Kuzio e il complesso del “fratello minore” – parte II

Nicola Cristadoro

8 Ottobre 2025
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Saggio, Russia, Ucraina

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È un fatto che fin dal crollo del Muro [di Berlino] molti Russi, anche i riformisti, facevano fatica ad accettare l’indipendenza dell’Ucraina e, su questa considerazione, arriviamo al secondo studioso che prendiamo in esame, Taras Kuzio, che sottolineò come l’atteggiamento tenuto anche dalla Russia più “democratica” alimentasse l’insicurezza di Kiev. Tale insicurezza la indicò come “complesso del fratello minore”, una dinamica psicologica molto interessante: “Gli Ucraini erano “fratelli minori” dei Russi. Gli Ucraini avevano un livello di mobilitazione sociale relativamente basso e culturalmente erano vicini ai Russi, quindi la loro assimilazione era probabile, date le politiche e le tendenze demografiche attuali.7
Prosegue Kuzio: “Di conseguenza, anche molti Ucraini mobilitati soffrivano di un complesso da “piccolo russo” o da “fratello minore”, che li rendeva relativamente sudditi dell’impero… Motyl 8 ha tuttavia sottolineato che, nel periodo sovietico, gli Ucraini che accettavano le priorità imperiali dello Stato godevano di una considerevole mobilità sociale in qualità di “fratelli minori”.9

i confini dell’Ucraina durante l’Unione Sovietica – post 1945 – da Kuzio, A. Wilson, Ukraine: Perestroika to Independence

La figura del “fratello minore” ucraino affondava le proprie radici nel pensiero di Volodymyr Ščerbytsky, pupillo di Leonid Brežnev e fedelissimo di Mosca. Dal 1972 al 1986 circa, il suo governo neostalinista in Ucraina fu caratterizzato da un’intensificazione della russificazione, dalla repressione del movimento dissidente, dal conservatorismo ideologico (soprattutto nella politica delle nazionalità) e dalla stagnazione economica e culturale. Inoltre, avversò strenuamente le politiche di Mikhail Gorbaciov. Ecco cosa dice di lui Kuzio: “Le ultime fasi del governo di Ščerbytskyi non possono essere interpretate semplicemente come un indesiderato retaggio conservatore del periodo di Gorbaciov, che il centro (il governo di Mosca, n.d.a.) era ansioso di rimuovere. Piuttosto, il CPU (il Partito comunista Ucraino, n.d.a.), sebbene sfidato dalla graduale ascesa dei gruppi di opposizione, svolse lealmente il ruolo chiave e strumentale di controllo della periferia per il centro almeno fino all’autunno del 1990. Il regime di Ščerbytskyi si basava su una logica da “fratello minore”, in cui l’élite del CPU otteneva il predominio locale e la possibilità di ogni promozione sindacale in cambio della resistenza alla tentazione nazionalcomunista (un ruolo paragonabile a quello degli scozzesi nella fondazione e nel controllo dell’impero britannico). Il CPU, quindi, rimase in gran parte passivo durante le fasi iniziali della perestrojka, occupando solo posizioni di potere intermedie e strumentali. Contemporaneamente Gorbaciov cercava di riaffermare il ruolo dominante del centro in risposta alla “crisi di penetrazione” che questo subiva (per la sua crescente incapacità di dirigere e controllare le burocrazie repubblicane), minò gradualmente le basi del contratto informale del “fratello minore” e le elezioni repubblicane del marzo 1990 introdussero una logica di costruzione dello Stato (e dell’autorità) che iniziò a entrare in conflitto con gli interessi dell’intera Unione Sovietica. Tuttavia, sotto Ščerbytskyi, le previsioni di un cambiamento più che esteriore prima che questi cambiamenti strutturali si verificassero, erano premature.”10 In definitiva: “Tradizionalmente, lo status di “fratelli minori” degli Ucraini significava che si aprivano per loro notevoli opportunità a livello di tutta l’Unione. Questa era spesso una tattica deliberata per garantire la lealtà degli Ucraini al sistema imperiale e anche per allontanare molti degli elementi (nazionalisti, n.d.a.) più attivi e ambiziosi dal territorio ucraino.11

