Editoriale 28 giugno 2026: “orgoglioso di essere un boomer” ovvero quando lo scontro generazionale non ha senso

Andrea Mucedola

28 Giugno 2026
tempo di lettura: 6 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COSTUME
parole chiave: Rispetto generazionale, boomer, new generation

Il concetto di “generazione” è una convenzione senza senso che dovrebbe essere riconsiderata sotto molti aspetti. I media creano continuamente delle identità collettive riferendosi a decadi di nascita; per cui, volenti o nolenti, ci troviamo incasellati nel clan dei “decadenti” boomer o, se più giovani, tra le nuove generazioni dei millennial, marchiati a fuoco più per motivi mediatici che sociali.

Sebbene questa suddivisione mi vada molto stretta, vediamo di cosa stiamo parlando: i boomer, o meglio i baby boomer, sono coloro nati nel periodo del Boom, ovvero a cavallo fra il 1946 e il 1964. Un periodo duro ma che si rivelò straordinario per tutta l’Umanità; la guerra mondiale era terminata da pochi anni e il mondo tornava a sperare ed a vivere: in quel periodo, al boom demografico post bellico seguì quello economico alla fine degli anni 50′, gli anni della dolce vita e della spensieratezza di una gioventù che stava rinascendo. Eppure, non fu un periodo facile: quella generazione cresceva dopo un conflitto sanguinoso che aveva distrutto l’Europa, lasciando strascichi che ancora respiriamo dopo ottant’anni. In occidente si respirava il fascino di una libertà illusoria che arrivava da oltre oceano. Alla cultura, un pò ingessata europea, sebbene vivacizzata da tanti movimenti letterari e culturali, si proponeva una società ribelle fatta di rock and roll e coca cola. Un modello lontano da quello europeo ma sicuramente più attraente di quello sovietico, dove la parola libertà era un sogno spesso affogato nel sangue.

Il mondo cambiava, i giovani cambiavano, si confrontavano favoriti dalla possibilità di comprendere gli errori del passato ma anche di generarne di nuovi. Nascevano i movimenti libertari che si opponevano alle generazioni precedenti, trovandole ingessate, legata a canoni ormai sorpassati, convinti che si dovesse cambiare tutto per ottenere un mondo più giusto. In quel periodo nascevano anche i movimenti ambientalisti e di opinione studentesca, giovani che a torto o a ragione si ponevano dubbi sul futuro.

Una generazione di rottura che dovette fare però presto i conti con la realtà
Come le monete anche i boomer avevano un’altra faccia: erano stati educati al valore del sacrificio attraverso il quale avrebbero dovuto raggiungere una loro indipendenza e, all’anarchismo dilagante, si contrapponeva ancora il concetto  di rispetto per le istituzioni e per gli altri, del sacrificio necessario per entrare con dignità nel mondo del lavoro e della famiglia. Valori contrastati dai nascenti media che ponevano come esempi figure del mondo dello spettacolo non sempre edificanti e molto lontane dalla nostra cultura … poi tutto incominciò a cambiare. Lentamente si insinuarono i semi della ribellione nel mondo della scuola e nelle famiglie … il primo lavoro non era più visto come un end state ma come trampolino di lancio per poter poi accedere ad altre forme di sussistenza. Al concetto di dovere si unì quello del diritto che, come aveva scritto secoli prima Platone, aveva un certo rischio. L’eguaglianza del diritto formale – in pratica trattare tutti nello stesso modo – poteva portare ad un’ingiustizia sostanziale quando individui di capacità, merito o interessi molto diversi erano equiparati. Per rifuggire alla tentazione della dittatura, o della demagogia, bisognava quindi vigilare affinchè si evitassero avventure popolari che avrebbero potuto portare come unico risultato all’indebolimento del tessuto dello Stato. Fu un periodo di scontro sociale dove, anche grazie alle idee libertarie, furono messe in discussione molte certezze. Perchè sacrificarsi seguendo le regole quando tutto poteva essere più facile?

Tutto questo avvenne in un periodo storico di grande trasformazione: la guerra fredda tra i due blocchi che si contendevano il mondo, la caduta del muro di Berlino, la lotta giovanile fino agli estremi del terrorismo … tante fasi d’instabilità e crisi sociali che di fatto costrinsero i boomer a rivedere le loro posizioni e reinventarsi. Non ultimo subirono in maniera straordinaria l’impatto del progresso tecnologico. Se pensate che alla maturità, alla fine degli anni ’70, incominciarono ad apparire sui banchi degli studenti le prime calcolatrici elettroniche e che solo dopo una decina di anni si passò ai computer, all’epoca dei “cassoni” che avevano pochi mega di memoria, i boomer furino in grado di trasformarsi mentalmente, una sfida continua per cercare di restare aggiornati in un mondo che stava cambiando velocemente con la Generazione X e le seguenti. Un lungo cammino che sta andando avanti, alla faccia del millenium bug che si pensava avrebbe distrutto il mondo. Certo il progresso ha portato a maggior benessere, a maggiori occasioni di crescita, ad un allungamento della vita di oltre dieci anni … e questo, consentitemi, lo dobbiamo a quella generazione – i boomer – che ancora oggi continuano la loro strada, non fermandosi davanti alle tante difficoltà.

