Editoriale 21 giugno 2026: l’incomprensibile politica americana

Andrea Mucedola

21 Giugno 2026
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RAPPORTI TRANSATLANTICI
parole chiave: politica estera

Sarebbe troppo facile e riduttivo descrivere “uno screzio” l’ennesimo scontro tra il the Donald aka Mr President Trump e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiana che da due anni sta cercando di portare a termine la sua mission impossible di ricucire, nell’interesse di tutto l’Occidente, i complessi rapporti transatlantici. Un rapporto forse iniziato nei migliori dei modi: lui leader di una destra vittoriosa sulle precedenti politiche woke che avevano fatto sprofondare la politica statunitense in un baratro senza fondo, lei la prima donna ad assumere la carica  di capo del governo nella storia d’Italia, una figlia del popolo, che si è fatta da sola grazie a caparbietà e volontà di affermarsi. Assunta al suo rango, Giorgia Meloni non ha avuto remore ad affrontare in campo europeo e transatlantico una politica intelligente di attesa ma anche di prese di posizione raramente riscontrate nei suoi predecessori.

Ma veniamo al commento di oggi: dopo i primi rapporti apparentemente idilliaci in cui la tigre della Garbatella, come qualcuno la ha voluta battezzare, aveva cercato di presentarsi come la leader europea più vicina al presidente degli Stati Uniti, qualcosa ha incominciato ad andare storto. Sebbene Trump l’avesse  definita una donna fantastica ed una leader incredibile e molto rispettata, il diavolo era nei dettagli. Negli ultimi sei mesi, sono sorte alcune questioni che Meloni non poteva condividere e lei, a differenza dei suoi rispettabilissimi predecessori, lo ha espresso chiaramente. L’annessione della Groenlandia, uno stato sicuramente di interesse strategico per gli Stati Uniti ma, di fatto, appartenente alla Danimarca, le guerre in Medio Oriente e la politica fuori misura di Israele che aveva forzato l’attacco all’Iran, non ultime le critiche di Trump a papa Leone XIV … erano inaccettabili … e Giorgia Meloni, nonostante la sua apparente vicinanza ideologica, non ha avuto remore a dire la sua posizione a riguardo.

Ritratto ufficiale di Giorgia Meloni nel 2024 – Fonte www.governo.it Giorgia_Meloni_Official_2024_(cropped).jpg 

Volendo analizzare quest’ultimo anno, Giorgia Meloni, anche se con qualche giro di parole, aveva criticato cautamente Trump attribuendo i dazi stabiliti dal The Donald ad un «errore di comprensione», invitandolo a ricucire i rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti. La situazione crollò con l’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani in Iran quando disse apertamente – per quanto l’opposizione fece finta di non capire. – di non condividere l’attacco, sebbene esistessero delle ragioni politiche comprensibili. Una contrarietà a questa azione che divenne tangibile con la negazione agli Stati Uniti dell’uso della base militare di Sigonella, in Sicilia, per far atterrare e ripartire due aerei militari americani diretti in Medio Oriente. Ma non solo … all’ennesimo attacco di Trump a papa Leone XIV, che aveva criticato la politica statunitense e di Israele su Gaza, sull’Iran e sul Libano, chiedendo di fermare la guerra, Giorgia  Meloni, definì  «inaccettabili» le parole di Trump al papa. Una mossa inaspettata  che dava forza ai Cattolici americani aprendo un nuovo fronte Da quel momento Trump iniziò a criticarla apertamente, parlando al Corriere della Sera: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».

In realtà si sbagliava doppiamente: la prima volta perchè riteneva che non avesse coraggio, la seconda perchè aveva dimenticato il vecchio detto che non esistono paesi amici ma alleati. La cosiddetta sudditanza, caratterizzata da alcuni personaggi politici del secolo scorso, sembra essere finita, sconfitta dal pragmatismo di questa donna che ha dimostrato di aver attributi maggiori di tanti colleghi europei. Meloni ha dichiarato di non sapere perchè il Presidente degli Stati Uniti si comporti in questo modo nei confronti dei suoi alleati; in fondo non è la prima volta che succede. “Posso solo dire che è un peccato che non dimostri la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leader verso i quali invece si dimostra molto più accomodante. ” Una dichiarazione forte che nessun altro politico italiano ha avuto il coraggio di dire e di scriverlo.

Alcuni pensano che questo atteggiamento sia stato forzato dall’ascesa di Vannacci, che si sta proponendo come leader di una nuova destra meno propensa a addivenire a compromessi. Sta di fatto che Meloni ha ricevuto la solidarietà del mondo politico italiano, tra i quali anche alcuni personaggi dell’opposizione. Di particolare rilievo l’appoggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ed ora? Trump sta perdendo un pilastro di appoggio importante in un’Europa sempre più dubbiosa delle politiche trumpiane, in particolare con la Russia, politiche che mettono in imbarazzo anche la NATO. E non mi riferisco all’annunciato ritiro di militari statunitensi … poca cosa e comunque condivisibile … Qualunque sia il gioco di Trump, rischia di perdersi gli ultimi alleati in ben altri fora, mentre Cina ed India stanno a guardare. Il gioco maggiore sarà sulle rotte commerciali marittime, sui choke point che stanno confermando la loro importanza economica … per assurdo, a parte Panama, quelli orientali sono di importanza per i Paesi asiatici per cui possono essere visti per gli Stati Uniti come chiavi di scambio per ottenere  nuovi vantaggi. Sempre che Trump abbia un piano.
Andrea Mucedola

 Fonti immagini governo italiano e statunitense
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