Una pace che ci dobbiamo garantire

Gian Carlo Poddighe

16 Maggio 2025
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ARTICO
parole chiave: adeguamento dello strumento militare

Una delle buzz word più impiegato dai media è “riarmo“, un termine usato spesso dalla classe politica a fini ideologici, ma che in termini tecnici non ha nessun significato. Il suo impiego ha però un effetto psicologico verso la popolazione che vi legge il rischio imminente di un nuovo conflitto, suscitando così paure ed angosce spesso ingiustificate. Questo articolo di Giancarlo Poddighe va a smitizzare i richiesti aumenti da parte statunitense dei contributi degli Alleati per le spese militari all’interno dell’Alleanza, spiegando che in realtà sono legati al processo periodico di adeguamento dello strumento militare della NATO, che tra l’altro era già stato richiesto dagli USA alla fine del secolo scorso al fine di armonizzare fra tutte le Nazioni dell’Alleanza i costi della sicurezza collettiva.

Una pace che ci dobbiamo garantire
Se il Segretario Generale della NATO Mark Rutte parla di “mentalità di guerra” questa espressione potrebbe farci paura ma sicuramente ci avvisa che qualcosa si sta muovendo. Il vecchio detto “Si vis pacem, para bellum” (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è purtroppo ancora valido e dovrebbe essere letto in maniera più asettica: la pace ha un costo che dobbiamo tutti pagare. Al di là delle utopie che tutti auspichiamo, ovvero di un mondo dove tutti si amano e concorrono per un futuro di pace, la verità è purtroppo ben altra, e i militari lo sanno bene. Pur essendo gli ultimi a volere una guerra si rendono conto che, in caso di minaccia, su volere politico si troverebbero in prima linea a combattere eventuali aggressori senza adeguati strumenti di deterrenza. Si continua a giocare con i numeri senza rendersi conto dei significati; forse è anche colpa nostra, dovremmo spiegare quanto costa la pace per avere una capacità di deterrenza per impedire che un ipotetico avversario non metta in atto determinate misure a discapito della nostra sicurezza.

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collage di immagini della Guerra fredda – da Wikimedia commons

Quanto costa la guerra e quanto costa la pace?
La guerra costa cifre immensamente superiori rispetto al costo della pace. Si pensi solo alle vite umane, alla distruzione delle infrastrutture, al crollo delle economie … ma questo il cittadino probabilmente non lo sa, non solo non gli è stato spiegato ma sono stati posti solo gli aspetti utopistici che si scontrano con la realtà. La pace e la sicurezza non sono gratis, e le valutazioni sui costi spettano alla politica, quella dei Paesi membri raffrontate alle valutazioni dei pareri “tecnici” espressi dalla NATO tramite il Consiglio del Nord Atlantico. Una volta compreso il livello di ambizione (potremmo definirlo per semplicità di tranquillità nel caso venissimo aggrediti) sta ai Paesi dare il proprio contributo … che non può essere acquisito al supermercato ma necessita di continui adeguamenti dello strumento militare. Donald Trump sostiene che i Paesi della NATO dovrebbero spendere per la difesa il 5% del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL); per avere un’idea per il nostro Paese, rispetto all’obiettivo del 2% concordato in sede NATO nel 2014, l’Italia ritiene già un successo essere arrivati all’1,54%, prefiggendosi l’1,61% per il 2027.

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Quale percezione può generare sugli alleati questa situazione di fatto, quando poi ci lamentiamo e chiediamo attenzione per essere un paese di frontiera? Quale percezione possono generare Paesi come la Germania che sono cresciuti con la protezione altrui ed oggi sono “meno” paesi di frontiera della Polonia e di altri Paesi dell’Est? È in questo contesto che vanno valutate le provocazioni ma anche le conseguenze che possono generare sugli alleati le mosse del presidente degli Stati Uniti. Trump, come i suoi predecessori dagli anni ’90 in poi, sta continuando ad evidenziare che gli Alleati non pongono in essere quanto dovrebbero. Le ragioni sono molte ma è la somma che fa il totale. La sicurezza ha un costo che tutti ci dobbiamo accollare tenendo conto che non possiamo più contare solo sugli Stati Uniti. Dobbiamo investire maggiormente sulla nostra sicurezza e sul nostro futuro, cominciando intanto dal spendere meglio i limitati fondi disponibili.

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Di fatto si sta ripetendo una minaccia analoga, se non peggiore, a quella durante la Guerra Fredda, ma con due attori/fattori di maggior peso e con maggiori effetti moltiplicatori. Se si ripete una minaccia la logica vorrebbe che si ritornasse a determinati valori di impegno, visto che l’abbiamo alle porte di casa in Europa. Siamo in ritardo e ci rendiamo conto che avremmo dovuto essere più previdenti e che ora dovremo risalire una china non facile. Trump non è (solo) uno spaccone, non ha certo il fisico del grillo parlante, ma ne fa le funzioni e sta chiedendo qualcosa di corretto e necessario, sperando che gli Alleati partecipino ad un’equa distribuzione dell’impegno economico finanziario proporzionale alle disponibilità effettive delle nazioni. Quello che Trump reclama – e Obama ed i suoi predecessori DEM in fondo l’avevano già fatto – è quanto noi Europei avremmo dovuto stanziare per la Difesa comune ma non lo abbiamo fatto, affidandoci sempre all’alleato di oltreoceano e dimenticandosi che, durante la Guerra Fredda, i Paesi europei della NATO spendevano in media il 3% del PIL (vedi le tabelle sottostanti da NATO defense expenditures in 1949-2017).

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Scoppiata la pace ci eravamo illusi che sarebbe stata permanente, che non fosse un “bene” da continuare a curare, contro ogni evenienza, anche contro l’imprevisto. È interessante un dato diffuso in occasione dell’insediamento dell’Amm. Cavo Dragone ai vertici del Comitato Atlantico: se dai primi anni Novanta avessimo continuato a destinare alla difesa il 3% dei Pil avremmo investito 8.600 miliardi di euro sul benessere comune attraverso sicurezza e difesa. Oggi, per l’imprevidenza delle cicale siamo in ritardo ed in difficoltà, dobbiamo riconoscere l’errore: investire nuovamente anche se il costo potrebbe essere maggiore.

Gian Carlo Poddighe
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