Editoriale 12 luglio 2026: fa caldo … cosa aspettarci?

Andrea Mucedola

12 Luglio 2026
tempo di lettura: 8 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: CLIMA
parole chiave: meteorologia, clima estremo, cambiamenti climatici, terrorismo mediatico

Buongiorno, oggi è il 12 luglio e fa molto caldo ed è ri-scoppiata l’afa … un ritornello che sentiamo quotidianamente da tempo. L’opinione mediatica, come sempre, cerca un terreno di scontro, schierandosi tra gli accaniti negazionisti dei cambiamenti climatici agli irriducibili martellatori che, spesso senza comprendere i meccanismi complessi che regolano il clima del pianeta, spinti dalla furia ideologica, vogliono a tutti i costi legare l’innalzamento delle temperature esclusivamente alle attività umane. Sarebbe facile ma non è sempre così … esistono anche cause concomitanti che ancora non comprendiamo a pieno. Di sicuro è che bisogna fare qualcosa … analogamente a quello che fu fatto per i CFC 0 che portò ad una netta riduzione del famoso buco dell’ozono … Non voglio unirmi alla già folta schiera dei paladini delle due parti, non servirebbe a nulla, ma voglio fare chiarezza su questo nebbioso argomento, tormentone dell’estate – ma non solo – senza nessuna pretesa di verità assoluta. Ricordo alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, all’università di Berkeley, girava una battuta politically uncorrect: “i biologi parlano di chimica, i chimici di biologia .. e fra loro parlano di donne“, intendendo lo sport – all’epoca già diffuso – di parlare impropriamente sui media di cose non proprio di propria competenza. Ecco che abbiamo ambientalisti che parlano di strategie militari e analisti geopolitici che disquisiscono di clima e ambiente. Non sono gli unici e lo vediamo quando si tocca l’argomento da sempre più “neutro”, ottimo per iniziare disquisizioni sui media senza nessuna pretesa, sul tempo meteorologico. Si passa dal classico “fa caldo” a teorie complottistiche, senza nessuna base scientifica, su come alcune superpotenze stiano pilotando il clima del pianeta, supportate dall’intelligenza artificiale … Ottimi soggetti per una fiction cinematografica. Qualcuno potrebbe dire che si stratta di divulgazione ma, consentitemi, a volte si esagera. Comunque, tranquilli, le uniche certezze è che stiamo tutti subendo gli effetti di un cambiamento climatico che avanza più velocemente del previsto e che bisogna fare subito qualcosa, prima che sia troppo tardi, se non altro per mitigarne gli effetti che vanno ben oltre gli aspetti meteorologici.

Clima vs meteo
Facciamo un passo indietro … come abbiamo scritto più volte esiste una differenza fondamentale tra clima e meteo: nel primo caso ci riferiamo ad analisi dell’andamento meteorologico su tempi molto lunghi mentre il meteo, quello che ci viene raccontato quotidianamente in maniera essenziale sui media, è una previsione dei fenomeni previsti a breve termine, basata su osservazioni, misurazioni ed analisi delle situazioni regionali. Se la conoscenza del meteo ci può essere effettivamente più utile per la pianificazione delle nostre attività, il clima ci da modo di fare delle valutazioni di più largo respiro per prevenire il peggio … ma di quanto? Se queste analisi hanno tempi molto più lunghi e talvolta di poca praticità per la nostra vita che, nel migliore dei casi, è di circa un secolo, comprendere i trend climatici ci può invece aiutare a fare scelte più oculate che hanno risvolti ambientali, economici e talvolta anche geopolitici di medio-lungo periodo.

In questi ultimi, quasi, trecento anni l’Umanità è stata coinvolta da un certo numero di rivoluzioni industriali: dalla macchina a vapore nella seconda metà del ‘700, all’introduzione dell’elettricità e della chimica applicata dal 1870  fino alla più recente, quella informatica e delle telecomunicazioni dal 1970. Tutte influirono, ed influiscono, nella nostra vita di oggigiorno, di fatto inquadrando la specie umana nell’Antropocene (termine scientificamente non riconosciuto ma che fa tendenza). Come ogni vittoria della razza umana ha però un costo … ed i risultati li vediamo oggi in campo ambientale. La domanda che gli scienziati si stanno ponendo è se questo processo poteva influire sulla vita quotidiana a causa dell’inquinamento dell’aria, dei mari e delle terre. La risposta fu ovviamente si … ma, a questi effetti diretti se ne aggiunsero altri collaterali.  L’inquinamento influiva nell’atmosfera generando un riscaldamento del pianeta e si innestò, intorno agli anni ’80, un’acceso dibattito da parte degli scienziati sul buco dell’ozono che ritennero, alla fin fine, determinante il ruolo causato da composti chimici come i CFC per la sua sopravvivenza. La risposta fu unanime con il bando di tali prodotti e, nel giugno del 2016, il MIT annunciò che il buco nell’ozono presente sull’Antartide a ottobre 2015 si era ridotto di circa 4 milioni di km quadrati rispetto all’anno 2000 – anno in cui aveva raggiunto la sua massima espansione. Gli scienziati ipotizzano che, proseguendo con la tendenza di riduzione dei composti CFC,  si avrà il risanamento permanente del buco nell’ozono intorno al 2050. Un successo importante che deve incentivare i comportamenti virtuosi: il futuro delle nuove generazioni dipenderà in gran parte dalle scelte attuali. E’ quindi necessario continuare il  monitoraggio del pianeta, concentrandosi sulla qualità dell’aria e sulla composizione atmosferica, studiando le emissioni ed i flussi superficiali, le radiazione solari e gli effetti sulla valutazione del clima.

