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Vediamo che tempo fa o farà

Diamo un’occhiata al tempo meteorologico

Meteo facile per tutti: vediamo che tempo fa o farà prossimamente con un insieme di link per aggiornarvi in tempo reale sulle condizioni meteorologiche locali e marine 

  Address: OCEAN4FUTURE

Resoconto di un anno che se ne va

tempo di lettura: 10 minuti

 

livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ANALISI
parole chiave: 2023, ONU, Rapporti fra i Paesi, eredità

 

Il 2023 sta finendo … qualcuno dirà meno male, stanco di subire più o meno direttamente eventi climatici estremi, cronache quotidiane di delitti e crimini aberranti nonché previsioni non certo tranquillizzanti sull’intelligenza artificiale … sembra quasi di leggere libri scritti oltre 50 anni fa, resi attuali dai media … c’è da domandarsi speranzosi se siano tutto frutto di un gioco mediatico, che nutre le sempre più folte schiere di complottisti, o se effettivamente stiamo vivendo le prime fasi di un mondo al contrario in cui i valori primari sono sostituiti da speculazioni politiche che di umano hanno ben poco.

Di certo è stato un anno di svolta ma anche di stallo che ha visto il mondo alle prese con una serie di sfide a cascata che hanno spinto milioni di persone verso la povertà, la fame e nuovi pericoli. La cosa più curiosa è che di questo se ne sono accorti in pochi … è più facile sentirci raccontare dai media le vicende rosa dei cosiddetti VIP, influencer panem et circenses moderni, piuttosto del mondo che sta cambiando.

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Carro armato T-72BA vicino a Starobesheve nell’Ucraina orientale durante gli scontri di agosto nella guerra nel Donbass – Autore День ТВ / DenTVinform Stream ufficiale Busted T-72BA near Starobesheve in East Ukraine (2).jpg – Wikimedia Commons

Guerre e conflitti
La guerra in Ucraina continua tra tanti morti in una sorta di stallo militare dove le parti si colpiscono a distanza senza un evidente vantaggio. Negli ultimi tempi la controffensiva russa sembra aver preso il sopravvento nelle ultime settimane contro le forze ucraine che con fatica resistono in un mare di fango e di ghiaccio… il generale inverno continua a dominare in una situazione irreale tra combattimenti a distanza con lanci di missili che spesso colpiscono la popolazione inerme. La cosa che colpisce è che ormai ci siamo abituati a questo orrore, a questa guerra spesso dimenticata dai media che preferiscono mostrarci le disavventure di improbabili influencer per distogliere l’attenzione di una guerra alle porte di casa. Purtroppo non si tratta di una partita a Risiko ma di uno dei tanti drammi che in questo caldo Natale continuano dal Mar Nero al Medio Oriente.Se la guerra è la sconfitta della diplomazia, la pace è un’utopia in un mondo in cui i valori sono stati nel tempo sostituiti dal consumismo e dalla falsa etica. Chi prevale è sempre l’odio secolare tra i popoli, strumento perfetto per attuare sogni di gloria e di affermazione sugli altri … cambiano divise, religioni e lingue ma il colore del sangue e delle lacrime è lo stesso. Lo vediamo in Medio Oriente dove si attuano i disegni di pochi con il sacrificio di molti, generando sempre più odio verso l’altro. Se in medio virtus stat, la virtù sta nel mezzo, è anche vero che non si possono mettere sullo stesso livello le aspirazioni di gruppi terroristici e quelle degli Stati legittimi.

Di fatto stiamo vivendo una terza guerra mondiale in cui i protagonisti sono le vecchie e nuove superpotenze che, in primis o a distanza, alimentano l’instabilità sfruttando le situazioni di difficoltà locali … con una analogia che potrebbe piacere ai geologi, le faglie geopolitiche sono in pieno movimento, sospinte da attori che costruiscono giorno per giorno il loro futuro. 

