Il “mercato” navale interno e la cantieristica tedesca tra le due guerre- parte I

Gian Carlo Poddighe

22 Febbraio 2024
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: GERMANIA
parole chiave: IvS, costruzione sommergibili
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Per quanto riguarda la situazione ed il mercato interno, la Germania disponeva di una cantieristica navale di alto livello: piuttosto che studi e sviluppi di nuovi mezzi si concentrò molto sulle tecniche costruttive, introducendo tecnologie e metodi innovativi nella costruzione navale, fino ad attivare un modello antesignano di quello che è oggi lo just in time dell’industria automobilistica, con la costruzione di sezioni complete in aree/ impianti decentrati. Una scelta indovinata ed interessante che poteva portare ad ancora migliori risultati se fosse stata gestita in forma meno rigida, mirata anche all’ innovazione e semplificazione del prodotto: una scelta comunque basata su alta specializzazione e soluzioni complesse che generavano costi elevati ed imponevano maestranze molto qualificate, sottratte ad altri settori.
Basterebbe pensare a cosa si sarebbe ottenuto se da tale diversificazione impiantistica e da tale decentramento produttivo si fosse passati ad una vera innovazione su tutta la catena di processo come fecero gli Stati Uniti (non solo nel più noto caso delle navi Liberty). Le infrastrutture erano moderne con un’incredibile attenzione agli aspetti della protezione delle stesse (molti degli scali a poco a poco vennero racchiusi in bunker di enormi dimensioni, con l’effetto indotto di una lavorazione di miglior qualità, al coperto), con ritorni positivi in quanto a qualità e tempi di costruzione.

I cantieri navali erano certamente una delle migliori espressioni del potenziale industriale tedesco, ma non furono indenni dai fenomeni che caratterizzarono tutto il sistema produttivo tedesco: troppi modelli di componenti prodotti in troppi stabilimenti e con limitata standardizzazione, mentre la necessità di nuovi mate-riali ed acciai speciali risultava contingentata per soddisfare tutti i settori della macchina bellica e produttiva tedesca.

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Sommergibile CV-707 nel cantiere navale Crichton-Vulcan, subito dopo la prova in mare eseguita dagli specialisti tedeschi dell’Ingenieurskantoor voor Scheepsbouw (IvS) – Data Estate 1933 – Fonte Aurajoen veistämöt ja telakat, ISBN 951-50-0735-6 

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IvS (Ingenieurskantoor voor Scheepsbouw)

La IvS fu determinante nel mantenere il patrimonio di conoscenze relative alla realizzazione di unità subacquee accumulato dalla Germania durante la prima guerra mondiale; con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, impiegò tecnici e specialisti provenienti dai principali costruttori navali tedeschi e fu ufficialmente impegnata – come entità commerciale privata – principalmente anche se non esclusivamente, nella progettazione e costruzione di sommergibili per committenti terzi, come Russia, Spagna, Turchia e Finlandia, nonché – ovviamente – la stessa Olanda, pur sotto lo stretto controllo, azionario e finanziario della Reichsmarine. Sotto altri aspetti, si trattò di una joint venture con i cantieri AG Vulcan (che a loro volta controllavano i cantieri finlandesi di Turku) e quelli sotto controllo Krupp, Germaniawerft in Kiel e AG Weser in Bremen.

È sbagliato considerare la IvS un semplice paravento, meglio considerarla un “main contractor” esclusivamente dedicato alla esclusiva progettazione di mezzi subacquei, in continuità con le esperienze e le capacità tedesche della Prima guerra mondiale. L’IvS era una società impiantistica a tutto campo, che non si occupava solo di progettazione ma anche di procurement e sviluppo, di formazione ed addestra-mento di personale, di trasferimento di tecnologia (nei due sensi). Un’organizzazione operativa in Olanda ma con un importante supporto, un background molto consistente in Germania, che permetteva anche la rotazione del personale, per coinvolgerne il maggior numero possibile e diffondere l’aggiornamento professionale. Un’organizzazione chiusa, avvolta da segretezza, della quale ancor oggi si conoscono pochi aspetti e settori di intervento, con minima evidenza dei risultati.

