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Benessere e diffusione della civiltà romana sul mare

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Menenio Agrippa, Ottaviano
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Dall’epoca di Augusto in poi, dunque, le flotte militari romane mantennero il pieno dominio del mare, sia sull’intero Mediterraneo, sia su tutti gli altri mari dell’Impero, sottoponendo tutte queste acque, per la prima ed unica volta nella Storia, alla legge di un solo Stato [43]. I Romani avrebbero potuto approfittarne per privilegiare lo sfruttamento del mare e della navigazione ai propri fini, a detrimento delle esigenze altrui, tuttavia, per il Diritto romano, il mare rientrava nel novero delle “res communes omnium”, cioè nella categoria dei beni di proprietà comune del genere umano: occorreva quindi garantire a tutti la libertà di navigazione, così come il libero sfruttamento delle risorse marine: prelievo del sale, attività di pesca, creazione di vasche costiere per l’itticoltura, e ricerca dei prodotti utilizzati per gli articoli di lusso, come i coralli, le perle, le porpore e le conchiglie per i cammei.
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Era peraltro interesse di Roma incentivare tutte le attività economiche, ad iniziare dalla navigazione mercantile, necessaria sia per le esigenze dell’Urbe, sia per mantenere unite e facilmente raggiungibili tutte le sponde dell’ampio mare attorno al quale si estendeva l’Impero. I Romani, pertanto, oltre ad assicurare con le loro flotte la sicurezza delle rotte e la libertà di navigazione, adottarono una serie di provvedimenti per incrementare e favorire la marina mercantile, potenziando i cantieri navali, moltiplicando ed ingrandendo i porti, creando una rete di fari, evitando di imporre dei dazi [44], e, al contrario, mettendo in vigore delle agevolazioni fiscali per gli armatori. Anche il sistema portuale della Città eterna venne notevolmente ingrandito: il porto fluviale cittadino fu progressivamente ampliato a valle, raggiungendo l’area dell’Emporio, ove vennero eretti degli enormi magazzini, mentre l’attigua discarica delle anfore sbarcate dalle navi iniziò ad accrescersi sempre più, fino a formare l’odierno monte Testaccio; sul mare, all’antico porto di Ostia venne affiancato il vastissimo porto imperiale, detto Porto Augusto (o semplicemente Porto), iniziato da Claudio, inaugurato da Nerone e completato da Traiano.

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Avvalendosi delle loro capacità tecniche ed organizzative, i Romani conseguirono in tal modo uno straordinario sviluppo delle linee di comunicazioni marittime, consentendo tutti i collegamenti ed i rifornimenti necessari a Roma, oltre al più intensivo e benefico interscambio fra tutte le sponde dell’Impero [45]. È stato calcolato che la flotta mercantile in attività durante il periodo dell’Impero romano abbia raggiunto delle dimensioni mai viste in precedenza [46], e tali da rimanere insuperate fino al XIX secolo, quando fiorirono le grandi compagnie di navigazione dell’epoca moderna. Tale situazione incrementò il commercio ed i viaggi per mare, prolungando delle rotte verso le coste più remote, alla ricerca di traffici più lucrosi [47], e spingendo le esplorazioni navali oltre i limiti del mondo conosciuto. Se i porti dell’India divennero abitualmente frequentati dalle navi onerarie romane [48], non mancarono dei contatti anche con qualche porto del Mar Cinese meridionale e della Serica (odierna Cina) [49]. Anche le flotte militari ebbero occasione di effettuare delle navigazioni di esplorazione, come quelle condotte all’epoca di Augusto nel mare del Nord fino al Baltico e nel mar Rosso, e quella della flotta di Agricola che circumnavigò la Britannia, giungendo ad avvistare la misteriosa isola artica di Tule. In definitiva, gli effetti benefici dell’attività delle forze navali di Roma e della politica navale dei Romani furono numerosi e particolarmente importanti. Godendo di una durevole situazione di pace quale il mondo antico non aveva mai conosciuto, tutte le popolazioni dell’Impero poterono avvantaggiarsi della libertà di navigazione e dell’incremento dei traffici navali. I collegamenti marittimi divennero più fitti, frequenti ed efficienti, consentendo tutti i trasporti ed i rifornimenti necessari, e determinando un generale innalzamento delle condizioni economiche, della prosperità e del benessere di tutte le popolazioni. Lungo tutte le coste fiorirono le attività marinare [50], la pesca, le ville marittime, la nautica da diporto. Infine, quale conseguenza storicamente ben più notevole, venne favorito, fra tutte le sponde dell’Impero, quel reciproco scambio di conoscenze e di valori [51] che costituì la vera fucina della Civiltà romana [52]; questa poté allora diffondersi [53] e radicarsi a tal punto da permanere tuttora alla base della nostra civiltà occidentale.

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Conclusione

Volendo trarre alcune brevi considerazioni conclusive dalla storia delle forze navali dell’antica Roma e dai risultati da esse conseguiti sotto l’ottica della grande strategia, non si può non riconoscere la straordinaria abilità dei Romani nel dotarsi di flotte adeguate, nell’organizzarle ed impiegarle con insuperabile maestria, nell’imporsi come potenza navale dominante [54], nel gestire ottimamente il potere marittimo – nonostante le limitate prestazioni nautiche delle navi antiche [55] – tenendo in debito conto la propria “necessità di navigare” (“navigare necesse est, vivere non est necesse”) ed avvalendosi utilmente del principio secondo cui “chi è padrone del mare diviene padrone di tutto”.

