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I trionfi navali romani in epoca repubblicana e imperiale – parte III

tempo di lettura: 9 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: REPUBBLICA – IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Triumphalis, Quinto Cecilio Metello, Lucio Licinio Lucullo, Marco Antonio, Gneo Pompeo Magno, Agrippa, Ottaviano, Claudio, Caligola

 

I successivi trionfi a carattere navale vennero invece celebrati da consoli, proconsoli ed imperatori che esercitarono un comando più ampio di quello della flotta, ma che condussero comunque delle operazioni navali di spiccata valenza ai fini del conseguimento dei risultati strategici prestabiliti. In tali casi non vi fu più motivo di ricorrere ancora alla formula del triumphus navalis, risultando pienamente soddisfatti i requisiti relativi ai trionfi normali, ma si trattò comunque di cerimonie in cui si volle conferire risalto ad un essenziale successo navale.

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Trasporto di un bastimento a vela su di un carro (affresco del I sec. d.C. proveniente da Ostia, custodito dai Musei Vaticani. Foto Domenico Carro

Dopo le guerre macedoniche e l’ultima guerra punica, delle rilevanti operazioni belliche necessariamente navali furono eseguite contro le isole e le coste in cui s’annidavano covi di pirati.

I seguenti quattro proconsoli, pur avendo combattuto contro dei nemici disprezzati, come chi ricorre alla pirateria [24], ottennero l’onore del trionfo:
Quinto Cecilio Metello, detto Balearico (121 a.C.) per aver sconfitto i pirati delle Baleari,
Marco Antonio [25] “l’Oratore” (102) vincitore sui pirati di Cilicia,
Publio Servilio Vatia, il futuro Isaurico (75), per aver sbaragliato per mare la flotta piratica dei Cilici ed aver poi soggiogato gli Isauri,
e un altro Quinto Cecilio Metello [26], che fu soprannominato Cretico (62) per aver preso possesso dell’isola di Creta sterminandovi i pirati. In questi quattro trionfi la componente navale deve quindi aver goduto di un’alta visibilità, ma non ne abbiamo conferme dalle scarse fonti antiche disponibili.

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Vi sono per contro maggiori informazioni su altri due trionfi celebrati in quegli stessi anni: quello di Lucullo e quello di Pompeo.

Lucio Licinio Lucullo aveva partecipato alla prima guerra Mitridatica in qualità di luogotenente di Silla e si era già distinto per le sue ardite imprese navali nel Mediterraneo orientale, un mare che allora pullulava di navi nemiche.

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Lucio Licinio Lucullo

Un decennio dopo egli aveva ricevuto il comando della terza guerra contro il sanguinario Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, e aveva condotto le relative operazioni per ben nove anni in Egeo, nel mar di Marmara, nel mar Nero e sulla costa settentrionale anatolica, addentrandosi infine nell’entroterra fino all’Armenia. I suoi molteplici successi navali, contro la poderosa flotta regia e le copiose flottiglie di pirati finanziate dal monarca, avevano suscitato una vasta eco a Roma e l’ammirato entusiasmo di Cicerone [27]. Tre anni dopo, rientrato a Roma dopo essere stato sostituito da Pompeo, Lucullo celebrò uno splendido trionfo (63 a.C.) durante il quale poté esibire centodieci navi da guerra nemiche con i rostri di bronzo, trasportate su carri [28].

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denario di Gneo Pompeo Magno

Due anni dopo trionfò anche Gneo Pompeo Magno, che nel frattempo aveva dato ripetute ed inconfutabili prove della propria auto-celebrata grandezza, liberando in pochi mesi l’intero Mediterraneo dal terrore della pirateria cilicia, bloccando poi dal mare il re Mitridate ed i suoi sostenitori, con un immenso dispositivo navale dispiegato lungo le coste orientali – dalla Palestina alla Crimea – e conseguendo proprio in tale penisola l’auspicata fine del sovrano nemico, suicidatosi in seguito alla rivolta dei suoi. Tornato a Roma dalla concomitante sua campagna in oriente, avendo condotto in porto 700 navi catturate complete [29] ed avendo conferito la corona navale al più prestigioso dei suoi luogotenenti [30], Pompeo celebrò dunque un trionfo che durò due giorni. In esso egli fece sfilare innumerevoli carri con rostri di navi, volendo porre nel massimo risalto i successi mediante i quali aveva “restituito al popolo romano il dominio del mare” [31].