Forse come Boomer non riesco a capire dove sta andando il mondo ma mi viene da pensare che, forse, se il mondo va in quella direzione abbiamo anche noi le nostre responsabilità. Ma non ci dobbiamo colpevolizzare, riducendoci ad analizzare i rapporti tra le tre età classiche (anagrafiche, psicologiche – ovvero come ci vediamo e ci rapportiamo con la realtà e gli altri – e sociale – come ci collochiamo in base ai ruoli, alle aspettative culturali e alle norme durante la nostra vita). Nella dinamicità del mondo attuale, dove alla realtà si accoppia spesso la capacità di adattarsi (sa molto di Darwin), alla fin fine, i Boomer non solo hanno dimostrato di non essere da meno delle generazioni seguenti ma di avere un vantaggio che queste potrebbero non avere: sono passati dalla matita alla dettatura elettronica. Sembra niente ma provate a chiedere ad uno studente del III millennio di scrivere un componimento con una penna, di elaborare un pensiero, uscendo dagli schemi di Tik Tok. A questo punto domandiamoci chi è mentalmente più rigido e chiuso? I decadenti boomer o i le nuove generazioni?

Dalla loro, le nuove generazioni possiedono una maggior capacità relazionale, meno pregiudizi razziali, sessuali, religiosi, ma hanno sostituito la cultura tradizionale con le “certezze” suggerite dall’intelligenza artificiale, ottenendo una visione di work-life balance che, forse, noi non abbiamo mai avuto. D’altro canto, sono più facilmente prede delle bufale mediatiche. Solo così si potrebbe spiegare l’accettazione di teorie ascientifiche come verità assolute, favole che imperversano pandemicamente sulla rete. Le nuove generazioni ci accusano di essere insensibili all’ambiente, senza sapere che i primi gruppi per la protezione ambientale nacquero nelle università proprio negli anni ’70 – il primo Earth Day fu celebrato il 22 aprile 1970 ed era molto meno politicizzato di adesso. Altro che Greta e i suoi venerdì. Forse i nuovi Environmentalist dovrebbero avere una visione più ampia che includi, oltre alla necessaria sensibilità ambientale, anche la sostenibilità teoretica, guarda caso introdotta da un boomer nel corso della prima conferenza ONU sull’ambiente nel 1972. Forse, come diceva De Crescenzo, quello che affligge le nuove generazioni è la mancanza del dubbio, forse l’arma più potente dell’essere umano che ha permesso di far crescere l’Umanità nonostante gli oscurantismi politici e religiosi che abbiamo vissuto nei secoli. A questo punto mi domando: cui prodest questa generational warfare, che va oltre il senso di ribellione di ogni epoca e che i media sembrano a volte voler fomentare, magari solo per fare audience? Parlare di contrapposizione tra Boomer e le generazioni X, Y, Z ed ora anche A non ha senso …  quello che dovremmo capire è se le nuove generazioni saranno aperte al dialogo per proseguire sul cammino che i boomer, che piaccia o no, con tutti i loro errori, hanno tracciato.

Timeline delle generazioni nella civiltà occidentale,2023. Notare come la timeline tra le generazioni si sia drasticamente ridotto. Ha senso una simile suddivisione? – Fonte  da Generazione timeline-it.svg – Wikimedia Commons

Ci sarebbe tanto da scrivere ma diventerebbe un sermone da vecchio boomer, che ha sempre creduto nei rapporti umani e nel dialogo ma sempre con ironia e sarcasmo, mai con odio e arroganza. Non credo negli stereotipi sulle differenze generazionali rigide, sulle identità collettive – la storia ci insegna come queste rigidità non abbiano senso – ma che si debbano ricostruire i legami etici tra le generazioni, riscoprendo quei valori universali di rispetto ed educazione che non hanno tempo. Il vecchio detto “la forma è sostanza” dovrebbe essere rivalutato. Ben vengano gli scontri generazionali – che sono sempre serviti per diventare adulti – d’altronde li abbiamo avuti anche noi boomer con la generazione precedente ed è giusto che li abbiate anche voi … ma sempre con rispetto ed intelligenza. Forse la chiave è sapere di non sapere, accettando che non esistano verità assolute ma che solo dialogando, con rispetto reciproco e senza freni ideologici possiamo trovare la strada giusta. Lascio ad ognuno scegliere come farlo, nella convinzione che alla fine del tunnel c’è sempre la luce.
Andrea Mucedola
.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

(Visited 97 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com