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I trionfi navali romani in epoca repubblicana e imperiale – parte I

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: REPUBBLICA ROMANA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Triumphalis, Gaio Duilio, Gaio Lutazio Catulo

 

Triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe! In questo ultimo verso del Carme Arvale [1], notoriamente uno dei più antichi testi della lingua latina [2], l’enfatica conclusione dell’invocazione al dio Marte denota tutta l’importanza e la sacralità attribuita dai Romani, fin dall’epoca arcaica, all’idea di trionfo.

La stessa cerimonia del trionfo, somma onoranza romana risalente all’epoca regia [3], non era solo la festosa ed orgogliosa esibizione degli aspetti più ammirati di una vittoria memorabile, ma anche una solenne cerimonia civile e religiosa che, dopo aver percorso il previsto itinerario fra la porta Triumphalis e la via Sacra, doveva concludersi sul colle capitolino, ove il trionfatore saliva devotamente a piedi per andare a deporre gli allori sulle ginocchia della statua di Giove Ottimo Massimo [4] sul Campidoglio.

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Il Tempio di Giove Ottimo Massimo o Tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio – incisione su acciaio originale incisa da Doherty, 1838 da Galerie Napoleon Paris

Nell’ultra millenaria storia di Roma antica vennero complessivamente celebrati circa 350 trionfi [5], una ventina dei quali si distinsero per il loro carattere prettamente navale. Vale la pena soffermarci proprio su questi poiché, nonostante la loro relativa esiguità numerica, essi furono il riflesso di eventi tutt’altro che marginali nel processo di affermazione della civiltà romana.

La concessione dei trionfi da parte del Senato scaturiva dall’esame dei risultati conseguiti in guerra e da valutazioni di opportunità, nel rispetto di alcuni criteri stabiliti e consolidati nel corso dei secoli [6]: il comandante vittorioso doveva essere stato investito dell’imperium, aver combattuto una guerra esterna, aver vinto una grande battaglia campale uccidendo almeno cinquemila nemici ed aver ampliato il territorio dell’impero. Era inoltre formalmente necessario che i suoi uomini lo avessero acclamato imperator, che il Senato avesse decretato le supplicationes per la vittoria e che l’esercito fosse poi stato riportato in patria per poter partecipare alla cerimonia trionfale [7]. In tali condizioni il Senato poteva autorizzare il trionfo, stanziando anche i relativi fondi [8].

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Spoglie navali: prore rostrate e rostri, aplustri, acrostoli, ancore, tridenti, remi, timoni in bassorilievi dell’arco di Orange. Foto T. BOWDEN – wikiwand.com 2017

Quando il console Gaio Duilio, al comando della prima grande flotta allestita dai Romani per affrontare la marina punica, sconfisse il nemico nelle acque di Milazzo affondando 13 navi e catturandone 31, inclusa la nave ammiraglia dei Cartaginesi, i Romani compresero subito la straordinaria importanza di quella prima e nettissima vittoria navale che dischiudeva loro la possibilità di sottrarre a Cartagine il dominio del mare. Quindi, poiché per valutare la gloria di chi aveva vinto in alto mare non erano applicabili tutti i criteri stabiliti per le battaglie terrestri, il Senato istituì un nuovo tipo di celebrazione [9], il trionfo navale, in aggiunta alle altre tre categorie fino allora esistenti: l’ovazione, il trionfo curule [10] (o trionfo tout court) e quello al Monte Albano. I trionfi curule e navale risultarono degli onori concettualmente paritetici.

Gaio Duilio ebbe perciò la prerogativa di celebrare il primo dei trionfi navali (260 a.C.), oltre alla dedica della prima delle colonne rostrate e ad altri privilegi del tutto inusitati. Poiché all’epoca della prima guerra punica la principale base navale della flotta romana era collocata nei Navalia dell’Urbe [11], in quella struttura devono essere state portate, risalendo il Tevere, alcune delle trenta quinqueremi e triremi puniche catturate a Milazzo, unitamente all’imponente ammiraglia del comandante in capo cartaginese, Annibale il Vecchio: una rara e prestigiosa settereme che era appartenuta al re Pirro [12]. I Romani potrebbero dunque aver avuto occasione di vedere quelle prede navali, sia al momento del loro arrivo in navigazione sul tratto cittadino del fiume, sia durante la loro eventuale inclusione nel corteo del trionfo [13]: navi forse in parte esibite sui carri o comunque rappresentate dai loro rostri.

