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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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Botswana, gemma dell’Africa.

 

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Tramonto Okavango Delta

Il Botswana si incastra perfettamente nel settore meridionale del grande continente africano, come un anello di diamanti all’anulare di una sposa. Questo paradiso africano, con il suo mezzo milione di chilometri quadrati, si espande a nord e a sud del Tropico del Capricorno. La maggior parte del territorio presenta una dolce ondulazione, prevalentemente dovuta ai fini depositi sabbiosi multicolori. L’altitudine del Botswana si aggira tra i 900 e i 1300 metri sul livello del mare: sostanzialmente un massiccio altopiano martellato dal sole tropicale. Gli affioramenti di roccia appartenenti al basamento sono abbastanza sporadici, raramente raggiungono il centinaio di metri di altezza e sono concentrati per la maggior parte nel sudest del paese; prevalentemente si tratta di successioni arenacee e granitiche ascrivibili alle sequenze rocciose del Sudafrica e della Namibia. In questo paesaggio ancestrale risaltano due grossi elementi: il deserto del Kalahari e il delta dell’Okavango.

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Circa cinquanta milioni di anni fa il clima del Botswana ebbe la sua prima fase arida, con fortissimi venti, dimostrati dai depositi eolici che formano gran parte di quello che noi oggi chiamiamo deserto del Kalahari. Circa 5 milioni di anni fa il paleo-Okavango, il paleo-Kwando e il paleo-Zambesi, che avevano un percorso decisamente diverso da quello attuale (molto probabilmente attraversavano un parte del moderno Kalahari), subirono un dislocamento tettonico, ben documentato a partire da circa 3 milioni di anni fa (fase sismica parossistica). Sostanzialmente un sistema di faglie attivò una serie di eventi sismici (terremoti) che dislocarono la parte centrale e meridionale del Botswana; questa porzione di territorio si sollevò rispetto ai settori settentrionali ai confini con L’Angola, lo Zimbabwe, lo Zambia e la Namibia. I geologi identificano tale morfologia come Asse Zimbabwe-Kalahari. Come intuirete questo dislocamento verticale causò un blocco verso sud del flusso dei principali fiumi, formando dapprima un super lago nelle aree del Makgadikgadi, dove ancora oggi, come ci hanno riferito le guide che mi hanno accompagnato, nella stagione umida è possibile vedere un lago temporaneo con un elevato grado di salinità, dove si raccolgono migliaia di fenicotteri rosa; l’area copre circa ventiduemila chilometri quadrati, immensa praticamente. Il super lago antico sembrava coprirne circa ottantamila, ovvero un lago stabile quattro volte più grande. Circa un milione di anni fa, ma la maggior parte dei ricercatori non è ancora in grado di definire quando con precisione, il super lago fu mozzato dai suoi bracci fluviali alimentatori. Cominciò a prosciugarsi, fino a diecimila anni fa, quando scomparve definitivamente.

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Lago con fondo di depositi salini – deserto del Kalahari

Il Botswana settentrionale ha una serie di profonde faglie che corrono come giganteschi serpenti sotto i sedimenti sabbiosi del Kalahari e palustri del delta dell’Okavango. Queste faglie, in realtà, non sono altro che l’estrema estensione sud occidentale della Grande Rift Valley africana, includendo il basso Zambesi. Non a caso tutti i seguenti elementi geografici: lago Tanganica, lago Eduardo, lago Malawi, lago Rodolfo e lago Vittoria, sono allineati lungo la Rift Valley, la gigantesca frattura nella crosta terrestre.

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Veduta aerea del Delta dell’Okavango – Cessna

Il Botswana settentrionale ha una serie di profonde faglie che corrono come giganteschi serpenti sotto i sedimenti sabbiosi del Kalahari e palustri del delta dell’Okavango.

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Termitaio con isolotto – Okavango

Focalizzando nella fascia compresa tra il Kalahari e l’Okavango, i ricercatori affermano che si distinguono cinque depositi lacustri sepolti dalle sabbie del Kalahari, misti a depositi salini, ancora ben visibili nel Nxai National Park, addobbato da splendidi baobab millenari, vecchi e giganti, custodi di questi segreti, non avevo mai visto un baobab e mi è sembrato stupendo: un ambasciatore del passato.

