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“Chi è padrone del mare diviene padrone di tutto”, Cicerone

tempo di lettura: 6 minuti

 

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: ROMA
AREA: DIDATTICA
parole chiave: strategia romana
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Nel descrivere la situazione di vantaggio delle forze pompeiane nei primi mesi della guerra civile contro Cesare, Cicerone scrisse ad Attico attribuendo a Pompeo il seguente convincimento: «chi è padrone del mare diviene padrone di tutto» [1]. Questo è uno dei rari casi in cui un autore latino ha riportato in chiare lettere uno dei criteri ispiratori fondamentali della strategia prescelta da un condottiero romano. Comunemente, infatti, gli scrittori dell’antichità si preoccupavano soprattutto di riferire le decisioni tattiche relative alle singole battaglie, mentre si soffermavano ben poco ad analizzare le scelte strategiche che influenzarono l’intero corso di una guerra. Eppure, gli stessi Romani erano ben consapevoli della reale prerogativa di cui godevano nei confronti bellici: essa non consisteva tanto nella capacità di vincere le battaglie (che, infatti, vennero occasionalmente anche perse), quanto in quella di vincere le guerre [2]. In altri termini, utilizzando nel suo significato moderno una parola antica [3], essi adottarono sempre una strategia vincente. Avremo modo di vedere come questa strategia abbia costantemente fatto affidamento sul contributo fornito dalle forze navali, coerentemente con il criterio precedentemente citato con le parole di Cicerone. Quello stesso criterio corrisponde peraltro ad uno dei principi basilari cui si è costantemente ispirata la grande strategia dell’antica Roma.

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ancora romana al museo di Ventotene – photo credit andrea mucedola

Poiché la predetta espressione è stata utilizzata anche nel titolo, conviene aprire subito una breve parentesi per precisarne il significato, visto che non si tratta di termini di uso comune. I cultori di arte militare sanno ben distinguere i suoi due ben distinti livelli: la tattica – intesa a predisporre e condurre i singoli combattimenti – e la strategia, che regola il complesso delle operazioni belliche in funzione della vittoria finale. Quando si parla di grande strategia non si intende una strategia “alla grande” (come accade nel gergo televisivo, che parla di “grande cinema”, “grande musica”, “grande calcio”, e così via), ma qualcosa di più ampio della sola strategia. La grande strategia, infatti, non si limita all’impiego dei mezzi militari, ma costituisce la regia suprema che deve mobilitare, armonizzare ed impiegare in modo coordinato e sinergico tutte le risorse nazionali (politiche, militari, economiche, mediatiche, ecc.) potenzialmente utili per portare le contese internazionali negli ambiti più favorevoli, per ottenere i voluti contributi internazionali e per compiere la prescelta serie di azioni finalizzata al conseguimento dello scopo ultimo prestabilito. I Romani compresero perfettamente questa esigenza e ne tennero ampiamente conto, non solo in tempo di guerra, ma anche nei periodi di pace.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è IMG_20230911_120915-1024x768.jpg

peschiera romana – photo credit andrea mucedola

Purtroppo, tuttavia, nei testi antichi non ne abbiamo delle testimonianze esplicite ed esaustive. I Romani, in effetti, pur essendo stati straordinariamente oculati proprio nella strategia, non ci hanno lasciato alcun trattato su tale argomento [4]. Per la loro mentalità fondamentalmente pragmatica, essi non amavano la logica degli schematismi dottrinari: preferivano essere giudicati dalle azioni [5] che essi stessi decidevano ed compivano di volta in volta, e si burlavano dei Greci che si atteggiavano a sapienti teorici dell’arte della guerra, quando non erano più capaci di difendere nemmeno sé stessi. Per chi riceveva un’educazione romana, erano sufficienti gli insegnamenti desumibili dalla storia per abituarsi ad individuare, nelle varie circostanze, le linee d’azione più vantaggiose per conseguire la vittoria finale. Tali scelte, peraltro, venivano normalmente mantenute segrete [6], allo scopo di non comprometterne l’efficacia. Per tali motivi, non possiamo attenderci di trovare nelle fonti antiche un’esplicazione ragionata di tutte le decisioni assunte e delle finalità strategiche ad esse collegate. Questi importanti elementi sono comunque desumibili dall’analisi di quanto venne effettivamente compiuto e dai risultati effettivamente conseguiti.