Qualche coincidenza fa riflettere, basti citare i contemporanei e paralleli studi in Olanda sullo snorkel, gli studi sui radar e la messa a punto di valvole e componenti elettronici, l’adozione della saldatura elettrica nei cantieri navali, anche esterni alla Germania, purché coinvolti nei programmi di interesse tedesco
Altra coincidenza meno conosciuta è la messa a punto di progetti per unità pesanti di superficie: mentre in Germania la Reichsmarine faceva sempre meno mistero dei programmi sulle unità “tascabili”, rispettando formalmente alcuni para-metri dei trattati, dal dislocamento a nave scarica ed asciutta al calibro massimo dei cannoni, in Olanda si studiavano varianti più tradizionali e complesse. È questo il caso dell’Incrociatore da battaglia, formalmente per la marina olandese, denominato “Progetto 1047”. Un tipo di unità considerato essenziale per la proiezione oceanica globale e la protezione delle Indie Olandesi contro l’espansionismo giapponese, in particolare per una Marina che scarseggiava di grandi unità di superficie. Si trattava di uno sviluppo, senza i vincoli dei trattati, della classe Scharnhorst, per la cui costruzione l’industria e il Governo tedeschi speravano sia di sviluppare che fornire, anche all’Olanda, nuove torri e nuovi cannoni, sia alla fine di assicurarne la stessa costruzione, che certamente andava oltre le capacità cantieristiche olandesi. Una lunga trattativa che si protrasse anche dopo la liquidazione della IvS. Importante per la IvS, anche per giustificarne a tutti gli effetti il ruolo e l’insediamento, fu la partecipazione alla costruzione dei numerosi battelli del programma olandese O (unità da O-8 a O-16), buone unità che ebbero lunga vita, anche nelle vicende belliche ed in mari lontani. Una collaborazione che permise alla IvS di mettere a punto sistemi ed organizzazione, e ai cantieri olandesi di acquisire nuove capacità a cominciare dalla diffusione della saldatura elettrica, ma meno importante e meno operativa di quella che riguardò la cantieristica finlandese.

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La IvS disponeva del cantiere navale olandese di Fejenoord, i cui scali erano de-stinati a costruire unità di progetto tedesco per paesi che non godevano delle necessarie capacità industriali; le prime costruzioni, relativamente tradizionali e basate su un progetto derivato dal tipo UB III, furono destinate alla Turchia, classe Inönü, a cui seguirono altre commesse, prevalentemente per la fornitura di componenti, destinate a Svezia, Romania, Cile, Argentina e URSS. Il fatto più significativo dei primi contratti, in particolare quello dei due sommergi-bili turchi, con la loro costruzione a Fejenoord che aveva in certo qual modo lega-lizzato e giustificato la IvS come impresa olandese, fu la lunga fase di prove a mare del 1927, condotte da personale tedesco “congedato”, prolungatesi oltre un anno prima della consegna alla Marina Turca, stabilendo d’ altra parte una relazione che si rivelerà salvifica e determinante nel successivo caso dell’E-1.

Agli effetti pratici parte della progettazione e della costruzione di componenti, continuò sotto traccia in Germania, presso gli uffici e gli impianti delle società col-legate, quali subcontraenti. Queste radici, e la continuità, pur risultando fondamentali e vincenti nell’acquisizione e accantonamento di componenti essenziali per la produzione di nuovi sommergibili, non furono del tutto benefiche per lo sviluppo tecnologico, essendo rimaste ancorate a certi risultati consolidati nel primo conflitto mondiale, ed ai successi conseguiti in tale occasione. Formalmente la IvS operava esclusivamente all’estero e dalla sede olandese con commesse commerciali, come nel caso dei sommergibili sovietici tipo S e la già citata costruzione di due unità in Olanda, poi cedute alla Turchia.

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il sottomarino sovietico classe S (Stalinets) durante le prove in mare. Notare l’assenza del cannone da 100 mm gun Русский: советская субмарина С-1 на морских испытаниях. 100 мм орудие ещё не установлено – 1936 – Fonte scan da М. Э. Морозов, К. Л. Кулагин «Эски» в бою. Подводные лодки Маринеско, Щедрина, Лисина. — М.: Коллекция, Яуза, ЭКСМО, 2008. — 128 с. — ISBN 978-5-699-25627-3 Soviet S-1 sea trials 1936.jpg – Wikimedia Commons

Contemporaneamente, nell’ambito di un accordo con la Finlandia, furono portati avanti anche programmi più “coperti”, lesivi delle clausole del trattato di Versailles, come i Vetehinen ed il mini sommergibile da 100T Saukko per giungere infine al sommergibile Vesikko, quale modello, prototipo e testa di serie per l’eventuale produzione in grande scala di nuovi sommergibili tedeschi. Un’esperienza acquisita anche sull’adattamento di progetti datati, molti ancora risalenti ad eccellenze della tradizione e della tecnica della Kaiserliche Marine; tra questi il progetto UB III, quello della Klasse IA Hochsee-Tauchboot e la messa a punto dei progenitori – difficile chiamarli ancora prototipi – dei successivi battelli Tipo II e Tipo VII. Un’esperienza che comprende i passaggi dell’E-1 in Spagna e del Type 1a quale sua diretta replica in Germania, dopo la denuncia dei trattati.

Fine Parte I – continua
Gian Carlo Poddighe
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in anteprima il mini sommergibile da 100T Saukko nel 1930 a Hietalahti, Helsinki – Fonte http://hs10.snstatic.fi/webkuva/taysi/1920/1454566127791

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