Per Roma e per l’Imperatore: il ruolo pretorio dei Classiari

Domenico Carro

1 Giugno 2025
tempo di lettura: 8 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO:
AREA: DIDATTICA
parole chiave: flotta romana, Pretorio

Vespasiano non fece mistero della propria soddisfazione per i contributi che gli erano stati assicurati dalle forze marittime nel permanere fedeli alla sua causa fino alla sua definitiva affermazione. Un esempio della sua propensione a rendere palese tale apprezzamento è dato dall’epiteto onorifico Pia Fidelis che risulta attribuito ad entrambe le legioni Adiutrici, costituite da classiari: esso è stato sicuramente conferito dallo stesso Vespasiano alla II legio Adiutrix, mentre non sono finora pervenuti dati altrettanto certi per la datazione del provvedimento a favore della I legio Adiutrix, anche se la decisione imperiale dovrebbe logicamente essere stata formalizzata nella stessa occasione, avendo entrambe le legioni dei meriti equivalenti.

Un analogo passo fu fatto dalla casa imperiale nei confronti delle due flotte maggiori, la Misenense e la Ravennate, cui venne assegnato il titolo di Praetoria. Anche in questo caso la datazione non è certa, essendo comunque collocabile in epoca Flavia, cioè nel corso del principato di Vespasiano o di uno dei suoi due figli: Tito o, più probabilmente, Domiziano. Vi è tuttavia un più generale consenso sull’attribuzione del provvedimento proprio a Vespasiano, quale ricompensa alle flotte che l’avevano sostenuto nel 69, e ai cui classiari concesse poi dei terreni al momento del loro congedo. Si ritiene altresì che, per le due flotte d’Italia, in concomitanza con l’assunzione del titolo di praetoria, sia stata ufficializzata l’adozione di nomi romani (tria nomina) da parte dei classiari all’atto della loro immatricolazione, contestualmente alla concessione del diritto latino, detto anche italico.
Il titolo di Praetoria, ben più concreto e duraturo dei più comuni appellativi onorifici, indicava che le due flotte basate in Italia erano preposte non solo alla difesa della Penisola e di Roma, ma anche della persona dell’imperatore (come le coorti dei pretoriani), dal quale esse dipendevano direttamente. Il ricorso ad un titolo che, da Augusto fino all’epoca Flavia, era stato utilizzato esclusivamente per la guardia imperiale, ha dunque un significato preciso: entrambe le flotte, essendo, con i pretoriani, le uniche forze che accompagnavano l’imperatore, furono anch’esse incluse nel praetorium dell’imperatore, entrando così a far parte della sua guardia. I classiari operanti vicino al principe e le navi ebbero dunque anche questo ruolo “pretorio”.

Guardando ai classiari sotto questa nuova luce, appare meglio definibile la loro collocazione istituzionale a Roma, nelle ville imperiali e a bordo con l’imperatore. Ne abbiamo già parlato in altri articoli, ma è opportuno aggiungere qualche altro elemento per evitare confusioni fra il ruolo effettivamente ricoperto dai classiari e le troppe interpretazioni superficiali, fossilizzate sui pubblici spettacoli.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Gaio-Castricio-Vittore-della-II-legione-Adiutrice-698x1024.png

dettaglio della tomba di Gaio Castricio Vittore della II legione Adiutrice (CIL III, 14349,2), schierata ad Aquincum, odierna Budapest. Sull’elmo, oltre alla cresta centrale parzialmente rovinata, sono presenti due penne laterali – Aquincumi Múzeum di Budapest  – foto Carole Raddato
Tombstone of C. Castricius Victor, soldier of the Legio II Adiutrix in Aquincum, 90 AD, Aquincum Museum (37039208651).jpg – Wikimedia Commons

