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Roma sul mare: la tecnica costruttiva delle navi romane e mediterranee

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: VIII SECOLO a.C. – V SECOLO d.C.  
AREA: MARE MEDITERRANEO
parole chiave: Roma, potere marittimo romano, architettura navale

L’architettura navale
La potenza marittima di Roma si basò sul controllo del Mediterraneo, assicurato da una flotta efficiente ed organizzata. Le navi mercantili potevano così navigare in lungo e in largo, spingendosi dal Baltico all’oceano Indiano. Per quanto si possa pensare più di venti secoli fa la tecnologia navale consentiva di affrontare, non senza pericoli, il mare. 

Ma come venivano costruite le navi nel Mediterraneo? Nel mondo classico gli archeologi distinguono due metodi principali di costruzione che in comune prevedevano che il fasciame esterno della nave fosse realizzato semplicemente mettendo insieme ciascuna tavola, unendola a quella soprastante e poi aggiungendola all’interno dello scafo per fornire ulteriore rinforzo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è scafi-cuciti.jpg

scafo cucito da http://www.ssb.vt.it/

La differenza fondamentale nel metodo costruttivo era il modo in cui venivano attaccate le assi che formavano il guscio esterno della nave. In un caso le assi erano cucite insieme con cime passate attraverso dei fori praticati molto precisamente vicino al bordo delle tavole, nell’altro le assi erano unite insieme con centinaia di giunzioni a “mortasa e tenone“, bloccate in posizione con piccoli pioli (cavigliette).

Entrambe queste tipologie furono usate dai mediterranei durante il primo millennio a.C. ma i relitti del periodo romano mostrano che il metodo mortasa e tenone divenne il più popolare. Sebbene la costruzione delle imbarcazioni richiedesse molto più tempo e carpentieri qualificati, si potevano ottenere così scafi molto più robusti, adatti per lunghe navigazioni ma anche per combattere in caso di guerra.

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Modello fotogrammetrico preliminare di una nave romana che giace a oltre 2000 metri d’acqua. Le sue condizioni sono eccezionali e mostrano come erano le navi romane. Notare l’albero di maestra (ancora in piedi), entrambi i timoni di quarto ed il pennone caduto sul ponte. Foto: Black Sea Map The Oldest Shipwreck In The World Has Recently Been Discovered By Chance – absolutelyconnected

L’ossatura interna presentava madieri e costole in alternanza, fissati al fasciame esterno con chiodi metallici o con caviglie in legno annegate. Erano inoltre previste serrette di controllo della sentina, che poteva essere così svuotata da eventuali accumuli di acqua tramite delle pompe a mano, e rinforzi nei punti nevralgici. Inoltre esistevano due elementi longitudinali paralleli (paramezzali), collegati da traverse che assicuravano l’intera struttura sulla chiglia.

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affresco raffigurante l’operazione di carico di una nave caudicaria, Musei Vaticani

Le navi mediterranee costruite con la tecnologia del tenone e mortasa raggiunsero nel tempo dimensioni significative come dimostra il grande relitto ritrovato a Madrague de Giens nel sud della Francia. Si trattava di una nave onoraria, lunga oltre 40 metri e avrebbe potuto contenere un carico di circa 400 tonnellate che poteva trasportare migliaia di anfore vinarie, opportunamente stivate per evitare il rovescio del materiale durante la navigazione.

Non a caso quella nave fu catalogata tra le muriophoroi, vale a dire “portatrici di 10.000 anfore”. Sebbene il metodo di costruzione fosse simile in tutto il Mediterraneo, le forme degli scafi cambiava in funzione dell’impiego della nave. Ad esempio le imbarcazioni fluviali (come le caudicariae) e lagunari, a causa della necessità di lavorare su bassi fondali, avevano una chiglia piuttosto piatta. Quelle militari avevano invece un profilo più snello, con prore stellate che permettevano di navigare in modo più efficace e con una maggiore manovrabilità.

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un’antico mosaico ci propone un’imbarcazione a vela con anfore olearie a testimonianza dei commerci che si svolgevano lungo le coste del Mediterraneo da Olivi di Liguria ⋆ Stupisciti a GENOVA

La propulsione
Le navi dell’antico mediterraneo erano propulse a remi o a vela. Le immagini iconografiche mostrano che la maggior parte delle imbarcazioni erano attrezzate con un albero ed una vela quadra. In alcuni casi, con navi di maggiore dimensione, erano posizionati due alberi e due vele. Alcune imbarcazioni più piccole, utilizzate nei porti adoperavano una tipica vela al terzo, una specie di vela aurica che consentiva al vento di lavorare su entrambe le facce.

Le manovre correnti, ovvero l’insieme di cime usate durante la navigazione per la regolazione delle vele, erano collegate a tanti piccoli anelli, realizzati in legno, piombo o corno, che erano cuciti sulla faccia della vela. Questi anelli, chiamati anelli di imbroglio, guidavano una serie di cime che potevano essere alate dalla coperta per cambiare la forma della vela, riducendone le dimensioni con vento più forte e avvolgendola quando necessario. La vela era molto semplice e non era necessario salire a riva per regolare o chiudere le vele. Su alcune navi era presente una piccola vela triangolare, il supparum, attaccata al pennone.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è supparum.jpg

rappresentazione della vela supparum (sottoveste) somigliante alla vela latina, comune nel Mediterraneo, con la forma di un triangolo rovesciato con la base in alto. Questa vela veniva spesso usata quando c’era poco vento in acque ristrette. da Pixabay

Purtroppo i resti delle vele sono molto rari e la maggior parte dei reperti conosciuti proviene dai porti romani sulla costa egiziana del Mar Rosso. Uno dei pochi pezzi di vela ritrovati, risalente al I / II secolo d.C. del periodo romano, fu trovato nell’importante sito portuale di Myos Hormos sulla costa del Mar Rosso e che mostra la sua serie di anelli di imbroglio in legno.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è anelli-di-imbroglio-southampton-museum.jpg

Schema degli anelli di imbroglio in legno di Julian Whitewright © University of Southampton, 2017

Nella seconda parte conosceremo meglio le diverse tipologie di navi che, anche dopo la caduta dell’Impero lasciarono la loro eredità nelle marine seguenti, in particolare nella marina bizantina, mentre nell’ultima approfondiremo l’organizzazione di questi straordinari marinai.

 

fine parte I  – continua

in anteprima un’incisione di come sarebbe stato un Naumachia, pubblicato da Johann Georg Heck, 1844 di Edward Brooke-Hitching TIL Ancient Romans would flood the Colosseum and stage naval battles. : r/todayilearned (reddit.com)

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PARTE I PARTE II PARTE III

 

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