Un lavoro silenzioso ma costante che centri di ricerca internazionali, come Copernicus 1, svolgono grazie ad una serie di satelliti dedicati (come Sentinel – nell’immagine a lato) e numerosi sensori posizionati al suolo, in mare o nell’atmosfera, utili a calibrare e validare i dati satellitari. Nell’ultimo rapporto di Copernicus, del 10 giugno 2026, è stata evidenziata un’ondata di caldo insolitamente precoce e intenso che ha interessato l’Europa occidentale già dalla fine di maggio. Un aumento delle temperature che ha innalzato, superando ogni record, la temperatura superficiale dell’oceano extrapolare, con valori eccezionalmente elevati nel Pacifico tropicale. Dal rapporto emerge che stiamo sperimentando anche condizioni più secche della media, in parte favorite da persistenti condizioni di alta pressione con temperature estreme, che causano la riduzione delle portate dei fiumi, inferiori alla media in gran parte delle regioni aride, incrementando la desertificazione. Segnali di sofferenza che sono favoriti dalla comparsa delle condizioni del Niño nel Pacifico equatoriale. Secondo  i dati Copernicus, negli ultimi tre anni le temperature degli oceani – al di fuori delle regioni polari – sono state tra 0,35 °C e 0,73 °C superiori alla media di lungo periodo.

La domanda viene spontanea: se grazie alla riduzione delle emissioni di CFC in atmosfera stiamo “sanificando lo schermo di ozono che ci protegge dalle radiazioni solari“, perchè continua a fare così caldo? Perchè l’innalzamento delle temperature è dovuto anche alle emissioni di altri gas, i gas serra (CO2, metano e ossidi azoto), emessi dalla combustione di combustibili fossili e dalla deforestazione. Per cui il cambiamento climatico che ne deriva è legato chimicamente al riscaldamento causato da questi gas che intrappolano il calore nell’atmosfera. Il monitoraggio del pianeta ci può quindi far comprendere l’andamento l’andamento meteorologico e fornire indirizzi (trend) climatici. Ci sono però altri indicatori come i flussi delle circolazioni atlantiche e le correnti a getto (Jet streams) che devono essere esaminati perchè influiscono pesantemente sulle condizioni meteorologiche. Questo è ben noto ai meteorologi che se ne servono nelle previsioni che ascoltiamo dai media.  Va però compreso che la Corrente a Getto e il riscaldamento globale non sono a se stante e vanno considerati nell’insieme di un’atmosfera che è sempre più surriscaldata. In altre parole la dinamica meteorologica sposta le masse d’aria, mentre la termodinamica stabilisce l’energia potenziale di partenza e l’intensità dei record termici. Maggiore è l’energia potenziale maggiori sono gli effetti.  Le emissioni di gas modificano il bilancio energetico del pianeta, trattenendo di fatto più calore nello strato troposferico per cui alzano l’asticella di partenza … Mi perdonino i tecnici per questa spiegazione forse poco scientifica ma questa è la realtà per comprendere perchè fa sempre più caldo.

Un impegno continuo per ridurre le emissioni
Detto questo, invece di seminare continuamente paure in coloro che non hanno conoscenze specifiche, sarebbe forse più opportuno impegnarsi tutti insieme per pianificare un uso sostenibile delle risorse energetiche, evitando di colpevolizzare esclusivamente l’Uomo … invece dii lanciarci in campagne ideologiche, dovremmo piuttosto agire migliorando la nostra efficienza energetica, riducendo – anche in maniera coercitiva – cattive abitudini che alla nostra specie non mancano mai … servirci della tecnologia per trovare soluzioni percorribili. Non ultimo educare le nuove generazioni a contrastare lo spreco e combattere l’ignoranza, il male peggiore della nostra specie che fa si che si demonizzino alcune tecnologie per preferirne altre solo in parte meno inquinanti. Non dimentichiamoci che dietro alle industrie che sostengono tecnologie apparentemente meno inquinanti ci sono gruppi di potere multinazionali che hanno interesse ad acquisire vantaggi, non sempre poi così rispettosi dell’ambiente. Ciò non vuol dire che non dobbiamo continuare a difendere l’ambiente, ridurre gli sprechi, aumentare la nostra consapevolezza … il futuro lo costruiamo giorno per giorno, con i nostri comportamenti virtuosi.

