Le operazioni anfibie e terrestri della flotta imperiale romana

Domenico Carro

27 Aprile 2025
tempo di lettura: 6 minuti

.
livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: operazioni marittime
.

Quanto alle operazioni anfibie, se ne possono citare molte, suddividendole fra le varie aree in cui si sono resi necessari degli interventi bellici dal mare. In particolare, nelle operazioni a nord-est effettuate nei primi tempi dell’impero al fine di assumere il controllo della Germania fino al fiume Elba, la classis Germanica è stata ripetutamente impiegata, prima da Druso, poi da suo fratello Tiberio e infine dal loro figlio Germanico, per aggirare le difese nemiche navigando sul mare del Nord e recarsi ad effettuare sbarchi nei punti tatticamente più vantaggiosi sul basso corso dei fiumi Amisia (od. Ems), Visurgi (od. Weser) ed Elba. Si è sempre trattato di sbarchi di notevole consistenza, con un picco eccezionale nel 16 d.C., quando Germanico operò con una flotta costituita da un migliaio di unità appositamente costruite nel precedente inverno.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è gallia-e-britannia.jpg

Qualcosa di analogo era già accaduto all’epoca di Cesare, che aveva effettuato il suo primo sbarco in Britannia con la flotta che aveva fatto costruire per la guerra navale contro i Veneti transalpini, ma mise poi in cantiere una nuova flotta costituita da seicento navi innovative – specificamente progettate per l’assalto anfibio sulla costa oceanica – oltre alle navi di scorta. La Britannia fu oggetto anche dell’attenzione di Augusto e del giovane Gaio Caligola. Il primo, secondo molti indizi, dovrebbe aver condotto una sorta di colpo di mano anfibio oltremanica, superando un tentativo di contrasto da parte di navi britanniche e inducendo i sovrani locali a piegarsi ai suoi voleri nel rispetto dei patti stabiliti con Cesare. Il secondo fece invece eseguire ai propri classiari una dimostrazione anfibia intesa a dissuadere il partito anti-romano presente in Britannia, rafforzando nel contempo quello favorevole all’amicizia con i Romani. Infine Claudio, subentrato come imperatore alla prematura morte di Gaio, beneficiò dell’esito della predetta dissuasione e poté utilizzare le forze navali e la logistica già predisposte dal suo predecessore: lo sbarco anfibio dei Romani in Britannia venne effettuato nella primavera del 43 d.C., con le forze da sbarco suddivise in tre divisioni, sotto il comando di Aulo Plauzio e senza incontrare alcuna resistenza. Lo stesso Claudio volle recarsi personalmente in Britannia, ove rimase solo sedici giorni, ottenendo la resa dei re nemici dopo undici giorni e senza alcuna perdita, come venne scritto sul suo arco. Ulteriori sbarchi anfibi vennero effettuati in epoca più tarda, su coste divenute ostili: in Bitinia e in Egitto contro Zenobia e Firmo, in Africa contro Domizio Alessandro e in Mauretania contro un altro Firmo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-04-21-223145.png

Spedizione navale di Traiano per la seconda campagna della guerra Dacica. Lo stesso imperatore è rappresentato in piedi a poppa della nave centrale. Scena LIX-LX della Colonna Traiana, a Roma (foto D. Carro).

Ma anche operazioni terrestri
Dobbiamo infine prendere in considerazione le operazioni terrestri che hanno coinvolto i classiari. La netta separazione delle competenze fra soldati di terra e classiari era concettualmente ben chiara nell’antichità. Tuttavia, nei castra – gli accampamenti dell’esercito – vi era posto per una piccola aliquota di classiari delle categorie tecniche (come i fabri navales) per costruire ponti di navi e assolvere altri compiti di una unità del Genio, data la loro riconosciuta abilità nel maneggiare la dolabra e gli altri attrezzi da lavoro. Nella descrizione di un accampamento ideale, a fronte di 3 legioni, oltre a circa altri 8.000 fanti e 12.000 cavalieri, erano previsti anche 1.300 classiari delle due flotte pretorie. Essi dovevano essere sistemati in posizione tale da agevolare la loro uscita dal campo per primi, poiché dovevano predisporre le strade al transito dell’esercito. Per quanto concerne, invece, i classiari combattenti, sappiamo già che nel periodo della repubblica essi erano stati in varie occasioni utilizzati insieme all’esercito, talvolta per periodi anche alquanto protratti. Lo stesso poteva accadere in caso di necessità anche in epoca imperiale, come abbiamo anche visto nel caso dei classiari impiegati da Otone per intercettare le forze avversarie sulle colline prossime al mare. D’altronde, come fanti di marina, i classiari erano armati e addestrati per combattere sia bordo che a terra, anche se le loro protezioni individuali erano normalmente più leggere di quelle delle legioni allo scopo di ottimizzarne l’impiego sulle navi e nelle fasi anfibie. Si ritiene generalmente che essi fossero dei combattenti di qualità pari a quelli dell’esercito, anche se andavano impiegati secondo appropriati criteri che tenessero conto delle loro caratteristiche.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Screenshot-2025-04-21-223127.png