In definitiva, l’uso oculato delle proprie forze navali ha consentito ai Romani: – di passare dagli aviti colli bagnati dal Tevere ad un Impero sconfinato, esteso sui tre continenti del mondo antico; – di mantenere questo Impero unito, sicuro e strettamente interconnesso attraverso le acque del Mediterraneo e dell’Oceano, – di generare quel processo di osmosi culturale che fu alla base della Civiltà romana e della relativa vocazione universalista, tramandata fino a noi.

Domenico Carro

Note

[43] “On parle bien souvent de thalassocratie athénienne pour évoquer l’éphémère puissance navale de la cité de Périclès en mer Egée. Pourquoi ne parlerait-on pas de thalassocratie romaine pour désigner cette domination d’un peuple, unique dans l’histoire, sur toute la Méditerranée, pendant quatre siècles?” (Reddé 1986)

[44] “the Roman Empire had one great advantage over the modern world in that it nearly always possessed internal free trade. From Gades to Alexandria and the Red Sea there were, in general, none of the customs barriers which have arisen in the last sixty years, burdened as they have been with a narrow and jealous nationalism. That curse was absent from the Roman Empire, which encouraged free exchange.” (Rose 1933)

[45] “We hear very much about the influence of Roman roads in promoting Roman civilization; but the influence of Roman fleets in bringing about that miracle has been almost entirely ignored. Yet it is demonstrable that the Roman Empire depended quite as much on its fleets as on its roads.” (Rose 1933)

[46] “Augusto aveva inaugurato due secoli di pace, mantenuta anche dai suoi successori; In questo clima favorevole il commercio si espanse a macchia d’olio, superando in estensione, volume e celerità qualsiasi attività svolta prima. Fu assai superiore al totale di ciò che il mondo ellenistico aveva raggiunto in tempi più remoti nelle acque orientali e Cartagine in quelle occidentali.” (Casson 1959)

[47] “Mercanti romani furono presso i Sicambri e i Marcomanni, gl’Irlandesi, nell’Asia Minore, nella Siria, come nell’Arabia Petrea, e nella Tauride, in tutta l’Africa settentrionale; centoventi navi andavano ogni anno regolarmente all’India.” (Corazzini 1896)

[48] “Le loro navi attraccavano alle banchine dei porti indiani e i loro marinai frequentavano le taverne dei porti. Nelle zone residenziali più all’interno, i loro agenti stabilirono piccoli quartieri per stranieri, anticipando di un millennio e mezzo gli impiegati della Compagnia delle Indie Orientali. Gli ambasciatori ufficiali andavano e venivano tra l’oriente e l’Occidente. L’India ne inviò alcuni durante il regno di Augusto, uno proveniente da Ceylon visitò l’imperatore Claudio; essi continuarono ad arrivare anche durante il regno di Costantino il Grande.” (Casson 1959)

Così il commercio dell’impero romano abbracciava centinaia di località e di prodotti, tutto ciò che era entrato «in scena» nei tempi precedenti, più tutto ciò che nasceva con il nuovo mondo che Roma aveva creato. … Questo è dunque il quadro generale di una delle maggiori imprese commerciali di Roma, la sua incredibile espansione commerciale in Africa, Arabia, India e nell’Estremo Oriente.” (Casson 1959)

[50] “Le pareti di Pompei formicolano di navi dipinte … Ma, a parte ciò, a Pompei si respirava, a traverso il porto del fiume Sarno, aria e atmosfera marinara; dalle terrazze del Tempio di Venere e del Tempio greco, o dagli spalti delle case disposte lungo il ciglio della collina, si poteva assistere all’arrivo delle navi e alla loro manovra d’ancoraggio fra la Petra Herculis (Scoglio di Revigliano) e la foce del fiume; naviganti e mercanti risalivano giornalmente con il loro carico di merce dal porto alla città; è naturale pertanto che di questa vita marinara qualche eco restasse non solo nei dipinti. ma anche in quella popolare espressione di sentimenti e di costume di vita che è il graffito parietale.” (Maiuri 1958)

[51] “During the four centuries in which the Pax Romana rested upon the world, it is easy to conceive of the enormous importance to history and civilization of having sea and river, the known world over, an undisputed highway for the fleets of Rome. Along these routes, even more than along the military roads, travelled the institutions, the arts, the language, the literature, the laws, of one of the greatest civilizations in history.” (Stevens 1920)

[52] “Indeed the maritime supremacy of Rome, lasting some 400 years, dwarfs, both in duration and in the lasting effects of its influence, that of any other people. Under the wings of her navy, commerce took giant steps ahead, and, working in unison with Roman law and administration, went far towards unifying those lands and forming a Mediterranean nationality.” (Rose 1933)

[53] “Non era possibile che le provincie si romanizzassero così presto senza l’opera dei mercanti romani … unita alla influenza dell’amministrazione, delle colonie, delle Leggi e della lingua.” (Corazzini 1896)

[54] A proposito di Roma: “Both in her central position, in her vast reserves of strength and in her ultimately intelligent and persistent use of it, she is the only State of antiquity which deserves to rank as a great and efficient sea power.” (Rose 1933)

[55] “Sea power must be able to facilitate and protect a state’s commerce and deny that of opposing states, though in classical times the limited sea keeping qualities of galleys severely restricted this role.” (Starr 1989)

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