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La fine del principato di Taranto e la storia di Brindisi nel XV secolo – parte II

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: DIDATTICA

parole chiave: Brindisi, Regno di Napoli, re Aragonesi

 

Nacita e fine del principato di Taranto
Nel conflitto, sorto dopo la morte della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo tra Alfonso V d’Aragona e Renato d’Angiò per la successione sul trono del regno di Napoli, il giovane principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo prese le parti dell’aragonese e così, dopo la vittoria definitiva di questi contro i d’Angiò, nel 1442, si trovò a essere il più potente feudatario del nuovo regno aragonese di Napoli.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 458px-Giovanni_Antonio_Orsini_del_Balzo_Prince_of_Taranto.jpgUn principe signore di più di 400 castelli il cui dominio, che comprendeva sette arcivescovadi e trenta vescovadi, si estendeva da Marigliano in Terra di Lavoro a Leuca, e a cui, dopo la morte della madre Maria nel 1446, si aggiunsero le contee di Lecce e di Soleto. Così, l’intera Terra d’Otranto e la parte meridionale della Terra di Bari, città di cui Orsini Del Balzo fu nominato duca dopo la morte di Jacopo Caldora, finirono sotto il dominio di quel potente principe e la signoria di Puglia, circoscrizione costituita da più aggregati feudali, raggiunse l’apogeo della sua grandezza: quasi uno stato nello stato.

Quel principe fu quasi sovrano e come tale si comportò: disponeva funzionari e ufficiali corrispondenti a quelli di nomina regia, si circondava di una propria curia, stipulava trattati ed accordi con stati stranieri, legiferava su dazi, dogane, gabelle, pedaggi, fiere e mercati, vantava un esercito composto da 4.000 cavalli, 2.000 fanti e 500 balestrieri. Presto però, dopo l’idillio, tra il re Alfonso I e il principe cominciò a soffiare vento di burrasca, quando Giovanni Antonio realizzò che la politica dell’aragonese mirava ad un drastico ridimensionamento di tutti i poteri baronali perseguendo, finanche, la totale scomparsa dei grandi stati interni al regno, compreso in primis il principato di Taranto.

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moneta aurea di Ferrante

Sicché, con la morte del re Alfonso I re di Napoli (Alfonso V di Aragona) nel 1458, iniziò apertamente la contesa tra il successore al trono – Ferrante – e il principe Orsini Del Balzo, che si mise a capo di una grande ribellione di baroni, contro il re e a sostegno di Giovanni d’Angiò aspirante al trono del regno, primeggiando di persona nella battaglia di Sarno del 7 luglio 1460. Dopo alterne vicende e capovolgimenti militari che finalmente arrisero al re Ferrante, il principe di Taranto si ravvide e, spinto dalla insistente ed attiva mediazione di Isabella, regina moglie di Ferrante e figlia di sua sorella Caterina Orsini Del Balzo e di Tristano di Chiaromonte, si riconciliò con il re, anche se le controversie proseguirono e si protrassero fino alla sua morte.

Giovanni Antonio Orsini Del Balzo fu assassinato tra il 14 e il 15 novembre del 1463, nel castello di Altamura in circostanze misteriose, strangolato da tale Paolo Tricarico, verosimilmente sicario del re Ferrante o, forse, dei due consiglieri dello stesso principe, Antonio Guidano e Antonio Agello, sospettosi che questi avesse deciso di eliminarli.

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Blasone degli Orsini Del Balzo

Non avendo figli legittimi, l’erede formale del principato fu la nipote Isabella, regina e moglie del re Ferrante, che immediatamente incamerò al regno di Napoli il principato di Taranto con tutti i vastissimi possedimenti che lo costituivano, che furono in parte assegnati in piccoli feudi a famiglie di provata fede aragonese e in parte, come le città di Taranto e Brindisi, ritornarono ad essere entità demaniali. Un passaggio rapido che, sembra, fu facilitato dalla volontà e dal sostegno delle città pugliesi, che acconsentirono alla scomparsa definitiva dalla geografia giurisdizionale e politica della signoria di Taranto, il potente e plurisecolare principato, esauste com’erano delle controversie e degli eccessi di quel principe che fu, forse, anche tiranno.

Brindisi nel regno dei re aragonesi
Signoreggiata, nei quindici anni del regno di Alfonso V d’Aragona / Alfonso I di Napoli e nei primi cinque del successore Ferrante, dal principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo fino alla sua morte, alla fine del 1463, Brindisi passò quindi al demanio regio sotto il re Ferrante ed i suoi successori, Alfonso II e Ferrandino. Il 30 marzo del 1496 fu formalmente consegnata a Venezia, assieme alle altre due città portuali pugliesi di Otranto e Trani. Questo in pegno e in riconoscimento dell’aiuto ricevuto nella difesa e riconquista del regno, seguita all’effimera invasione del re di Francia Carlo VIII, nonché in cambio di anche un prestito di duecentomila ducati.

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castello aragonese di Brindisi

In quei pur brevi cinquant’anni della seconda metà del XV secolo, sotto il dominio dei re aragonesi di Napoli, Brindisi fu spettatrice e spesso diretta protagonista di numerosi ed importanti eventi, che marcarono profondamente la storia e la sua storia. Mi riferisco alla criminale ostruzione del porto di Brindisi disposta dal principe di Taranto e la già commentata fine del principato.

Nel 1449, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto e signore di Brindisi, forse preoccupato dalla potenza in franca ascesa dei veneziani e dall’idea che quelli potessero dal mare impadronirsi con facilità di Brindisi, o forse timoroso di una possibile invasione via mare del re di Napoli (Alfonso I), con il quale aveva deteriorato i rapporti e che da Brindisi avrebbe potuto intraprendere la sottomissione del suo principato, maturò e freddamente attuò uno stratagemma strano quanto malaugurato, destinato a rivelarsi funesto in estremo per Brindisi:
«... Là dove l’imboccatura del canale era attraversata da una catena assicurata lateralmente alle torrette site sulle due sponde, fa affondare un bastimento carico di pietre, ed ottura siffattamente il canale da permetterne il passaggio solo alle piccole barche. Non l’avesse mai fatto! Di qui l’interramento del porto, causa grave della malaria e della mortalità negli abitanti. Meglio forse, e senza forse, sarebbe stato se alcuno dei temuti occupatori si fosse impadronito di Brindisi, prima che il principe avesse potuto mandare ad effetto il malaugurato disegno. Fu facile e poco costoso sommergere un bastimento carico di pietre e i posteri solo conobbero la fatica e il denaro che abbisognò per estrarlo e render libero nuovamente il canale. Più dannosa ai cittadini fu questa precauzione del principe, che temeva di perdere un brano del suo stato, che non tutte le antecedenti e seguenti devastazioni. L’opera inconsulta del principe fu naturalmente malveduta dalla città, la quale prevedeva le tristi conseguenze. Ma il fatto era compiuto…» cita F. Ascoli.

Caduta di Costantinopoli nelle mani di Maometto II e fine dell’impero romano d’oriente
L’avvenimento più importante del secolo XV, forse facendo astrazione del viaggio di Cristoforo Colombo che avrebbe portato alla scoperta dell’America, fu probabilmente la caduta dell’impero bizantino, l’impero romano d’oriente sopravvissuto mille anni nella parte occidentale dell’impero romano fondato da Augusto.

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Portolano del Mediterraneo, XVI secolo, Biblioteca Nacional de España, Madrid.

Le fonti commerciali dell’impero vennero lentamente sottratte dai genovesi e dai veneziani che, avendo insediato parecchi avamposti bizantini, costruirono una fittissima rete commerciale con le popolazioni orientali ed infersero un ulteriore colpo gravissimo con l’acclimatazione del baco da seta in Italia, togliendo l’antico monopolio di quel prodotto a Costantinopoli che, già intorno all’anno 1400, apparve spopolata e immiserita, con gli edifici in rovina ed una moneta di pessima qualità.

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il sultano Murad II Murad II (Murād-ı sānī,  Amasya, giugno 1404 – Edirne, 3 febbraio 1451) fu sultano dell’Impero ottomano dal 1421 fino al 1444, e poi di nuovo dal 1446 fino al 1451. Il regno di Murad II fu contrassegnato dalla venticinquennale guerra combattuta contro i cristiani nei Balcani e contro gli emirati turchi dell’Anatolia. Murad II ascese al trono dopo la morte di suo padre Mehmet I. 

Approfittarono di quelle circostanze, i Turchi, sotto la guida di Murad II, che riedificarono la loro potenza e decisero di intraprendere l’espansione verso l’Europa.

Il timore si diffuse alla corte bizantina e l’imperatore Giovanni VIII Paleologo cercò di correre ai ripari, recandosi in Italia in cerca dell’aiuto militare dei cristiani d’occidente, offrendo in cambio la sempre rifiutata sottomissione della chiesa di Costantinopoli al papa di Roma. Malgrado le reticenze, la sottomissione fu proclamata a Firenze nel 1439 e fu celebrata festosamente in tutta Italia, … ma non servì a salvare Costantinopoli.

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Sul fronte turco, alla morte di Murad II, il 5 febbraio 1451, salì sul trono il figlio Maometto II che venne proclamato sultano il 18 febbraio ad Adrianopoli, la capitale dell’impero turco. Dopo un lungo assedio, infatti, le mura di Costantinopoli caddero e nella mattina del 29 maggio 1453 la città fu espugnata.

Costantino XI, l’ultimo imperatore dell’impero romano d’oriente, perì in battaglia con gran parte del suo popolo. Gli abitanti furono massacrati e la chiesa di santa Sofia fu trasformata in moschea. Costantinopoli fu chiamata Istanbul e divenne la base sulla quale gli ottomani costruirono la loro potenza.

Fine parte II – continua

Gianfranco Perri
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BIBLIOGRAFIA
Ascoli F. La storia di Brindisi scritta da un marino‐1886
Carito G. Brindisi Nuova guida‐1994
Carito G. Le fortezze sull’isola di Sant’Andrea fra il 1480 e il 1604‐2011
De Tommasi L. Brindisi e Gallipoli sotto gli Aragonesi‐1975
D’Ippolito L. L’isola di San Andrea di Brindisi e le sue fortificazioni‐2012
Galasso G. Los territorios italianos – pag. 129‐142 in:
Belenguer Cebrià E. & Garín Llombart F.P. La Corona de Aragón: Siglos XII al XVIII‐2006
Della Monica A. Memoria historica dell’antichissima e fedelissima città di Brindisi‐1674
Guerrieri G. Le relazioni tra Venezia e Terra d’Otranto fino al 1530‐1904
Moricino G. Antiquità e vicissitudini della città di Brindisi dalla di lei origine sino al 1604
Perri G. Brindisi nel contesto della storia‐2016
Speranza V. Storia della Puglia nel periodo di Alfonso il magnanimo‐2014
Squitieri A. Un barone napoletano del 400 G.A. Orsini principe di Taranto‐1939
Vacca N. Brindisi ignorata‐1954
Zacchino V. Brindisi durante l’invasione turca di Otranto‐1978
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