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ARGOMENTO: STORIA NAVALE ROMANA
PERIODO: IMPERO ROMANO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Classiari, organizzazione dei fari
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Fra le attività a carattere navale e marittimo svolte dai classiari ve ne erano molte svolte a terra, in località costiere ma anche a Roma. In particolare, su determinati tratti di costa, i Romani utilizzavano una rete semaforica per l’inoltro di messaggi ottici relativi a ordini imperiali o informazioni di interesse dello stesso imperatore. Abbiamo infatti già accennato a Tiberio che, trovandosi a Capri, riceveva notizie riservate tramite segnali ottici che gli pervenivano dal continente; analogamente, Plinio il Vecchio dovette ricevere nello stesso modo la richiesta di aiuto invitatagli all’inizio dell’eruzione del Vesuvio dalla sua amica Rectina. Le stazioni semaforiche potevano essere in certi casi sistemate sulle esistenti torri dei fari, in modo da sfruttarne la posizione e l’altezza, oltre che l’inattività diurna. In alternativa esse potevano utilizzare delle torrette costruite ad hoc, come si vedono rappresentate sulla Colonna Traiana e come sono state ricostruite – sulla base di alcuni resti rinvenuti – in corrispondenza dell’antico confine germanico. Data la presenza, nel golfo di Napoli, della base navale di Miseno e di innumerevoli ville marittime imperiali, questa era evidentemente una delle zone di maggior utilizzo di questo sistema di comunicazioni, che doveva dunque disporre di una rete piuttosto lunga di stazioni semaforiche costiere, certamente estesa dalla costa alle isole di Capri, Ischia, Ventotene (Pandataria) e Ponza. Poiché in molte delle più probabili collocazioni dei predetti semafori vi sono tracce della loro frequentazione da parte dei classiari, si valuta che la gestione di tali reti di comunicazioni fosse affidata proprio al personale classiario della flotta Misenense.

La villa imperiale a Ventotene – photo credit @andrea mucedola
Per la sicurezza delle ville imperiali maggiormente frequentate dagli stessi imperatori e con periodi di permanenza abbastanza protratti, occorreva assicurare al principe, sia la presenza di tutto il personale necessario per l’esercizio delle sue funzioni (addetti alle attività di segreteria, corrieri, ecc.), sia un idoneo servizio di sicurezza, normalmente affidato a militari di vari corpi (pretoriani, urbaniciani, vigili, equites singulares Augusti e classiari) impiegati per le mansioni più affini alle rispettive capacità. Nel caso delle ville marittime, tutte dotate di un affaccio sul mare con propri pontili e banchine, una presenza più numerosa di classiari era evidentemente motivata dalla possibilità di sfruttare i mezzi navali della flotta per i collegamenti marittimi necessari o per eventuali spostamenti navali dell’imperatore, e comunque anche per assicurare le comunicazioni e un’adeguata protezione della villa da possibili minacce provenienti dal mare.
Mappa della penisola Flegrea, con la rappresentazione delle importanti località marittime ed installazioni portuali prossime alla base navale di Miseno – disegno D. Carro tratto dall’immagine del plastico esposto al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia
Nel Tirreno, dei distaccamenti di classiari erano presenti soprattutto nel golfo di Napoli, presso le ville marittime imperiali di Baia (ove le ville accorpate costituirono un Palatium), Pausilypum, Napoli, Stabia, Sorrento e Capri; inoltre, vicino Roma, ad Anzio, Ostia, Alsium (odierno Palo Laziale, vicino a Ladispoli) e Centumcellae (odierno Civitavecchia). In quest’ultima località la presenza di classiari fu particolarmente consistente, sia perché la villa imperiale di Traiano ebbe una lunga frequentazione da parte di vari imperatori per tutto il II secolo e anche per una parte del III, sia perché quei classiari – tutti scelti fra gli uomini più esperti e affidabili – prestarono servizio anche presso il porto, ove stazionarono delle navi distaccate da entrambe le flotte pretorie.

Per motivi sostanzialmente analoghi a quelli considerati per Civitavecchia, i classiari di entrambe le flotte pretorie svolsero delle attività a carattere navale e marittimo anche – e soprattutto – a Roma, che era la sede permanente dell’imperatore ed era nel contempo un attivissimo porto fluviale (con banchine che si estendevano soprattutto a valle dell’Aventino, proseguendo fino all’altezza dell’odierno EUR), nonché la sede dei Navalia quale base navale idonea ad ospitare navi da guerra a rotazione. I classiari che prestavano servizio a Roma potevano essere destinati direttamente a quell’incarico in modo permanente, oppure recarsi nell’Urbe per periodi limitati, provenendo dalle navi rischierate ad Ostia o dalla base navale di Miseno (via Pozzuoli). Un esempio di quelli inviati a Roma quale prima destinazione è dato dal classiario Apollinare, che navigò da Alessandria a Porto, ove sbarcò: in attesa di recarsi nell’Urbe scrisse alla madre dicendo che era stato assegnato alla flotta di Miseno, ma che non conosceva ancora il suo incarico, dovendo ancora partire per Roma. In una seconda lettera aggiunse che dovevano ancora comunicagli quale fosse la propria centuria. Evidentemente i classiari che prestavano servizio nella Città Eterna appartenevano o all’una o all’altra delle due flotte pretorie ed erano suddivisi in centurie, probabilmente corrispondenti alle navi presenti nei Navalia o ad Ostia. Nell’Urbe i classiari alloggiavano in due distinte caserme: castra Misenatium, lungo la via Labicana fra il Ludus Magnus e l’odierna basilica di S. Clemente, e castra Ravennatium a Trastevere, vicino alla sede della VII coorte dei vigili.
Domenico Carro
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estratto dal saggio Classiari di Domenico Carro – Supplemento alla Rivista marittima aprile-maggio 2024 – per gentile concessione della Rivista Marittima, dedicato alla memoria del figlio Marzio, corso Indomiti, informatico visionario e socio del Mensa, prematuramente scomparso
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