La pirateria greca nel Levante di Aldo Antonicelli

Aldo Antonicelli

4 Agosto 2026
tempo di lettura: 7 minuti

.

livello elementare

.

ARGOMENTO: STORIA NAVALE 
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: MAR EGEO
parole chiave: pirati, Egeo, Regno di Sardegna

Il territorio della Grecia nel corso della Guerra d’Indipendenza (1821-1829) cadde in uno stato di totale anarchia a causa del crollo dell’autorità ottomana, delle lotte interne tra i diversi gruppi e fazioni nei quali erano divisi gli insorti e nella quasi completa mancanza di autorità dei vari governi rivoluzionari. Dopo gli iniziali successi capi militari e politici locali si impossessarono di prerogative e proventi fiscali, utilizzandoli per i propri fini. Ben presto le attività commerciali collassarono impoverendo la popolazione. Questo fenomeno coinvolse anche le comunità marittime dell’arcipelago greco: qui la pirateria si sostituì al commercio, diventando un fenomeno endemico.
Il commercio marittimo greco aveva vissuto un ventennio di notevole sviluppo tra il 1794 e il 1815, grazie alle guerre della Rivoluzione e napoleoniche; l’uscita di scena della marineria mercantile francese, che fino ad allora aveva occupato una posizione di primo piano nel Mediterraneo orientale, aprì spazi d’azione inediti per le marinerie greche. Le isole di Spetses, Idra, Siros, Andros e Psara divennero le basi di grandi flotte mercantili. Il loro declino ebbe inizio con la fine delle guerre napoleoniche, quando la presenza delle altre marinerie europee ritornò ad essere consistente 11.


Durante la rivoluzione greca le isole dell’arcipelago divennero a tutti gli effetti delle entità statuali semi-indipendenti dalle quali salparono flottiglie di bastimenti di piccole e medie dimensioni che si dedicarono a depredare i legni mercantili turchi, operando come corsari sotto l’autorità, giuridicamente discutibile, di magistrature locali. Alcuni dei capitani mercantili andarono a formare il nucleo di una Marina nazionale 12, ma molti si dedicarono alla corsa 13. Col peggiorare della situazione dei sollevati, tra il 1821 e il 1826, l’attività dei bastimenti corsari greci, che inizialmente era diretta contro la marineria ottomana, divenne pirateria pura e semplice, diretta tanto contro i bastimenti neutrali quanto contro quelli nemici. Chiunque commerciava con l’Impero Ottomano era considerato nemico, per questo motivo i bastimenti di qualsivoglia bandiera erano fermati, ispezionati e catturati, oppure saccheggiati. Anche i comandanti delle navi ufficialmente appartenenti alla Marina da guerra greca non disdegnavano di dedicarsi, saltuariamente, a questa attività piratesca.
Detto ciò, va tenuto presente che i bastimenti delle nazioni neutrali trasportavano non di rado merci per conto del governo ottomano 14. Nella fase iniziale della rivolta gli attacchi si concentrarono principalmente contro i bastimenti dell’Impero austriaco proprio per questo motivo. Il governo austriaco appoggiava l’Impero ottomano e la sua marineria mercantile riforniva regolarmente di vettovaglie l’armata egiziana che sosteneva il sultano 15. Presto però i pirati cominciarono ad assalire anche i bastimenti di Francia, Russia, Spagna, Stati Uniti, Regno di Sardegna e degli altri stati italiani 16. Non furono risparmiati nemmeno quelli britannici e delle isole Ionie, che erano sotto il protettorato britannico 17 , nonostante le simpatie che la Gran Bretagna nutriva per la rivoluzione greca. La pirateria non era un mero fenomeno economico, alcuni esponenti politici greci la inserivano in un preciso calcolo strategico, ritenendo che più il commercio britannico sarebbe stato danneggiato, maggiore sarebbe stata la probabilità di un intervento del governo di Sua Maestà in favore della Grecia 18. Tra il 1821 e il 1826 le perdite stimate nel commercio marittimo furono di 4.000.000 di franchi per l’Austria, 900.000 per la Gran Bretagna e 300.000 per la Francia 19. La pirateria raggiunse il suo apice nella prima metà del 1827, quando le attività predatrici si estesero oltre l’Arcipelago, arrivando fino all’Adriatico e al largo della Sicilia e della Sardegna. Il console sardo a Trieste riferì che in una sola settimana di ottobre nel golfo omonimo erano stati assaliti sette bastimenti 20. Secondo una stima fatta all’epoca, forse esagerata, quasi un quarto della popolazione maschile della Grecia era impegnata direttamente o indirettamente nell’attività piratesca 21. Le autorità locali non mancavano di essere coinvolte. Lykourgos Logothetis, leader politico-militare dell’isola di Samo, puniva gli equipaggi dei bastimenti pirata ma ne proteggeva i capitani ed era partecipe degli utili prodotti dalla loro attività 22. L’intensità della pirateria iniziò e diminuire a partire dall’estate del 1827 quando, a luglio, Gran Bretagna, Francia e Russia, con il trattato di Londra, annunciarono la loro intenzione di proporsi come mediatrici tra la Porta e gli insorti greci, chiedendo alle due parti di aderire a un armistizio il cui rispetto sarebbe stato garantito dalle loro fotte. In autunno le squadre navali delle tre potenze bloccarono nella baia di Navarino la fotta che il Pascià d’Egitto aveva mandato in aiuto alle forze del Sultano. Il 20 ottobre 1827, a causa di una supposta provocazione da parte egiziana, gli alleati aprirono il fuoco e la annientarono.