A Roma era stata creata, fin dall’epoca di Augusto, una struttura di presidio costituita dalle coorti pretorie, dalle coorti urbane e dalle coorti di vigili. Per la sicurezza degli imperatori, oltre ai pretoriani erano stati aggiunti altri corpi militari, quali i Germani corporis custodes (guardie del corpo fornite soprattutto dai Batavi), gli equites singulares Augusti (cavalleria personale del principe) e 300 speculatores (esploratori). Ad essi si sono aggiunti i classiari e questi, a partire dall’epoca Flavia, furono inclusi nel praetorium dell’imperatore, come i pretoriani, dovendo quindi anch’essi contribuire alla sua protezione. Tale potenziamento della guardia imperiale fu dunque lo scopo primario della presenza dei classiari a Roma. Pur non potendosi escludere un loro parziale concorso ai servizi di guardia effettuati dai pretoriani, il loro impiego più congeniale deve aver riguardato il controllo delle attività di navigazione sul Tevere e la protezione di quelle di primario interesse dell’imperatore: le attività commerciali marittime relative a commesse imperiali di particolare rilievo e i movimenti del naviglio militare su mandato del principe. Fra questi ultimi vi potevano essere il trasporto dello stesso imperatore o dei suoi legati, l’invio di dispacci oltremare, o qualsiasi altra attività militare che richiedesse l’uso di navi da guerra presenti nell’Urbe o ad essa destinate: ad esempio, nel 69 Otone aveva ordinato che un carico di armi fosse trasportato a cura dei classiari, con le loro navi, fino a Roma, poiché quel materiale era destinato all’armeria del Castro Pretorio. Occorre d’altronde tener conto di un’ulteriore esigenza per la sicurezza dell’imperatore: quella del controllo degli accessi fluviali alla Città Eterna, sia dal mare che dall’entroterra. Il traffico navale mercantile – in arrivo prevalentemente dalla foce del Tevere – raggiungeva perlopiù le banchine dell’Emporium, ma poteva anche ormeggiarsi al Portus Tiberinus o ad uno degli altri principali approdi attrezzati (stationes) esistenti lungo il fiume. Per il naviglio proveniente dal bacino idrografico tiberino a monte di Roma, il primo ormeggio disponibile in città era la banchina sulla riva sinistra del Tevere davanti al Mausoleo d’Augusto. Un’appropriata vigilanza classiaria sul traffico navale in arrivo nell’Urbe necessitava pertanto perlomeno di due punti di controllo fissi – all’Emporium e alla banchina del Mausoleo – e della facoltà di navigare da tali punti sui propri mezzi navali per controllare occasionalmente chi proseguiva verso tratti di banchina più prossimi al centro città.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Emporium-1024x576.png

Emporium: resti delle strutture del maggior porto fluviale di Roma (che sostituì l’antico Portus Tiberinus), a valle dell’odierno Ponte Sublicio (foto D. Carro)

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è mausoleo-di-Augusto-1024x544.pngIl Mausoleo di Augusto – o Augusteo –, sepolcro monumentale degli imperatori romani fino a Nerva, nonché di vari altri membri illustri della famiglia imperiale, fu eretto sulla riva del Tevere a nord del Campo Marzio. Ai suoi piedi, lungo il fiume, vi era un’ampia banchina dove potevano approdare i mezzi navali provenienti dall’alto Tevere o dall’Aniene – Foto Mumbler Jamie 
Photographs of the Mausoleum of Augustus 14 (cropped).jpg – Wikimedia Commons

La funzione “pretoria” dei classiari perdurava anche quando l’imperatore si recava fuori Roma, in qualche altra sede imperiale o a bordo di qualche nave da guerra. Le due esigenze erano spesso legate, come era accaduto a Tiberio, che aveva trascorso la seconda metà del proprio principato a Capri, confidando nella flotta Misenense e nei suoi classiari per tutelare la propria sicurezza, per tutti i collegamenti che gli erano indispensabili per poter governare l’impero dall’isola, nonché per i propri rari spostamenti verso Roma e ritorno, lungo la costa tirrenica e a Miseno. Oltre alle residenze capresi, che hanno avuto, con Tiberio, una funzione del tutto eccezionale rispetto alle altre ville marittime imperiali, un’altra apparente anomalia sembra costituita dalla Villa Adriana di Tivoli, poiché anche questa, pur non essendo sul mare, risulta essere stata frequentata da classiari: vicino alla villa imperiale, tuttavia, scorreva il fiume Aniene – navigabile – che assicurava un ottimo collegamento navale con Roma.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è mappa-di-roma-con-caserme-1022x1024.pngMappa di Roma antica, con l’indicazione della posizione delle tre caserme che vennero utilizzate dai classiari in servizio nell’Urbe, delle naumachie più longeve, nonché delle aree portuali e dei principali altri approdi sul Tevere (disegno D. Carro, che tiene conto anche di TAYLOR 1997, pp. 478-480 e CHIOFFI 2014, pp. 53-56).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-05-18-145633.pngL’antico molo di Pozzuoli (inglobato nell’odierno molo, detto “Caligoliano”) ornato da due archi trionfali, colonne onorarie e statue, come risulta dalle seguenti immagini: la parte evidenziata in rosso della rappresentazione di Puteoli presente sull’ampolla di vetro di Praga (da GIANFROTTA 2011, fig. 4a); un affresco custodito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto D. Carro); un’incisione settecentesca che riproduce un altro affresco scoperto nel 1668 sull’Esquilino e successivamente perduto (da BELLORI 1764, p. 1).