Nel prosieguo di quell’epica sfida sul mare fra Roma e Cartagine i trionfi navali si moltiplicarono, raggiungendo in totale il fatidico numero sette. Dopo Duilio, infatti, ricevettero lo stesso onore:

il console Gaio Attilio Regolo, che nel 257 a.C. sconfisse la flotta punica nelle acque di Tindari (10 navi nemiche catturate, 8 affondate) e forse meritò, verosimilmente per la sua audacia, la prima assegnazione dell’onorificenza della corona navale [14];

 

il console Lucio Manlio Vulsone Longo, che nel 256 riportò con il collega Marco Attilio Regolo (poi sbarcato in Africa) l’immane vittoria navale di Ecnomo (64 navi puniche catturate, oltre 30 affondate);

i proconsoli Servio Fulvio Petino Nobiliore e Marco Emilio Paolo che trionfarono entrambi nel gennaio 254, in due giorni successivi, perché, essendo stati inviati l’anno precedente al comando di una flotta per evacuare dall’Africa le legioni che vi erano state sconfitte, riuscirono anche a sbaragliare una grande forza navale nemica al largo dell’odierno capo Bon, catturando ben 114 navi puniche con tutti gli equipaggi. Sappiamo inoltre, incidentalmente, che una colonna rostrata venne eretta sul Campidoglio in onore del secondo console [15]: dobbiamo quindi presumere che lo stesso onore sia spettato anche al primo.

Gli ultimi due trionfi navali della prima guerra punica premiarono la risolutiva vittoria in mare conseguita dalla flotta romana a nord delle Egadi (10 marzo 241), catturando 63 navi puniche, affondandone 125 e determinando la resa dei Cartaginesi, la fine del conflitto e la ratifica della pace alle condizioni di Roma. Il primo a trionfare fu il comandante in capo delle forze romane, proconsole Gaio Lutazio Catulo, che aveva efficacemente curato l’addestramento delle navi e ne aveva deciso la strategia vincente. Due giorni dopo trionfò anche il propretore Quinto Valerio Faltone, che aveva esercitato il comando della flotta durante la battaglia navale, su delega di Lutazio Catulo rimasto in lettiga perché sofferente per una ferita precedentemente subita [16].

Fine parte I  – continua
Domenico Carro

Note
[ 1] Preghiera cantata dai dodici membri del collegio sacerdotale dei Fratres Arvales, tradizionalmente istituito da Romolo (PLIN. nat. 18.6; GELL. 6.7.8) e perpetuatosi fino al IV sec. d.C.

[ 2] Il testo, rinvenuto in un’iscrizione del 218 d.C. (CIL 6, 2104), proviene da un’epoca arcaica, forse perfino preromulea: S. FERRI, Metodo archeologico e Carmen Fratrum Arvalium, in «Studi Classici e Orientali», 5 (1955), p. 90.

[ 3] Fasti triumphales iniziano proprio dal primo trionfo di “Romolo, re, figlio di Marte” (CIL 1-1, p. 43) sui Ceninensi; cfr. LIV. 1.10.5.

[ 4] E. LA ROCCA, La processione trionfale come spettacolo per il popolo romano, in Trionfi romani, Milano, 2008, Catalogo della mostra, Roma, Colosseo, 5 marzo/14 settembre 2008, pp. 34-55.

[ 5] Ne furono registrati 320 da Romolo a Vespasiano (OROS. 7.9.8).

[ 6] Valerio Massimo li illustra nel capitolo de triumphandi iure (VAL.MAX. 2,8)

[ 7] E. LA ROCCA, La processione trionfale … cit., p. 36.

[ 8] POL. 6,15,8.

[ 9] I. OSTENBERG, Staging the world: spoils, captives, and representations in the Roman triumphal procession, Oxford, 2009, pp. 48-49; C.J. DART – F.J. VERVAET, Claiming triumphs for recovered territories: reflections on Valerius Maximus 2.8.4, in C.H. LANGE – F.J. VERVAET, The Roman republican triumph beyond the spectacle, Roma, 2014, pp. 57-58.

[10] R. Gest. div. Aug. 1,4.

[11] Cfr. D. CARRO, Navalia, in «Strenna dei Romanisti», 2015, pp. 119-134.

[12] POL. 1,23; CIL 1,00025 (iscrizione sulla base della colonna rostrata).

[13] I. OSTENBERG, Staging the world … cit., p. 47.

[14] Sulle prime due corone navali: FEST. pp. 156-157 L. Poiché nei frammenti di Festo compare solo “Atilius” senza prenome e cognome, si è pensato anche al più noto Marco Attilio Regolo, eroicamente sacrificatosi a Cartagine, o al pretore Aulo Attilio Calatino, che celebrò il trionfo curule avendo operato prevalentemente sul terreno e solo in parte anche in mare (Vir ill. 39).

[15] LIV. 42,20: la colonna venne abbattuta da un fulmine nel 172 a.C.

[16] Sulla valutazione delle due richieste di trionfo: VAL.MAX. 2,8,2.

 

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