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ippopotami a Okavango

Verso nord sorge la città di Maun, questa è posizionata su un sistema di faglie orientate sudovest-nordest, denominate faglie Thamalakane e Kunyere. Queste faglie (e quelle più settentrionali ancora, sistema Linyanti-Gumare) creano un bacino di sedimentazione (il termine geologico è Graben) all’interno del quale insiste il mastodontico delta del fiume Okavango, che dopo mille e seicento chilometri attraverso il continente nero, giunge al termine del suo viaggio. Molti geologi ritengono che gli spessori dei sedimenti accumulati dal delta raggiungano i trecento metri, su una distanza di circa sessanta chilometri (tra Maun e Seronga). Tutto ciò oltre che a regalarci visioni naturalistiche paradisiache a coloro che attraversano il delta in barca, ci indica anche come si sia formato questa immensa struttura sedimentaria, incastrata tra queste faglie come un guerriero, incatenata alla Grande Rift Valley a nordest.

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Zebre di pianura – Kalahari

Il delta del fiume Okavango è un meccanismo biologico estremamente complesso, le cui acque mostrano una varietà stagionale. Talvolta micro isolotti si creano laddove insiste un termitaio (Macrotermes michaelseniI), ma non avviene sempre così. Intorno ai termitai possono svilupparsi le palme, formando dei veri e propri isolotti, alcuni hanno anche quasi cinquant’anni e possono presentare al centro delle sacche di depositi salini dove (in superficie) creano una totale assenza di vegetazione. Anche i canali del delta, che ho visto sorvolando l’area a centocinquanta metri di altezza con un Cessna, sono il risultato dell’azione combinata del passaggio degli ippopotami e della crescita dei papiri.

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Kalahari desert

L’isola più grande, Chief Island, dove era situato anche il nostro primo campo tende (il secondo era nel Kalahari settentrionale), non è altro che un antico deposito sabbioso e argilloso, sviluppato su una lunghezza di circa sessanta chilometri e una larghezza massima di venti chilometri. La fauna del Botswana è qualcosa di magnifico, ancestrale e magico. Le sensazioni che ho provato nel vedere centinaia di animali perfettamente incastonati in un sistema naturale lontano dall’uomo, mi hanno lasciato veramente senza parole, come se improvvisamente fossi stato catapultato indietro nel tempo. Uno dei miei più grandi desideri, da quando ero ragazzo, era vedere un elefante africano di savana nel suo ambiente naturale. Da non dimenticare che l’elefante africano di savana (Loxodonta africana) va distinto dall’elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis).

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Elefante africano di savana (Okavango)

Il mio sogno comunque è stato ampiamente soddisfatto, il primo elefante non lo dimenticherò mai, mentre si muoveva pacatamente sulla riva di un canale, un mastodontico erbivoro testimone del tempo. Il nostro gruppo ha avuto modo di vedere tantissimi animali, sia nel delta del fiume Okavango che nel deserto del Kalahari. Gli ippopotami e i coccodrilli regnano sovrani nel fiume, gli elefanti pascolano tranquillamente nel delta, a centinaia. Gazzelle, elefanti, antilopi, giraffe, zebre e impala vagabondano indisturbate in entrambi gli ambienti, estremi a loro modo. Abbiamo scovato tracce di leoni e iene a Chief Island, abbiamo visto un mastodontico leone nel deserto del Kalahari, con una lunga criniera. Sorvegliava il suo territorio. Le iene girovagavano di notte intorno alle nostre tende, i babbuini erano sorvegliati dalle nostre guide a causa della loro innata curiosità verso qualsiasi oggetto. Nel Kalahari, l’ultimo giorno, una magnifica femmina di ghepardo con due cuccioli è stata il nostro soggetto preferito per dozzine di foto, un paio di sciacalli sono poi venuti a rubargli il pasto, un cucciolo di gazzella.

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Uno sciacallo ruba il pasto a un Ghepardo – Kalahari

Un viaggio che mi rimarrà nell’anima per il resto della mia vita: memorabile. Ci terrei a ringraziare l’associazione Blue Safari  di cui faccio parte, lo zoologo ed ecologo Danilo Russo, e tutte le persone che hanno partecipato a questa spedizione, regalandomi momenti indimenticabili.

aaronne colagrossiAaronne Colagrossi
geologist and reporter
tutte le immagini, ad eccezioen della mappa geografica, sono dell’autore

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