Sbarchi navali effettuati nel corso della guerra Dacica: in alto, da una nave onera-ria di cui è mostrata la poppa e la vela appena serrata sul pennone dell’albero di maestra; in basso, da una nave da guerra di cui è mostrata la prora rostrata. Nel primo caso si tratta di uno sbarco “amministrativo”, lontano dal nemico: il personale è infatti in tenuta da lavoro, senza armi; nel secondo caso i classiari sbarcano armati e con le proprie insegne. Scene LXV e LXIV della Colonna Traiana (foto D. Carro).

In ogni caso, la loro piena rispondenza anche come fanti sul terreno venne dimostrata dal loro utilizzo per costituire dei reparti dell’esercito vero e proprio, quali le coorti classiche e le legioni Adiutrici. Per quanto concerne le coorti, conosciamo la cohors I classica, costituita fin dall’epoca di Augusto probabilmente con classiari della flotta Forogiuliense inviati in Aquitania, e la cohors II classica, di cui abbiamo una prima notizia quando si trovava in Siria. La prima è stata successivamente trasferita in Germania ove assunse nel II secolo l’epiteto onorifico di Pia Fidelis, mentre la seconda è rimasta in Siria. Si conoscono inoltre altre due coorti costituite nel II secolo: la cohors I Aelia classica e la cohors II Aurelia classica, entrambe presenti nella provincia di Arabia nel 142. La prima potrebbe quindi essere stata creata da Adriano con dei classiari della flotta Misenense o Siriaca per le esigenze della expeditio Iudaica del 133-135; questa stessa coorte risulta trasferita in Britannia perlomeno a partire dal 146. Tutte le predette coorti classiche rientravano nella categoria delle forze ausiliarie dell’esercito: il relativo personale acquisiva la cittadinanza (e il diritto di sposarsi) soltanto all’atto del congedo regolare, come avveniva per i classiari, ma con un certo anticipo rispetto ad essi grazie alla minor durata della ferma.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è GNM_-_Romischer_Infanteriehelm_1.jpg

Museo Nazionale Germanico di Norimberga, Germania. Elmo da fanteria in bronzo di epoca romana, tipo Weisenau, I secolo d.C., rinvenuto nel Reno, vicino a Magonza. Secondo un’iscrizione, l’elmo apparteneva a Lucio Lucrezio Celere, soldato della centuria di Gaio Mummio Loliano della Legio I Adiutrix – autore Wolfgang Sauber

Quanto alle legioni Adiutrici, esse si sono formate fra il 68 e il 70 d.C.: inglobando classiari di Miseno e di Ravenna, furono rispettivamente chiamate legio I Adiutrix, formalmente riconosciuta come legione effettiva il 22 dicembre 68, e legio II Adiutrix, formalmente istituita il 7 marzo 70. I militari che erano stati inclusi fin dall’inizio nelle legioni di classiari ma che si sono congedati prima delle predette date ufficiali, hanno ottenuto la cittadinanza al termine del servizio con appositi diplomi, come avveniva per tutti i classiari. Per contro, a partire dalle predette date, i classiari immessi nelle legioni Adiutrici sono divenuti a tutti gli effetti dei legionari, contestualmente dotati della cittadinanza romana già in servizio e di vari ulteriori vantaggi, ad iniziare dalla ferma più breve. L’impiego operativo delle due legioni Adiutrici non si differenziò in alcun modo da quello delle altre legioni romane, a dimostrazione delle ottime capacità di combattimento che esse ebbero fin dalla loro origine classiaria.
Domenico Carro 
.

estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso

.

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
..

(Visited 100 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua