Editoriale 14 giugno 2026: chi è terrorizzato dall’urlo Decima ai Fori imperiali non conosce la storia passata e presente

Andrea Mucedola

14 Giugno 2026
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EDITORIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COMUNICAZIONE
parole chiave: Festa della Repubblica

Ormai ai Fori imperiali non si odono più scalpitii di cavalli e marce militari, il defilamento dei Reparti è terminato, tra applausi e inutili polemiche come sempre. La mattina del 2 giugno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto la corona all’Altare della Patria al Milite ignoto insieme a Giorgia Meloni, ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e le massime cariche politiche e militari, portando il silenzioso e reverente omaggio del Paese ai resti di quel soldato, simbolo di tutti i caduti che persero la loro giovane vita durante la Grande Guerra per l’Italia. Potrei scrivere fiumi di parole sulla stupidità umana, sulla guerra come simbolo dell’incapacità dei popoli a convivere insieme ma anche sull’animo e la resilienza dei popoli, sul loro spirito che li rende tali, non polvere spinta dal vento ma rocce su cui costruire un futuro migliore … anche il nostro Paese ha dietro di sé una lunga storia fatta di coraggio, di errori e di rinascite che non devono essere dimenticate perchè ci caratterizzano, facendo si che un italiano non sia uno che per caso è nato in Italia ma sia il frutto di secoli di storia, di cultura e di sogni che hanno trasformato la nostra Penisola in una nazione di uomini e donne che hanno scritto la storia del mondo.

Un anno speciale il 2026, perchè esattamente 80 anni fa nasceva la Repubblica italiana, mettendo fine ad una lunga pagina della nostra storia durata oltre cento anni, dopo un lungo processo rivoluzionario durante il quale un insieme di Stati, di uomini e donne che parlavano spesso lingue diverse si riunirono sotto un’unica bandiera e nazione. Non fu una via facile, molti di loro persero la vita per far si che ciò che gli altri Paesi europei consideravano un’espressione geografica tornasse ad essere un’unica nazione, l’Italia. Un grande Paese da sempre casa di civiltà diverse poi unificate dai Romani in un grande impero amministrativo, economico, culturale e politico che si estendeva anche oltre le coste del Mediterraneo. Il seme piantato dalla cultura romana diede i suoi frutti anche dopo la caduta dell’Impero mettendo le basi di quella che sarebbe divenuta la civiltà europea. Nei secoli seguenti l’Italia fu nuovamente centro dello sviluppo culturale del mondo occidentale, dando via all’Umanesimo ed al Rinascimento proprio nella nostra frammentata penisola. Si dovette arrivare al XIX secolo, dopo il periodo napoleonico, quando gli italiani maturarono il sogno di riunirne tutti gli Stati sotto un’unica bandiera, mettendo le basi di una nuova indipendenza nazionale. Non fu facile, in quanto le grandi monarchie europee vedevano la nostra Penisola come un meraviglioso parco divertimenti, senza alcun valore politico, descritta nel 1847 da Klemens von Metternich come una mera espressione geografica“. Una affermazione che non poteva essere accettata dai patrioti italiani che rivendicavano per il nostro Paese un giusto ruolo. Il cammino fu lungo e doloroso con la morte di molti giovani vite che credevano nel sogno di un’Italia libera ed indipendente. Il Risorgimento, seguito dalla I guerra mondiale, furono eventi  fondamentali per riassestare il disegno politico dei Padri della Patria. Eravamo alla fine del periodo coloniale e molti Stati europei dovevano fare i conti con situazioni non più gestibili. La giovane Italia cercava a sua volta di sopravvivere tra i tanti problemi interni ed esterni. Le angherie che il nostro Paese aveva subito nei secoli, e che ancora perduravano, furono fatali per l’Italia che, al termine della Grande Guerra, dovette affrontare una grave crisi economica, sociale e politica che devastò il paese segnato internamente da disoccupazione e povertà ma anche da un diffuso senso di frustrazione per la cosiddetta “vittoria mutilata” che non aveva soddisfatto le aspettative territoriali italiane. Questo favorì lo sviluppo di un potere forte che culminò con il Fascismo e l’ingresso in guerra nella Seconda Guerra Mondiale. La guerra terminò con un Paese spezzato in due in cui i problemi precedenti erano stati amplificati dalla distruzione del tessuto stesso dello Stato. Una guerra civile che segnò orrori sia da una parte e dall’altra. Finalmente il 2 giugno 1946 l’Italia divenne una Repubblica, basata sul sogno dei Padri costituenti che avevano redatto la Costituzione. L’anno successivo, in un Paese ancora spezzato da una lotta politica interna tra coloro che sognavano un Paese occidentale e quelli che invece preferivano un futuro comunista, nello stesso giorno venne effettuata la prima celebrazione della Festa della Repubblica seguita, nel 1948, dalla prima parata militare sui Fori Imperiali di Roma; una parata che nel tempo si è ripetuta quasi ogni anno, sempre preceduta dalla commovente e significativa deposizione della corona d’alloro al Milite Ignoto da parte del Presidente della Repubblica.