Tale analisi non potrebbe essere condotta in un’unica soluzione, poiché le forze navali utilizzate dai Romani hanno assunto, nel corso dei secoli, delle connotazioni, dei compiti ed una struttura organizzativa in costante mutazione, per adattarsi all’evoluzione delle esigenze e delle priorità assegnate dai massimi decisori politici. Non sarebbe comunque nemmeno possibile prendere in considerazione, in questa, sede, tutte le varie casistiche che si sono presentate. Per semplicità di trattazione, pertanto, esamineremo le sette diverse situazioni storiche in cui si può parzializzare, a grandi linee, il complesso svolgimento dell’ultra millenaria storia navale dell’antica Roma. Seguirà poi una breve descrizione della situazione finale determinatasi in epoca imperiale a coronamento di una politica navale giunta alla sua piena maturità a livello globale. Perverremo infine a trarre alcune conclusioni, anche alla luce delle logiche perenni [7] che regolano l’impiego dello strumento navale, soprattutto nell’ottica delle finalità strategiche che esso permette di conseguire. Si tratta in effetti di una tematica che di solito risulta pressoché sconosciuta [8], perfino nelle nazioni, come la nostra, che possono vantare delle antichissime, valide e tuttora ben vitali tradizioni navali e marinare.

Domenico Carro

estratto da LE FORZE NAVALI ROMANE (romaeterna.org)

in anteprima nave maggiore romana con 50 remi da un mosaico di Pozzuoli – Fonte Storia di Roma, e del popolo romano, dalle origini all’invasione dei barbariAnno: 1883 (1880)Autori: Duruy, Victor, 1811-1894 Ripley, M. M Clarke, W. J Mahaffy, John Pentland, Sir, 1839-1919 
History of Rome, and of the Roman people, from its origin to the invasion of the barbarians (1883) (14800062553).jpg – Wikimedia Commons

 

Note

[ 1] Cicerone, Att. X, 8, 4: lettera del 2 maggio 49 a.C.

[ 2] Ad esempio il poeta satirico Gaio Lucilio (II sec. a.C.) scrisse: “il popolo romano ha spesso dovuto cedere alla forza ed è stato vinto in molte battaglie, ma nessuna guerra si è mai conclusa con una sua sconfitta: ecco tutto” [Lucilio, Sat. XXVI].

[ 3] Nel mondo ellenico, lo stratega o stratego era semplicemente un comandante militare: le sue funzioni in battaglia si esplicavano quindi solo sul piano tattico e non al livello che oggigiorno definiamo “strategico”. Analogamente, in latino le parole strategia (prefettura militare), strategica (operazione militare) e strategus (condottiero) sono più attinenti al campo tattico che non a quello strategico. Anche il termine stratagemma, non indica certamente un’eccelsa finezza strategica, ma una più limitata astuzia tattica. Pertanto, nonostante le notevoli assonanze, occorre evitare confusioni fra la terminologia antica e l’attuale concetto di strategia.

[ 4] Vi furono alcuni testi romani di tattica, di arte militare e di arte navale (ad esempio nei libri navales di Marco Terenzio Varrone), ma non ci è pervenuto nulla sulla strategia, e praticamente nulla nemmeno sui predetti tre argomenti, salvo una parte del libro di stratagemmi di Sesto Giulio Frontino e qualche testo di limitata importanza redatto dai compilatori della tarda latinità.

[ 5] Emblematica dell’atteggiamento mentale romano è la seguente considerazione ciceroniana: “tutto il pregio della virtù consiste nell’azione.” (Cicerone, de Off., I, 19)

[ 6] Questa segretezza, desumibile dall’analisi storica, è stata anche oggetto di qualche accenno da parte degli storici. Ad esempio, dopo aver riepilogato il duro discorso pronunciato dal re Eumene di Pergamo al Senato di Roma nel 172 a.C., per denunciare i preparativi bellici del re macedone Perseo e per esortare i Romani ad intervenire al più presto, Tito Livio aggiunge: “Queste parole scossero i Senatori. Ma sul momento nessuno riuscì a sapere null’altro che il re era stato ricevuto nella Curia: di tanto silenzio si era avvolto il Senato” (Livio, XLII, 14, 1).

[ 7] La perdurante validità degli insegnamenti della storia navale del passato è stata confermata anche dal Mahan, il più rinomato studioso moderno del potere marittimo: “the study of the sea history of the past will be found instructive, by its illustration of the general principles of maritime war, notwithstanding the great changes that have been brought about in naval weapons by the scientific advances … and by the introduction of steam as the motive power.” (Mahan 1890)

[ 8] La scarsa conoscenza del determinante ruolo della Marina nella storia mondiale venne così spiegata dallo stesso studioso citato nella nota precedente: “as it acts on an element strange to most writers, as its members have been from time immemorial a strange race apart, without prophets of their own, neither themselves nor their calling understood, its immense determining influence upon the history of that era, and consequently upon the history of the world, has been overlooked.” (Mahan 1890)

 

 

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