Segreti sommersi, droni e misteri del lago di Bolsena di Francesco Caldari

Francesco Caldari

1 Agosto 2026
tempo di lettura: 10 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: LAGO DI BOLSENA
parole chiave: ricerche archeologiche, protezionale ambientale, monitoraggio

L’impiego di sistemi a pilotaggio remoto per la tutela del patrimonio culturale sommerso rappresenta una delle evoluzioni più significative nelle metodologie di indagine archeologica e di polizia giudiziaria del ventunesimo secolo. Nel corso del mese di maggio 2026, lo specchio acqueo del Lago di Bolsena è divenuto il teatro di una complessa operazione interdisciplinare che vede protagonisti i Carabinieri Subacquei di Genova e i loro colleghi romani, impegnati in attività di mappatura e rilievo 3D di siti di inestimabile valore protostorico, quale l’insediamento protostorico del Gran Carro, coordinati dal Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Etruria Meridionale, in collaborazione con L’Anfora Srl Archeologia Mare Ambiente e CSR Restauro Beni Culturali. La ricerca ha restituito risultati di particolare interesse, soprattutto per quanto riguarda le attività tessili dell’abitato protostorico con il recentissimo rinvenimento di un frammento di tessuto di straordinaria qualità tecnica, realizzato con una elevata densità dei fili e precisione che indica una lavorazione molto più sofisticata di quanto tradizionalmente attribuito alle comunità villanoviane della prima Età del ferro.

Il Lago di Bolsena con le isole Bisentina e Martana – Autrice Nicoletta Giannini Dolci acque.jpg – Wikimedia Commons

Un intervento che non si limita alla mera documentazione scientifica, ma si inserisce in un più ampio quadro di sorveglianza e controllo del territorio, volto a garantire la legalità e la sicurezza della navigazione in un bacino caratterizzato da fragilità ecosistemiche e pressioni antropiche crescenti. L’utilizzo di un drone marino di ultima generazione, il modello CK-14 sviluppato da CODEVINTEC, permette di superare i limiti intrinseci delle immersioni umane in termini di durata, precisione del dato georeferenziato e sicurezza operativa in contesti di fondale variabile.

L’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio sommerso: evoluzione e compiti istituzionali
Il ruolo dell’Arma dei Carabinieri nella salvaguardia dei beni culturali è internazionalmente riconosciuto come un modello di eccellenza, coordinato dall’appositamente costituito Comando Tutela Patrimonio Culturale. Tuttavia, quando l’azione si sposta sotto la superficie dell’acqua, la sinergia operativa tra il Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza e i Carabinieri Subacquei diventa il fulcro di ogni attività di ricerca e protezione. Nel contesto specifico del Lago di Bolsena, la missione risponde alla necessità di monitorare lo stato di conservazione dei reperti organici e strutturali che le acque vulcaniche hanno protetto per millenni.
La scelta di impiegare i Subacquei di Genova per le operazioni viterbesi riflette una strategia di centralizzazione delle competenze tecniche elevate. Questi operatori, specializzati nell’uso di veicoli subacquei e di superficie a pilotaggio remoto (ROV e USV), apportano un bagaglio di esperienza fondamentale per la gestione di strumentazioni complesse in acque interne, dove la visibilità può essere compromessa dalla sospensione algale o dal sedimento vulcanico. La logistica di tale missione è stata ottimizzata grazie alle caratteristiche del drone marino CK-14, la cui trasportabilità in una comune berlina consente un dispiegamento rapido senza la necessità di mezzi pesanti o imbarcazioni di appoggio di grandi dimensioni.

Ciondolo etrusco con simboli di cerchi e svastiche ritrovato a Bolsena, datazione dal 725 a.C. al 675 a.C., 2008 – Fonte Collezione Museo del Louvre – Département des Antiquites grecques, étrusques et romaines Q19675 (Inventario) – Autore PHGCOM ciondolo etrusco con simboli della svastica Bolsena Italia dal 700 a.C. al 650 BCE.jpg – Wikimedia Commons

L’attività dei Carabinieri sul Lago di Bolsena si è rivelata di duplice interesse operativo. Se da un lato il rilievo 3D serve alla comunità scientifica per ricostruire la vita delle popolazioni villanoviane ( rappresentanti la civiltà che ha preceduto la formazione delle grandi città etrusche nell’Italia centrale, agendo come loro diretto precursore), dall’altro la presenza costante delle autorità funge da deterrente contro lo scavo clandestino e il traffico illecito di reperti.