La controffensiva ucraina, nonostante qualche successo, non sembra essere stata però significativa e Mosca, sebbene in grave difficoltà, resiste e controbatte pesantemente con dichiarati 800.000 soldati sul campo … una guerra sporca che non risparmia ancora una volta i civili. I Leader occidentali, sebbene favorevoli a ricercare una exit strategy per Putin, si rendono conto che sostenere l’Ucraina, anche a rischio di una, per fortuna, improbabile escalation nucleare, sia meglio che permettere alla Russia di prevalere. Nel frattempo Mosca, maestra nella disinformazione, è riuscita a distogliere l’attenzione occidentale verso il mar Nero, influenzando più o meno attivamente altre zone del Mondo. Ad esempio nel Caucaso meridionale dove si sono riattivate aree di frizione tra il Nagorno-Karabakh, Armenia e Azerbaigian. Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian ha lanciato un’operazione militare dichiarando l’inizio di “attività antiterroristiche nel Nagorno Karabakh” … una guerra lampo, se vogliamo, durata poche ore, prima di quel cessate il fuoco sostenuto da Mosca in cui le violazioni sono comunque continue. Di fatto oltre 100.400 armeni, più dell’80% degli abitanti del Nagorno Karabakh, il 1° ottobre si sono rifugiati più o meno volontariamente in Armenia, uno sfollamento di massa di persone descritto dagli osservatori internazionali come un nuovo crimine contro l’umanità.

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Armeni protestano davanti all’ufficio delle Nazioni Unite a New York a causa dell’attacco dell’Azerbaigian alla Repubblica del Nagorno-Karabakh Data 21 settembre 2023 – Fonte https://www.facebook.com/amerikayidzayn/videos/867034764842435/ – autore Voice of America Armenians staged a protest in front of the UN office in New York over the Azerbaijani attack on Nagorno-Karabakh, 4.jpg – Wikimedia Commons

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gli esiti dell’attacco di Hamas al kibbutz israeliano novembre 2023 Disaster Victim Identification after 2023 Hamas attack on Israel (ZAKA117)..JPG – Wikimedia Commons

Passiamo ora al vicino Medio Oriente, in Israele, dove sono avvenuti eventi drammatici che hanno sollevato comuni sentimenti di sdegno verso la fazione estremista di Hamas. Al di là del riacutizzarsi di secolari ferite in quella terra contesa che non riesce a trovare una soluzione comune, preoccupano le azioni di gruppi estremisti legati al regime teocratico iraniano che, nonostante l’instabilità interna, soffocata con esecuzioni formali di giovani manifestanti, in primis di sesso femminile, continua la sua politica di destabilizzazione e di contrapposizione al mondo occidentale. Un approccio che è aggravato dalla fornitura di armi alla Russia ed al sostegno di gruppi estremisti in Yemen (Huthi) e in Libano (Hezbollah) in ruolo anti israeliano. Nel campo della sicurezza marittima, oltre al non ancora sopito problema della pirateria, ormai diffusa a livello globale, attacchi con missili e droni di costruzione (o progettazione) iraniana contro i mercantili in transito nel mar Rosso hanno provocato una reazione condivisa per difendere la libertà della navigazione ai sensi del diritto internazionale con la creazione di una task force marittima. Questa minaccia si somma a quella delle mine navali che stanno dimostrando la loro pericolosità lungo le rotte marittime del Mar Rosso (ma anche del Mar Nero).

Un’altra area calda è il Sahel, una fascia di territorio trasversale dell’Africa subsahariana, estesa tra il deserto del Sahara a nord, la savana sudanese a sud, l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est, e che interessa (da ovest a est) gli Stati della Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell’Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sudan del Sud e l’Eritrea. Secondo l’Economist, negli ultimi anni il Sahel è diventato l’epicentro della violenza terroristica, contribuendo al 35% di tutte le morti globali a causa di un gruppo affiliato ad Al Qaeda, Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin. I leader occidentali, il cui coinvolgimento militare negli ultimi dieci anni ha fatto ben poco per arginare la violenza nella regione africana, sembrano essere in stallo incapaci di rispondere ai colpi di stato in Burkina Faso e Mali. In particolare in Burkina Faso i gruppi jihadisti controllano circa il 40% del suo territorio, comprese vaste aree rurali nel nord e nell’est. I combattimenti hanno ucciso migliaia di persone e costretto quasi due milioni ad abbandonare le proprie case causando un forte movimento migratorio verso il Mediterraneo. Ci si potrebbe domandare come mai la presenza di mercenari russi del Wagner nel Sahel sia stata segnalata in molte aree calde, come il Sudan, che dimostra l’interesse di Mosca nella Regione. Un modo di distogliere l’attenzione internazionale da altre regioni o il tentativo di assicurarsi le ricche risorse nell’area a discapito degli investitori europei e cinesi?

