L’impiego della flotta romana imperiale in missioni di maritime security: dalla soppressione delle rivolte degli schiavi all’antipirateria nell’oceano indiano

Domenico Carro

8 Giugno 2025
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: flotta romana, la funzione sicurezza
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Nel campo della sicurezza, fra gli altri servizi affidati ai classiari, vi era anche la protezione degli alti personaggi che si recavano oltremare per motivi istituzionali o su mandato dell’imperatore, e ai quali veniva assicurata la scorta navale. I classiari sono stati altresì impiegati occasionalmente per compiti di polizia, quando ciò si rese necessario nella Penisola oppure oltremare – come avveniva anche ai legionari e ausiliari (ma normalmente al di fuori dell’Italia), per ripristinare la sicurezza compromessa da qualche evento imprevisto. Fra i pochi esempi di tali impegni, vi sono i seguenti: sotto il principato di Tiberio, una rivolta servile fomentata nell’area di Brindisi da un certo Tito Curtisio1, ex pretoriano, venne stroncata sul nascere dall’intervento dei classiari di tre biremi che pattugliavano nel canale d’Otranto a protezione del traffico; poco dopo l’avvento di Vespasiano, i trierarchi e i classiari di due triremi della flotta Misenense espugnarono nell’isola di Citno, nelle Cicladi, una nave in cui si era rifugiato uno dei tanti falsi Nerone che spuntarono in varie regioni dell’impero dopo la morte di quello autentico; all’epoca di Filippo l’Arabo, venti classiari della flotta pretoria di Ravenna parteciparono ad una spedizione vittoriosa contro una banda di briganti che infestavano la gola del Furlo, nell’entroterra di Fano.

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Fra i compiti di sicurezza assolti da classiari va infine ricordata la protezione diretta dei mercantili dell’impero nell’oceano Indiano da parte di coorti di arcieri imbarcati. Essi avevano il compito di respingere i sempre possibili attacchi dei pirati, esattamente come è stato fatto negli anni 2011-2015 dai Nuclei Militari di Protezione (NMP), composti dai Fucilieri di Marina appartenenti alla Brigata Marina San Marco, imbarcati a bordo dei mercantili nazionali in transito nelle stesse acque, affette dallo stesso rischio.
È interessante osservare che questi classiari hanno dovuto necessariamente seguire le sorti delle navi onerarie sulle quali erano imbarcati e che, giunte nei porti indiani (inizialmente Muziris e poi Becare, entrambi vicini alla punta meridionale dell’India) con il monsone estivo, dovevano attendere il monsone invernale per poter effettuare la navigazione di ritorno.

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Comunicazioni marittime con l’India: a) rotta d’altura prescelta dai naviganti verso l’inizio del I sec. a.C.; b) rotta seguita dal traffico marittimo dell’impero romano a partire dall’annessione dell’Egitto; c) rotte definitivamente adottate dalle onerarie romane a partire dal principato di Gaio Caligola.

Nei lunghi mesi di sosta in porto, la loro prestanza e la fama delle loro capacità militari suscitarono ammirazione e un timoroso rispetto da parte della popolazione locale, come risulta dalla letteratura poetica Tamil. Da tali fonti si può anche desumere che alcuni di questi Romani (chiamati localmente Yavana2), armati di spade, furono impiegati come guardie mercenarie alle porte del castello reale nella capitale del regno Pandya, mentre altri sono stati ricordati come temibili guardie del corpo di qualche sovrano Tamil. È presumibile che si trattasse di classiari che, congedati al termine del proprio servizio, avessero deciso di rimanere in India, ovvero nei porti ove più a lungo si erano fermati nell’imminenza del congedo e ove avevano probabilmente allacciato qualche legame sentimentale. Tale comportamento risulterebbe del tutto coerente con quanto avveniva con i congedati delle due flotte pretorie.

Domenico Carro
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1. Meno nota di quella di Spartaco, e delle precedenti due guerre servili di Sicilia, la rivolta di Brindisi è riportata nel IV Libro (27) degli Annali di Tacito“27. In quella stessa estate, solo il caso annientò i germi, già sparsi in Italia, di una guerra servile. Ad organizzare la rivolta fu Tito Curtisio, un tempo soldato di una coorte pretoria, il quale, dapprima con riunioni clandestine presso Brindisi e nei borghi circostanti, poi con pubblici proclami chiamava alla libertà gli schiavi impiegati nei campi e nei pascoli di quel vasto territorio, gente dura e decisa. Ma, quasi per grazia degli dèi, approdarono tre biremi, impiegate a protezione del commercio su quel mare. Sempre in quelle regioni si trovava il questore Curzio Lupo, cui, secondo un antico costume, era toccata la giurisdizione sulle vie di comunicazione. Costui, fatti intervenire quei reparti di marina, stroncò la sedizione proprio quando stava per scoppiare. E il tribuno Staio, inviato in tutta fretta da Cesare con effettivi consistenti, trascinò il capo e gli organizzatori più audaci a Roma, già allarmata per la massa degli schiavi in vistosa crescita, mentre la popolazione libera diminuiva di giorno in giorno.” … Fonte Microsoft Word – tacito_annales.docx

2. il termine “Yavana” era la parola sanscrita per designare i greci o gli indo-greci. Dobbiamo considerare che in tempi antichi il greco era un pò come l’inglese odierno, una lingua impiegata dai mercanti nelle loro transizioni.
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
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