Analisi Tecnica del Drone Marino CODEVINTEC CK-14
Il successo delle mappature effettuate è in gran parte attribuibile alle specifiche tecniche del drone marino CK-14, un veicolo di superficie non equipaggiato (USV) lungo 140 centimetri e largo 90, di 15 kilogrammi di peso, la cui progettazione si basa sull’impiego di materiali compositi che garantiscono leggerezza e resistenza meccanica superiore. L’utilizzo di fibra di carbonio e Kevlar non è una scelta puramente estetica, ma risponde all’esigenza di operare in ambienti difficili, dove urti accidentali con tronchi sommersi o rocce vulcaniche potrebbero danneggiare scafi in materiali convenzionali.


Lo scafo di tipo dislocante assicura una stabilità di piattaforma critica per l’acquisizione di dati acustici e ottici di alta qualità. La stabilità è ulteriormente incrementata dal design nautico che minimizza il rollio anche in condizioni di lago mosso, una variabile frequente nel bacino di Bolsena a causa dei venti termici. Il cuore tecnologico del CK-14 risiede nella sua elettronica di controllo, gestita da un PC industriale che permette l’integrazione dei più diffusi software idrografici. La comunicazione avviene tramite una rete Wi-Fi a lungo raggio sviluppata internamente da CODEVINTEC o, in alternativa, tramite rete 4G per operazioni che richiedono un raggio d’azione superiore ai due km. Il modulo opzionale “Sestante” trasforma l’USV in un ASV (Autonomous Surface Vehicle), permettendo ai Carabinieri di programmare rotte di scansione sistematiche (linee di survey) con precisione millimetrica grazie all’integrazione di ricevitori GNSS RTK. Un approccio sistematico essenziale per la creazione di mappe batimetriche ad alta risoluzione dove ogni “passata” del drone deve sovrapporsi parzialmente alla precedente per garantire la continuità del dato. La versatilità del drone è garantita dal suo ampio vano di carico centrale (moon pool), che può ospitare diverse tipologie di sensori a seconda della missione.

Per le ricerche al Gran Carro, la configurazione standard prevede strumenti atti a penetrare la colonna d’acqua e analizzare la morfologia del fondale:
ecoscandagli Multibeam (MBES): fondamentali per la batimetria ad alta densità, questi sensori emettono un ventaglio di impulsi acustici che permettono di ricostruire un modello digitale 3D del fondo del lago, identificando strutture antropiche come i pali delle palafitte o i cumuli di pietre dell’Aiola,
side scan sonar (SSS): fornisce immagini quasi fotografiche del fondale, eccellendo nell’identificazione di oggetti sporgenti e nella differenziazione tra diverse tipologie di sedimento,
sub-bottom profiler (SBP): questo strumento permette di “vedere” sotto lo strato superficiale di sedimento, individuando strutture o reperti sepolti che non sono visibili all’ispezione ottica dei subacquei,
lidar e laser scanner: per il rilievo delle porzioni emerse della costa o delle isole, garantendo una continuità perfetta tra il dato subacqueo e quello terrestre.

NDR E’ disponibile un tour virtuale (realizzato da Gabriele Gomez de Ayala – Naumachos Underwater Archaeology and Technology) in cui i modelli 3D sono raggiungibili da qualunque postazione digitale, anche su smartphone, e in collegamento/connessione con l’area espositiva a terra e con l’area attualmente allestita presso il Museo Territoriale del Lago di Bolsena

Il sito archeologico del Gran Carro: un archivio sommerso di storia villanoviana

Il fulcro delle indagini condotte dai Carabinieri è il complesso archeologico del Gran Carro, situato sulla riva orientale del lago. Questo sito, scoperto casualmente negli anni ’60, continua a restituire informazioni fondamentali sulla transizione tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro nell’Italia centrale. L’insediamento si trova a circa 100 metri dalla linea di costa attuale, sommerso a causa di complessi fenomeni di variazione del livello lacustre e bradisismo locale. La particolarità del Gran Carro risiede nella straordinaria conservazione dei legni strutturali: centinaia di pali in quercia e faggio sono ancora conficcati nel fondale, delineando la pianta di un vasto villaggio palafitticolo. Le analisi condotte sui materiali recuperati, tra cui macine in pietra, vasi biconici e resti di sementi carbonizzate, indicano una comunità florida che sfruttava le risorse ittiche e agricole del territorio. La sommersione antica ha agito come un sigillo protettivo, impedendo l’ossidazione dei materiali organici che normalmente scomparirebbero in contesti terrestri. L’elemento più enigmatico e affascinante del sito è senza dubbio l’Aiola, un imponente tumulo sacro di forma ellittico realizzato con pietre vulcaniche. Fino a pochi anni fa, la natura di questa struttura era oggetto di speculazione, ma i rilievi 3D e le indagini stratigrafiche recenti hanno confermato la sua funzione sacra.

