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Lo strano progetto del Seeteufel

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MARINA TEDESCA
parole chiave: minisommergibili, marina tedesca

 

Verso la fine della guerra la marina tedesca ipotizzò lo sviluppo di un battello subacqueo indipendente, in grado di trasferirsi via terra come un qualsiasi mezzo terrestre, e poi entrare direttamente in acqua per effettuare delle brevi missioni di attacco, operando come un mini sommergibile.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è seeteufel.gif

Questo progetto fu assegnato al Centro di prova siluri di Kiel-Eckernförde che, sotto la guida di Alois Lödige sviluppò questo concetto decisamente innovativo di un mezzo subacqueo autonomo chiamato “Lödige Projekt” o Seeteufel (diavolo di mare). All’inizio del 1944 fu ipotizzato lo sviluppo di un mezzo di limitate dimensioni  ad uso anfibio. In origine si trattava di un mini battello, definito sonderfahrzeug (veicolo speciale), pilotato da un solo uomo, della lunghezza di circa 9,8 metri e del perso di sedici tonnellate senza armamento, ed era armato con una coppia di siluri posizionati nella parte inferiore dello scafo vicino ai cingoli. Il prototipo del Seeteufel fu sviluppato in quattro mesi e fu pronto per il primo test a luglio. A differenza del progetto iniziale, aveva un equipaggio di due uomini ed era stato allungato a 14,2 metri, con una larghezza di due metri. Il suo dislocamento era salito a 35 tonnellate.

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Il minisommergibile era propulso da un motore Otto a benzina da 80 cavalli (60 kW) che forniva propulsione sia sull’acqua che in superficie (circa 10 nodi) utilizzando una singola elica ma anche sulla terraferma assicurando una velocità di dieci chilometri orari. In immersione utilizzava un motore elettrico AEG da 25 cavalli (19 kW) che era stato già utilizzato utilizzato con successo nel minisommergibile Seehund, che consentiva una velocità di crociera di otto nodi. Durante i test in mare il prototipo dimostrò di poter operare ad una profondità massima di immersione di ventuno metri (anche se l’obiettivo era di 50 metri).

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L’autonomia in superficie alla massima velocità era stimata, in condizioni standard, di trenta ore, estendibili a ottanta ore ad una velocità ridotta. In immersione: dieci ore alla massima velocità (elettrico) o venti ore ad una velocità di pattugliamento. Questo significava che il suo raggio di azione da terra non avrebbe potuto essere significativo, riducendone l’impiego ad azioni in prossimità della costa, sempre assicurate da un supporto logistico di rifornimento a terra. Una limitazione non indifferente.

Il motore del Seeteufel era a prua, direttamente sotto l’albero fisso dello snorkel che conteneva anche il periscopio, un’antenna radio e la bussola magnetica. La sala di controllo era a poppa con una torre di comando a basso profilo, e quindi difficilmente scopribile, in cui si apriva il portello d’ingresso. Le batterie e il serbatoio del carburante erano al centro battello con il motore elettrico collocato a poppa. I timoni orizzontali di prua erano fissi, ma il timone verticale e quelli poppieri orizzontali erano governati dal navigatore con uno stick di controllo simile a quello impiegato in campo aeronautico. Per compensare il peso dell’armamento, il battello utilizzava uno speciale serbatoio di zavorra che impediva l’emersione in superficie dopo il lancio dei siluri. Per quanto riguarda l’armamento, al posto dei due siluri G7 poteva trasportare e rilasciare quattro mine. In impiego anfibio, ovvero fuori dall’acqua, poteva utilizzare un lanciafiamme e una mitragliatrice.  

Il Vizeadmiral (Vice ammiraglio) Hellmuth Heye, comandante delle forze speciali navali tedesche dichiarò nel 1944:

Considero il Sea Devil un’arma promettente da utilizzare nei raid dei commando. È indipendente dall’imbarcazione madre e dal personale di base, può atterrare su coste straniere, commettere atti di sabotaggio ed eludere l’inseguimento a terra o in immersione. Può essere portato in loco da una nave madre dotata di una grande gru. Con un motore di potenza superiore a quello della barca sperimentale, si può ottenere una velocità da 8 a 10 nodi. Velocità e raggio d’azione potrebbero essere ulteriormente aumentati installando un motore a ciclo chiuso. Destinato all’uso in acque costiere se il tempo non è troppo rigido, e su fiumi, laghi e laghi artificiali …

Sebbene i primi test dimostrarono che il mini sommergibile potesse operare bene sott’acqua, fu considerato sottodimensionato per un impiego terrestre. I cingoli erano troppo piccoli e il mezzo era instabile e poco potente su terreni accidentati o con sedimenti sciolti come quelli sabbiosi di un arenile. In altre parole avrebbe potuto arenarsi e restare bloccato sotto il fuoco nemico, perdendo il suo vantaggio tattico.

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Si ipotizzò quindi l’impiego di motori diesel da 250 CV (190 kW) più potenti, oltre a cingoli più larghi per distribuire il carico e ridurre la pressione al suolo. Il prototipo fu presentato alla direzione dello stabilimento Borgward di Brema e ne fu inizialmente ipotizzata una prima produzione di tre battelli per testare le modifiche pianificate. La sua efficacia tattica sarebbe però stata sempre limitata dal suo raggio di azione e dalla limitata autonomia.

La decisione dell’Oberkommando der Marine (Alto Comando Navale) di concentrare la produzione sui modelli già in produzione all’inizio del 1945 fece però annullare questi piani e l’unico prototipo realizzato fu poi trasferito a Lubecca e distrutto alla fine della guerra. 

Andrea Mucedola

 

Riferimenti
Kemp, Paul (1996). Underwater Warriors. London: Arms & Armour Press. ISBN 1-85409-228-6.

Mallmann Showell, Jak P. (2002). The German Navy Handbook, 1939–1945. Stroud, UK: Sutton Publishing. ISBN 0-7509-3205-8.

Moore, John & Compton-Hall, Richard (1987). Submarine Warfare: Today and Tomorrow. Bethesda, Maryland: Adler & Adler. ISBN 0-91756-121-X.

Prenatt, Jamie & Stille, Mark (2014). Axis Midget Submarines: 1939–45. Oxford, UK: Osprey Publishing. ISBN 978-1-4728-0122-7.

Rossler, Eberhard (2001). The U-Boat: The Evolution and Technical History of German Submarines. London: Cassell. ISBN 0-304-36120-8.

 

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