Sono passati 80 anni e questa cerimonia, con alti e bassi, si ripete ogni anno tra ali di folla che, nonostante le polemiche, continuano ad acclamare coloro che, con disciplina, onore e spirito di sacrificio, servono il nostro Paese. Anche quest’anno sono state provocatoriamente pubblicate sterili polemiche da parte di alcuni che dimenticano il fine della Festa della Repubblica, mancando di rispetto a tutti gli Italiani che quotidianamente servono il nostro Paese. Sono ormai tormentoni mediatici ricorrenti che, tutto sommato, al popolo italiano non sembrano interessare più di tanto; in primis le ricorrenti polemiche sul defilamento delle forze speciali, di coloro che di fatto hanno scritto pagine di onore per il nostro Paese: dalla gloriosa Brigata Sassari ai Bersaglieri, dai Paracadutisti agli eredi degli assaltatori della prima e seconda guerra mondiale, quegli operatori Gamma della Regia Marina italiana inquadrati nella 10° Flottiglia MAS che durante l’ultimo conflitto sfidavano le notti oscure non per uccidere il nemico ma per distruggerne il potenziale, un concetto innovativo per l’epoca.

Per assurdo sono proprio loro che ogni anno subiscono l’ignoranza mediatica più bieca, con la furia di coloro che non sanno – e non vogliono sapere – che arrivano a criticarli persino per il lancio di rose rosse all’altare della patria, per il loro passo marziale (che per chi non lo sa ricorda la pinneggiata corta degli assaltatori navali) e, cosa considerata gravissima, il loro grido di battaglia, Decima, che ricorda le loro origini, di quella flottiglia che tante vittorie raccolse in quel doloroso periodo della nostra storia. Ecco che ogni anno si innalzano puntuali grida di protesta e richieste di abolire la parata militare, un simbolo patrio che vuole essere un giusto riconoscimento a tutti coloro che, ieri come oggi, ci proteggono silenziosamente. Soldati, marinai, avieri, carabinieri, forze dell’ordine, vigili del Fuoco, volontari della croce rossa e tanti altri di cui molti italiani si ricordano solo quando li vedono nel fango, nel dolore, nelle pandemie … impegnati a dare il loro contributo al Paese.

Video di repertorio parata del 2 giugno 2025

Tornando agli incursori della Marina militare, molti non sanno che, ricostituitisi dopo la guerra, sono stati inviati nelle zone di conflitto di tutto il mondo, spesso per aiutare cittadini italiani in difficoltà e metterli in salvo. Presenti nei grandi disastri dal Friuli all’alluvione di Firenze, grazie alla loro flessibilità di impiego che li rende unici. Sempre in silenzio e nella massima riservatezza, una caratteristica che li contraddistingue anche nei teatri di guerra: dall’Africa occidentale alla Somalia, dall’Iraq all’Afghanistan, seguendo il loro codice etico, che riflette i valori fondamentali di correttezza, rispetto, onore e amor patrio che dovrebbero far parte del DNA di ogni cittadino. Certo, in un mondo in cui i valori etici danno fastidio, si preferisce dare parola all’ignoranza o, come disse Nietzsche, alla stupidità, una comoda via di fuga dalle responsabilità di pensare e agire in modo autonomo.


Sinceramente le critiche sterili ed ignoranti (voce del verbo ignorare), vomitate sui media non mi turbano più di tanto. Personalmente il 2 giugno mi emoziono ancora, come alla prima parata militare che vidi negli anni ’60 con mio padre, salutando e onorando questi uomini e donne che quotidianamente si sacrificano per il nostro Paese. Alzandomi in piedi all’esecuzione dell’inno nazionale, onorando la bandiera che ci rappresenta. Il 2 giugno è la Festa di tutti gli italiani, un dovere per chi ancora crede nello Stato e che non può essere messo in discussione. Mi sembra di dire delle banalità ma, forse, chi volontariamente era assente sul palco delle Autorità forse non lo ancora capito. Di fatto chi è ancora terrorizzato dai “motti” gridati dai reparti che sfilano davanti al Presidente della Repubblica dimostra di non conoscere la storia del proprio Paese e, ancora più grave, dimostra di non volerla conoscere.

Andrea Mucedola

immagini foto-video di repertorio – immagini in anteprima disegnata dall’Intelligenza artificiale (AI)
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