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L’uccisione di Pompeo Magno di Enrico Bandini, olio 1836 – Museo Nazionale Pilotta

Il vile assassinio di Pompeo suscitò il pianto di Giulio Cesare, che dovette affrontare con poche forze l’inopinata ostilità degli Alessandrini. Egli si difese avvalendosi delle sue navi, che riportarono una serie di successi nelle acque di Alessandria, a Chersoneso, sull’isola di Faro, a Canopo e sul Nilo. Al termine dei successivi impegni bellici nel Ponto ed in Africa, Cesare venne accolto a Roma con un quadruplice trionfo (46 a.C.): sulla Gallia, sull’Egitto, sul Ponto e sul re Giuba. Poiché le operazioni marittime lo avevano personalmente coinvolto soprattutto durante la guerra alessandrina, è naturale ch’egli abbia voluto maggiormente esaltare le proprie gesta navali nel secondo [32] dei quattro trionfi. In ogni caso quelle gesta vennero efficacemente ricordate anche attraverso lo spettacolo di naumachia che Cesare organizzò nell’Urbe (per la prima volta) a corollario del trionfo, facendo combattere quadriremi, triremi e biremi egizie e fenicie, armate con consistenti equipaggi [33], in un ampio bacino appositamente scavato in zona Codeta minore [34], nel Campo Marzio.

 

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denario di Ottaviano, imperatore cesare con colonna rostrata

Toccò al figlio adottivo di Cesare l’onore di concludere in grande stile la serie dei trionfi della repubblica. Due furono, in particolare, le occasioni di cerimonie trionfali per imprese prettamente navali: la conclusione della guerra Sicula e quella della guerra Aziaca. In entrambi i casi Ottaviano aveva vinto grazie alla perizia di Marco Agrippa, il suo più valido amico e collaboratore.

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Marco Agrippa, con Nettuno con tridente

Poiché la vittoria navale di Nauloco [35] – che concluse il primo dei predetti conflitti – aveva consentito il recupero della Sicilia senza ulteriori ingrandimenti dell’impero, il Senato decretò ad Ottaviano solo il trionfo minore [36], ovvero l’ovazione (36 a.C.), ma accordandogli anche altri onori, inclusa una colonna rostrata nel Foro per aver liberato il mare dalle flotte piratesche che per cinque anni avevano affamato l’Italia. Ad Agrippa venne conferita la corona navale, per la prima volta votata dal Senato e dal popolo, con la prerogativa di poterla indossare in tutti gli eventi ufficiali, mentre a tutti i classiari che avevano combattuto in mare a Nauloco Ottaviano donò la corona d’ulivo (oleaginea), equiparandoli onorificamente ai cavalieri [37].

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Sette anni dopo, avendo felicemente superato altre due guerre marittime ed essendo infine sbarcato ad Alessandria per annettere l’Egitto, Ottaviano poté infine celebrare a Roma il suo fastoso triplice trionfo (29 a.C.), cui accennarono a modo loro anche i poeti contemporanei presenti: sfilata di rostri sulla via Sacra, cortei di carri e navi, esibizione di imagines e tabulae pictae per illustrare i successi conseguiti [38].

Dei tre trionfi – il dalmatico, l’aziaco e l’alessandrino, tutti legati all’impiego della flotta – quello con una maggior presenza di rostri catturati fu certamente il secondo, data la straordinaria efficacia della vittoria navale di Azio, sia per i risultati tattici conseguiti in quelle acque [39], sia soprattutto per la valenza strategica di tale esito ai fini della pacificazione dell’impero, terra marique [40].

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Data la considerevole quantità di rostri smontati dalle navi catturate, solo una parte poté essere esposta nell’ambito del corteo trionfale. Quelli più grossi [41], infatti, furono lasciati in zona per fissarli sul basamento dell’imponente monumento aziaco di Nicopoli. Gli altri, portati a Roma, furono utilizzati sia per le quattro colonne rostrate che il Senato volle erigere in onore di Cesare Ottaviano e Marco Agrippa, sia per ornare il podio del tempio del Divo Giulio. Qualche rostro, infine, venne fissato alla base di una statua equestre di Agrippa [42], quale ulteriore omaggio all’ammiraglio vittorioso, in aggiunta al prestigioso vessillo azzurro donatogli da Ottaviano.

In definitiva, questo rapido riepilogo di trionfi navali rappresenta una sommaria sintesi di alcuni aspetti salienti della storia delle flotte di Roma, iniziata con l’immissione nei Navalia delle navi catturate ad Anzio. In quel lontano 338 a.C. i rostri delle unità più malandate erano stati smontati ed affissi sul podio della tribuna, ove rimasero in bella vista, sempre affacciati sul Foro, per otto secoli. Dopo quei primi rostri vennero i trionfi navali ad evidenziare dei successi particolarmente importanti, incluse le vittorie navali delle Egadi e di Azio che hanno determinato le due più nette svolte epocali della storia di Roma. Ma quegli stessi trionfi, le varie colonne rostrate ed infine la sistemazione dei rostri aziaci di fronte a quelli anziati mostrano anche quanto i Romani siano stati consapevoli e fieri della progressiva affermazione dalle loro flotte, fino al definitivo consolidamento del proprio dominio del mare.