La scomparsa del potere navale ottomano diede nuovo vigore alla pirateria greca. Di conseguenza i comandanti delle tre squadre alleate intimarono alle autorità elleniche di intervenire, in caso contrario sarebbe passati all’azione per porre un freno al «sistema di ruberie in alto mare che avrebbe portato all’esclusione della Grecia dall’ordine civile delle nazioni» 23. In risposta, nel novembre del 1827, la Commissione governativa greca installata ad Egina emanò un proclama che intimava la cessazione di ogni attività predatrice «il corseggiare era per l’addietro necessario…ma ora dopo la distruzione della fotta nemica…è divenuto affatto superfluo. È perciò dal giorno d’oggi in poi il corseggiare viene interamente proibito a tutti i legni da guerra greci» 24.La stampa occidentale espresse un generale scetticismo sulla reale efficacia del proclama, considerandolo quale mero atto formale, prodotto per manifestare la buona disposizione del governo greco nel soddisfare le istanze delle potenze alleate.

l’ammiraglio Andrea Vokos detto Miauli o Miaoluis – disegno di Giovanni Boggi (1770–1832) Aνδρέας Μιαούλης. Εγχρωμη λιθογραφία. Giovanni Boggi.. jpg – Wikimedia Commons

.Un’azione più incisiva prese avvio sotto la leadership di Ioannis Kapodistrias, «Presidente della Grecia» dal 18 aprile 1828. Già nel mese di gennaio 1828 l’ammiraglio Andreas Vokos, meglio noto con il soprannome di Miaoulis, che all’epoca comandava le forze navali greche in assenza di lord Cochrane 25, aveva fatto pubblicare una dichiarazione contro la pirateria
«La guerra è ormai finita sul mare […] è quindi venuto il tempo di […] guarentire il commercio dei neutrali dalla pirateria […] vile e vergognoso mestiere […] è proibito […] a tutti i governi delle isole dell’Arcipelago […]di concedere asilo ai pirati o di permettere [che] vendano il frutto dé ladronecci […] io stesso mi recherò in persona […] alfine di annientare questa disprezzabile genìa […] Chiunque sarà colto ad esercitare la pirateria […] sarà senza eccezione punito colla morte e le sue navi mandate a fondo» 26.
In seguito, lo stesso ammiraglio, su ordine di Kapodistrias, agì contro le comunità piratesche delle isole Skopelos e Skyros, confiscando 78 bastimenti 27. Un’azione efficace sul piano materiale, ma blanda sotto il profilo giuridico, perché i pirati, sottoposti a processo, furono o assolti o condannati e perdonati. La fine dell’attività predatrice ellenica era comunque prossima: l’esito della guerra russo-turca del 1828-1829 – sconfitta della Turchia (1829) e riconoscimento da parte dell’Impero ottomano dell’indipendenza della Grecia (1830) – determinò la fine del confitto greco-ottomano e con esso della pirateria.
Aldo Antonicelli

estratto da (PDF) Le campagne antipirateria nell’Egeo della Marina del Regno di Sardegna tra il 1826 e il 1829 in Dal Mediterraneo alla Manica Contributi alla storia navale dell’età moderna a cura di Emiliano Beri Società italiana di storia militare Nadir media Roma 2022 pp 247-282

