.
livello elementare
.
ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Comete
.
Oggetti interstellari come 3I/ATLAS offrono rare opportunità per studiare i processi fisici e chimici di corpi celesti estranei al nostro sistema solare, come gli oggetti transnettuniani e le comete provenienti dalla lontana Nube di Oort. Recentemente sono stati pubblicati dal magazine ARXiv i risultati di uno studio, Spectrophotometric evidence for a metal-bearing, carbonaceous, and pristine interstellar comet 3I/ATLAS di Josep M. Trigo-Rodríguez et alii, che riportano delle interessanti considerazioni sulla natura di questo misterioso corpo celeste.

La cometa 3I/ATLAS sta riallontanando dal Sole – immagine catturata dalla sonda Jupiter Icy Moons Explorer (Juice) dell’ESA quando la cometa si stava avvicinando al Sole (Crediti: NASA – ©ESA, STScI, D. Jewitt (UCLA). Image Processing: J. De Pasquale (STScI)
Ne avevamo già parlato in un precedente articolo, 3I/ATLAS è il terzo oggetto cometario confermato ad essere entrato nel nostro Sistema Solare. Sebbene le sue dimensioni esatte siano ancora incerte, le osservazioni del telescopio spaziale Hubble suggeriscono che potrebbe avere una larghezza compresa tra 440 metri e 5,6 chilometri e che sia proveniente dal di fuori del nostro sistema solare. Se la cometa fosse larga un chilometro e avesse la composizione rocciosa ipotizzata, la sua massa sarebbe superiore a 660 milioni di tonnellate.
la cometa osservata dal NASA/James Webb Space Telescope
Le osservazioni spettroscopiche della sua chioma, raffrontate con quelle delle condriti carbonacee della collezione antartica della NASA, hanno rivelato che 3I/ATLAS potrebbe essere un oggetto carbonaceo primitivo, probabilmente arricchito di metalli, che sta subendo significative alterazioni durante il suo avvicinamento al Sole. In parole semplici, l’analisi della sua chioma sta rivelando la presenza di sostanze chimiche che non sono comuni nelle comete, perchè la maggior parte di esse è presente in maggior parte nel sistema solare esterno.

la cometa catturata dalla NASA
Facciamo un passo indietro … La cometa 3I/ATLAS è solo il terzo oggetto interstellare conosciuto ed offre quindi ai ricercatori una rara opportunità di approfondire la conoscenza di un corpo celeste che potrebbe essere miliardi di anni più vecchio del nostro sistema solare. Avvicinandosi al Sole ha aumentato la sua chioma e rivelato la presenza di criovulcani, ovvero dei “vulcani di ghiaccio” che emettono ghiaccio, ammoniaca o composti del metano .

la cometa 3I/ATLAS è un oggetto transnettuniano che presenta misteriose emissioni dovute al criovulcanismo, ovvero a fenomeni collegati ad una attività vulcanica che provoca l’eruzione di ghiaccio, ammoniaca o composti del metano, invece della lava, già individuata su diversi corpi ghiacciati del sistema solare tra cui Encelado, Titano, Tritone su altri satelliti naturali del sistema solare esterno ed oggetti della fascia di Kuiper – immagine generata dalla intelligenza artificiale
Cosa sta succedendo a 3I/ATLAS?
Escludendo le fantasiose teorie che ne fanno un’astronave aliena alla deriva nello spazio, la cometa, a causa dell’aumento della temperatura dovuto all’avvicinarsi al Sole, ha subito un riscaldamento e l’anidride carbonica presente allo stato solido sulla sua superficie sta sublimando in gas che fluiscono all’interno della cometa e reagiscono con i granuli metallici di ferro, nichel e solfuri. La sublimazione dei gas fornisce agli astronomi un’occasione unica di poter studiare questo corpo celeste che proviene dall’esterno del nostro sistema solare.

Questa bellissima foto di 3I/ATLAS mostra la sua chioma verde ed una lunga coda. Si può anche notare una seconda coda più corta così come diversi altri getti più piccoli che emergono dalla chioma. In alto a sinistra si vede la lontana galassia NGC4691 (Crediti immagine: Satoru Murata)
Sebbene i risultati dello studio debbano ancora essere sottoposti a peer-review, secondo gli autori la cometa 3I/ATLAS, sembrerebbe avere caratteristiche simili agli oggetti transnettuniani ghiacciati, ovvero a quei corpi celesti del nostro sistema solare che orbitano attorno al Sole oltre Nettuno. Se ciò fosse confermato, significherebbe che la cometa 3I/ATLAS potrebbe avere caratteristiche molto simili agli oggetti al confine del nostro.

La cometa 3I/ATLAS sembra mostrare dei getti che fuoriescono dalla sua superficie che gli autori dello studio interpretano come un tipo di criovulcanismo. Questi vulcani non eruttano lava ma getti di acqua, ammoniaca o metano congelati, che subiscono a causa delle temperature più alte dovute all’avvicinamento al Sole il fenomeno della sublimazione – Crediti immagine: Josep M. Trigo-Rodríguez/B06 Osservatorio di Montseny
Quanto sopra, secondo, Josep Trigo-Rodríguez, autore principale dello studio e ricercatore capo dello staff dell’Istituto di Scienze Spaziali (CSIC/IEEC), Spagna, è di per sè una scoperta straordinaria.
Un’occasione unica
Gli astronomi hanno studiato la cometa utilizzando il telescopio Joan Oró presso l’Osservatorio Montsec, nella regione nord-orientale della Catalogna, Spagna, confrontando le loro osservazioni a quelle effettuate da altri telescopi nella regione, mentre si avvicinava al suo punto più vicino al Sole, avvenuto il 29 ottobre. Come è noto le comete si riscaldano man mano che si avvicinano alle stelle, provocando la sublimazione del ghiaccio sulla loro superficie in gas, un fenomeno che i ricercatori possono quindi rilevare e studiare. Utilizzando il telescopio Joan Oró, gli astronomi hanno potuto quindi raccogliere delle immagini ad altissima risoluzione dei getti di gas e particelle di polvere emessi dalla cometa, che hanno poi interpretato come chiari segni di criovulcanismo.
In particolare, a circa 378 milioni di chilometri dal Sole la cometa è entrata in una fase di sublimazione più intensa, aumentando rapidamente anche la sua luminosità, Per testare le loro teorie sulla composizione della cometa, i ricercatori hanno quindi eseguito un confronto spettroscopico (analizzando il modo in cui la materia interagisce con la luce) utilizzando meteoriti rocciosi primitivi e incontaminati (condriti carbonacee) raccolti dalla NASA in Antartide. Uno di questi campioni conteneva un frammento di un oggetto transnettuniano, cosa che farebbe ipotizzare che questa cometa possa possedere delle caratteristiche simili a questi corpi celesti. Secondo il Museo di Storia Naturale di Londra, queste meteoriti, occasionalmente cadute sulla Terra, potrebbero aver avuto un ruolo nelle origini della vita sulla Terra (panspermia), trasportando materiali che contribuirono a creare le condizioni necessarie per la sviluppo della vita. Che dire, lo spazio continua a rivelare i suoi misteri che superano la nostra fantasia …
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.
.