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Il tema della Victoria navalis utilizzato su varie emissioni monetarie di Vespasiano a partire dal suo trionfo giudaico e successivamente ripreso anche dai suoi figli Tito e Domiziano (dupondio di rame) – da nomismaweb.com

Tale sentimento sopravvisse alla repubblica, visto che alcuni trionfi imperiali ostentarono orgogliosamente delle nuove imprese navali. Iniziò Gaio Caligola, che fu accolto con l’ovazione (40 d.C.) al rientro dalla spedizione condotta verso la Manica in preparazione dello sbarco in Britannia: nell’ambito della cerimonia sfilarono le triremi che il giovane principe aveva appositamente inviato a Roma. Non fu da meno lo zio Claudio che, elettrizzato dalla sua campagna di sedici giorni in Britannia, si regalò una cerimonia trionfale su di una enorme polireme al largo di Ravenna, poi il trionfo a Roma (44 d.C.), forse con emblemi navali, ed infine la corona navale per aver varcato l’Oceano. Ad essi si aggiunse Vespasiano, che nel trionfo giudaico (71 d.C.) fece sfilare numerose navi catturate nelle decisive battaglie navali combattute nel lago di Tiberiade ed ordinò reiterate emissioni di una moneta celebrativa dedicata alla Victoria navalis.

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il trionfo di Marco Antonio Colonna, 4 dicembre 1571

Non è escluso che altri imperatori abbiano voluto analogamente sottolineare i successi delle proprie flotte, ma l’ultimo dei trionfi navali svoltisi nell’Urbe non risale all’antichità romana, bensì alla prima età moderna: fu quello tributato a Marco Antonio Colonna (4 dicembre 1571) quale effettivo artefice della memorabile vittoria navale di Lepanto. Tanto a lungo perdurò a Roma l’antica propensione ad onorare anche i grandi successi ottenuti nella solitudine della vasta distesa dei mari.

Domenico Carro

 

Note
[24] Secondo Aulo Gellio, chi sconfiggeva dei pirati poteva ambire solo all’ovazione (GELL. 5,6,20); ma egli scriveva nel II sec. d.C., quando la pirateria si manifestava solo episodicamente e non poteva essere considerata una minaccia particolarmente impegnativa per chi era chiamato a reprimerla.

[25] Nonno dell’omonimo triumviro.

[26] Figlio d’un fratello del Balearico

[27] CIC. Arch. 21. Oltre alla vittoria navale di Tenedo (ove venne sbaragliata una flotta di 80 navi pontiche), ricordata dall’Arpinate, ve ne fu un’altra nelle stesse acque, una davanti a Lemno ed una al largo di Eraclea Pontica.

[28] PLUT. Luc. 37.3

[29] APP. Mithr. 116. In totale affondò o catturò 846 navi (PLIN. nat. 7.97).

[30] Marco Terenzio Varrone (FEST. pp. 156-157 L).

[31] PLIN. nat. 7.98; APP. Mithr. 116-117; PLUT. Pomp. 45

[32] Vi sfilarono anche le rappresentazioni del Nilo e di Faro (FLOR. 2,13,88).

[33] Vi furono 4000 rematori e 1000 combattenti per parte (APP. civ. 2,102).

[34] SUET. Caes. 39,6; CASS.DIO 43,23,4; F. COARELLI, Codeta Minor, LTUR 1.

[35] Oltre 200 navi piratiche catturate o andate in secca; 28 affondate.

[36] Coerentemente con i prestabiliti criteri (VAL.MAX 2,8,4); cfr. nota 4.

[37] PLIN. nat. 16,7-8; DION. HAL. ant. 6,13,4; CASS. DIO 49, 14,2-3; F.J. VERVAET – C.J. DART, On the military crowns awarded after Naulochus: historical circumstances and wider significance, www.academia.edu (sito consultato il 22/10/2017), pp. 10-12 e 19-24.

[38] PROP. 2.1.35; Hor. epist. 2.1.192; VERG. Aen. 8,724-728; L. CHIOFFI, Triumphus, in «Enciclopedia Virgiliana», 5 (1990), pp. 275-279; I. OSTENBERG, Staging the world … cit., pp. 51 e 53

[39] Il totale degli scafi catturati ad Azio, in mare ed in porto, deve essere stato di oltre 300 unità, visto che Augusto poté vantare un bottino complessivo di seicento navi (R. Gest. div. Aug. 3,4) a partire dalla guerra Sicula.

[40] R. Gest. div. Aug. 1,13.

[41] Si tratta di 36 o 37 rostri di navi maggiori, dalle deceremi alle quadriremi: W.M. MURRAY, The age of Titans – The rise and fall of the great hellenistic navies, Oxford – New York, 2012, pp. 39-47

[42] F.J. VERVAET – C.J. DART, Last of the naval triumphs: revisiting key Actian honours, in «Journal of Roman Archaeology », 29 (2016), p. 401

 

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