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Mappa della presenza accertata o segnalata del Gruppo Wagner – Wikipedia
Wagner Group Map.svg – Wikimedia Commons

Pechino continua la sua machiavellica politica di realizzazione della nuova via della seta, necessaria per la sopravvivenza del mercato cinese. Le tensioni internazionali sono sensibili ma, al di là dei tamburi di guerra, la Cina resta un mercato di grande interesse per le potenze industriali transnazionali ed il futuro ci dirà se prevarrà l’interesse personale agli ideali del mondo occidentale. Di fatto le aree geografiche del mar cinese meridionale sono ormai coinvolte nell’espansione del Dragone che, continuando a declinare in maniera ferma il possesso di Taiwan, ha di fatto piantato dei paletti che non piacciono a nessuno ma saranno difficili da estirpare.

I cambiamenti climatici
Il caldo afoso di quest’estate, percepito globalmente, ha dato un duro colpo agli scettici; il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha definito, in maniera lapidaria, questi cambiamenti terrificanti sebbene potremmo essere solo all’inizio. Di fatto quest’anno il mondo ha sperimentato inondazioni catastrofiche in dieci paesi in dodici giorni, le temperature oceaniche più calde mai registrate, ondate di caldo che hanno bruciato l’intero emisfero settentrionale e la peggiore siccità degli ultimi 40 anni in tutto il Corno d’Africa. Durante il 2023 il mondo intero si è riunito per negoziare importanti azioni per l’ambiente, tra cui il Trattato sull’alto mare, la risoluzione di Vanuatu e il recente accordo dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) per la decarbonizzazione globale.  Inoltre ha segnato un punto intermedio di tre importanti accordi guidati dalle Nazioni Unite: gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), l’Accordo di Parigi e l’Agenda d’azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo. Per valutare i progressi globali e generare nuovi investimenti, le Nazioni Unite hanno organizzato numerosi eventi, non ultima la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 28) chiusa in dicembre. Qualcosa si è ottenuto come l’istituzione di un nuovo fondo con impegni di oltre 700 milioni di dollari per far fronte ai danni crescenti causati dagli impatti climatici. I Paesi, con qualche distinguo, hanno comunque concordato l’obiettivo di triplicare la quantità di energia rinnovabile globale e raddoppiare il tasso di efficienza energetica entro il 2030. Di contro, è emerso il fattore “crescita demografica”, sostenuto dall’India, che non potrà essere ignorato in quanto in alcune aree prioritario rispetto alla riduzione del mercato dei fossili che provocherebbe situazioni di instabilità non facilmente gestibili. Un richiamo ad una realpolitik in un mondo che sta cambiando drammaticamente. Nel settore marittimo, va menzionato l’importante accordo raggiunto dall’IMO per portare il trasporto globale a zero emissioni entro il 2050, un momento di svolta per quanto riguarda la gestione di un settore che già rappresenta il 3% delle emissioni globali e potrebbe arrivare fino al 10% nei prossimi decenni. Di fatto l’accordo ha messo sul tavolo un “meccanismo di tariffazione delle emissioni” che potrebbe rivelarsi un modo innovativo per raccogliere i finanziamenti necessari per sopperire ai danni del clima dei Paesi maggiormente colpiti.
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Un altro punto emerso è il riconoscimento che i cambiamenti climatici possono provocare emergenze sanitarie pandemiche. A tal riguardo, nel 2023, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato ufficialmente la fine della pandemia di COVID-19 e, a livello delle Nazioni Unite, si stanno analizzando le lezioni acquisite su come prepararsi e rispondere a possibili emergenze sanitarie anche attraverso vaccinazioni contro malattie che stanno mostrando un pericoloso ritorno, come tubercolosi morbillo, difterite, colera, poliomielite, meningite e altre malattie interamente prevenibili. 