L’Aiola fu edificata sopra sorgenti termali sommerse, ancora oggi attive e questo legame con le “acque bollenti” suggerisce una ritualità complessa, dedicata a divinità ctonie e femminili, tipica delle popolazioni protostoriche dell’Etruria. All’interno del tumulo sono stati rinvenuti oggetti di eccezionale valore simbolico: spilloni ornamentali, modellini fittili (tra cui una barchetta in miniatura) e vasi contenenti offerte vegetali. Reperti che testimoniano un legame profondo tra la comunità e la sacralità del lago. Le ricerche hanno evidenziato analogie formali tra gli oggetti dell’Aiola e quelli rinvenuti in aree del Monte Cimino, confermando l’esistenza di una rete di scambi religiosi e simbolici che univa le diverse tribù villanoviane della Tuscia.

Il valore della mappatura 3D e del Digital Twin
L’utilizzo del drone marino nel maggio 2026 ha permesso di generare un “Digital Twin” (gemello digitale) del sito del Gran Carro. Un modello tridimensionale che non è solo una rappresentazione visiva, ma un database georeferenziato dove ogni palo e ogni accumulo lapideo sono posizionati con precisione millimetrica nel sistema di coordinate globali. Tale documentazione è vitale per il monitoraggio a lungo termine: confrontando i rilievi di anni successivi, gli archeologi possono identificare minimi spostamenti dovuti al moto ondoso o al degrado biologico, pianificando interventi di restauro conservativo mirati.
Impatto sull’ecosistema e biodiversità
Il monitoraggio del Lago di Bolsena include anche la sorveglianza sulla biodiversità in quanto il bacino è popolato da specie ittiche autoctone e alloctone, e la presenza di specie invasive come il siluro (Silurus glanis) o la nutria rappresenta una minaccia per l’equilibrio ecologico. Lungo le coste si trovano rigogliosi popolamenti di alghe Caracee e formazioni di salice rosso (Salix purpurea), che offrono rifugio a specie avifaunistiche nidificanti protette dalla ZPS. Per altro l’utilizzo di droni marini elettrici, come il CK-14, minimizza l’impronta ambientale delle ricerche, evitando l’emissione di idrocarburi e riducendo l’inquinamento acustico che potrebbe disturbare la fauna ittica durante i periodi di riproduzione.

Considerazioni sulla dinamica del fondale e conservazione in situ
Le indagini hanno permesso di approfondire la comprensione della geomorfologia del fondale. Il lago, di origine vulcanica (una vasta caldera derivata dal collasso del sistema vulcanico Vulsino), presenta caratteristiche chimico-fisiche che influenzano direttamente la conservazione dei reperti. Il drone marino ha rilevato come le correnti subacquee e l’azione del moto ondoso superficiale tendano a scalzare periodicamente i pali dell’insediamento. Questo fenomeno espone il legno antico all’attacco di microrganismi e organismi xilofagi. La mappatura millimetrica fornita dal CK-14 consente di identificare le aree a maggior rischio di erosione, suggerendo dove intervenire con il posizionamento di “sacchi di protezione” o sedimenti inerti per ricoprire le strutture esposte. L’integrazione di magnetometri nel payload del drone marino potrebbe rappresentare il prossimo passo nelle ricerche del 2027. Attualmente, l’uso combinato di ecoscandaglio multibeam e Side Scan Sonar ha permesso di identificare anomalie morfologiche che suggeriscono la presenza di altre strutture simili all’Aiola lungo il perimetro costiero di Capodimonte e Marta. La possibilità di esplorare queste “firme” acustiche senza dover inviare preventivamente dei subacquei accelera drasticamente il processo di scoperta e protezione di nuovi siti.