Voglio aprire una finestra sul mare. L’innalzamento delle temperature è preoccupante e lo sanno bene coloro che in mare ci lavorano … per sopravvivere le forme marine si spingono sempre più a profondità maggiori e in certe aree marine gli scenari sono ormai desolanti. Questo è dovuto ad una caratteristica tipica degli oceani, la loro capacità termica. In pratica il mare cambia la sua temperatura in modo molto più lento rispetto alla terra emersa per cui d’estate il mare (normalmente più freddo della terra) assorbe spontaneamente calore dalla terra vicina e si riscalda … d’inverno avviene il contrario, quando il mare lo rilascia gradualmente. Un effetto importantissimo che ha reso certe aree del pianeta, come il nostro Mediterraneo, più vivibili di altre nei periodi invernali. Il problema è quando il mare non riesce a raffreddarsi e continua ad aumentare la sua temperatura sconvolgendo gli ecosistemi marini. Inoltre, a causa dall’assunzione di anidride carbonica di origine antropica dall’atmosfera 2 aumenta la acidificazione delle acque, distruggendo gli ecosistemi.

Nel 2023, la temperatura superficiale media oceanica globale ha superato i 21 °C, un valore purtroppo ancora in crescita. Quando il mare si riscalda, aumenta anche l’evaporazione che contribuisce alla formazione di nuvole e precipitazioni che possono raggiungere livelli di estrema forza distruttiva, con la generazione di tempeste ed uragani. Dove l’oceano è più caldo (come l’area equatoriale del Pacifico) si generano eventi globali come El Niño e La Niña, che hanno effetti ciclici su siccità, inondazioni, cicloni tropicali e produttività agricola. Non ultimo, i cambiamenti dei flussi delle correnti oceaniche, compreso l’indebolimento della circolazione meridionale dell’Atlantico (AMOC), influirà sempre di più sul clima. Un trend preoccupante di cui poco si parla e spesso a sproposito.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha elaborato diversi scenari in base al comportamento futuro dell’Umanità legati alle scelte che verranno perseguite dai Paesi aderenti. Volendo essere pessimisti, con l’innalzamento delle temperature, potrebbe scomparire in estate il ghiaccio artico entro il 2050. A causa di queste ondate di calore moriranno le barriere coralline ed aumenteranno le frequenze dei fenomeni estremi. Da un punto di vista economico e geopolitico avanzerà la desertificazione che comporterà la migrazione di centinaia di milioni di persone e l’aumento delle pandemie. Si può evitare? Probabilmente no, ma possiamo mitigare gli effetti, e lo dobbiamo fare tutti … dobbiamo considerare che il clima è un’arma geopolitica … scelte ideologiche e non sostenibili possono essere non solo stupidi ma dannose.

In estrema sintesi, il pianeta è un’entità viva in cui qualsiasi fattore influisce sugli equilibri dell’insieme. Per valutare l’effettivo impatto umano devono essere messi a sistema tutti i fattori in gioco, analizzando la dinamica atmosferica e raffrontandola con il bilancio energetico. Ci aspetta un’estate calda, simile se non peggiore di quella del 2003, con periodi di turbolenze anche violente … e per il caldo? dobbiamo farcene una ragione … preferiamo l’areazione degli ambienti e limitiamo i consumi energetici. Avendo vissuto in zone molto calde, nel golfo Persico, dove ora abbiamo oltre 50 gradi, si può fare. E per il futuro?  Al di là delle dichiarazioni mediatiche, preoccupiamoci piuttosto di agire sulle cause, abbandonando i pregiudizi ideologici di qualsiasi natura e studiando invece soluzioni percorribili … anche perché il tempo, non quello meteorologico, non è galantuomo. Come dicevano gli Squallor … era il 38 luglio e faceva molto caldo … ed era scoppiata l’afa.

Andrea Mucedola
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Note
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I CFC (clorofluorocarburi) sono sostanze che danneggiano lo strato di ozono  (O3), liberando cloro nella stratosfera, situata tra i 15 e i 35 km di altitudine, che protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette più dannose.  I CFC, come il tetracloruro di carbonio – il solvente principale usato dalle lavanderie a secco – furono ristretti dal Protocollo di Montreal nel 1990, e la loro produzione fu drasticamente ridotta.

1 Copernicus è il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, dedicato a monitorare il nostro pianeta che rende liberamente accessibili un’enorme quantità di dati e informazioni di monitoraggio del territorio e dell’ambiente in modo completo, gratuito ed affidabile.

2 Circa il 25% di tutte le emissioni di CO2 sono causate dall’Uomo

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