Siamo sempre di più
Nel 2023 il mondo ha registrato un nuovo record demografico con l’India che, pur essendo il settimo stato al mondo per superficie, con 1 miliardo e 400 milioni di abitanti, è diventato il paese più popoloso del mondo. Il nostro pianeta ospita ora oltre 8 miliardi di persone e, caso mai accaduto, ci sono più giovani che anziani, in particolare nel continente africano che sta vivendo un boom giovanile in controtendenza con l’Europa e gli Stati Uniti (entro il 2050, una persona su quattro sarà africana). Questo comporterà che circa l’80% dei giovani del futuro sarà in Africa e in Asia con un impoverimento di risorse nel vecchio e nuovo continente. Purtroppo sia in Africa che in Asia si registra un aumento dell’instabilità sociale con preoccupanti regressi nel campo dei diritti umani che provocano migrazioni di grandi masse verso l’Europa. In generale, nei Paesi tecnologicamente più avanzati, ai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale, si oppongono preoccupazioni sulla salvaguardia della sicurezza e della libertà personale. Si tratta di un divario sociale che metterà a confronto esigenze primarie come la sopravvivenza delle grandi masse al benessere tecnologico di pochi. “Il nostro mondo, in particolare i paesi in via di sviluppo, si trovano ad affrontare una tempesta perfetta: le crescenti disuguaglianze, caos climatico, conflitti e fame”, ha sottolineato il Segretario generale Guterres ai leader mondiali al vertice del G20 di quest’anno.

Ma ci sono anche buone notizie legate ai progressi nel mondo scientifico.
Partiamo dalla medicina, con cure sempre più efficaci e mirate che possono aiutare anche i Paesi sottosviluppati, riducendo i costi sanitari. Le ricerche comprendono una nuova medicina sempre più personalizzata attraverso la bioingegneria e l’intelligenza artificiale, che si avvarrà della telemedicina e di nuovi sistemi diagnostici per migliorare l’assistenza ai pazienti, prevenire le malattie e prolungare la vita a costi inferiori. Nel campo energetico, va sottolineato il terzo risultato positivo da parte del NIF, al Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, California, per la produzione di energia nucleare per fusione; una tecnologia  che potrebbe risolvere la maggior parte dei problemi energetici del pianeta, producendo quantità pressoché illimitate di energia senza emissioni di gas serra a fronte di una produzione trascurabile di scorie radioattive. Quindi energia pulita per tutti per un futuro sostenibile. Notizie straordinarie che fino a ieri erano solo un sogno ma, dal 2022, sono diventate realtà. L’ultimo esperimento di fusione, effettuato il 30 ottobre 2023, ha prodotto in eccesso 3,4 MJ di produzione di energia, la seconda più alta produzione di neutroni mai ottenuta. 

In estrema sintesi, sebbene i media continuino a dare priorità ad altri aspetti di “distrazione di massa”, il mondo va avanti grazie a milioni di persone che guardano al futuro con positività e volontà di miglioramento. Quello che si nota è il degrado a livello educativo che porta ad un appiattimento sociale  colpendo la meritorietà che è il vero motore del progresso … una distribuzione quotidiana di panem et circenses che lascia a pochi, si spera illuminati, la responsabilità del nostro futuro. Trovo scandaloso vedere i cache degli influencer rapportati agli stipendi dei ricercatori che operano spesso a fatica per il nostro futuro. L’Umanità ha raggiunto un bivio, uno dei tanti della nostra “breve” storia sul pianeta in cui l’Uomo tra guerre e epidemie ha saputo sempre sopravvivere trasformandosi. Forse mai come ora è fondamentale essere protagonisti del nostro futuro: per cambiare le ingiustizie sociali, per riscoprire l’etica e per dare un futuro alle nuove generazioni. Sebbene i media ci bombardino di negatività, esistono numerosi campi che stanno avanzando con nuove scoperte che porteranno un beneficio all’Umanità ma sta a tutti fare la nostra parte con giusto pragmatismo. Guardiamo quindi al prossimo anno con una visione più positiva e solidale, richiamando ancora le parole di Guterres: “Abbiamo bisogno di tutti sul campo, collaborando e cooperando in un modo mai fatto prima” e, aggiungerei, non abbiamo bisogno dei falsi profeti dei nostri giorni, influencer il cui scopo è chiaro … Possiamo farcela e da domani apriremo un nuovo libro da scrivere … ma con la nostra penna.  Buona fine e Buon principio

Andrea Mucedola
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foto in anteprima: guardare le sfide e affrontarle con pragmatismo prima che sia troppo tardi –  photo credit @ andrea mucedola

 

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