Note
11 Apostolos Delis, «A Hub of Privacy in the Aegean: Skyros during the Greek War of Independence», in Gelina Harlaftis, Dimitris di MitroPouloS and David J. Starkey (Eds), Corsairs and Pirates in the Eastern Mediterranean, Fifteenth to Nineteenth Centuries, Athens, Sylvia Ioannou Foundation, 2016, pp. 49-50.
12 La Marina greca in pratica era costituita da un “consorzio” di armatori privati originari delle varie isole e porti della Grecia; i comandanti e gli armatori dei singoli bastimenti mantenevano un alto livello di indipendenza e decidevano di volta in volta se e a quali azioni partecipare. Lawrence SondHauS, Naval Warfare 1815-1914, London, Routledge, 2001, p. 15.
13 Roger C. Anderson, Naval Wars in the Levant, 1559-1853, Liverpool, Liverpool University Press, 1952, 1952, p. 483.
14 David W. Wrigley, «The Neutrality of Ionian Shipping and its Enforcement during the Greek Revolution (1821-1831)», The Mariner’s Mirror, 73, 3 (1991), pp. 245-260, pp 250-51. 15 Ivi, p. 41; David ScHriffl, «Austrian Intelligence and the National Interest in the Mediterranean Region during the Early Nineteenth Century», in Mika SuonPää e Owain Wright (Eds), Diplomacy and Intelligence in the Nineteenth-Century Mediterranean World, London-New York, Bloomsbury Academic, 2019, p 86.
16 I greci sostenevano che qualsiasi merce uscisse da un porto turco costituisse una preda legittima, indipendentemente dalla bandiera del bastimento sul quale era imbarcata, Jurien de la Gravière, La Station du levant, Paris, E. Plon, 1876, vol. I, p. 324.
17 La Repubblica delle Sette Isole Unite esistette dal 1800 al 1807 sotto sovranità congiunta dell’Impero Russo e dell’Impero Ottomano. Dopo un periodo di occupazione prima francese e poi britannica, dal 1815 al 1864 divennero un protettorato britannico con il nome di Stati Uniti delle Isole Ionie.
18 Thomas Gordon, History of the Greek Revolution, Edinburgh-London, Blackwood-Cadell,
1844, vol. II, p. 481.
19 Apostolos Delis, «From Lateen to Square Rig: The Evolution of the Greek-owned merchant feet and its Ships in the eighteenth and nineteenth centuries», The Mariner’s Mirror, 100, 1 (2014), p 44.
20 ASTO, Sr, MdM-M, registro 351, relazione a Sua Maestà (d’ora in avanti RSM) n° 109, 24 ottobre 1827.
21 Gordon, cit., vol. II, p. 479.
22 Delis «From Lateen», cit., p. 44.
23 Pitcairn Jones (Ed.), Piracy in the Levant, 1827-8, Selected from the papers of Admiral Sir Edward Codrington and edited by Lieutenant-Commander C. G. Pitcairn Jones, London, Navy Records Society, 1934, Gli Ammiragli delle squadre alleate ai membri del Comitato permanente del Corpo legislativo, 24 ottobre 1827, p. 234.
24 La commissione di governo interinale, Egina, 2 novembre 1827, citato nella Gazzetta di Milano, venerdì 11 gennaio 1828, p. 41.
25 Thomas Cochrane era un ex ufficiale della Royal Navy che comandò con successo le Marine del Cile e del Perù nel corso delle loro guerre d’indipendenza. Tra il 1827 e il 1828 fu al comando della Marina greca senza conseguire importanti risultati.
26 Riportato dalla Gazzetta di Parma del 23 aprile 1828.

.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

(Visited 54 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Share
Traduci l'articolo nella tua lingua
error: Content is protected !! ATTENZIONE Il contenuto è protetto - Per eventuali autorizzazioni contattare la redazione all'indirizzo infoocean4future@gmail.com