Tre popoli, un solo popolo. La narrazione storicistica di Putin
Facciamo un salto fino al 2021, quando Putin pubblica un saggio fondamentale per comprendere la sua idea relativa all’unità storica che lega il popolo russo a quello ucraino ed anche a quello bielorusso, da lui identificati come un unico popolo, un tutt’uno storico e spirituale: “Durante la recente Linea Diretta, quando mi è stato chiesto delle relazioni russo-ucraine, ho detto che russi e ucraini sono un unico popolo – un unico insieme. Queste parole non sono state dettate da considerazioni a breve termine o dal contesto politico attuale. È ciò che ho detto in numerose occasioni e ciò che credo fermamente. … Prima di tutto, vorrei sottolineare che il muro che è emerso negli ultimi anni tra la Russia e l’Ucraina, tra le parti di quello che è essenzialmente lo stesso spazio storico e spirituale, a mio avviso è la nostra grande disgrazia e tragedia comune. Queste sono, innanzitutto, le conseguenze dei nostri stessi errori commessi in diversi periodi di tempo. Ma sono anche il risultato degli sforzi deliberati di quelle forze che hanno sempre cercato di minare la nostra unità. La formula che applicano è nota da tempo immemorabile: dividi e governa. Non c’è nulla di nuovo qui. Da qui i tentativi di giocare sulla “questione nazionale” e di seminare la discordia tra le persone, con l’obiettivo generale di dividere e poi di mettere le parti di un unico popolo l’una contro l’altra. Per capire meglio il presente e guardare al futuro, dobbiamo rivolgerci alla storia. … Russi, ucraini e bielorussi sono tutti discendenti dell’antica Rus’, che era il più grande stato in Europa.

Le tribù slave e le altre tribù in tutto il vasto territorio – da Ladoga, Novgorod e Pskov a Kiev e Chernigov – erano legate insieme da una lingua (che oggi chiamiamo vecchio russo), da legami economici, dal dominio dei principi della dinastia Rurik e – dopo il battesimo della Rus’ – dalla fede ortodossa. La scelta spirituale di , che era sia principe di Novgorod che gran principe di Kiev, determina ancora oggi in gran parte la nostra affinità. Il trono di Kiev aveva una posizione dominante nell’antica Rus’. Questa era la consuetudine dalla fine del IX secolo. Il Racconto degli anni passati ha catturato per i posteri le parole di Oleg il Profeta su Kiev:Che sia la madre di tutte le città russe”.”12

Da rilevare come nella retorica della narrazione putiniana il nemico, prima ancora dell’Occidente, è la leadership ucraina invisa a Mosca: “Quando ho lavorato a questo articolo, mi sono basato su documenti open-source che contengono fatti ben noti piuttosto che su alcuni documenti segreti. I leader dell’Ucraina moderna e i loro “patroni” esterni preferiscono trascurare questi fatti. Non perdono occasione, tuttavia, sia all’interno del paese che all’estero, di condannare “i crimini del regime sovietico”, elencando tra questi eventi con i quali né il PCUS, né l’URSS, né tanto meno la Russia moderna, hanno nulla a che fare. Allo stesso tempo, gli sforzi dei bolscevichi per staccare dalla Russia i suoi territori storici non sono considerati un crimine. E sappiamo perché: se hanno portato all’indebolimento della Russia, i nostri nemici ne sono felici.13

A parte l’Occidente manipolatore, dunque, il nemico da combattere è la classe politica ucraina e non il popolo, vittima delle ingerenze esterne e di una dirigenza corrotta: “Oggi, i giganti industriali high-tech che una volta erano l’orgoglio dell’Ucraina e dell’intera Unione, stanno affondando. La produzione ingegneristica è scesa del 42% in dieci anni. La portata della deindustrializzazione e del degrado economico generale è visibile nella produzione di elettricità dell’Ucraina, che ha visto una diminuzione di quasi due volte in 30 anni. Infine, secondo i rapporti del FMI, nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia di coronavirus, il PIL pro capite dell’Ucraina era inferiore a quattromila dollari. Questo è meno che nella Repubblica di Albania, nella Repubblica di Moldavia o nel Kosovo non riconosciuto. Oggi, l’Ucraina è il paese più povero d’Europa. Di chi è la colpa di questo? È colpa del popolo ucraino? Certamente no. Sono state le autorità ucraine che hanno sprecato le conquiste di molte generazioni. Sappiamo quanto sia laborioso e talentuoso il popolo ucraino.14