Va infine osservato che il ruolo “pretorio” dei classiari, formalizzato in epoca Flavia, ma anticipato da Tiberio per le sue esigenze capresi (forse sulla scia delle abitudini navali – e capresi – di Augusto), fu preso in considerazione anche dal terzo imperatore di Roma, il giovane Gaio (Caligola), appoggiandosi costantemente sulle forze marittime nell’intero arco del suo breve principato. Un esempio emblematico è offerto dalla dimostrazione di potenza organizzata dall’imperatore nel realizzare e inaugurare in pompa magna il suo celebre ponte di navi fra Baia e il molo di Pozzuoli. Questa opera provvisoria attraversava tutto il golfo fra queste due città, su di una distanza di circa 2,3 miglia nautiche (più di 4 km), ed era costituita da una doppia fila di navi onerarie (per un totale stimato di oltre un migliaio di unità) sulle quali scorreva una strada ampia e robusta come la via Appia. Si trattava dunque di un ponte da primato, la cui sola realizzazione da parte dei classiari denotava delle capacità tecniche e organizzative fuori dal comune. Dalle descrizioni caricaturali e farsesche che ci sono pervenute dalle fonti antiche, si capisce che l’imperatore volle prima mostrare la resistenza del ponte, percorrendolo lui stesso a cavallo con un folto seguito di cavalieri e fanti armati, ed effettuando poi il percorso inverso su di una quadriga seguita da una pesante carovana di molti carri carichi di persone e materiali, oltre ai pretoriani e alle altre truppe a piedi, più una folla di civili. Infine vi fu l’intervento delle navi rostrate che difendevano il ponte e che diedero una dimostrazione di pronta reazione all’attacco simulato di unità nemiche. Sullo scopo dell’intera manifestazione, Svetonio ipotizza, fra altre tesi, una finalità dissuasiva nei confronti dei Germani e dei Britanni, presso i quali stava prevalendo un atteggiamento ostile. Fra i commenti contemporanei si è posto un maggiore accento sulla probabile volontà di Gaio di sedare le pulsioni anticesariane dei senatori mediante l’ostentazione del suo stretto legame con l’esercito e i pretoriani. Tutto ciò va benissimo, ma occorre aggiungervi i classiari, che sono i protagonisti della costruzione del ponte di navi e della percorribilità della strada su di esso, con un risultato di sicura eccellenza che ha ampiamente ripagato la fiducia in essi riposta dal giovane imperatore. Ma vi sono stati altresì i classiari imbarcati sulle navi della flotta Misenense, che dovevano incrociare nelle acque fra la vicinissima base navale e il ponte, per non far avvicinare altri natanti: la loro presenza, che risulta ovvia e pressoché palpabile fin dall’inizio dell’evento, diviene palese nella fase finale della manifestazione, quella dell’esercitazione di difesa navale del ponte con la partecipazione a bordo dello stesso Gaio. La propensione di questo imperatore ad affidarsi alla protezione di classiari è dimostrata anche dalle molteplici navigazioni che egli effettuò a bordo di navi da guerra nella pur brevissima durata del suo principato. Fra di esse, furono memorabili: l’audace sua navigazione nella burrasca su di una piccola bireme verso le isole Ponza e Ventotene per prelevare i resti di sua madre e di suo fratello e portarli sul Tevere fino al Mausoleo di Augusto; le reiterate crociere al largo di Miseno sulle enormi deceres Liburnica, che egli aveva fatto costruire e stava collaudando per poterle usare come navi di rappresentanza nel programmato suo viaggio ad Alessandria; l’ultima sua navigazione a bordo di una quinquereme da Astura ad Anzio, per poi rientrare a Roma alla vigilia della sua morte.

Domenico Carro

estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
..

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
.

.. . .

(Visited 109 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua