Editoriale del 30 agosto 2026: perchè è molto più difficile uccidere un fantasma che la realtà? La “voluta” disinformazione nell’era digitale

Andrea Mucedola

30 Agosto 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COMUNICAZIONE
parole chiave: news, informazione

Buongiorno e buona domenica, eccoci di nuovo all’appuntamento domenicale, un’occasione per scambiare idee sul mondo che cambia. Leggendo qua e là sui titoli dei media di questa settimana mi sono imbattuto in alcune notizie quanto meno curiose, meritevoli secondo i giornalisti che se ne erano occupati di riempire lo spazio editoriale di riviste molto conosciute. Pensate, “due bagnanti morsi da tartarughe di mare”, una notizia intesa a colpire l’immaginario collettivo del popolo delle spiagge, argomento di discussione tra spritz e gossip.

Leggendo qua e là nella galassia della rete scopriamo anche che anche i polpi possono mordere e che gli squali possono essere, pensate, letali. Eppure basterebbe leggere sul manuale delle marmotte, edizione secolo scorso, per scoprire molte più cose sul regno animale. Penserete: ecco la solita frecciatina verso coloro che con questo lavoro ci vivono … ma non è così, voglio solo cogliere l’occasione per parlarvi di una questione più seria. Mi domando se dietro la corsa a riempire gli spazi editoriali ci sia l’intenzione benevola di arricchire il livello culturale dei sempre meno lettori partendo dal basso oppure il problema sia ancora più vasto e riguardi anche alcuni seri professionisti della carta sempre meno stampata. Che viviamo in un’epoca in cui l’ignoranza si è intimamente diffusa nelle classi più deboli è ben noto … servire panem et circenses funziona sempre.  Gli esempi li leggiamo e sentiamo quotidianamente: per par condicio (bisogna dare a tutti la possibilità di parlare) si odono rappresentanti della cultura propinarci strafalcioni che farebbero suicidare i padri della nostra letteratura. E non è un male solo italiano; ricordate che sempre per par condicio sono stati messi in discussione, se non all’indice, autori ed opere ritenute sessiste da parte del movimento woke (per assurdo woke deriverebbe dal verbo to wake, svegliarsi). Sempre oltre oceano, sempre per par condicio, durante il COVID fu consigliato di fare sciacqui con la candeggina (e molti lo fecero davvero)1.

In sintesi, stiamo subendo un’imposizione di una cultura ritenuta migliore delle altre che porta a non studiare più nelle scuole scienza, storia e geografia (a cosa servono? è solo nozionismo e se uno vuole può sempre aprire wikipedia) … in parallelo i media non sono da meno; eserciti di influencer ci insegnano che l’acqua calda brucia e che il glutine fa male a tutti (ma chi l’ha detto?).  Insomma stiamo diventando tutti, ma ugualmente, più ignoranti, favoriti in questo processo non virtuoso dalla disinformazione mediatica, che come sempre conviene ad alcuni. Sentirsi dire da giornalisti professionisti (io non lo sono) che è vero che si fanno errori comunicativi, anche eclatanti, ma l’importante è dare le notizie prima degli altri, consentitemi, è sconvolgente.

Ma c’è qualcos’altro
Vi siete mai chiesti per quale motivo siamo tempestati principalmente da notizie che favoriscono reazioni di paura, indignazione, senso di impotenza? Io non sono uno psicologo, ma basta poco per comprendere che ciò che si vuole è solo attrarre la curiosità dei lettori, o meglio ascoltatori, senza alcuna preoccupazione per gli effetti che certe immagini producono. Si tratta del sensazionalismo che tanto piace ai giovani di tutte le età, che non vogliono crescere e soprattutto soffrire. I media non si preoccupano della crescita degli utenti, evitando di analizzare gli argomenti con equilibrio e onestà intellettuale. Certo sarebbe meglio far insorgere dei dubbi piuttosto che imporre false verità. Una situazione che sta rivelando i suoi lati negativi, affidando il futuro a nuove generazioni ignoranti (dal verbo ignorare) che preferiscono video o foto eclatanti che colpiscano l’immaginario collettivo, dando risposte immediate che appaghino i nostri più intimi desideri (anche la paura è un bisogno naturale), seguite da notizie che narcotizzino i sentimenti umani che suscitano.

Ecco una foto (generata con l’Intelligenza artificiale) di uno squalo bianco fotografato da un subacqueo con una macchina fotografica DSRL (senza custodia subacquea). Ho mostrato questa foto ad una mia conferenza sull’IA , chiedendo che cosa gli spettatori vedessero nella foto e la maggior parte si concentrava sulle fauci dello squalo … nessuno sul subacqueo (a meno di chiedermi se fosse ancora vivo). Anche i sentimenti vengono addomesticati: non più gestione del dolore (non si portano i bambini ai funerali perché se no si possono traumatizzare – purtroppo si sente anche questo) ma solo fastidi da evitare narcotizzandoli con altre emozioni. The show must go on, cantavano i Queen: “ Gli spazi vuoti, per cosa viviamo? I posti abbandonati, suppongo che conosciamo la situazione, Ancora e ancora. Qualcuno sa cosa stiamo cercando?”.

E’ un modo di superare gli spazi vuoti che ci hanno creato, facendoci crescere nell’illusione che tutto sia facile e non ci sia la necessità di fare sacrifici. D’altronde, come scrisse Demostene: “Nulla è più facile che illudersi, perché ciò che ogni uomo desidera, crede anche che sia vero.” … e ancora … “E’ molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà.” (Virginia Woolf). Va bene, va bene così … è bello sognare ma prima o poi ci dovremo svegliare, e magari non a seguito di un incubo. L’importanza della conoscenza è quindi un valore da riscoprire, privilegiando la certo più faticosa lettura a video demenziali o prediche di santoni che ci fanno scoprire che se mettiamo la mano in bocca ad un cane o ad un gatto – incredibile vero? – ci possono anche mordere. Oppure che le miti tartarughine possono azzannarci se le urtiamo sulla spiaggia (aggiungerei anche i granchi che ci possono pizzicare con le loro chele). Disinformazione gratuita che suscita nei distratti lettori curiosità, paura e ilarità ma certo non li aiuta a crescere, lasciandoli vivere nel loro ego.

Qualcosa sta cambiando
Per fortuna, a livello mondiale qualcosa si sta muovendo e anche qualche testata di cronaca importante ha introdotto reportage approfonditi, non tanto per suscitare nuove paure ma per dare informazioni positive su ciò che invece funziona nella realtà quotidiana. Ecco che si scopre che ci sono progressi in campi spinosi come i cambiamenti climatici, nel mondo economico e delle imprese ma anche nel mondo sanitario. La politica del NO – per definizione – viene sostituita da quella del “ricerchiamo nuove soluzioni, combattiamo l’immobilismo, diamo una visione più reale ed equilibrata di ciò che ci circonda”. In un mondo in cui sembra ci siano solo guerre e dolore, scopriamo che esistono ancora belle storie di amore e di speranza, intese non a edulcorare una situazione che spesso appare tutt’altro che rosea, ma a far capire che da sempre esiste una armonia tra il bene ed il male, che sono due aspetti complementari del mondo in cui viviamo. Che esistono tante persone che rinunciano ad una vita tranquilla e ovattata per dedicarsi a coloro che hanno bisogno (e non c’è bisogno di andare all’estero). Che non guardano solo a se stessi, ai propri egoismi, ma cercano nella condivisione con gli altri stimoli positivi che diano un senso alla vita.

Quello che ci vuole è un’ondata di realismo ma anche di sano ottimismo al fine di instillare un dialogo costruttivo fra i lettori ed il mondo che ci circonda. Va bene segnalare, denunciare, modificare situazioni errate ma anche valorizzare quelle tante iniziative materiali e di pensiero che possono contribuire positivamente al nostro futuro. Perché, non dimentichiamolo, il futuro siamo noi, attori di questa grande commedia che viene descritta come la storia umana. Quando su OCEAN4FUTURE raccontiamo il passato, il presente ed il futuro lo facciamo per darvi nuovi strumenti per valutare ciò che ci circonda. Il nostro scopo è di far crescere lettori sempre più consapevoli del mondo che ci circonda … e gli oltre 23 milioni di accessi annui al nostro sito ci confermano che esistono ancora tanti lettori che non si fermano alle immagini, vere o false che siano, ma leggano e riflettano su ciò che proponiamo. D’altronde, come scrisse Bernard Russel, da sempre, “Il problema dell’Umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
Andrea Mucedola

1 La notizia fu riportata dal Centers for Disease Control and Prevention, un’agenzia federale di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, a seguito di un’inchiesta a campione condotta durante l’epidemia COVID 19 da cui emerse che un terzo degli interpellati aveva fatto ricorso a cure e o tecniche preventive (facendo gargarismi con candeggina e detersivi) che avevano messo a rischio la salute.

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