Un popolo “laborioso e talentuoso”, ma evidentemente non abbastanza da non meritarsi i bombardamenti che, quotidianamente, dal febbraio del 2022 colpiscono le città ucraine alla ricerca di una resa che si valutava immediata e che, invece, a distanza di tre anni e mezzo la Russia non ha ancora ottenuto. E la rivendicazione dei territori del Donbass e delle altre regioni invase parte da un riferito tradimento degli accordi di Minsk, fino a consolidarsi nella narrazione della lotta al governo di Kiev, notoriamente definito “neonazista” – così come tutti gli Ucraini che si oppongono alla volontà prevaricatrice del Cremlino:  “La Russia ha fatto di tutto per fermare il fratricidio. … A quanto pare, e ne sono sempre più convinto, Kiev non ha bisogno del Donbass: Kiev semplicemente non ha bisogno del Donbass. Perché? Perché, in primo luogo, gli abitanti di queste regioni non accetteranno mai l’ordine che hanno cercato e cercano di imporre con la forza, il blocco e le minacce. E in secondo luogo, il risultato di Minsk-1 e Minsk-2, che danno una reale possibilità di ripristinare pacificamente l’integrità territoriale dell’Ucraina arrivando a un accordo direttamente con la DPR e LPR con Russia, Germania e Francia come mediatori, contraddice l’intera logica del progetto anti-Russia. E può essere sostenuto solo dalla costante coltivazione dell’immagine di un nemico interno ed esterno. E aggiungerei – sotto la protezione e il controllo delle potenze occidentali. Questo è ciò che sta effettivamente accadendo. Prima di tutto, siamo di fronte alla creazione di un clima di paura nella società ucraina, alla retorica aggressiva, all’assecondare i neonazisti e alla militarizzazione del paese. Insieme a questo stiamo assistendo non solo alla completa dipendenza, ma al controllo esterno diretto, compresa la supervisione delle autorità ucraine, dei servizi di sicurezza e delle forze armate da parte di consiglieri stranieri, allo “sviluppo” militare del territorio dell’Ucraina e al dispiegamento delle infrastrutture della NATO. Non è una coincidenza che la suddetta legge sulle “popolazioni indigene” sia stata adottata sotto la copertura di esercitazioni NATO su larga scala in Ucraina.15

A onore del vero, le esercitazioni NATO su larga scala sono rimaste tali. Quelle russe sono state la premessa ad un’invasione e allo scatenamento di una guerra.
Per farla breve, la difficoltà espressa da Putin di accettare l’esistenza di un’Ucraina indipendente rappresenta trait d’union con le idee che abbiamo visto essere state formulate già trent’anni prima, al dissolvimento dell’Unione Sovietica: la Russia è stata derubata e l’indipendenza ucraina viene considerata come un progetto anti-Russia, guidato dall’esterno e fondato sulla negazione del passato che accomuna le due nazioni (oltre, come detto, alla Bielorussia); per Putin la vera sovranità dell’Ucraina è possibile solo in una partnership con la Russia.
Fine parte II
Nicola Cristadoro

Note

7 T. Kuzio, A. Wilson, Ukraine: Perestroika to Independence, 2nd Edition, MacMillan Press Ltd., London, 2000, p. 5.
8 Alexander John Motyl è uno storico, politologo, poeta, scrittore, traduttore e pittore americano. È residente a New York City. È professore di scienze politiche alla Rutgers University di Newark, nel New Jersey ed è uno specialista di Ucraina, Russia e Unione Sovietica.
9 T. Kuzio, A. Wilson, ibid., pp. 7-8.
10 Ibid, p. 50.
11 Ibid, p. 172.
12 Saurodgb, L’ articolo del 12/07/21 di Vladimir Putin “Sull’unità storica di russi e ucraini”, base teorica per la ricostruzione dell’impero zarista. Traduzione integrale, Brescia Anticapitalista, 12/03/2022. https://bresciaanticapitalista.com/2022/03/12/l-articolo-del-12-07-21-di-vladimir-putin-sullunita-storica-di-russi-e-ucraini-base-teorica-per-la-ricostruzione-dellimpero-zarista-traduzione-integrale/comment-page-1/.
13 Ibid.
14 Ibid.
15 Ibid.
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