni stanziate al confine sul Reno. Per intercettare le forze vitelliane, in arrivo dalla Germania, prima che queste entrassero in Italia, Otone imbarcò sulla flotta Misenense tutte le forze di cui disponeva a Roma, ovvero i classiari che erano stato imprigionati da Galba, le coorti urbane e parte dei pretoriani. Queste forze furono sbarcate nei pressi di Albintimilium (Ventimiglia). Lo scontro con le forze vitelliane comandate da Fabio Valente avvenne in una zona costiera compresa fra Antipolis (Antibo; in francese Antibes) e Albingaunum (Albenga). Gli Otoniani vi si trovavano schierati dalle colline prossime al mare – presidiate da una parte dei classiari insieme agli indigeni – alla striscia litoranea pianeggiante occupata dai pretoriani, mentre sul mare vi era la flotta, disposta a breve distanza dalla costa lungo il tratto davanti ai pretoriani, pronta ad intervenire.

Sbarchi navali effettuati nel corso della guerra Dacica: in alto, da una nave oneraria di cui è mostrata la poppa e la vela appena serrata sul pennone dell’albero di maestra; in basso, da una nave da guerra di cui è mostrata la prora rostrata. Nel primo caso si tratta di uno sbarco “amministrativo”, lontano dal nemico: il personale è infatti in tenuta da lavoro, senza armi; nel secondo caso i classiari sbarcano armati e con le proprie insegne. Scene LXV e LXIV della Colonna Traiana (foto D. Carro). In basso, intervento tattico navale condotto da Traiano (al timone della nave in primo piano) per portare urgente soccorso ad una fortezza romana sul Danubio nella Mesia Inferiore. Scena XXIV-XXV della Colonna Traiana (foto D. Carro).
L’azione combinata delle forze operanti a terra e della flotta, che saettava e bombardava dal mare, conseguì un netto successo, sia il primo giorno, in cui i Vitelliani sarebbero stati annientati se non fosse sopravvenuta la notte, sia il secondo giorno, quando gli Otoniani reagirono positivamente ad un improvviso contrattacco: nuovamente, l’impegno coordinato dei classiari sulle colline, dei pretoriani e della flotta, che conduceva continue incursioni alle spalle degli avversari, risultò completamente vincente prima della ritirata dei malconci Vitelliani ad Antipolis. Si trattò solo di una vittoria provvisoria, ma dimostrò l’elevata efficacia della collaborazione navale alle operazioni terrestri.

Campaigns of Agricola, 80 – 84 d.C. – Fonte Frere, Britannia Agricola.Campaigns.80.84.jpg – Wikimedia Commons
Un altro esempio dell’efficacia di tale collaborazione è relativo all’utilizzo della flotta da parte del governatore della Britannia, Gneo Giulio Agricola. In quell’epoca (I secolo d.C.) i Romani, non avendo fino allora rinunciato all’idea di sottomettere l’intera Gran Bretagna, non avevano ancora stabilito una linea difensiva fortificata per separare il territorio dell’Impero da quello esterno. Agricola volle dunque condurre due campagne terrestri in successione, portandosi a nord del fiordo della Bodotria (Firth of Forth), lungo la costa orientale della Caledonia (Scozia), fino a raggiungere in armi l’estremità settentrionale dell’isola. Entrambe le volte egli fece precedere l’esercito dalla classis Britannica che, mandata in avanscoperta, effettuava una serie di sbarchi e saccheggi terrorizzando i nemici, che poco dopo venivano affrontati dalle legioni. In tal modo la flotta romana forniva tre contributi di pregio: acquisiva informazioni sui luoghi e sul nemico, disorientava i Caledoni con gli inattesi attacchi dal mare e tagliava la ritirata allo stesso nemico, preso fra due fuochi. Si valuta che un analogo criterio sia stato successivamente adottato anche da Settimio Severo, che raggiunse anch’egli l’estremità settentrionale dell’odierna Scozia. Al termine della seconda campagna di Agricola, la flotta, rinforzata con ulteriori classiari, completò il periplo dell’isola fino al portus Truccolensis, forse nel Solway Firth nel mare d’Irlanda.
Va infine ricordato, quale quarto esempio, il valido concorso tattico alle operazioni terrestri fornito sul Danubio dalla classis Flavia Moesica durante la guerra Dacica di Traiano, e più precisamente nella cosiddetta “campagna della Mesia inferiore” (inverno 101-102), originata da un contrattacco organizzato dal re Decebalo approfittando della tregua invernale delle operazioni belliche romane. Eludendo la sorveglianza, i nemici attraversarono il Danubio, sfruttando forse una parziale glaciazione della superficie del fiume, avvalendosi comunque anche di zattere e barche monossili di cui i Daci avevano sempre avuto un’ampia disponibilità .

Intervento tattico navale condotto da Traiano (al timone della nave in primo piano) per portare urgente soccorso ad una fortezza romana sul Danubio nella Mesia Inferiore. Scena XXIV-XXV della Colonna Traiana (foto D. Carro)
Nonostante le perdite subite per annegamento dalla cavalleria dei Sarmati, i nemici riuscirono ad assediare il contingente dell’esercito romano presente in una fortezza legionaria del basso corso del Danubio: Oescus (a NW odierno Pleven) o Novae (odierno Svištov), entrambe prossime alla strategicamente importante confluenza dell’Alutus (Olt). Allertato da questo pericolo, Traiano fece subito approntare la flotta Mesica, predisponendo un’urgente spedizione navale, con l’imbarco di forze terrestri e dei cavalli su apposite unità. Poi messosi egli stesso al timone della nave ammiraglia, condusse la flotta nella Mesia inferiore, sbarcandovi uomini e materiali. Avendo quindi prontamente liberato, con il sostegno della flotta, la fortezza assediata, inseguì il nemico e lo sconfisse una prima volta poco oltre, nel luogo in cui egli fece poi edificare la città di Nicopolis ad Istrum (odierno Nikopol), e in via definitiva ad Adamclisi, ove fu eretto il suo imponente trofeo.
Domenico Carro
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
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