Le flotte imperiali romane

Domenico Carro

24 Marzo 2024
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: I SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Menenio Agrippa, Ottaviano
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Nel corso di oltre sette secoli della propria storia – cioè fino al termine della Repubblica – Roma aveva sostenuto un’infinità di guerre ed aveva perfino conquistato un impero senza mai disporre di forze armate permanenti, né terrestri, né navali. Dopo la vittoria navale di Azio, cioè dopo quello che oggi potremmo chiamare lo scoppio della pace, Ottaviano Augusto volle invece conservare accuratamente le risorse belliche disponibili, dando alle forze armate un ordinamento stabile. Marco Agrippa – che fu amico, ammiraglio, genero ed infine perfino imperatore collega di Augusto – fu anche il padre della Marina; la Marina, costituita per la guerra Sicula, venne impiegata anche nella guerra Dalmatica e migliorata per la guerra Aziaca, tramutandosi poi nella struttura permanente che rimase in servizio per l’intera durata dell’Impero.

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il porto naturale di Miseno si prestò particolarmente per la creazione della base navale principale della flotta pretoriana – Fonte Julius Beloch – Cartografia antica della Terra Vesuviana – 1890 – Beloch misenum.png – Wikimedia Commons

La nuova Marina imperiale di Roma venne organizzata secondo un disegno generale che ha la chiara impronta della lungimiranza strategica e della competenza navale di Agrippa. Quale principale base navale permanente venne prescelta la sede di Miseno, ottimale per la difesa della costa tirrenica e sufficientemente vicina a Roma per risultare prontamente disponibile ai comandi dell’Imperatore. Mentre il Porto Giulio trovò un miglior impiego ai fini civili.

In particolare, la soluzione per esso adottata venne concettualmente replicata, sfruttando il lago Miseno e collegandolo al mare. Il complesso portuale di Miseno venne quindi allestito con tutte le necessarie opere marittime e strutture logistiche, incluso un acquedotto ed enormi cisterne idriche. La base navale della seconda flotta imperiale fu basata a Ravenna (porto di Classe), località prescelta per il controllo navale dell’alto Adriatico, anche in funzione del collegamento con l’entroterra balcanico attraverso gli affluenti navigabili del Danubio (Drava e Sava). Entrambe queste flotte, che verranno poi chiamate pretorie (in quanto al servizio diretto dell’Imperatore), operarono nell’intero Mediterraneo [37].

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la seconda flotta pretoria era dislocata nel porto di Classe (Ravenna) – mosaico Sant’Apollinare in Classe


Le Flotte imperiali

Oltre alla Flotta Pretoria Misenense ed alla Flotta Pretoria Ravennate, vennero create anche diverse altre flotte imperiali permanenti, molte delle quali furono istituite direttamente sotto il principato di Augusto (Flotta Foro giuliense, Flotta Augusta Alessandrina, Flotta Germanica), altre furono inizialmente costituite in quello stesso periodo ma furono poi formalmente istituite da qualche imperatore successivo (Flotta Siriaca, istituita da Vespasiano; Flotta Pannonica e Flotta Mesica, istituite da Domiziano; Flotta Arabica, istituita da Traiano), altre ancora furono costituite solo in epoca successiva (Flotta Britannica, inizialmente costituita da Gaio Caligola; Flotta Pontica, costituita da Nerone; Flotta Nova Libica, costituita da Commodo; Flotta Mesopotamica, costituita per la prima volta da Traiano).

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La campagna di Agricola in Britannia con l’impiego effettivo della flotta Agricola.Campaigns.78.84.jpg – Wikimedia Commons

La parte più consistente di tali flotte (nove su tredici) risale quindi all’epoca di Augusto ed Agrippa, a riprova della genialità organizzativa di quest’ultimo [38]; va tenuto anche conto che questo tipo di organizzazione è quella tuttora adottata dalle maggiori marine del mondo (ad iniziare da quella statunitense, che mantiene uno schieramento navale geograficamente distribuito con particolare ampiezza).

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bronzo di Agrippa

A questo punto, la domanda più banale che ci si attende è: “ma a che servivano tutte quelle navi e quelle flotte, se non c’era più alcun nemico da combattere per mare?” È vero: Roma, in quegli anni, controllava già tutte le coste del Mediterraneo e l’intera fascia costiera atlantica dell’Europa occidentale. Tutti i mari dell’Impero permanevano dunque sotto il pieno dominio dei Romani. Ma l’assenza di altre grandi potenze marittime non significava che il mare potesse ritenersi definitivamente sicuro; occorreva comunque mantenervi una presenza navale permanente, visibile e credibile, per inibire il rifiorire di qualsiasi minaccia al regolare svolgimento delle attività marittime, molte delle quali permanevano di necessità vitale per l’Urbe e per molte altre città dell’Impero.

La principale funzione delle flotte imperiali di Roma [39] fu quindi quella di vigilare sul mare, sulle aeree marittime e sui grandi fiumi, al fine di assicurarvi la salvaguardia della pace, il rispetto del diritto ed il mantenimento delle necessarie condizioni di sicurezza.

Ecco allora un breve elenco dei principali compiti generali assegnati alle flotte imperiali:

– difesa di Roma e dell’Italia;

– controllo di tutti i mari; tutela della sicurezza e dalla legalità in mare; 

– dissuasione contro il risorgere della pirateria; sorveglianza sui fiumi di confine;

– sostegno navale alle legioni ed al loro trasporto in navigazione [40];

– concorso navale alle eventuali operazioni belliche;

– protezione dei rifornimenti marittimi vitali; interventi di soccorso nelle aree marittime [41];

– trasporto navale dell’Imperatore e dei suoi legati;

– servizi navali nell’Urbe; esplorazioni e altre missioni di Stato.

Si tratta, come si vede, di una serie di responsabilità alquanto importanti, che impegnavano in modo continuativo le flotte imperiali, nell’ambito delle quali occorreva anche provvedere alle attività necessarie per mantenere un adeguato livello di addestramento ed il regolare funzionamento della logistica. In definitiva, la silenziosa operosità della Marina [42] fu uno dei fattori chiave della Pax Augusta.

Domenico Carro

Note

[37] È sicuramente errata la credenza (derivante da un passo di Vegezio: IV, 31) che ciascuna di esse operasse in una sola metà del Mediterraneo: “the naval history of the Empire will demonstrate that the Italian fleets were yet active throughout the Mediterranean. At least from the period of Vespasian onwards, they were the imperial fleets par excellence.” (Starr 1960)

[38] “After the battle of Actium and the establishment of a powerful Roman empire without a rival in the world, there follows a long period in which the Mediterranean, and indeed all the waterways known to the civilized nations, belonged without challenge to the galleys of Rome.” (Stevens 1920)

[39] “la marine représentait un facteur décisif dans la stratégie du monde romain: cet Empire, centré autour d’une mer intérieure, avait de longues lignes de communications maritimes qu’il fallait protéger … En outre, les continuels transport d’hommes et de matériel d’un bout à l’autre du limes supposaient souvent un recours aux navires de la flotte. En dehors même de la Méditerranée, Rome avait besoin d’une composante navale importante dans son système militaire, aussi bien en Mer du Nord que dans le Pont, ou sur les fleuves du limes d’Europe.” (Reddé 1986)

[40] “Effettivamente, la configurazione geografica dell’impero era delle più sfavorevoli: al centro di esso si trovava, infatti, la cavità oblunga del Mediterraneo, e il Mediterraneo poteva costituire sia una veloce via di comunicazione, sia una barriera insormontabile. Il trasporto via mare poteva essere naturalmente molto più veloce di quello via terra, ma era soggetto ai capricci del tempo. … Inoltre, una lunga navigazione poteva anche pregiudicare la salute dei soldati. Nonostante ciò, le truppe erano spesso trasportate via mare, e esistevano anche dei mezzi di trasporto speciali per i cavalli.” (Luttwak 1997)

[41] Una celeberrima operazione di soccorso navale fu quella condotta da Plinio il Vecchio, ammiraglio della Flotta Misenense, che si recò con le sue quadriremi sulla costa vesuviana per trarre in salvo le popolazioni messe in pericolo dalla spaventosa eruzione vesuviana del 79 d.C. (quella che seppellì Pompei ed Ercolano).

[42] “Roman historians for the most part laid little stress on the naval factor as tilting the balance in favour of the Empire. But naval affairs were, as they still are, shrouded by a veil of mystery to all landsmen, while military affairs blare forth a presumptuous priority. In the ancient, as in the modern world, the navy is the silent service. It does not trumpet its services.” (Rose 1933)

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