I trionfi navali romani in epoca repubblicana – parte II

Domenico Carro

26 Febbraio 2023
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: REPUBBLICA – IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Gneo Fulvio Centimalo, Lucio Emilio Regillo, Lucio Cornelio Scipione, Trionfi navali

 

Dopo aver acquisito – con la vittoria sui Cartaginesi – il dominio del mare nel Mediterraneo occidentale, i Romani dovettero impegnare le proprie flotte per molte altre esigenze belliche, prevalentemente nelle acque a levante della nostra Penisola. Per i successi ottenuti nel corso di tali operazioni, il Senato decretò altri quattro trionfi navali. Ne beneficiò nel 228 il proconsole Gneo Fulvio Centimalo che, al comando di una flotta di 200 navi, aveva sconfitto gli Illiri, rei di aver pirateggiato ai danni dei mercantili provenienti dall’Italia.

Una quarantina di anni dopo (189) lo stesso onore venne accordato al propretore Lucio Emilio Regillo che aveva riportato la determinante vittoria navale di Mionneso (42 navi catturate) sulla flotta del re di Siria, Antioco III il Grande, consentendo lo sbarco in Asia del console Lucio Cornelio Scipione (il futuro “Asiatico”) e rendendo inevitabile la resa del sovrano nemico.

Il trionfo navale fu poi concesso anche al successivo comandante della flotta romana, il pretore Quinto Fabio Labeone (188) che, oltre ad aver costretto i Cretesi a liberare circa 4000 prigionieri romani ed italici, aveva distrutto tutte le cinquanta navi superstiti di Antioco ed ottenuto con le proprie quinqueremi la resa della città di Telmesso, caposaldo occidentale della Licia.

Infine, l’ultimo dei trionfi navali veri e propri spettò al propretore Gneo Ottavio (167) che, al comando della flotta romana, dopo aver fornito il concorso navale alle operazioni del console Lucio Emilio Paolo contro i Macedoni fino alla vittoria di Pidna, aveva inseguito per mare e catturato nell’isola di Samotracia il re Perseo, ponendo in tal modo fine alla terza guerra macedonica ed all’ultima dinastia di monarchi della Macedonia.

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Trasporto di un bastimento a vela su di un carro (affresco del I sec. d.C. proveniente da Ostia, custodito dai Musei Vaticani) Foto Domenico Carro

Come potremmo raffigurarci i trionfi navali?
Anche se le frammentarie fonti antiche che ci sono pervenute non contengono descrizioni soddisfacenti, non è difficile arguire che essi ricalcassero sostanzialmente i lineamenti dei trionfi tradizionali, pur evidenziando alcune peculiarità. Vi era innanzi tutto una netta diversità nell’arrivo delle forze nell’appropriata area fuori dal pomerium, in attesa dell’ingresso trionfale in città: mentre per i trionfi normali le legioni affluivano verso Roma lungo le vie consolari e si radunavano nel Campo Marzio, per quelli navali gli equipaggi al completo raggiungevano i Navalia risalendo il Tevere a bordo delle proprie unità [17]. Da quel sito protetto, il trionfatore con i suoi equipaggi poteva accedere all’area del Circo Flaminio attraverso la porta Navalis, per poi effettuare il prescritto ingresso nell’Urbe transitando per la porta Triumphalis [18].

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Frontale del portico Triumphalis  nell’area di sant’Omobono 

Il percorso cittadino, i cui punti di massima visibilità erano il Circo Massimo ed il Foro Romano, doveva essere conforme alle regole generali, così come la successione dei vari componenti della processione trionfale, che si apriva con il bottino di guerra seguito da riproduzioni di scene belliche [19]. È evidentemente in tale inizio del corteo che si trovavano le principali singolarità del trionfo navale, poiché questo si distingueva per la marcata presenza di spoglie navali – soprattutto rostri [20], ma anche aplustri, acrostoli, ancore, timoni, armi imbarcate, ecc. –, per rappresentare le navi nemiche catturate, e di tabulae pictae intese a mostrare gli aspetti salienti dei combattimenti avvenuti in alto mare [21]. In alcuni casi è possibile che siano state esibite fra le prede navali anche delle navi intere, caricate su carri, purché si trattasse di scafi di dimensioni contenute e compatibili con i punti più stretti del percorso (4,5 m circa [22]).

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denaro di Marco Fulvio Nobiliore

Sappiamo che i trionfi navali di Lucio Emilio Regillo e di Gneo Ottavio mostrarono un bottino poco spettacolare [23] soprattutto perché le prede più pregiate vennero esibite, com’è logico, dai rispettivi consoli. D’altronde gli oggetti di valore acquisibili in alto mare sono sempre ben pochi: più che altro il denaro contante trovato a bordo delle navi catturate. Ciò nonostante, queste somme servirono egregiamente per i donativi al personale e per erigere monumenti nell’Urbe, come il tempio di Giano costruito da Duilio, quello di Giuturna, da Lutazio Catulo, quello dei Lari Permarini, da Emilio Regillo, e il Portico Corinzio (o Porticus Octavia) dai raffinati capitelli bronzei, edificato da Gneo Ottavio presso il Circo Flaminio.

Fin qui sono stati considerati soltanto i trionfi di consoli, proconsoli, pretori o propretori cui il Senato aveva assegnato il comando della flotta. Questi magistrati ebbero dunque il compito primario di condurre la guerra navale contro il nemico, allo scopo di contribuire alla vittoria finale sfruttando il dominio del mare.

Fine parte II  – continua
Domenico Carro

 

Note
[17] Cfr. C.H. LANGE, Triumphs in the age of Civil War: the late Republic and the adaptability of triumphal tradition, London – New York, 2016, p.163.

[18] F. COARELLI, Il Foro Boario, Roma, 1992, pp. 54 e 363-414.

[19] E. LA ROCCA, La processione trionfale … cit., pp. 42 e 45.

[20] I. OSTENBERG, Staging the world … cit., pp. 49-50.

[21] C.J. DART – F.J. VERVAET, The Significance of the Naval Triumph in Roman History (260-29 BCE), in «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik», 176 (2011), pp. 267-280; v. p. 275.

[22] E. LA ROCCA, La processione trionfale … cit., p. 35.

[23] LIV. 37,58,4 e 45,42,2-3.

 

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