Regolamentazione, navigazione e tutela ambientale: il controllo dei Carabinieri
La missione dei Carabinieri non può prescindere dalla vigilanza sul rispetto delle norme che regolano la vita del lago. Il bacino di Bolsena, oltre ad essere un sito archeologico, è una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e ospita diverse Zone Speciali di Conservazione (ZSC), come l’Isola Bisentina e l’Isola Martana. Il regolamento vigente per il Lago di Bolsena impone restrizioni severe per proteggere l’integrità del fondale e la qualità delle acque. Tali norme sono essenziali per garantire che le attività di ricerca subacquea possano svolgersi senza interferenze pericolose da parte del diporto nautico.
L’intervento dei Carabinieri ha evidenziato come la mancanza di rispetto per queste regole possa avere conseguenze sia economiche che legali per i trasgressori. Il controllo effettuato tramite il drone marino e le motovedette dell’Arma ha portato all’individuazione di un’attività di noleggio nautico abusivo, un illecito che non rappresenta solo un’evasione fiscale ma un grave rischio per la sicurezza in quanto le imbarcazioni non autorizzate spesso non rispettano le dotazioni di bordo obbligatorie e le distanze di sicurezza dalle aree interdette per motivi archeologici o di balneazione. L’elevata sanzione di ben 3.672 euro è un segnale forte verso la regolarizzazione delle attività turistiche lacustri.

Valorizzazione e fruizione: il percorso archeologico subacqueo
Uno degli obiettivi finali della mappatura 3D condotta dai Carabinieri è la valorizzazione del sito per il grande pubblico ed il Gran Carro è stato trasformato in un parco archeologico sommerso accessibile, dove la tutela e la fruizione procedono di pari passo. Il sito è reso visitabile tramite percorsi di snorkeling e immersioni guidate. Durante queste visite, i partecipanti possono ammirare i resti del villaggio palafitticolo e la maestosità dell’Aiola sotto la supervisione di personale esperto, garantendo che nessun reperto venga rimosso o danneggiato. Recentemente, l’introduzione di aperture serali con illuminazione subacquea ha riscosso un notevole successo, offrendo una prospettiva suggestiva sulla vita millenaria custodita dal lago.

Implicazioni socio-economiche e futuro della ricerca
Il lavoro svolto dai Carabinieri Subacquei nel maggio 2026 ha ripercussioni che superano l’ambito strettamente archeologico. La garanzia di un lago sicuro, controllato e valorizzato dal punto di vista culturale è un elemento cardine per lo sviluppo economico della Tuscia. Il contrasto alle attività abusive, come il noleggio nautico non autorizzato, protegge gli operatori economici onesti e garantisce al turista un servizio conforme agli standard di sicurezza. Allo stesso tempo, la creazione di percorsi archeologici subacquei attrae un segmento di turismo specializzato (diving e cultura) che ha un impatto ambientale ridotto e un’alta capacità di spesa sul territorio.
Il “modello Bolsena“, caratterizzato dall’uso di droni marini per la tutela archeologica integrata, è oggetto di interesse a livello europeo. La capacità di coniugare le esigenze del Ministero della Cultura con le funzioni di polizia dell’Arma dei Carabinieri è una best practice che potrebbe essere esportata in altri contesti lacustri o costieri caratterizzati da un alto rischio di saccheggio o degrado ambientale.
L’operazione condotta nel maggio 2026 nel Lago di Bolsena dai Carabinieri Subacquei di Genova e dai loro colleghi del Nucleo di Roma rappresenta una sintesi perfetta tra tradizione istituzionale e innovazione tecnologica. L’impiego del drone marino CK-14 ha dimostrato che la protezione del patrimonio culturale sommerso può e deve avvalersi di sistemi non invasivi, capaci di fornire dati di una precisione precedentemente impensabile. Dalle attività di mappatura 3D del Gran Carro è emerso un quadro vivido di una civiltà villanoviana complessa, profondamente legata alla sacralità dell’acqua e alle sorgenti termali, la cui memoria è stata preservata per tremila anni dal fango e dalle pietre dell’Aiola. Contemporaneamente, l’azione di vigilanza ha confermato che la tutela del passato non può essere disgiunta dal controllo della legalità nel presente: sanzionare il noleggio abusivo o monitorare il rispetto delle zone di protezione ambientale sono azioni necessarie per garantire che il lago rimanga una risorsa fruibile per le generazioni future.

In sintesi, il futuro della ricerca a Bolsena appare ora indissolubilmente legato alla digitalizzazione e alla robotica; la creazione di modelli 3D navigabili e il monitoraggio costante tramite USV permetteranno di trasformare questo archivio sommerso in un laboratorio a cielo aperto (e sotto il pelo dell’acqua), dove scienza, tecnologia e legalità collaborano per svelare e proteggere i segreti delle civiltà che hanno preceduto gli Etruschi sulle rive di questo antico vulcano.
Francesco Caldari

se non specificato, le foto sono inerenti le attività dei Carabinieri  subacquei sul lago di Bolsena, gentilmente concesse all’autore
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